Per chi suona la campana

Nessun uomo è un’Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare,
la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.
Ogni morte d’uomo mi diminusce,
perchè io partecipo all’Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
Essa suona per te.

John Donne

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-4783>

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9 Risposte

  1. Mi riconosco totalmente, partecipare all’Umanità è grandioso, il prezzo da pagare è che si prova dolore per chiunque non è più con noi.

    Gabriele

  2. Che meraviglia!!! Se tutti ne fossimo consapevoli tre quarti dei problemi dell’umanità sarebbero risolti. Anni fa ho comprato un libretto a cura di Cristina Campo(Einaudi) con le poesie amorose e teologiche di Jhon Donne e ne sono rimasta letteralmente folgorata per la profondità e spiritualità delle stesse.Consiglio a tutti il sonetto sacro N.10(sul senso della morte) e, da songs and sonets”Congedo, a vietarle il lamento”(sull’immortalità dell’amore).Un caro saluto a Gabriele ed a tutti. Anna

  3. Un saluto da tutti noi.

  4. Nessun uomo è un’Isola,
    intero in se stesso….

    “In realzione all’assenza o dalla presenza di tutto un phanteon interiore, con gli anni ho capito che non è possibile mantenere stabile qualcosa che non lo è: ciò causerebbe la disgregazione della personalità nelle sue componenti. Farle rientrare nell’Unità, richiederebbe l’affiancamento, prima, e la “introiezione” poi, di una Pazienza che soltanto gli esseri umani illuminati hanno sviluppato in Sè.
    Io, invece, davanti ai muri fatti da persone di gomma, tendo a mandare, dopo un po’ e spesso, tutto e tutti alle ortiche…” (Valeria Luo D.A.)

  5. Caro J. Donne,
    Magari le persone lo capissero. Quello che scrivi e’ una grande verita’ di cui condivido in pieno il pensiero. Guardandomi intorno, tuttavia, osservo nei rapporti umani una disibolta freddezza, un egoistico distacco ed un egoicentrico senso di superiorita’ che, chi piu’ chi meno, sfoggiano come fosse la normalita’ negli umani rapporti interpersonali. Mi chiedo: ma e’la societa’ di oggi che e’ cosi’ ritenendosi ogni individuo bastante a se stesso oppure e’ sempre statocosi’?

  6. Infinità d’amore

    Se ancor non ho tutto l’amore tuo,
    cara, giammai tutto l’avrò;
    non posso esalare un altro sospiro per intenerirti,
    né posso implorare un’altra lacrima a che sgorghi;
    ormai tutto il tesoro che avevo per acquistarti
    – sospiri, lacrime, e voti e lettere – l’ho consumato.
    Eppure non può essermi dovuto
    più di quanto fu inteso alla stipulazione del contratto;
    se allora il tuo dono d’amore fu parziale,
    si che parte a me toccasse, parte ad altri,
    cara giammai tutta ti avrò

    Ma se allora tu mi cedesti tutto,
    quel tutto non fu che il tutto di cui allora tu disponevi;
    ma se nel cuore tuo, in seguito, sia stato o sarà
    generato amor nuovo, ad opera di altri,
    che ancor possiedono intatte le lor sostanze, e possono di lacrime,
    di sospiri, di voti, di lettere, fare offerte maggiori,
    codesto amore nuovo può produrre nuove ansie,
    poiché codesto amore non fu da te impegnato.
    Eppur lo fu, dacché la tua donazione fu totale:
    il terreno, cioè il tuo cuore, è mio; quanto ivi cresca,
    cara, dovrebbe tutto spettare a me.

    Tuttavia ancor non vorrei avere tutto;
    chi tutto ha non può aver altro,
    e dacché il mio amore ammette quotidianamente
    nuovo accrescimento, tu dovresti avere in serbo nuove ricompense;
    tu non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore:
    se puoi darlo, vuol dire che non l’hai mai dato.
    il paradosso d’amore consiste nel fatto che, sebbene il tuo cuore si diparta,
    tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi.
    Ma noi terremo un modo più liberale
    di quello di scambiar cuori: li uniremo; così saremo
    un solo essere, e il Tutto l’un dell’altro.

    — John Donne

  7. Per nessun altro, amore, avrei spezzato
    questo beato sogno.
    Buon tema per la ragione,
    troppo forte per la fantasia.
    Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
    tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
    Tu così vera che pensarti basta
    per fare veri i sogni e storia le favole.
    Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
    più giusto per me non sognare tutto il sogno,
    ora viviamo il resto.

    Come un lampo o un bagliore di candela
    i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
    Così (poichè tu ami il vero)
    io ti credetti sulle prime un angelo.
    Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
    che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
    quando interpretasti il sogno, sapendo
    che la troppa gioia mi avrebbe destato
    e venisti, devo confessare
    che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.

    Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
    Ma ora che ti allontani
    dubito che tu non sia più tu.
    Debole quell’amore di cui più forte è la paura,
    e non è tutto spirito limpido e valoroso
    se è misto di timore, di pudore, di onore.
    Forse, come le torce
    sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
    Venisti per accendermi, vai per venire. E io
    sognerò nuovamente
    quella speranza, ma per non morire.

    — John Donne

  8. (N.66) GORGONA.

    Onda CirColare di OsCurati inverni,
    in una Chiesa ansiosa dai mille ritOrni.

    mattinO usurpato da un diadema di Lune,
    in un Ombelico araldiCo dal retroCedere
    segretO.

    MorbidO fiore dall’aria adattata,in un
    Otturato sorrisO,dallo sfavillìO incupito.

    AvambracCio logoratO, di un evanesCente Censura,
    in un tiroCinio annoiato da un imberbe impura.

    MemOria girovagante di un uniOne alcolica,
    in un ludiCo marciapiede,dal liturgiCo Maestrale.

    Litanìa contaminata da ambigui brusii,in Ostiche riverenze,
    dall’allettante tOrpore.

    ParOle saziate di un incredulo sfamare,
    in un imbrOglio strumentale,di un pacifico Contemplare.

    VOrace implorazione di un gridO intransigente,
    in un rigettO graffiato,da un Odio gocciolante.

    EVA MARLEN.

    Caro Professore le ho mandato un e-mail spero che la leggera’ ci terrei tanto, nel frattempo la saluto e mi complimento per le sue meravigliose riflessioni,un saluto a lei e a tutti.

  9. Certo, carissima. Baci baci.

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