Da “Furore”

“Gli esseri umani uscirono dalle case e annusarono l’aria pungente e calda proteggendosi le nari contro la polvere. E i piccoli, i bambini, uscirono anch’essi, ma senza gridare, senza correre come avrebbero fatto dopo un comune temporale. Gli uomini s’appoggiarono coi gomiti sulle staccionate e osservarono il granturco rovinato, quasi secco ormai, con solo qualche strisciolina di verde sotto la pellicola di polvere. Gli uomini non parlavano, e si muovevano appena. E le donne uscirono di casa e vennero a mettersi vicino ai loro uomini per sapere se era questa la volta che i loro uomini si sarebbero dati per vinti. Le donne senza farsi vedere studiavano i visi dei loro uomini; perché al granturco si poteva, alla fin fine rinunciare, purché fosse salvo qualcos’altro. I piccoli, lì vicino, disegnavano figure nella polvere coi diti dei piedi, e anch’essi inconsciamente studiavano i visi dei genitori, per vedere se si sarebbero dati per vinti. Studiavano le facce dei genitori e disegnavano figure nella polvere. I cavalli all’abbeverata, prima di arrischiarsi a bere, col labbro superiore spazzavano il pelo dell’acqua. Dopo un poco, i visi degli uomini perdettero la loro stupefatta perplessità ma acquistarono un’espressione dura, collerica, ostile. Allora le donne capirono che erano salvi, che gli uomini non si davano per vinti, e allora ardirono domandare. Cosa facciamo? e gli uomini risposero: Chi lo sa, ma le donne capirono che erano salvi, e i piccoli capirono che erano salvi. Le donne e i piccoli avevano l’intima convinzione che nessun disastro era catastrofico se i loro uomini non si arrendevano […]”.

John Steinbeck

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Una Risposta

  1. […] Okies: i padroni li odiano perchè sanno di essere deboli al confronto degli Okies, d’essere ben nutriti al confronto degli Okies; e han tutti sentito dire dal nonno quanto sia facile, a chi è affamato e risoluto ed armato, sottrarre la terra a chi è debole e sazio. E nelle città i negozianti odiano gli Okies perchè gli Okies non hanno denaro da spendere; i banchieri odiano gli Okies perchè sanno che non possono estorcerne nulla; e gli operai odiano gli Okies perchè, affamati come sono, offrono i loro sevizi per niente, e automaticamente il salario scende per tutti.
    E gli spodestati, nomadi, confluiscono e continuano a confluire in California: duecentocinquantamila, trecentomila. Dietro alle prime ondate, altre si formano e si accavallano, perchè le trattrici non cessano di dilagare nei campi. Altre ondate di spodestati senza tetto: gente iondurita, accanita, pericolosa.
    E se da una parte i californiani ambiscono molte cose, come accumular sostanze, ascendere la scala sociale, concedersi svaghi e oggetti di lusso, dall’altra i nuovi barbari chiedono due cose sole: terre e nutrimento, che per loro sono una cosa sola. E mentre le ambizioni dei californiani sono nebulose e indefinite, le esigenze degli Okies si concretano ai lati della strada, sotto la forma di acri di terreno incolto, di terra buona, con acqua a poca profondità. Ad un Okie basta guardare uno di questi campi incolti per capire, per vedere, con gli occhi della mente, se stesso chino nei solchi, con tutti i muscoli tesi nello sforzo della produzione. Al nomade spodestato e affamato che avanza sul suo trabiccolo, con la moglie al fianco e i bambini in sommo al mucchio delle masserizie, il campo incolto si rivela a prima vista capace di produrre, di produrre non profitto ma nutrimento; e quel nomade affamato fa presto a convincersi che lasciare incolto il campo è peccato mortale, e trascurare la terra è un crimine contro le proprie creature affamate. […]

    […] Un raccolto mietuto costituisce un titolo al possesso della terra, e conferisce a chi l’ha lavorata il diritto di difenderla con le armi in pugno […]

    (Da “Furore” di J Steinbeck, Cap. XIX)

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