Opg: “Lo stato della follia” attende risposte concrete. La denuncia del regista Francesco Cordio

“Un odore che non si cancella, un misto di piscio e fumo, come se si materializzasse l’odore della disperazione”. Al Velino parla il regista romano Francesco Cordio, che in questi giorni è impegnato in un mini tour per promuovere “Lo stato della follia”, un film di denuncia sullo stato di degrado degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), un rebus tutto italiano. Dovevano chiudere il 31 marzo di un anno fa, come disposto dalla legge 9 del 17 febbraio 2012. Poi il termine è stato rimandato al primo aprile 2014. Ma qualche settimana fa con una proposta emendativa alla legge Milleproroghe la Conferenza Stato-Regioni ha chiesto di rinviare la chiusura al primo aprile 2017. Piccoli ospedali regionali con 20 posti letto ciascuno dovrebbero diventare l’alternativa ai sei opg dislocati sul territorio nazionale, quello di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Aversa (Caserta), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Reggio Emilia e Napoli. Per finanziarli il Parlamento ha già stanziato 120 milioni di euro (più 38 milioni per il personale) nel 2012 e 60 milioni (più 55 milioni per il personale) nel 2013. A quanto pare insufficienti. Queste istituzioni sono rimaste sostanzialmente estranee e impermeabili alla cultura psichiatrica riformata, e il meccanismo di internamento non è stato interessato dalla legge del 1978 che prevedeva la chiusura degli ospedali psichiatrici.

Venerdì 21 marzo il film, promosso dall’associazione culturale Teatri di Nina in associazione con Independent Zoo Troupe, è stato presentato al Duel di Caserta. In quell’occasione il dottor Adolfo Ferraro, ex direttore dell’Opg di Aversa, al lavoro su un testo teatrale che racconta in parallelo la storia di uno psichiatra e di un paziente, ha introdotto alla platea un ex internato di un Opg, che ora è stato accolto in una comunità. La sua voce è una nuova denuncia: “Per me non è cambiato molto: dormo, mangio e mi gratto la pancia”. Il rischio, quindi, è che, alla chiusura degli Opg, gli internati potrebbero passare da una struttura ad un’altra senza sostanziali cambiamenti? Forse. Ma si spera almeno non su tutto. Sul fronte del degrado e della fatiscenza qualcosa dovrebbe cambiare. Quando nel 2010 la Commissione d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Senatore Ignazio Marino, fece irruzione a sorpresa nei Opg italiani, rivelò al mondo una situazione che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (che “volle quelle riprese – spiega Cordio -, sensibilizzato al valore della testimonianza delle immagini dal fatto che il fratello Riccardo era un documentarista”) additò “di vero e proprio orrore medioevale”. Quelle immagini sono di Francesco Cordio. “Al primo blitz mi avevano raccomandato di stare attento che gli internati avrebbero potuto danneggiare la telecamera – racconta il regista -. Tutt’altro, al nostro passaggio i ricoverati erano felici di poter dire la propria storia e chiedere aiuto. I loro sguardi in camera sono veri schiaffi all’anima”. Ne “Lo stato della follia” quelle immagini si accompagnano al racconto di un ex internato, Luigi Rigoni, “un racconto che per lui si è fatto terapeutico – sottolinea Cordio -. Siamo andati al teatro comunale di Todi. Si è messo in scena. Ha narrato il suo inferno all’interno di un Opg, e da allora non ha più parlato di questa sua esperienza, né visto ancora il film”.

Alcune delle immagini raccolte durante i sopralluoghi del 2010 hanno ricevuto la Menzione Speciale al Premio Ilaria Alpi 2011 ed il Premio L’anello debole 2011 (primo premio assoluto e premio speciale della giuria di qualità, sezione TV), mentre l’intera opera è stata premiata nel marzo del 2013 al Bif&st di Bari, ottenendo una Menzione Speciale. I 17 minuti trasmessi in tv all’interno di “Presa diretta” nel 2011 sono ad oggi per il programma di Riccardo Iacona i più visti sul web. Ed ora il viaggio del film continua. Sarà proiettato ancora al Nuovo Cinema Aquila di Roma (25-26 marzo), al Teatro Villa Pamphilj/Scuderie Villino Corsini di Roma (29 marzo), alla Cinematocasa di Palermo (28 marzo), alla Sala del Consiglio Comunale di Santa Ninfa di Trapani (29 marzo), al cinema Beltrade di Milano (31 marzo). Presenza fissa quella del regista Cordio. E di volta in volta interverranno nuovi testimoni. Tra gli altri: il cantautore Daniele Silvestri di cui si ascolta “Aria” nel documentario; e l’esercente Silvestro Marino, titolare del Duel Village di Caserta e produttore cinematografico di “Crimini di pace” sulla vicenda di Vita De Rosa, internato dimenticato per 50 anni nell’Opg di Napoli.

Tante sono ancora le risposte che attende la denuncia de “Lo stato della follia”. Una la evidenzia il dottor Massimo Lanzaro, psichiatra, intervenuto alla presentazione di Caserta. “Il film intende accompagnare, e far vivere lo spettatore, in questi luoghi dove le persone, fin dagli inizi del ‘900, sono relegate e disumanizzate dal trattamento farmacologico, dall’abbrutimento delle celle di isolamento e dei letti di contenzione – afferma Lanzaro -. Il documentario porta alla luce lo stato di abbandono delle strutture psichiatriche e la privazione dei più elementari diritti costituzionali alla salute, la cura, la vita di tanti malati mentali. Per rimanere in ambito cinematografico ma alludere al cuore del problema reale, in ‘Smultronstället’ (‘Il posto delle fragole’, il film di Ingmar Bergman osannato dalla critica, adorato dal pubblico e che vinse nel 1958 l’Orso d’oro al Festival di Berlino) c’è una scena in cui il medico e professore Isak Borg in sogno si ritrova in un’aula dell’università, dove non riesce a sostenere l’esame, a rispondere alla domande ed in particolare ad una: ‘Qual è il primo dovere di un medico?’. L’esaminatore lo taccia di indifferenza e gli spiega che il primo dovere di un dottore è chiedere perdono”. Forse si potrebbe davvero cominciare da qui.

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