Amare se stessi

Amare se stessi è l’idillio che dura tutta la vita”.

Oscar Wilde

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Libri

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.

Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.

La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.

Hermann Hesse

Da “Liber novus”

“Tu non devi intervenire sull’altro, ma su di te, a meno che l’altro richieda il tuo aiuto o la tua opinione. Comprendi tu quello che l’altro fa? Da dove ti viene il diritto di avere opinioni sugli altri o di agire su di loro? Tu hai trascurato te stesso, il tuo giardino è pieno di erbacce, e tu vuoi insegnare al tuo vicino l’ordine e fargli notare i suoi difetti! Tu stesso sei forse perfetto? Tu stesso hai anzitutto bisogno del tuo aiuto; devi tener per te stesso opinioni e buoni consigli anzichè correre dagli altri, come una sgualdrina, a offrire comprensione e a voler dare aiuto. Non hai bisogno di atteggiarti a Dio. È crudeltà abbandonare a se stesso il proprio simile accecato? Sarebbe crudele se tu potessi aprirgli gli occhi. Ma tu potresti aprirgli gli occhi soltanto se lui ti richiedesse la tua opinione e il tuo aiuto. Se però non richiede il tuo aiuto, allora non ne ha bisogno. Se tu, malgrado questo, imponi a lui la tua opinione, allora per lui tu sei un demone e aumenti il suo accecamento, poichè gli dai un cattivo esempio.”

C.G. Jung

Da “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino e… un quesito da porvi

“Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco”.

“La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”.

“Che cosa avete contro la nostalgia, eh? È l’unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro, l’unico”.

Carissimi,

avete anche voi delle frasi tratte dai film che vi hanno colpito? Quali sono?

Gabriele

 

Prossimamente al cinema: “Il venditore di medicine”

  • Esce mercoledì 30 aprile questo film denuncia contro lo strapotere delle lobby farmaceutiche e dei loro impiegati, che nel film vengono rappresentati come corruttori di medici a loro volta più o meno compiacenti.

    Trama (spoilers) L’azienda di Bruno, come tante altre case farmaceutiche, pratica il comparaggio. Bruno ama Anna, (Evita Ciri) sua moglie, una professoressa di liceo, che non sa nulla delle pressioni che sta subendo dall’azienda a causa della crisi. Guadagna tanto e si è abituato ad un certo tenore di vita, al quale non vuole rinunciare. Ma la situazione al lavoro precipita. Bruno non ha più lo smalto di un tempo, sta perdendo il controllo sui suoi medici. Lo scontro con un dottore etico (Ignazio Oliva) gli arreca una sconfitta senza precedenti. Ormai, per non essere licenziato, non gli resta che tentare un colpo veramente rischioso: corrompere un primario di oncologia, il Prof. Malinverni, (Marco Travaglio) così da poter far entrare nell’ospedale il farmaco chemioterapico dell’azienda. “Nessuno, dopo questo film, guarderà senza sospetto la più anonima scatola di medicinali, o almeno senza pensare di non essere vittima di una truffa“ ha detto Antonio Morabito, il regista. Vediamo qualche nota legale. In Italia il comparaggio è previsto come reato dal Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 “Testo Unico delle Leggi Sanitarie”, agli artt. 170, 171 e 172, nonché dal decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219 “Codice del farmaco”, all’art 147, comma 5. La condotta illecita del medico consiste per queste norme nell’accettazione di utilità di qualsiasi natura (o di promessa delle stesse) allo scopo di agevolare, con prescrizioni mediche o in qualsiasi altro modo, la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico (e analogamente è illecita la condotta del farmacista che riceva analoghe agevolazioni della diffusione di prodotti a danno di altri). Non aggiungerò altro sul fenomeno del cosiddetto comparaggio, ma potrei limitarmi a citare una curiosità: in Inghilterra ai medici è ormai di fatto pressochè proibito incontrare “venditori di medicine”. Le sentenze e le condanne che comunque sono state inflitte alle case farmaceutiche a onor del vero sono in costante crescita per illegalità di vario genere commesse. Eli Lilly ad esempio, accusata di aver pubblicizzato illegalmente l’antipsicotico Zyprexa, ha pagato più di 2,5 miliardi di dollari a 34 stati americani. Ritengo personalmente comunque poco utili le posizioni ideologiche estreme che hanno da sempre oscillato tra la condanna dei farmaci in genere (e degli psicofarmaci in particolare) ed una loro entusiastica idealizzazione (specie quando si aveva l’esclusiva dell’ultima miracolosa molecola made in Usa). Ma questo è un discorso molto complesso. Tornando invece al film: è il caso di andarlo a vedere? Forse si. Perché? Per il discreto valore documentaristico (mostra tanti stralci di servizi giornalistici sull’argomento). Per come suona nell’animo la sola nota incongruente nel comportamento spietato di Bruno, quella legata all’incontro fortuito con un suo vecchio amico (Pierpaolo Lovino). Per la lucidità e il ritmo dell’interpretazione di Claudio Santamaria. Per il gusto di vedere in un cameo Marco Travaglio che veste le parti di un medico (che fuma!) apparentemente integerrimo e molto, ma molto antipatico!

    P.S. Su questo argomento (a prescindere dal film e con le dovute cautele di privacy, sensibilità etc.) mi piacerebbe leggere nei commenti qui sul blog qualche parere e/o storie personali. Come al solito aiuta (e a volte fa sentire meno soli) conoscere le esperienze altrui.

    Massimo Lanzaro

Barny.it – Lo sponsor del blog… fatto in “casa”

Premettendo di non aver mai preso, in vita mia, neppure un euro in inserzioni pubblicitarie (seppur abbia ricevuto varie offerte), ho deciso, dopo lunghissime riflessioni, di far sponsorizzare il Blog da un’idea imprenditoriale di mio figlio Michele e delle sue socie Antonietta Sposato e Patrizia Montanari

Gabriele

(La Repubblica.it)

La start-up s’inventa i regali a domicilio

Si chiama Barny.it e mette in rete bar, profumerie, negozi di cosmetica. Per superare i “soliti” fiori e proporre regali a domicilio: dal cappuccino all’aperitivo, passando per gli animali domestici, una serie di idee originali per stupire i partner o gli amici (consegnati in tempo reale)

MILANO – Volete stupire un amico offrendogli un aperitivo a sorpresa pur essendo a chilometri di distanza? Oppure, dopo anni di fiori, far arrivare una torta di San Valentino sulla scrivania dell’ufficio della vostra compagna? Ora c’è chi offre questo servizio, sfruttando le potenzialità del web e il desiderio di “coccolare” colleghi o conoscenti. Il sito si chiama Barny ed è nato da un’idea di Michele La Porta, insieme alle due socie Patrizia Montanari e Antonietta Sposato. “Dovevamo partire a New York”, racconta La Porta, “dove avevamo raccolto molto interesse, ma per follia o idealismo abbiamo preferito cominciare in Italia”.

Il meccanismo di questa startup è molto semplice: tramite agenti raccoglie l’adesione al portale di una rete di commercianti: bar, enoteche, pasticcerie, ma anche negozi per animali domestici e cosmetica. Gli utenti registrati (gratuitamente) che vogliono inviare a qualche conoscente una bottiglia o una colazione in ufficio, o in ospedale, possono inserire l’indirizzo, selezionare l’esercizio più vicino e ordinare il proprio regalo.
Chi riceve può verificare tramite una e-card speciale sulla sua posta elettronica chi ha avuto il pensiero per lui”. Il maschile è d’obbligo perché “in pochi mesi di servizio abbiamo riscontrato molto successo tra le donne”, evidentemente più vogliose di stupire. Il grande successo “è arrivato grazie alle torte di San Valentino che ha ideato Patrizia, una cake designer”. Una spinta per il sito che è arrivato a 42mila utenti da inizio anno e quasi 7mila “like” sulla pagina Facebook.
Per ora il servizio è attivo a Roma con 100 commercianti, ma un fresco accordo con una nota torrefazione porterà altri “trecento bar nella Capitale”. La Porta, partito con un investimento da 150mila euro, sta lavorando con la rete di agenti per allargare la copertura a Milano, Torino e alla Campania. Per crescere, porte aperte a chi voglia investire in questa startup italiana: “Saremmo contenti di avere un socio solido, magari chi già offre servizi di consegne o coupon online”.

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/04/19/news/barny_it_regali_a_domicilio-83933058/?ref=search

Barny

Barny

http://www.barny.it

I miti del nostro tempo

Il processo delle demitizzazioni
(Visioni del mondo)

“La gente, oggi, pensa molto poco. Pensare poco significa affidarsi a delle idee generali solitamente tranquillizzanti e quindi vive in modo acritico all’interno di queste coperture e protezioni”