Principi? No, principesse!

Principi? No, principesse!

Uno sguardo al nuovo prodotto della Disney, stabilmente in cima al box office

Frozen – Il Regno di Ghiaccio è un film del 2013 diretto da Chris Buck e Jennifer Lee. È un film animato al computer, prodotto dalla Walt Disney Animation Studios e distribuito dalla Walt Disney Pictures. È vagamente ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen “La regina delle nevi”. Diciamo invero che entrambe le storie hanno in comune la neve e nulla più: “La regina delle nevi” è una delle fiabe più belle e lunghe di Andersen, divisa in sette sezioni, ognuna delle quali descrive una vicenda compiuta. Questo invece è il 53° Classico Disney ed è stato distribuito negli Stati Uniti il 27 novembre 2013, mentre in Italia il 19 dicembre.

Vi si narra di una principessa, Elsa, primogenita della famiglia reale di Arendelle, nata con un particolare potere magico: può infatti creare e manipolare il ghiaccio e la neve. Finché è bambina, questo particolare dono sembra una simpatica magia, tanto che lei lo usa per giocare insieme alla sua sorellina Anna.

Il film segue fondamentalmente la formula Disney e fa un po’ di pasticci con alcuni ingredienti, in particolare la musica e i relativi testi, con passaggi addirittura un po’ fastidiosi. Molte cose tuttavia funzionano egregiamente, a cominciare dall’atmosfera magica e la cura per il dettaglio animato. I  bambini in sala trovano la renna e il pupazzo di neve molto divertenti, e si sentono fragorose risate ogni volta che sono sullo schermo.

La dicotomia tra calore, spirito di carità, energia cosmica che tende e fa tendere all’unità e l’indifferenza, la mancanza di compassione per le sofferenze degli altri, il disinteresse e “la freddezza nei rapporti” costituiscono il presupposto della coerenza cinematografica archetipica, con qualche significativa variazione.

Si assiste ad una navigazione nei simboli della psiche, come sempre accade quando si ha a che fare con la fiaba, genere che pare pretesto per trascrivere miti, sogni, ed esercitare un’immaginazione molto attiva che dà indicazioni esistenziali.

Anche questa è la storia di una crescita, il racconto simbolico di un itinerario femminile dall’infanzia all’età adulta. In simili drammi solitamente l’anima che diventata “di ghiaccio”, simbolo di lontananza inattingibile, segno di una ferita profonda (che in questo caso sembra essere la mera nascita/peccato originale?) è solitamente in attesa di un uomo/eroe, vero e responsabile, capace di rispondere, che sappia scioglierla dal doloroso incantesimo. Qui invece prevalgono le istanze femministe: entrambe le principesse di Frozen sono forti, con curve sospette, ma capaci di fornire la soluzione, di “parlare per risolvere le cose”, senza brandire mai armi per tutto il film. Dei due protagonisti maschili, quello che più si avvicina ad incarnare i tipici principeschi tratti maschili come cavalleria e coraggio fisico viene fatto addirittura diventare “cattivo”. Che siano queste in essenza le “indicazioni esistenziali dell’inconscio collettivo” che vengono da questa fiaba?

Qualcuno ha notato che: “vi si riesce a capire e ad apprezzare ciò che Papa Francesco ha recentemente sottolineato nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium (La gioia del Vangelo)”, che è “l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, un’intuizione e certe capacità peculiari che sono solitamente più proprie delle donne che degli uomini.”

Ah, dimenticavo: la proiezione del film viene anticipata da un nuovo cortometraggio di Topolino (Get a Horse!, diretto da Lauren MacMullan), risalente al primo periodo disneyano, utilizzando sia l’originale in bianco e nero sia la CGI, con la voce di Mickey Mouse ancora doppiata da Walt Disney in persona. Un momento “diacronico” davvero gustoso, quasi imperdibile, anche per i bambini “senior”.

Massimo Lanzaro

http://www.ilquorum.it/principi-principesse/

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Una Risposta

  1. Non ho visto ancora Frozen, quindi rifletto sulle riflessioni del Dottor Lanzaro: sono baluginii che mi riprometto di elaborare.
    Dunque la rielaborazione del mito di Demetra e Persefone: forse un ritorno al futuro per recuperare il Femminile nella Donna che è diventata fin troppo mascolinizzata, che ha un buon rapporto con la figura paterna, ma è “di ghiaccio” l’entità del rapporto che la lega alla madre. “Scongelando” il rapporto tra madre e figlia sarà possibile recuperare anche Anima, che non ha bisogno di armi ma di parole che risuonino di “immagini coerenti” per generare nuova armonia…?
    Dunque la memoria dell’acqua… e i Pooh che mi cantano “vediamo se si puòòòòòòòò cambiare queste donne e cambiarci (gli uomini) un po’ per loro senza violentarci piùùùùùù…”
    Ma ormai il dottore conosce i miei voli pindarici radenti con avvitamento a destra e carpiato (se mi va, se no pazienza!)

    Non so perchè ma ho riflettuto anche sulla parola “desiderata”, ovvero
    la possibilità di trascendersi, la rivelazione di sé, altrimenti il gelo…

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