La depressione: un tentativo di trovare spiragli di luce nel male oscuro (Parte II) La depressione: un tentativo di trovare spiragli di luce nel male oscuro (Parte II) Il ruolo dello stress nella depressione atipica

Con il termine “depressione atipica” si intende un particolare sottotipo di disturbo dell’umore, caratterizzato essenzialmente da depressione con umore reattivo (in pratica l’umore “migliora se capita qualcosa di buono, peggiora se capita qualcosa di negativo”; questo non succede nelle altre forme di depressione dove l’umore è “stabilmente giù” e non reagisce agli stimoli e agli eventi stressanti esterni). Altri sintomi sono: iperfagia, ipersonnia ed estrema astenia (sorta di profonda stanchezza cronica); spesso la sintomatologia depressiva si accompagna ad ansia rilevante. C’è di solito peggioramento serale, il contrario di ciò che accade nella depressione maggiore endogena, in cui le persone riferiscono quasi sempre di sentirsi “peggio al mattino”.

Poiché in questo tipo di sindrome come detto la persona “risente degli eventi esterni”, ritengo utile descrivere il  modello per spiegare l’origine del malessere psichico che viene chiamato in gergo “la teoria vulnerabilità-stress-appraisal-coping”. Questo modello rappresenta una via di uscita nel dibattito serrato fra teorie psicosociali (che ignorano o sottostimano l’importanza dei fattori biologici) e teorie biologiche (che ignorano o sottostimano l’importanza dei fattori psicologici o sociali).

La vulnerabilità va intesa come una predisposizione congenita, in parte ereditaria e in parte acquisita, probabilmente associata ad anomalie del metabolismo di alcuni neurotrasmettitori; tale predisposizione interagisce con fattori psicologici.

Questo determina una specifica soglia di vulnerabilità di base per ciascuno di noi, che se superata in seguito ad eventi stressanti, dà origine all’episodio di malessere o ad una conclamata sindrome psichiatrica.

Lo stress contribuisce in modo rilevante allo sviluppo di condizioni patologiche, fisiche e psicosociali, negli esseri umani. “Str” è un prefisso che suggerisce esercizio di pressione: il greco “strangalizein” e il suo derivato inglese e sinonimo “to strangle” (strangolare), analogamente al latino “stringere” (stringere), hanno le loro origini in un passato molto lontano.

Sono identificabili due tipologie di stress: lo stress quotidiano e quello legato ad eventi improvvisi.

Lo stress quotidiano è quello collegato agli abituali eventi di vita familiare, sociale e lavorativa. Lo stress legato ad eventi acuti ed improvvisi è stato associato all’insorgere di vari disturbi psichiatrici, quali appunto la depressione, la schizofrenia, la mania, e i disturbi post-traumatici.

Quindi l’interazione tra stressors che disturbano l’omeostasi e le risposte adottive (coping) attivate dell’organismo (inteso in senso psico-fisico) può avere di massima tre esiti possibili. Primo, la partita può essere “vinta”; secondo, la risposta adattiva può essere inappropriata (ad esempio inadeguata, eccessiva e/o prolungata) e l’organismo “soccombe manifestando sintomi di malessere”; terzo, l’organismo trae da questa esperienza una nuova, migliore capacità omeopatica.

Il coping, inteso come l’insieme di strategie mentali e comportamentali (come decidiamo di giocare la partita) che sono messe in atto per fronteggiare una certa situazione, è stato tradizionalmente considerato come una caratteristica piuttosto stabile di personalità. In seguito le modalità di coping sono state analizzate come reazioni flessibili e mutevoli a eventi di vita quotidiana stressanti.

Gli orientamenti più recenti considerano il coping come un processo che nasce da interazioni che superano o sfidano le risorse di un soggetto e che è formato da molteplici componenti, quali la valutazione cognitiva (appraisal) degli eventi, le reazioni di disagio, le risorse personali e sociali, etc.

Il modello della bilancia ad esempio distingue tra interno (individuo) ed esterno (contesto) e tra richieste e risorse, e individua i seguenti fattori:
– le “richieste esterne”: in generale, le domande del contesto, la pressione ambientale;
– le “risorse interne”: le risorse dell’individuo, le capacità e abilità personali;
– le “richieste interne”: i bisogni e le aspettative della persona;
– le “risorse esterne”: i supporti esterni di varia natura.

L’appraisal invece è la personale attribuzione di significato agli eventi e la percezione della propria capacità di far fronte alle conseguenze (Quello che è terribile e traumatico per una persona può non esserlo affatto per un’altra; le risorse che riteniamo di avere non corrispondono sempre a quelle disponibili in realtà etc.).

Dati i fattori descritti si comprende come gli obiettivi di un trattamento efficace, anche nel caso di una depressione (specialmente atipica) dovrebbero essere: innalzare la soglia di vulnerabilità, diminuire lo stress, migliorare le capacità di coping ed analizzare le attribuzioni (sovente erronee) di significato.

E’ intuitivo che nel caso di patologie gravi tutte queste componenti raramente possono essere affrontate unicamente con un trattamento psicofarmacologico, ma bisogna avvalersi di un approccio terapeutico integrato.

Massimo Lanzaro

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