James Hillman – Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda

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È convenzione accettata che alcuni argomenti siano tabù nelle conversazioni tra persone civili: sesso, soldi e morte sono temi da non menzionare se si vuole mantenere una certa eleganza. Attualmente il gossip intrusivo e l’involgarimento dei rapporti umani hanno sdoganato i primi due; per il terzo rimane un’ostica avversione che sconfina con la scaramanzia superstiziosa.

Nel libro di Selene Calloni Williams, James Hillman. Il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda (ed. Mediterranee, 2013), l’autrice ribalta totalmente l’approccio verso il grande tema vita-morte. Il metodo auspicato è quello elaborato dal grande psicologo americano James Hillman, cioè quello del “fare anima”. Con questo si intende un’analisi continua, quasi a cielo aperto, mentre si esperisce il mondo: tutto “fa anima”, cioè senso, consapevolezza, pienezza, vigore, verità.

Il metodo della Calloni Williams è un misto tra terapia analitica e metodo sciamanico; e proprio di sciamanesimo birmanico ed asiatico in generale l’autrice è una studiosa da più di trent’anni. “Fare anima” è terapeutico, ma non come la terapia ufficiale che parte dall’Io e che tutto riporta all’Io, il grande realista, ma al contrario è riportare la realtà, tutta la realtà, allo stato di pura immagine, di apparizione animica tolta dal tempo e liberata dal gioco del contingente. E nemmeno “fare anima” vuol dire religione, poiché la divinità non ci trascende, non ci sovrasta, né è separata da noi, segno questo del più duro materialismo perché distacca gli uomini da ogni trascendenza, relegandoli nel mero meccanismo materico. “Fare anima” è ricordarsi della morte, la grande nemica di chi guarda solo alla superficie delle cose, è stare a contatto con il Tutto o, per dirla con Shri Bagwan Rajnesh, arrendersi al Tutto.

“Fare anima” è adatto per chiunque, al di là di ogni differenza culturale o di classe, per chi è integrato in questa società e anche per gli outsiders, che coltivano la propria interiorità liberi da ogni vincolo o istituzione sociale. “Fare anima” è arte, poesia, creazione – poiesis in greco vuol dire creare – e ci fa sentire l’anima del mondo in armonia con la nostra.

Una grande sciagura dei nostri tempi è la rimozione di Ade: secondo il potente libro di Hillman, Il sogno e il mondo infero, da cui la Calloni Williams attinge per portarne avanti le tesi, Ade ha perso il posto che gli spetta, così che la morte non ha più presenza nel mondo, esiliata dal dominio della tecnica e scacciata per fare posto al nuovo ritmo produzione-consumo, che non guarda agli scarti, alla sofferenza, alla morte che si lascia dietro, nella violenza dello sperpero come Bataille ci insegna.

Eros e Thanatos sono fratelli, lo abbiamo dimenticato, anche quando rileggiamo Leopardi nei suoi lucidi versi. Come nel simbolo yin e yiang c’è la compenetrazione degli opposti, che non sono separati da una linea retta, ma che invadono il territorio dell’altro, così è per la vita e la morte, intrecciate in ogni interstizio – del resto da ogni cosa nasce il suo contrario, dalla vita nasce la morte e dalla morte nasce la vita, si legge nel Fedone platonico. Perciò, in questa rilettura di Hillman, bisogna ricelebrare il rito, rito che abbiamo rifiutato agli dei che si presentano a noi sotto forma di malattia, disagio, sofferenza. La coscienza deve abbandonare le presunte e rassicuranti certezze dell’oggettività e sprofondare fino agli Inferi per riafferrare la propria anima.

Selene Calloni Williams scrive il suo libro in forma di lettera ad un’ipotetica ragazza del futuro, chiamata Eva come la donna edenica. Dopo le sue passeggiate nel parco di Edimburgo, appunta le sue riflessioni e le indirizza a colei che sarà una sua discendente. Essendoci un’osmosi trans generazionale tra le anime, le due donne riescono a comunicare tra loro: il lascito di Selene ad Eva nel futuro è importante, con consigli e spunti che valgono in ogni epoca. Ecco quindi l’invito a coltivare la memoria degli avi, ascoltare il proprio daimon, il genius dei latini o l’angelo custode dei cristiani. Per farlo però è indispensabile essere liberi, ovvero deprogrammarsi da ogni falso impegno e ruolo preso nella vita reale, da un Io prevaricante che vuole solo dominare la vita e la natura.

Dobbiamo invece essere attenti, fermi, modellati anche dai sogni degli altri e perfino da quegli degli avi, da cui l’importanza del loro culto, anche perché secondo Plotino noi riusciamo a scegliere i nostri genitori e la scena della nostra esistenza. Dobbiamo sviluppare la vista notturna che sa illuminare le tenebre e ci dà la consapevolezza del nostro corpo, saper usare la misteriosa coppia di occhi che possediamo rivolta dentro di noi, per accedere ai sogni e a quell’”interno paese straniero” di Jung, fino a riuscire a decifrare il memento mori iscritto nelle nostre ossa.

Dimenticare i sogni è un escamotage della nostra anima per evitare che l’Io si appropri di essi, usandoli ai propri fini utilitaristici, è una protezione della nostra profonda essenza, però noi dobbiamo cercare ugualmente di comprenderli, sempre alla luce del “fare anima”, ricordandoci di essere noi stessi immagini e non storie, padroni dell’eternità e non prigionieri del tempo. L’immaginale, figura chiave della psicologia hillmaniana si ricollega agli insegnamenti sciamanici, al fine di cambiare la natura del nostro Io per rendere esso stesso immaginale.

I miti ci mostrano la via: Persefone è il bisogno dell’anima di abitare il mondo sotterraneo per un periodo di tempo. Come nel mito di Demetra e Demofonte, dobbiamo cospargerci di ambrosia per sviluppare un Io immaginale che possa comprendere la morte. Imparare a morire è lo scopo della nostra vita, come del resto anche lo stoicismo predicava con Seneca. Dobbiamo saper apprezzare tutto ciò che è difficile, aspro, ostile, poiché non solo è metafora di morte e rinascita, ma ci conduce alla nostra vera essenza. Questi sono i lasciti che l’autrice dona alla”ragazza del futuro”, invitandola a non sperare e a non temere nulla.

Nella seconda parte del libro la Calloni, trasformandosi in una “ cantastorie” , come nella tradizione dei canti e dei racconti al femminile, ci narra alcune leggende, e da ognuna trae ulteriori insegnamenti sulla forza dell’amore, della morte in vita e della grandezza dell’anima che, sola in mezzo a sofferenze e  distruzioni della vita reale, è immortale poiché vive in un tempo circolare di morte-rinascita che non ha mai fine.

In conclusione di libro è riportato un discorso inedito di Hillman tenuto in occasione di una conferenza, dove auspica, lui uomo letteralmente senza terra perché nato in una città che sorge sull’oceano, la trasformazione della terra in psiche poiché ritiene, polemizzando contro Cartesio, che essa non sia materia inanimata, e perciò non sfruttabile. Per questo il pensiero di Hillman è ecologico ed estetico, e da qui deriva il nostro dovere di riprenderci cura della terra come della nostra anima. E forse è proprio questo ciò di cui abbiamo bisogno in questo nostro tragico presente. 

Mario Sammarone

 

 

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4 Risposte

  1. Dal futuro rispondo: Grazie!

  2. Grazie!
    Il libro giusto…al momento giusto!
    Caro Hillman,
    Appena mi rimetto vado in libreria e lo acquisto. In qualche modo, diretto o indiretto, sei sempre riuscito ad farmi trovare un faro nell’oscurita’ o ad accarezzare la mia anima cin le tue parole.

    Un abbraccio affettuoso a Gabriele, redazione e naviganti

  3. Ho apprezzato moltissimo quanto Hillman dichiara poiché nei suoi pensieri mi ritrovo pienamente. Grazie.

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