L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle
E questa siepe che, da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando:  e mi sovvien l’eterno,
E le morti stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

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9 Risposte

  1. … E quando la risposta arriva prima della domanda “da quale origine?”, è una sincronicità in Anima che inverte la legge di causa-effetto: l’originarietà per il poeta è l’esperienza felice del “naufragio”: …”E come il vento/ Odo stormir tra queste piante, io quello/ Infinito silenzio a questa voce/ Vo comparando”…

    Dice bene Pennac: “Silenzi luminosi che dicono più di quel che tacciono… Il mondo intero è in quel che diciamo e tutto illuminato da quel che omettiamo”.

  2. (Non sono mai riuscita a rintracciare la minima traccia di pessimismo in Leopardi. Mallarmè, a confronto, mi angoscia terribilmente.)

  3. A VALERIA
    Però Schopenhauer aveva detto che lo fosse. Se riesci mettiti d’accordo con lui che di pessimismo se ne intendeva.
    Io so soltanto che questa poesia mi ha causato una bocciatura in italiano in terza liceo (ma l’ultimo giorno di scuola chi avrebbe imparato a memoria L’infinito? E chi pensava che il prof. avesse interrogato proprio “il poeta” visto che avevo già la sufficienza?).
    E so anche che, qualche anno dopo, all’esame di maturità, ho rischiato la bocciatura perché non avevo scritto nel tema di italiano che Leopardi fosse un filosofo (quel commissario ne era convinto e voleva imporre la sua idea per forza). Io sostenni altro: ma all’esaminatore non piacque la mia risposta e voleva bocciarmi anche a Settembre. Ma grazie al prof. di filosofia mi salvai (riparai a settembre anche quell’esame e ci tirai fuori un bel 7 che per quei tempi era un bel voto). Infatti quel citrullo mi chiese se avessi cambiato idea sul tema “filosofo” e dato che io insistetti del contrario lui in commissione voleva bocciarmi ma mi salvò la filosofia perché avevo fatto un esame splendido, da “maturo”, mi dissero, e non ci fu verso di fargli cambiare idea e minacciò di bocciare tutti quelli che riparavano filosofia se avessero bocciato me.
    Quindi non ero testardo solo io ma anche il prof. di filosofia non scherzava. E non sapevano neppure che qualche anno dopo avrei svolto di professione il sindacalista.
    E so anche che L’Infinito non è come si crede una poesia semplicemente in versi liberi. E’ in versi liberi, ma rispetta scrupolosamente la metrica perché i versi sono tutti impeccabilmente degli endecasillabi e la metrica viene rispettata anche in molte altre poesie (o canzoni tipo A Silvia) di Leopardi che spesso sono composte da settenari e da endecasillabi!

  4. Una fusione tra tempo e spazio che Leopardi ha reso visibile ed immortale attraverso la sua anima e le sensazioni percepite dai suoi sensi che hanno dato vita a questi stupendi versi. Penso, anche io, che Leopardi non sia un poeta, come molti lo dipingono, pessimista. La sua anima emerge dai suoi versi , delicata e sensibile. Questa poesia mi fa piangere, ma di gioia per tanta bellezza.

    Un po’ di tempo fa, mi fu chiesto di stravolgere, ma non troppo, con dei sinonimi questa poesia e poi cambiarla, smussarla, fino a stravolgerne la forma e anche un po’ il significato, che mi perdoni Leopardi, e tutti quelli che come me l’amano. Lo scopo fu quello di sperimentare di come una poesia, possa cambiare concetto, forma stilistica e contenuto. Fu solo un’esperimento, prometto non massacrerò più Leopardi.

    L’INFINITO ( Cambiando i versi originali con sinonimi)

    Abitualmente tenera mi fu questa solinga altura,
    E questa verde recinzione, che per gran parte,
    Dell’estremo orizzonte ne esonera gli occhi.
    Ma restando seduto a guardare, infiniti
    Vuoti oltre essa, e divini mutismi, ed immensa pace;
    Io nella mente immagino;
    tanto che il cuor se ne spaventa.
    E come l’aria sento il fruscio fra questa vegetazione, io
    l’immenso tacere, a questo suono lo paragono e mi ricorda
    l’infinito e gli spenti cicli della natura, e l’attuale e vegeta,
    e il canto suo.
    Tanto che in questa vastità s’inabissa la mente:
    Ed affondare mi è soave nell’immensità di queste onde.

    L’ INFINITO (Cambiando in parte la forma)

    Come sempre, questa collina solitaria mi è cara,
    e questa siepe che, oltre essa, il mio sguardo
    non giunge al di là dell’orizzonte.

    Seduto resto a guardare oltre,
    gli spazi immensi, e celesti silenzi e intensa pace;
    Nella mia mente immagino …
    tanto che il cuore si spaventa.

    E del vento ascolto il respiro carezzar le fronde,
    l’infinita quiete, paragono al suo canto, che in me rimembra
    l’eternità nel ripetersi delle stagioni, e l’odierno e vivo suo canto.

    Cosicché il mio pensiero annega nell’immensità:
    e naufragare mi è piacevole in queste acque.

    L’INFINITO ( Cambiato ma non abbastanza )

    Amo questa’altura e questa barriera verde
    che da confine, oltre ella il mio sguardo sconfina
    e limitato in parte, non va oltre l’orizzonte.

    Resto ad ammirare gli spazi che si profilano
    al di là d’essa, immensi, celesti, muti, intrisi di pace.
    Immagino … e il cuore palpita forte.

    Le fronde, del vento imitano la voce,
    e l’immensa quiete confondo col suo canto
    che, in me risveglia un senso d’eterno
    nel ciclo delle stagioni,
    e dell’attuale, che vive col suo canto.

    Tanto che il mio pensiero naufraga
    nella sua immensità, e nel suo oceano
    con dolcezza annego.

    L’INFINITO ( stravolto )

    Sulla collina, dietro la siepe,
    lo sguardo solo in parte
    raggiunge l’oltre.

    Ammiro spazi senza fine,
    celesti, silenziosi e quieti.
    Rifletto …
    Ed un tamburo nel mio petto
    rulla.

    Il vento tra le foglie freme
    e si trasforma in canto eterno
    nel ricordo ripetuto dei cicli,
    e nella stagione che scorre.

    Nell’immensità
    affonda la mia mente
    ed annegare in essa
    è una soave pace.

    Anna

  5. Anna, soprattutto nell’ultima interpretazione della lirica, sembra che l’infinito stravolgimento di Leopardi si risolva con un suicidio per annegamento. 🙂
    Mentre sappiamo che, nonostante la siepe precluda la visione di ciò che verrà, Leopardi istintivamente torna a se stesso per attraversare l’abisso delle emozioni suscitate dai ricordi! Ma volgersi a se stessi coscientemente, assecondando lo stesso meccanismo della depressione, significa anche rinascere. Oltre la siepe…, non era a sproposito, ti dice niente? 🙂 Ciao!

  6. Caro Salvatore, ricordo che già un’altra volta ci raccontasti questa sventura giovanile.
    Apprezzo molto la tua passione per la metrica, come le tue poesie delle quali, a prescindere dalla loro precisa costrizione in una metrica, (che nulla toglie o aggiunge, secondo me) traspare quel “fanciullino”, che tu non vorresti se ne andasse mai via da te e che ci chiama, ci chiama attraverso le rime, come dai vetri appannati di una finestra. E ci invita a giocare con lui… Perdona la “licenza” con cui oso approcciarmi alle tue poesie, potessimo sceglierci anche i lettori non penso che matureremmo e prima del tempo.
    E poi, anche se non riesco proprio a scorgere alcuna traccia di pessimismo nel Leopardi, non posso negare l’evidenza che, sì, egli sia un filosofo come tutti i veri poeti lo sono. E’ filosofo come lo è colui che è in perenne contatto con il dio che gli respira dentro per aprirsi al mistero di se stesso.
    Un caro saluto

  7. A VALERIA

    Molti bravi poeti sono laureati in storia e filosofia. E’ una considerazione che mi hai fatto rivalutare quando parli della filosofia che è innata in molti poeti anche se alcuni la negano. A volte certe discussioni sui blog, sembra strano, ma possono tornare utili perché ci spingono a pensare.
    E grazie per il fanciullino. E’ una disgrazia crederci ancora alla mia età, ma visto come vanno le cose del mondo a volte volerci restare per forza in questa dimensione forse ci aiuta a sopravvivere. Ed infatti il Pascoli rimane sempre il mio punto di riferimento poetico rispetto a tanti altri compositori e mi fa sempre sognare quando lo rileggo. Kiss!!!!
    (Comunque, sei molto brava nei tuoi interventi critici)!

  8. Salvatore, è che ho letto sempre con molto interesse i tuoi limpidi interventi, per cui ho ricordato anche uno tuo nel quale ci confidavi che il Pascoli è, appunto, il tuo punto di riferimento: se il “fanciullino” ci salverà, allora è possibile re-imparare da lui. Grazie a te.

  9. A Valeria,

    Sì Valeria hai ragione, ma è voluto

    🙂 l’ho detto che era uno stravolgimento di forma, contenuto e significato 🙂 Per fortuna Leopardi non la leggerà mai :-).

    Oltre la siepe? Sì mi dice qualcosa :-))… Grazie, Ciao, notte notte.

    Anna.

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