Amare se stessi

Amare se stessi è l’idillio che dura tutta la vita”.

Oscar Wilde

Libri

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.

Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.

La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.

Hermann Hesse

Da “Liber novus”

“Tu non devi intervenire sull’altro, ma su di te, a meno che l’altro richieda il tuo aiuto o la tua opinione. Comprendi tu quello che l’altro fa? Da dove ti viene il diritto di avere opinioni sugli altri o di agire su di loro? Tu hai trascurato te stesso, il tuo giardino è pieno di erbacce, e tu vuoi insegnare al tuo vicino l’ordine e fargli notare i suoi difetti! Tu stesso sei forse perfetto? Tu stesso hai anzitutto bisogno del tuo aiuto; devi tener per te stesso opinioni e buoni consigli anzichè correre dagli altri, come una sgualdrina, a offrire comprensione e a voler dare aiuto. Non hai bisogno di atteggiarti a Dio. È crudeltà abbandonare a se stesso il proprio simile accecato? Sarebbe crudele se tu potessi aprirgli gli occhi. Ma tu potresti aprirgli gli occhi soltanto se lui ti richiedesse la tua opinione e il tuo aiuto. Se però non richiede il tuo aiuto, allora non ne ha bisogno. Se tu, malgrado questo, imponi a lui la tua opinione, allora per lui tu sei un demone e aumenti il suo accecamento, poichè gli dai un cattivo esempio.”

C.G. Jung

Da “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino e… un quesito da porvi

“Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco”.

“La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”.

“Che cosa avete contro la nostalgia, eh? È l’unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro, l’unico”.

Carissimi,

avete anche voi delle frasi tratte dai film che vi hanno colpito? Quali sono?

Gabriele

 

Prossimamente al cinema: “Il venditore di medicine”

  • Esce mercoledì 30 aprile questo film denuncia contro lo strapotere delle lobby farmaceutiche e dei loro impiegati, che nel film vengono rappresentati come corruttori di medici a loro volta più o meno compiacenti.

    Trama (spoilers) L’azienda di Bruno, come tante altre case farmaceutiche, pratica il comparaggio. Bruno ama Anna, (Evita Ciri) sua moglie, una professoressa di liceo, che non sa nulla delle pressioni che sta subendo dall’azienda a causa della crisi. Guadagna tanto e si è abituato ad un certo tenore di vita, al quale non vuole rinunciare. Ma la situazione al lavoro precipita. Bruno non ha più lo smalto di un tempo, sta perdendo il controllo sui suoi medici. Lo scontro con un dottore etico (Ignazio Oliva) gli arreca una sconfitta senza precedenti. Ormai, per non essere licenziato, non gli resta che tentare un colpo veramente rischioso: corrompere un primario di oncologia, il Prof. Malinverni, (Marco Travaglio) così da poter far entrare nell’ospedale il farmaco chemioterapico dell’azienda. “Nessuno, dopo questo film, guarderà senza sospetto la più anonima scatola di medicinali, o almeno senza pensare di non essere vittima di una truffa“ ha detto Antonio Morabito, il regista. Vediamo qualche nota legale. In Italia il comparaggio è previsto come reato dal Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 “Testo Unico delle Leggi Sanitarie”, agli artt. 170, 171 e 172, nonché dal decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219 “Codice del farmaco”, all’art 147, comma 5. La condotta illecita del medico consiste per queste norme nell’accettazione di utilità di qualsiasi natura (o di promessa delle stesse) allo scopo di agevolare, con prescrizioni mediche o in qualsiasi altro modo, la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico (e analogamente è illecita la condotta del farmacista che riceva analoghe agevolazioni della diffusione di prodotti a danno di altri). Non aggiungerò altro sul fenomeno del cosiddetto comparaggio, ma potrei limitarmi a citare una curiosità: in Inghilterra ai medici è ormai di fatto pressochè proibito incontrare “venditori di medicine”. Le sentenze e le condanne che comunque sono state inflitte alle case farmaceutiche a onor del vero sono in costante crescita per illegalità di vario genere commesse. Eli Lilly ad esempio, accusata di aver pubblicizzato illegalmente l’antipsicotico Zyprexa, ha pagato più di 2,5 miliardi di dollari a 34 stati americani. Ritengo personalmente comunque poco utili le posizioni ideologiche estreme che hanno da sempre oscillato tra la condanna dei farmaci in genere (e degli psicofarmaci in particolare) ed una loro entusiastica idealizzazione (specie quando si aveva l’esclusiva dell’ultima miracolosa molecola made in Usa). Ma questo è un discorso molto complesso. Tornando invece al film: è il caso di andarlo a vedere? Forse si. Perché? Per il discreto valore documentaristico (mostra tanti stralci di servizi giornalistici sull’argomento). Per come suona nell’animo la sola nota incongruente nel comportamento spietato di Bruno, quella legata all’incontro fortuito con un suo vecchio amico (Pierpaolo Lovino). Per la lucidità e il ritmo dell’interpretazione di Claudio Santamaria. Per il gusto di vedere in un cameo Marco Travaglio che veste le parti di un medico (che fuma!) apparentemente integerrimo e molto, ma molto antipatico!

    P.S. Su questo argomento (a prescindere dal film e con le dovute cautele di privacy, sensibilità etc.) mi piacerebbe leggere nei commenti qui sul blog qualche parere e/o storie personali. Come al solito aiuta (e a volte fa sentire meno soli) conoscere le esperienze altrui.

    Massimo Lanzaro

Barny.it – Lo sponsor del blog… fatto in “casa”

Premettendo di non aver mai preso, in vita mia, neppure un euro in inserzioni pubblicitarie (seppur abbia ricevuto varie offerte), ho deciso, dopo lunghissime riflessioni, di far sponsorizzare il Blog da un’idea imprenditoriale di mio figlio Michele e delle sue socie Antonietta Sposato e Patrizia Montanari

Gabriele

(La Repubblica.it)

La start-up s’inventa i regali a domicilio

Si chiama Barny.it e mette in rete bar, profumerie, negozi di cosmetica. Per superare i “soliti” fiori e proporre regali a domicilio: dal cappuccino all’aperitivo, passando per gli animali domestici, una serie di idee originali per stupire i partner o gli amici (consegnati in tempo reale)

MILANO – Volete stupire un amico offrendogli un aperitivo a sorpresa pur essendo a chilometri di distanza? Oppure, dopo anni di fiori, far arrivare una torta di San Valentino sulla scrivania dell’ufficio della vostra compagna? Ora c’è chi offre questo servizio, sfruttando le potenzialità del web e il desiderio di “coccolare” colleghi o conoscenti. Il sito si chiama Barny ed è nato da un’idea di Michele La Porta, insieme alle due socie Patrizia Montanari e Antonietta Sposato. “Dovevamo partire a New York”, racconta La Porta, “dove avevamo raccolto molto interesse, ma per follia o idealismo abbiamo preferito cominciare in Italia”.

Il meccanismo di questa startup è molto semplice: tramite agenti raccoglie l’adesione al portale di una rete di commercianti: bar, enoteche, pasticcerie, ma anche negozi per animali domestici e cosmetica. Gli utenti registrati (gratuitamente) che vogliono inviare a qualche conoscente una bottiglia o una colazione in ufficio, o in ospedale, possono inserire l’indirizzo, selezionare l’esercizio più vicino e ordinare il proprio regalo.
Chi riceve può verificare tramite una e-card speciale sulla sua posta elettronica chi ha avuto il pensiero per lui”. Il maschile è d’obbligo perché “in pochi mesi di servizio abbiamo riscontrato molto successo tra le donne”, evidentemente più vogliose di stupire. Il grande successo “è arrivato grazie alle torte di San Valentino che ha ideato Patrizia, una cake designer”. Una spinta per il sito che è arrivato a 42mila utenti da inizio anno e quasi 7mila “like” sulla pagina Facebook.
Per ora il servizio è attivo a Roma con 100 commercianti, ma un fresco accordo con una nota torrefazione porterà altri “trecento bar nella Capitale”. La Porta, partito con un investimento da 150mila euro, sta lavorando con la rete di agenti per allargare la copertura a Milano, Torino e alla Campania. Per crescere, porte aperte a chi voglia investire in questa startup italiana: “Saremmo contenti di avere un socio solido, magari chi già offre servizi di consegne o coupon online”.

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/04/19/news/barny_it_regali_a_domicilio-83933058/?ref=search

Barny

Barny

http://www.barny.it

I miti del nostro tempo

Il processo delle demitizzazioni
(Visioni del mondo)

“La gente, oggi, pensa molto poco. Pensare poco significa affidarsi a delle idee generali solitamente tranquillizzanti e quindi vive in modo acritico all’interno di queste coperture e protezioni”

Il corpo

Fenomenologia della solitudine

https://www.youtube.com/watch?v=LRU4BmLjExghttp://

 

Borgna e Galimberti: “La solitudine dell’anima”

Angelo Colazingari “Sguardi d’Oriente”

SGUARDI VERSO ORIENTE angelo 1angelo okkangelo3ok
Non solo arte ma vero e proprio Evento culturale a cura di Alessandra Lupo che intende porre il focus sugli sguardi e la bellezza di occhi di donne orientali che pur sotto il velo esaltano fascino con discrezione.
L’Artista Angelo Colazingari espone nella sua personale opere pittoriche di estrema raffinatezza e di grandi dimensioni; pannelli con poesie scritte in bilingue italiano/arabo,completano il percorso visivo/percettivo in una location di estrema importanza quale l’Ufficio Culturale e scientifico dell’ Ambasciata d’Egitto.
— con Angelo Colazingari presso Ufficio Culturale Egiziano.

Saluto all’alba

Guarda il sole che nasce
perché è la vita,
la vera vita della vita.
Nel suo breve corso
posano tutte le verità e
le ricchezze della sua esistenza:
la gioia della crescita,
la gloria dell’azione,
lo splendore del compimento.
Perché ieri non è che un sogno
e il domani soltanto una visione;
ma il vivere bene oggi rende ogni
giorno trascorso un
sogno di felicità,
e ogni domani
una visione di speranza;
guarda perciò attentamente
il giorno che nasce!
Questo è il saluto all’alba.

Kalidasa

Felice chi

Felice chi, e felice soltanto
Chi può chiamar sua l’ora che volge:
Chi con fermezza può dire:
“Che m’importa di domani, se ho vissuto l’oggi?”

Orazio

La poesia che non dico

La poesia che non dico,
quella che non merito.
Paura di essere due
sulla via dello specchio:
qualcuno che dorme in me
mi mangia e mi beve.
(Alejandra Pizarnik)

Verità

Meglio essere feriti da una verita
che consolati da una menzogna

K. Hosseini

La lontananza inspiravo in un sorso enorme

La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l’infinito intero del mondo.
(Blaga Dimitrova)

Sopra un erotik

Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sia de la morte) e senza mutamento.

Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sian le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo che pianga in un silenzio intento.

Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.

Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell’ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro l’Infinito.

             Gabriele D’Annunzio

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-108337?f=a:4932>

Provare

“ Un fallimento non è sempre uno sbaglio, potrebbe semplicemente essere il meglio che uno possa fare in certe circostanze. Il vero sbaglio è smettere di provare. ”

– Skinner –

Una storia psicomagica: “Ritual” è il debutto alla regia di Brazzale e Immensi, in un film liberamente tratto da “La Danza della Realtà” di Jodorowsky

Esce l’8 maggio al cinema, distribuito da Mariposa Cinematografica questo thriller psicologico molto particolare, ispirato alla psicomagia.

Con i suoi due leggendari film “El Topo” e “La montagna sacra” Jodorowsky aveva intrapreso un percorso poliedrico e visionario che portava già in grembo i semi della psicomagia (curiosità: John Lennon disse che El Topo era il suo film preferito). In seguito con la messa in pratica delle sue teorie e con la scrittura dei suoi libri, come ad esempio “Psicomagia”, ha “codificato” (per quanto possibile) questa pratica rendendola una disciplina terapeutica.

Cito un esempio di atto psicomagico: a un ragazzo, orfano del padre, la cui figura, idealizzata e severa, continuava a influenzarne negativamente la vita, chiese di bruciare una foto del padre, gettando le ceneri in un bicchiere di vino, e quindi di berlo.

Nel libro “La danza della realtà” Jodorowsky racconta invece di come si rivolse a lui e alla psicomagia per curarsi dalla depressione anche un famosissimo attore italiano. Il nome dell’attore in questione non è mai citato, comunque pare che costui si fosse rifiutato di compiere il gesto psicomagico proposto da Jodorowsky (un complesso rituale in cui doveva sgozzare un gallo sulla tomba della madre), dicendo “ma io non posso. Io sono (…)!”. Per Jodorowsky quella fu la vera natura della depressione dell’attore, il dover “portare” un nome come un’etichetta.

Tornando ai due registi veneti al debutto – lui studioso di Scienze della Comunicazione, lei di Psicologia – sono riusciti a coinvolgere Jodorowsky nel loro progetto cinematografico al punto che l’intellettuale cileno è protagonista di un cameo (la sua battuta nel film è una sua poesia) e ha fatto da consulente nell’ambito “psicomagico”.

La trama (spoilers): la giovane e fragile Lia (Désirée Giorgetti) si trova coinvolta in un rapporto passionale ma superficiale con Viktor (Ivan Franek), un sadico uomo d’affari. Il loro equilibrio precario viene rotto quando Lia rimane incinta e l’uomo le impone di abortire e Lia va in pezzi. Gravemente depressa, dopo un tentato suicidio, nell’ultimo disperato tentativo di guarire, Lia lascia Viktor e va a far visita alla zia Agata (Anna Bonasso) nella sua misteriosa villa di campagna del 1700, in uno sperduto paesino veneto, Mason, ricco di tradizioni popolari, credenze magiche, leggende e riti. La zia Agata è la guaritrice del villaggio da sempre appassionata di medicina alternativa.Ha imparato ad usare questi metodi di cura dal defunto marito cileno Fernando (Alejandro Jodorowsky), che ancora le appare in sogno per consigliarla. Lia, quand’era bambina, passava tutte le estati in campagna dalla zia e ritornare in quei luoghi d’infanzia sembra che inizialmente le giovi ma la sua serenità purtroppo non dura a lungo.

La poetica Jodorowskiana è riflessa nelle sequenze del film, ma i registi precisano: “Ci siamo più rifatti allo Jodorowsky scrittore che non allo Jodorowsky regista. La psicomagia è presente in quanto insieme di atti legati dalla narrazione. “Come punti di riferimento in scrittura c’è anche ‘Rosemary’s Baby’ e ‘Luna di fiele’ di Roman Polanski”, dice Luca Immensi.

Sarà un caso che per un istante su uno scaffale compare anche un libro di Osho? Lasciamo aperta questa domanda, mentre Luca Immensi confida: “Il gesto psicomagico è un atto curativo, per superare un trauma. Può sembrare superbo, ma so che molte persone che guardano con attenzione il film, ricco di sottotesti, sognano dopo averlo visto. Sono certo che ‘Ritual’ parla all’inconscio degli spettatori, all’emisfero destro del cervello”.

 

Massimo Lanzaro

“Lettera ad Alejandro Gomez Arias” – Settembre 1926, in Lettere Appassionate

«Perché studi così tanto? Quale segreto vai cercando? La vita te lo rivelerà presto. Io so già tutto, senza leggere o scrivere. Poco tempo fa, forse solo qualche giorno fa, ero una ragazza che camminava in un mondo di colori, di forme chiare e tangibili. Tutto era misterioso e qualcosa si nascondeva; immaginare la sua natura era per me un gioco. Se tu sapessi com’è terribile raggiungere tutta la conoscenza all’improvviso – come se un lampo illuminasse la terra! Ora vivo in un pianeta di dolore, trasparente come il ghiaccio. È come se avessi imparato tutto in una volta, in pochi secondi. Le mie amiche, le mie compagne si sono fatte donne lentamente. Io sono diventata vecchia in pochi istanti e ora tutto è insipido e piatto. So che dietro non c’è niente; se ci fosse qualcosa lo vedrei».

Frida Kahlo

Sogni

” I sogni non sono in grado di preservarci dalle vicissitudini esistenziali, dalle malattie e dagli eventi tristi. Ci offrono, invece, una linea di condotta sul come rapportarci a questi eventi, sul come dare senso alla nostra esistenza, sul come realizzare il nostro destino, sul come seguire la nostra stella: in definitiva, sul come realizzare dentro di noi il massimo potenziale di vita. ”

~ Marie-Louise von Fran

La meta

” La meta è questa: mettermi sempre là dove io possa servir meglio, dove la mia indole, le mie doti e le mie qualità trovino il terreno migliore, il più largo campo d’azione. ”

– Hermann Hesse, tratto da “Narciso e Boccadoro” –

ancora sulla comunicazione

” Tutto il comportamento, e non soltanto il discorso, è comunicazione, e tutta la comunicazione − compresi i segni del contesto interpersonale − influenza il comportamento. ”

– Paul Watzlawick, psicologo austriaco naturalizzato statunitense –

Comunicare

Comunicare è indispensabile. Vitale. Charles Horton Cooley sostiene che “senza la comunicazione lo spirito non sviluppa una vera natura umana, ma rimane ad uno stadio anormale ed indefinito”.
Eppure, solamente pochi di noi, si interrogoano sulle modalità della propria comunicazione.
Lo fanno e basta. Automaticamente. Oserei dire, quasi incosapevolmente.
In una società ipertecnologica come quella attuale, capace di aggiungere nuove possibilità comunicative, potrebbe risultare un paradosso soprattutto perché, la comunicazione intesa come processo sociale di condivisione della conoscenza, ha assunto un carattere di centralità in tutte le sfere della vita individuale e collettiva. Il paradosso, purtroppo, sta nella velocità con la quale questa società sta mutando tanto rapidamente da non dare il tempo, agli individui, di adeguarvisi. I mutamenti sociali, infatti, per essere totalmente condivisi, compresi e riprodotti, necessitano di molto più tempo. Oggi, non ragioniamo sull’evoluzione in corso, la viviamo incosciamente.
Non analizziamo gli imput e le sollecitazioni che riceviamo dal mondo esterno e che rimettiamo in scena.
Ci lasciamo solamente stordire. Confondere. Trascinare.

Una nostalgia

Una nostalgia mi è presa
di rivedere mia madre
i miei fratelli
la nostra casa fra i platani,
udire la voce
di chi mi è consanguineo.
Il resto è nulla.
I tramonti della mia terra valgono.
Il resto è nulla.
In tutto il resto io sono
ospite passeggero.
Nella mia casa
intorno alla stufa
la famiglia si raccoglie.
Ci guardiamo.
Siamo ben noi.
Mio padre, se anche,
come dicono,
è morto, la sua voce s’alza
dal nostro cuore.
Le strade del mio paese mi chiamano.
Il mare rotola sulla riva un’onda
che conosce i miei giochi.
Le strade
ancora, ancora
sono calde dei miei pensieri
della mia vita in loro amata.
Quanto nel cuore mi vivi, paese,
come sento battere le tue campane,
come il tuo cielo mi invade,
quanto la tua voce è la mia voce.
Qualsiasi cosa tu mi abbia fatto
eccomi a te di nuovo.
Nelle sere,
insieme al padre,
tra il gridìo viola di uccelli
nei platani aperti all’amore,
te aspettammo tramutarti
in eterna grazia.
Sei divenuto.

Mario Tobino

Buona Pasqua a tutti!

492px-Rafael_-_ressureicaocristo01Raffaello, Resurrezione di Cristo, 1499

Attimo solenne

processione con la nebbiaErnst Ferdinand Oeheme, Processione con la nebbia, 1828

Per ridere un po’…

https://www.youtube.com/watch?v=vhsZocLidiQ

E’ arrivata la felicità… al Teatro Parioli di Roma

ARIA PAESANA di Peppino De Filippo
In un paese di campagna, non lontano da Napoli, un giovane nipote di benestanti agricoltori, sogna un lavoro, la felicità ed un avvenire a Napoli o in una grande città del Nord. Il giorno della partenza arriva, ed il giovane lascerà il suo paese con tante belle speranze, ma abbandonando i vecchi zii nel rammarico per la sua partenza.
Una storia commovente ma pervasa da quella ironia e comicità propria di Peppino De Filippo che sapeva mostrare, anche tra le lacrime, la risata della commedia umana.

DON RAFELE IL TROMBONE di Peppino De Filippo
Un povero suonatore di trombone, modesto musicista, un giorno crede di aver incontrato finalmente la fortuna. Gli capita in casa un ricco signore che si presenta come famoso concertista e che gli promette di condurlo con sé in giro per il mondo a raccogliere gloria e danaro. Ma il destino beffardo sta per giocargli l’ennesima delusione al posto della fortuna e della felicità appena immaginata.

Vi riporto anche l’artico della collega Tiberia De Matteis de “Il Tempo”

Umorismo e riflessioni amare nella commedia di Luigi De Filippo

di Tiberia De Matteis Dopo aver aggiunto al nome del Teatro Parioli quello di suo padre Peppino De Filippo, l’attore e regista Luigi si sta occupando con solerzia e positiva risposta del pubblico…

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 Dopo aver aggiunto al nome del Teatro Parioli quello di suo padre Peppino De Filippo, l’attore e regista Luigi si sta occupando con solerzia e positiva risposta del pubblico della gestione di questo storico spazio capitolino per proseguire l’impegno di una vita a diffondere e promuovere l’arte scenica intramontabile della sua famiglia, che ha segnato la storia della drammaturgia, non solo partenopea, e ha rinnovato la tradizione della commedia, mutandola in sano e catartico umorismo, in grado di attivare negli spettatori la riflessione sulla realtà oltre al piacere del divertimento. Dal 24 aprile all’11 maggio La Compagnia di Teatro Luigi De Filippo propone lo spettacolo «È arrivata la felicità», dittico formato da due atti unici di Peppino, associati da un’amara comicità che punta il dito sulla fragilità umana, suscitando l’ilarità quanto la comprensione affettuosa dei mali propri e altrui. Il titolo è già di per sé allusivo agli inganni della sorte che spesso sembra premiare gli individui, costretti poi a scoprire quanto di sfavorevole o poco edificante si nascondi in quella che sembra la soluzione più facile e agognata.

Ecco allora il primo testo «Aria paesana», ambientato ovviamente in un paesino di campagna, non troppo lontano da Napoli, in cui un giovane nipote di benestanti agricoltori sogna un lavoro e un avvenire nel capoluogo campano o in una grande città del Nord. Quando arriva il giorno previsto per la sua partenza, il giovane lascerà il suo paese con tante belle speranze, ma abbandonando i vecchi zii nel rammarico per la sua lontananza. Si tratta di una storia dai risvolti commoventi, che si sviluppa però con il ritmo e la vivacità di una sapienza scenica capace di scatenare la risata, non senza la lacrimuccia dovuta alla desolazione della commedia umana. Luigi De Filippo incarna qui lo Zio Giovanni, riservandosi anche il compito di dirigere l’intero cast formato da Vincenzo De Luca nei panni Salvatore, Giorgio Pinto per Vincenzo, Riccardo Feola in veste di Vittorio, Stefania Ventura a restituire Zia Teresa, Michele Sibilio nella parte di Egidio, Stefania Aluzzi come Orsola e Fabiana Russo a misurarsi con Angela.

Nel secondo tempo ha luogo la rappresentazione di «Don Rafele il Trombone» in cui un povero musicista, dal talento piuttosto modesto, crede di aver incontrato finalmente la fortuna. Tutto accade quando gli capita in casa un ricco signore che si presenta come un famoso concertista, disposto a promettergli di condurlo con sé in giro per il mondo per raccogliere gloria e danaro. L’ingenuo protagonista non capisce quanto il destino beffardo stia per giocargli l’ennesima delusione che andrà a sovvertire quell’esperienza apparentemente propizia, maturando conseguenze spiacevoli. Luigi De Filippo firma la regia e si cimenta pure con il personaggio principale di Rafele Chianese, affiancato da Stefania Aluzzi a interpretare Amalia, Fabiana Russo come Lisa, Vincenzo De Luca calato in Nicola Belfiore, Michele Sibilio che anima Il Compare, Paolo Pierantonio che dà corpo e voce ad Alfredo Fioretti e Riccardo Feola negli abiti di Luigi.

La duplice vicenda offre uno spaccato interessante della drammaturgia di Peppino, che, come avviene per il fratello Eduardo, non è soltanto autore di lavori adatti alla sua recitazione personale, ma autentico scrittore di teatro, perfettamente abile nel congegnare macchine sceniche adatte a resistere al tempo e a convincere le platee delle più svariate latitudini. Funziona bene la sua metafora in cui le commedie sono paragonabili a pezzi di pane caldo appena uscito dal forno, da aspirare profondamente come “una boccata d’aria pura”: non idee, ma sentimenti, espressi in modo genuino, semplice, mai volgare o ridondante, calati in situazioni della più ovvia quotidianità, dai meccanismi rapidi e incalzanti, anche con qualche venatura patetica. Il suo gioco teatrale non è mai fine a se stesso e connaturato esclusivamente alla sua interpretazione, come il figlio Luigi ha dimostrato nella sua carriera, attingendo spesso alle opere paterne e affrontandole in maniera del tutto autonoma e originale.

Tiberia De Matteis

In ricordo di Gabriel Garcia Marquez

“Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”.

“Cent’anni di solitudine”

“Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì non appena entrato nella casa ancora in penombra, dove si era recato d’urgenza a occuparsi di un caso che per lui aveva smesso di essere urgente già da molti anni”.

“L’amore ai tempi del colera”

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Cosa ne pensate di questo spot?

https://www.youtube.com/watch?v=B-3sVWOxuXc

L’intervista / Viaggio attorno alla psiche a bordo del “Dsm-Cinema”. Lo psichiatra Massimo Lanzaro raccoglie le sue “cinepsicorecensioni” in un libro che aiuta a conoscere se stessi attraverso i film

“La psichiatria e il cinema hanno in comune il tentativo (con intenti ed approcci ovviamente diversi) di comprendere, spiegare e prevedere, seppure nella maniera frammentaria che ci consente la vastità e il mistero dell’anima, i sentimenti, i comportamenti, le emozioni e più in generale le vicende umane”. Al Velino parla Massimo Lanzaro, psichiatra napoletano classe 1971, che ha appena pubblicato la raccolta di saggi “Dsm-Cinema. I film che spiegano la psiche” (attualmente sulla piattaforma editoriale Lulu al seguente indirizzo http://www.lulu.com/shop/massimo-lanzaro/dsm-cinema/paperback/product-21578089.html;jsessionid=70A4F8DE17BD32095369FDB868A75B57, in distribuzione globalREACH e presto reperibile su Amazon.it). Il titolo del libro gioca sulle parole del “Dsm-V”, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, che è stato pubblicato in Italia in questi giorni (era in programma il 10 aprile 2014). “L’idea del libro – racconta il dottor Lanzaro che scrive di cinema su ilquorum.it – mi è venuta in mente alla conferenza stampa di un film, in cui il regista raccontava la sua opera mentre a me era sembrato di aver visto, per così dire, praticamente tutt’altro! Ho pensato che in effetti la stessa narrazione potesse essere inquadrata con una chiave di lettura differente e magari completamente ignota al regista (ma forse non agli sceneggiatori?). Mi ispiro ai criteri diagnostici del Dsm, che si dice dovrebbero essere usati con cautela in clinica, non certo come ‘una bibbia’, quindi con ancor più cautela quando si usano per rispecchiare il cinema. Insomma le mie riflessioni vanno intese cum grano salis”.

Con il dottor Lanzaro ci addentriamo nel cinema di oggi per avvicinarci al mondo della psiche. Ecco alcuni film da vedere o rivedere. “Chi ha sentito parlare di una diagnosi, ad esempio, di ‘Sindrome di Asperger’, può vedere ‘Zoran’ e farsi un’idea più precisa di cosa sia, al di là dell’ ‘etichetta’ – osserva lo psichiatra -. In ‘Reality’ di Garrone vengono fotografate alla perfezione alcune distorsioni che portano sovente alla stigmatizzazione, non riconoscimento, minimizzazione di problemi legati alla sofferenza psicotica, che se curati tempestivamente potrebbero essere risolti o quanto meno gestiti meglio. E di cui lo spettatore medio probabilmente ignorerebbe l’esistenza anche dopo aver visto il film. In ‘Supercondriaco’ anche un cinefilo potrebbe non sapere che il protagonista in realtà soffre di una sindrome ossessivo-compulsiva con rupofobia e non di una ‘semplice ipocondria’. Ozpetek nel recentissimo ‘Allacciate le cinture’ descrive le fasi di reazione alla perdita secondo il modello di Kübler-Ross. Altri esempi: parlo di stalking tramite ‘L’inferno’, diretto da Claude Chabrol, un film non certo recentissimo; dei meccanismi psicologici dell’abuso e dipendenza da internet e cyber-porn in ‘Don Jon’; passando per l’inquietudine, labilità affettiva e depressione disforica di ‘Blue Jasmine’”.

“Dsm-Cinema” è un libro per trovare se stessi dedicato ai cinefili? “Forse un po’ si – risponde lo psichiatra -. In sintesi, i fenomeni della mente vengono definiti dai manuali più accreditati in base alla prevalenza di determinati vissuti e comportamenti osservabili e descrivibili, senza paradigmi di spiegazione. A ben vedere è possibile fare lo stesso guardando un film, ad esempio sondando i dialoghi ed i comportamenti di ciascuno dei protagonisti. E sviluppando questo metodo è possibile trovare tracce di se stessi: nel processo di coinvolgimento quando guardiamo un film emergono contenuti e meccanismi inconsci che possono rivelarsi un materiale prezioso per la loro amplificazione, alla stregua di sogni e fantasie. Il cinema (la sala cinematografica) è in fondo come un piccolo utero, dal buio del quale abbiamo spesso la possibilità di ‘uscire’ in parte trasformati, a volte quasi un po’ rinati”. Ma “Dsm-Cinema” non è solo per cinefili. “Può interessare – aggiunge il dottor Lanzaro – a chi si avvicina al cinema come strumento di dibattito, riflessione e consapevolezza, anche se fosse a digiuno dei rudimenti di tecnica o storia del cinema. Jodorowsky dice: ‘Non mi piace l’arte che serve solo a celebrare il suo esecutore. Mi piace l’arte che serve per guarire o per espandere la mia coscienza’. Penso proprio che la settima arte possa rientrare in questo genere di discorso…”

Il dottor Lanzaro ha coniato il termine “cinepsicorecensione”, la definizione? “È il tentativo di fornire una chiave di lettura filmica che non sia necessariamente interpretativa (e complicata), come quella ancora in voga tra alcuni freudiani, lacaniani, post-freudiani etc. – spiega lo psichiatra -. Ad un primo livello provo ad analizzare se possibile il processo psicologico che un film descrive, in maniera semplice e fornendo i relativi riferimenti letterari allo stato dell’arte”. Attualmente le sue “cinepsicorencensioni” sono ospitate anche dal blog del Prof. Gabriele La Porta, filosofo, conduttore radiotelevisivo, già direttore di Rai2 e RaiNotte. Ha mai pensato di fare delle “cinepsicorecensioni” un programma radiofonico settimanale? “Si, ma questo progetto non dipende esclusivamente da me…”.

Perché Veronica Roth si e Philip Pullman no? Dopo Twilight e in attesa di Hunger Games, da Hollywood arriva Divergent, un’altra trilogia cinematografica tratta da una saga editoriale

Dal 3 aprile nelle sale italiane è arrivato Divergent, il primo capitolo della trilogia scritta da Veronica Roth. Pubblicato in America nel 2011, il romanzo è uscito in Italia l’anno successivo e ha venduto più di un milione di copie. La storia è ambientata in un futuro non specificato in cui gli esseri umani hanno posto fine alle guerre, si sono divisi in fazioni e svolgono ognuno il mestiere più consono alle proprie naturali inclinazioni. Beatrice Prior, all’alba dei suoi sedici anni, è chiamata, come i suoi coetanei, a scegliere di quale fazione fare parte per il resto della vita. Ma la vita di Beatrice cambierà per sempre quando scoprirà di non appartenere a una fazione, ma di essere una Divergente. Questa sua divergenza la renderà pericolosa agli occhi di molti, mettendo in pericolo la sua stessa vita e per salvarsi Beatrice potrà contare solo su Quattro, il suo istruttore tra gli Intrepidi. Il film è diretto da Neil Burger con protagonisti Shailene Woodley e Theo James.

Queste storie per giovani adulti continuano a chiedere di diventare iconiche e forse non a caso per la premiere londinese il queueing dei ragazzi che volevano accedere al red carpet è iniziata due giorni prima. Ma l’ennesimo esempio di cinema distopico del nuovo millennio, che si trascina per più di due ore, confesso, non mi ha pienamente convinto. La fotografia, la scenografia, la colonna sonora e i movimenti di macchina sono studiati in modo davvero godibile, in un film la cui superficialità però provoca paradossalmente un senso di pesantezza.

A raccontare una società nella quale il pensiero indipendente viene temuto e perseguitato ci aveva già pensato mirabilmente ad esempio “La bussola d’oro”, il fantasy del 2007 diretto da Chris Weitz, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Philip Pullman.

Ricordate Lyra, la ragazzina orfana che vive con il suo daimon (rappresentazione fisica in forma animale di un individuo), che si fida del suo tutore Lord Asriel (Daniel Craig) ma che viene concupita dalla bella affascinante Mrs. Coulter (Nicole Kidman)? Come continua quella storia? Orbene, si dice che verosimilmente non abbiamo assistito al seguito in quanto la pellicola è stata oggetto di una campagna di boicottaggio negli Stati Uniti da parte di gruppi religiosi che già avevano reagito vivacemente al successo del romanzo.

Non so se questo sia vero e con il dovuto enorme rispetto per i differenti punti di vista, sorge una umile domanda: in base a quali criteri esattamente si sceglie di produrre e distribuire il sequel di una trilogia piuttosto che di un’altra?

Massimo Lanzaro

 

Da “D la Repubblica”: i giovani oggi

“[…]  Oggi che l’unico valore egemone nella nostra società è il denaro che tutto può comprare, persino il sesso e il potere, cosa si pensa che possano acquisire e volere i giovani, se non “le belle cose”, come scrive Platone, che sfilano davanti alla caverna dove sono incatenati gli schiavi? E però, come nel mito della caverna, uno schiavo si libera dalle catene, esce dall’antro e prende a guardare e ad ammirare le “cose vere”. E’ un percorso difficile, che avviene in solitudine, accompagnato dal riso e dal disprezzo di quanti dalla caverna non sono usciti, rassicurati dalla loro prigionia. Una prigionia, che, al pari degli schiavi di cui parla Platone, i giovani di oggi non avvertono come schiavitù, perché le catene sono dorate e luccicanti. E perciò pensano di essere, più degli altri, all’altezza dei tempi, perché hanno lasciato alle spalle libri e cultura, impegno e rispetto. Valori d’altri tempi, anche se verrà il giorno in cui avvertiranno il vuoto che li circonda e il nulla in cui orientarsi. Ma resta pur sempre il divertimento con cui distrarsi, il vivere il presente in presa diretta 24 ore su 24, anche se nel frattempo la loro vita, vissuta da virtuosi dell’irresponsabilità, si srotola in un esperimento dall’esito incerto”.

Umberto Galimberti

Oltre la paura

Tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura.”

Jack Canfield

“47 Morto che parla”… un mio invito, a teatro

Una doppia replica a grande richiesta!! h. 16.15 e h.18.30

DOMENICA 13 APRILE 2014
TEATRO “IL GIRASOLE”
C/O CHIESA SANTA PAOLA ROMANA
VIA ELIO DONATO 48
ROMA BALDUINA

Dopo l’enorme successo di pubblico nella prima tappa romana presso il Teatro Orione, “I Servitori dell’Arte” vi danno appuntamento al loro tour 2014 con un inedito spettacolo teatrale! Commedia liberamente ispirata ad un soggetto di Ettore Petrolini e al famoso film di Totò: “47, Morto che Parla”
15 repliche tra Lazio e Toscana!

– Domenica 2 Febbraio ore 17.00 CORI (Lt);
– Giovedì 27 Febbraio ore 15.00 Dimostrazione di Spettacolo Liceo S. Pertini, LADISPOLI (Rm)
– Venerdì 7 Marzo ore 21.00 TOLFA (Rm);
– Domenica 9 marzo ore 17.00 LADISPOLI (Rm) -Loc. Marina S. Nicola;
– Domenica 16 Marzo ore 17.00 NEPI (Vt);
– Mercoledì 19 Marzo ore 16.00 e ore 21.00 GROSSETO;
– Sabato 22 Marzo ore 21.00 CANALE MONTERANO (Rm);
– Venerdì 28 Marzo ore 15, 18, 21 ROMA -Teatro Orione-;
– Sabato 29 marzo ore 15, 18, 21 ROMA -Teatro Orione-;
– Domenica 13 Aprile h. 16.15 / h. 18.30 ROMA -zona Balduina-;
– Domenica 27 Aprile ore 17.00 RONCIGLIONE (Vt).

“Roma anni ’60. Totò Peletti, ubriacone recidivo, è ormai scomparso da due anni abbandonando la moglie Nannina da un giorno all’altro e suscitando ira ma anche felicità nella stravagante suocera, Eulalia Finocchietti. Un giorno, gli amici della coppia e la stessa Nannina, vengono sorpresi dall’improvviso ritorno del fuggiasco Totò, mentre preparano delle scene teatrali paradisiache per una loro rappresentazione. Totò si rivolge a loro come se nulla fosse accaduto ed è a questo punto che a Raffaello, approfittando dell’ennesima alzata di gomito dell’amico, pensa di fargliela pagare ideando una curiosa messa in scena. Complici di Raffaello sono Nannina, gli amici “angeli”, un vecchio amico, Rapa, e un fantomatico San Pietro, i quali tutti insieme faranno credere a Peletti di essere giunto in Paradiso ma…”

Cast (in ordine alfabetico):
– Crescenzi Claudia
– D’Aleo Giada
– D’Aleo Manuel
– Ottaviani Gabriele
– Pacifici Manuele
– Sabarese Carmen
– Scarpati Dario
– Vagnoli Alessandra

ASSISTENTE AUDIO/LUCI: ELEONORA SABARESE
TRUCCO E PARRUCCO: GIOVANNA TOMASELLO
COSTUMI: NADIA SCROCCA
SCENOGRAFIA E STAFF TECNICO: DONATELLA MARUCCI E CLAUDIO D’ALEO
ASSISTENTE DI SCENA: PAMELA PARAFIORITI

REGIA: MANUEL D’ALEO

Per info e prenotazioni: 334.5393001 / iservitoridellarte@libero.it

www.iservitoridellarte.com

Ringraziamenti: Diemme Servizi, Angolo del Caffè, Pizzeria Miami , Cicli Angelosanti , CittàDaMare , Todaro Sport

La cognizione del successo

alma tademaLawrence Alma Tadema, La cognizione del successo, 1895

Indizi

Come spostando pietre: 
geme ogni giuntura! Riconosco 
l'amore dal dolore 
lungo tutto il corpo. 

Come un immenso campo aperto 
alle bufere. Riconosco 
l'amore dal lontano 
di chi mi è accanto. 

Come se mi avessero scavato 
dentro fino al midollo. Riconosco 
l'amore dal pianto delle vene 
lungo tutto il corpo. 

Vandalo in un'aureola 
di vento! Riconosco 
l'amore dallo strappo 
delle più fedeli corde 
vocali: ruggine, crudo sale 
nella strettoia della gola. 

Riconosco l'amore dal boato 
- dal trillo beato - 
lungo tutto il corpo! 

Marina Cevtaeva

 

Nel chiuso lago, solo, senza vento

Nel chiuso lago, solo, senza vento
La mia nave trascorre, ad ora ad ora.
Fremono i fiori sotto i ponti. Sento
La mia tristezza accendersi ancora.

Sandro Penna

Vi segnaliamo: “Chi resta nella palude” al Teatro Tordinona di Roma da oggi fino al 18 aprile

Un viaggio tra l’intricata trama dei canali di acqua e di memoria, ad aprire un sipario immaginario sulla storia della bonifica della palude pontina. Una tragicommedia raccontata da un pioniere di Littoria, prima che diventasse Littoria. Chi resiste nella palude, in scena al Teatro Tordinona di Roma dall’8 al 18 aprile, intreccia come in un coro polifonico, le voci lontane dei racconti dei vecchi che si mescolano alle vivide immagini della palude, rievocata attraverso giochi, leggende, fantasie, ricordi.
Partendo dalle suggestioni di alcune vecchie foto e dalle storie di famiglia, Francesco Lande, autentico one-man show, porta in scena un lavoro che non vuole essere un’opera storicistica o politica ma vuol far risuonare la voce di una generazione la cui storia, nella Storia, possa tracciare la parabola di un periodo che va dalla bonifica della palude pontina fino al dopoguerra. Sul palco, Lande, interpreta i differenti personaggi evocando un passato che, da racconto privato, si fa più universalmente racconto struggente, ma non privo di leggerezza ed ironia, di un’epoca, narrato con quel lessico familiare che si fa quasi eredità tramandata.
Lo spettacolo nasce nell’estate del 2009 da una serie di improvvisazioni sulla storia di famiglia dell’attore Francesco Lande. Coordinamento registico di Riccardo Mallus e coautrice del testo Giulia Tolllis.

Teatro Tordinona
Via degli Acquasparta, 16 – 00186 Roma
Tel. 067004932
http://www.teatrotordinona.it

Orari Spettacoli:
dal martedì al sabato • ore 21,00
domenica • ore 18,00

eleonora

 

Il deserto e il pozzo

Ciò che rende bello il deserto, disse il piccolo principe, è che da qualche parte nasconde un pozzo».

Antoine de Saint-Exupéry