Il colore dei mestieri

Io so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s’alzano prima degli uccelli
e hanno la farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori son gli imbianchini;
gli operai dell’officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno le mani sporche di grasso:
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano nemmeno un dito,
ma il loro mestiere non è pulito.

Gianni Rodari

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45 Risposte

  1. “..Nella natura abbandonata a se stessa l’energia si trasforma in conformità con il suo gradiente naturale, e così facendo genera fenomeni naturali, ma non produce ‘lavoro’. Così anche l’uomo, lasciato a sè stesso, vive per così dire come fenomeno naturale e non produce alcun lavoro nel senso proprio del termine. Ma la cultura rappresenta la macchina con la quale il gradiente naturale viene sfruttato ai fini di lavoro. Il fatto che l’uomo sia riuscito a scoprire questa macchina deve avere radici profonde nella sua natura, anzi nella natura degli esseri viventi in generale..” – C.G.Jung da ‘La dinamica dell’inconscio’..

    Ps : Ho riletto dei mie commenti precedenti in vari post e volevo scusarmi se ci sono degli errori di grammatica sintassi e/o di scrittura, per la maggiore dovuti al mio personal computer e al colegamento internet, e qualche volta uniti alla fretta..

  2. Qualunque lavoro, purchè onesto, merita rispetto.
    Il più assoluto rispetto!

    Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
    Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
    Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.

    San Francesco D’Assisi.

  3. In ogni cosa ho voglia di arrivare sino alla sostanza. Nel lavoro, cercando la mia strada, nel tumulto del cuore, sino all’essenza dei giorni passati, sino alla loro ragione, sino ai motivi, sino alle radici, sino al midollo.
    Eternamente aggrappandomi al filo dei destini, degli avvenimenti,
    sentire, amare, vivere, pensare, effettuare scoperte.

    Boris Pasternak

  4. A proposito di filastrocche..

    sono per i bambini ( e per gli adulti, che sono molto più alti di loro, ma quando son tirati dalla giacca, per i bambini che sono più bassi, l’ adulto deve compiere un azione “stoica” o “eroica”, abbassarsi per sentire ciò che il bimbo ha da dire e quando finalmente con tutte le sue giunture scricchiolanti arriva alla altezza degli occhi del bimbo che lo chiamava, succede, una cosa strana:
    l’ adulto
    si tritrova cresciuto!
    PUR ABBASSANDOSI.
    Che grandiosità,acciderbolina!)

    AUTUNNO

    Nel silenzio del mattino, getta il chicco il contadino

    getta il chicco, getta getta, alla terra che lo aspetta

    gli gnometti nel profondo, si rallegran per il mondo
    getta il chicco, getta getta, alla terra che lo aspetta

    una spiga nascerà, che il buon pane ci darà

    getta il chicco, getta getta, alla terra che lo aspetta

    guarda il ciel benedicente, il cader della semente
    getta il chicco, getta getta, la semenza è benedetta

    vien l’autunno piano piano, cavalcando da lontano
    sulla testa un gran cappello, foglie rosse nel mantello
    porta grappoli e castagne, nuvolette alle montagne
    nei vigneti gli stornelli, acque chiare nei ruscelli
    nelle sacche più profonde, nebbia e freddo vi nasconde

    ed ai bimbi che son buoni, reca belli e ricchi doni.

    E. Minoia


    🙂

  5. correzione:

    si tritrova cresciuto!

    è in realtà:

    si ritrova..

  6. Grazie Winah e grazie Bea: leggendo i vostri post, ho pensato che…

    Il colore del ricercatore di Anima è quella tonalità che corrisponde alla giusta vibrazione, quando è proprio al cospetto di un pazzetto di infinito che gli succede di trovarsi…
    Perche non può sbagliarsi: tutto il corpo avverte che quello è il punto “0” dove comincia un’emozione e allora l’errore sarebbe non starla a sentire, non coglierla e proseguire seguendo la mono-tonia di un’ombra che riflette – è evidente, è lì per terra – tutte le volte che non abbiamo voluto imbrattarci del colore di quella vibrazione.

  7. altra correzione:

    son tirati dalla giacca, per i bambini

    è:

    son tirati per la giacca, dai ibambini

  8. sempre sull’ onda e con la stessa motivazione che ha
    la filastrocca,
    ecco a tutti voi:

    LA FIABA:

    Tanto tempo fa, nell’universo c’erano tante stelle, poi trascorse tanto e tanto tempo e si formò la terra con tutte le sue meraviglie della natura.

    Le stelle guardavano con curiosità l’incanto dei paesaggi, come bimbe curiose, si sporgevano dall’alto dell’universo per sbirciare un occhiata di qua e di la….

    Ma la loro attenzione era sempre rivolta al mare, si divertivano a specchiarsi e a riflettersi nelle onde…. correvano in una sfrenata corsa, tenendosi per mano, ridendo e scherzando fra di loro, creando una fila lunga lunga di stelline luminose…..

    Ma aimè, giocando e scherzando, una delle stelline scivolò e come una lunga catena, ceddero nel mare tenendosi forte forte per mano.

    Quante lacrime e lamenti, le stelline imploravano le altre stelle dal cielo di aiutarle, tra gli sguardi curiosi dei pesci…. ed ecco che il re del mare fece la sua apparizione.

    Non piangete piccoline, disse….non posso farvi ritornare nel vostro universo, ma sarò felice di tenervi per sempre nel mio regno e sarete le creature più belle ed ammirate del mondo marino.

    Le stelline anche se pur a malincuore furono contente di accettare, fra la gioia delle creature del mare e le stelle delluniverso che potevano lo stesso parlare con le loro sorelle e così la serata iniziò con suoni e danze per festeggiare l’arrivo di ospiti così belli……

    ..Alzai la testa, Marco dormiva, lasciai il libro semi aperto sulla poltrona e piano piano mi incamminnai verso la porta, quando con vocina semi addormentata mio figlio mi disse: Papà! ma è tutto vero quello che mi hai raccontato? No! piccolino mio è solo una fiaba gli risposi… dai ora dormi che è tard …iVa bene …Buona notte papà, mi rispose Marco ranicchiandosi sotto le coperte.

    Passò qualche giorno e una sera mi trovai per caso vicino al mare…. che spettacolo, milioni di stelle che si riflettevano nelle onde, era uno scenario da favola, che silenzio, che incanto, guardavo, ma il mio pensiero era alla fiaba che avevo letto a mio figlio, ma guarda che immagginazione che hanno questi autori a creare fiabe così carine…. quando il mio sguardo si fermò su di una piccola stella marina adagiata su di uno scoglio…

    ma, che cosa strana, mi avvicinai e vidi che la piccola stellina brillava di una luce strana…. luminosa, alzai lo sguardo verso le stelle e pensavo… ma, allora, non è una fiaba?!?!

    Pino Cuomo

  9. Meraviglia dell’ esistere con occhi di un fanciullino:

    titolo:
    BRILLA NELL’ARIA

    Primavera d’intorno.
    Brilla nell’ aria
    e per li campi esulta,
    si’ ch’ a mirarla intenerisce il core
    odi greggi belar, muggire armenti
    e gli altri augelli contenti
    a gara insieme,
    per lo libero ciel
    fan mille giri,
    pur festeggiando il lor tempo migliore.

    Giacomo Leopardi

  10. la notte brillava con le sue mille luci
    e tutti i suoi splendori, tesori, prima nascosti, ora erano svelati,
    le dolcezze del vivere
    brillavano tutte stagliate contro il cielo notturno.

    Anna

    Buon nuit

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  12. Ti aspettavo, cara Valeria, e con la puntualita’ di un orologio svizzero sei arrivata! Ne sono felice.
    Ti/vi sembrera’ bizzarro, strano ed inutile il fatto che dopo piu’ di quattro anni io abbia scientemente cambiato nick e logo…a volte certe piccole “stranezze”, apparentemente inspiegabili, sono necessarie. Sto tornando a vedere l’alba dopo essere stata in tenebre d’inferno, per quanto io ami il logo verde con il nome Beatrice, sento la nevessita’ di non usarlo piu’. Tengo stretto nel cuore un certo passato e gli sono grata perche’ oggi non sarei qui e non sarei la donna che sono, ma voglio avventurarmi in nel futuro…e preferisco csmbiare nick.
    Spero possiate capire!
    Ti/vi voglio bene, carlotta

  13. Pare che un tempo per “artista” s’intendesse colui che svolgeva un mestiere “con arte”. Questi, infatti, veniva iniziato ad un mestiere secondo regole appartenenti alla tradizione della propria società.
    Sembra, inoltre, che ogni artista fosse destinato ad un mestiere in base alla propria natura (a differenza di quanto accade oggi) cioè alle proprie corrispondenze cosmiche che, se non rispettate, avrebbero prodotto squilibri nel sistema cosmico.
    Lo scopo dell’iniziazione all’arte o mestiere sarebbe stata, in ultimo, quello di superare le possibilità umane dell’individuo. Infatti, ogni persona si riteneva fosse portatrice della predisposizione connaturata al proprio essere e versata in una certa arte che apprendeva a livello razionale.
    Così l’artista non era un genio per caso ma un individuo in cui il proprio essere trovava piena realizzazione. Al contempo, di ciò riceveva un beneficio anche il gruppo artistico e la società.
    Dunque, l’appartenenza ad un’arte o mestiere non sarebbe stata che l’iniziazione ai piccoli misteri e cioè il superamento di quello stato umano oltre il quale si può avere un contatto con gli stati superiori. Solo così sarebbe stato possibile avere l’iniziazione ai grandi misteri tramite l’influenza spirituale, cioè un vero rito iniziatico.

    Sotto questo profilo, come i mestieri oggi non sarebbero più insegnati alla stregua dell’iniziazione di un tempo, così anche le scienze oggi sarebbero vuote e, per i matematici, i numeri sarebbero solo il mezzo meccanico per fare calcoli.

  14. Cara bimba-carlotta…
    siamo qui e questo è l’importante. Del perché tu abbia sentito la necessità di cambiare improvvisamente logo e nick dopo quattro anni, accidenti è proprio tanto tempo, non mi importa, invece: ci si può appropriare di tutti i nick che si desiderano e fingere di essere qualcuno che non si è, ma non si può fingere a lungo. Inoltre le persone che ti vogliono bene ti troverebbero comunque e per loro saresti sempre Tu. Come per me lo sei. Comunque e ovunque.

  15. Cara Valeria,
    grazie, le tue parole mi commuovono.
    Hai perfettamenmte ragione….posso cambiare nick, posso cambiare nome….ma dentro mi sento sempre Bea…..allora, hai ragione, che serve cambiare nick e logo se tanto dentro sono sempre io?!
    Come al solito, mia cara amica, mi leggi dentro e al momento giusto sai intervenire per farmi riflettere o cmq per darmi quel consiglio che solo un’amica che mi conosce bene come te sa fare…..
    eè qualche giorno che stavo facendo questa riflessione e gti dico la verità: quando ieri ho letto il post di Inno che mi chiamava ancoira Bea mi sono sentita bene….era come avessi riconosciuto finalmente me stessa…..
    Un dolce abbraccio cara Mamy Val, Bimba Bea

  16. Cara Bea,
    mentre ti vedevo scorrazzare per il blog sotto le mentite spoglie di carlotta, anche io ho messo a fuoco che in certi casi è davvero triste dover vivere in incognito, o forse in tutti i casi in cui, avendo avuto così tanto, si deve ricominciare da capo a costruire una vita, una propria individualità, anche se virtuali: sai, ho sempre pensato che noi siamo quello che abbiamo fatto di bene e siamo anche i nostri sbagli, portiamo ovunque in noi, nel bene e nel male, luoghi e persone… Lo ritrito spesso questo concetto e allora perché mai una persona dovrebbe scordarsi di sé? E’ stata tanto inutile la sua esistenza da aver deciso di sacrificare tutto il percorso fatto fino ad un certo punto ed anche i suoi compagni di viaggio? La risposta dovrebbe suggerirtela il fatto che tu sia legata in qualche senso ad Inno, che riesca ad interagire con Gianluca/Bronte/Robert e anche con me che non sono per niente tollerante con chiunque, non avendo conti in sospeso con nessuno. A pensarci bene c’è una persona con la quale sono in debito di affetto…
    Spero che tu non abbia sentito, tutte le volte che lo hai fatto, il bisogno di uscire dal blog per prenderti una pausa dal ruolo di Beatrice ( 🙂 ), perché in fondo lo so che è sfibrante e, se così fosse stato, spero ti faccia piacere e ti sia di sollievo avermi in futuro al tuo fianco qualora ci sia da portare nuovamente Inno al pronto soccorso… Così, a prescindere. A prescindere dalle Trinacrie o dagli uomini+donne con una gamba che riesce ad inventarsi di essere… Ma poi neanche lui se ne va mai, perché ogni luogo ha il suo Inno e noi abbiamo il nostro.
    Scritto, riletto e sottoscritto, ti bacio e ti abbraccio.

  17. Un sentito caloroso Saluto a Beatrice, 🙂 ! Naturalmente un saluto a tutti di Casa Anima & A

  18. Un Caloroso Saluto a tutti gli amici e a tutte le amiche di questa preziosa radiosda casa 😀

    una piccolissima precisione……
    😀 per chi non lo sapesse la trinanacria fu culla dell’allora giovane neonata e clonata umanità dei LULU ormai sparsa in tutto il mondo 😀

  19. Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altret- tanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquilla- mente perché non è pericoloso.
    Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo. Ciò che conta è tutto dentro di noi; da fuori nessuno ci può aiu- tare. Non essere in guerra con se stessi, vivere d’amore e d’accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile. Non solo camminare su una fune, ma anche volare.

    Hermann Hesse

    Un saluto caloroso a Gabriele e Michele,
    a Gianluca,
    Giuseppe(G,Peppe)
    Bea-Carlotta,
    Raffaele
    e tutti…

    “Qui
    non si sente
    altro
    che il caldo buono
    Sto
    con le quattro
    capriole
    di fumo
    del focolare.”

    Ungaretti

  20. 😉


  21. Qui
    non si sente
    altro
    che il caldo buono
    Sto
    con le quattro
    capriole
    di fumo
    del focolare.

  22. Con l’affetto più grande del mondo, un dolce saluto
    al carissimo Amico Giuseppe…..

  23. Cara Valeria,
    essere Beatrice significa essere me stessa, ed essere se stessi a volte è difficile perchè quando conosci le tue paranoie, i tuoi desideri, le tue ombre e quant’altro e vedi che la vita – come del resto succedde poi a tutti – è fatta di grandi delusioni e batoste, arrivi a pensare che per non morire totalmente è meglio ricominciare da zero….ma, come hai detto tu e come io stessa in fondo al cuore ho smepre pensato, noi siamo il nostro passato, non lo possiamo annullare. Anzi guai a volerlo dimenticare perchè saremmo il signor nessuno…posto che poi si possa dimenticare!!
    EssereCarlotta in realtà era solo iil voler sfuggire a certe “ombre” del passato…ma non si può sfuggire a nuessuno, tanto meno alle proprie ombre. Il mio rapporto rapporto coil blog va ben oltre il virtuale, ecco perchè avevo penbsato di ricominciare dal niente….ma io non sono il “niente”: ergo è bello essere quella che sono, col mio passato che tengo stretto nel cuore e da cui non voglio in alcun modo separarmi, anzi ogni ricordo è una foto magnifica da attacacre nel mio albun del mio cuore.
    Essere Bea è essere quella che sono: riesco a denudare l’anima e conoscermi e consocere….sentire e vedere. E anchje io penso che siamo la somma di ciò che siamo: delle cose fatte bene e dei nostri sbagli…anzi proprio da quetsi ultimi dobbiamo imparare….come si dice “la storia è maestra di vita”…il passato e ciò che abbiamo fatto di bene o di male deve essere il nostro primo maestro.
    Si, è vero, con Inno ho un’intesa straordinaria: gli riconosco il merito di essermi stato vicino in questi mesi per me difficili, di aver trovato smepre il modo di regalarmi un sorriso e soprattutto gli devo il fatto che quando ero a pezzi lui lo ha sempre capito e mi ha offerto la sua mano per non vcadere giù…..Grazie Inno.
    Io direi che anzichè portarlo al prontosoccorso, portiamolo abllare…che ne dici?!
    Con sincerità ti dico che, pur avendo snetito smepre il tuo affetto, in certi momenti mi sei mancata….mi è mancato quel caloro che solo una vera amica sa offrire in maniera silenziosa, ma altrettanto potente….averti al mio fianco è una grande gioia, perchè ti voglio bene, mamy Val.

  24. Ridendo con le lacrime, Da precisare anche che simbolicamente di gambe la Sacra Trinacria ne possedeva (ed in alcuni casi ancora ne possiede) ben TRE (che è come dire di avere una marcia in più, tanto è vero che si spinesero oltre le stelle cos’ come riuscivano ad attraversare i portali infradimensionali) e non una sola come è nei comuni mortali che a stendo sanno camminare solo sulla terra ferma… Gli Animicus / Elohim allora erono stati coloro che tanti inconsapevoli chiamavano DEI e che oggi li chiamano ET / ALIENI 😀 hahahahah 😀

  25. III
    GLI OCCHI: (1987)
    Andiamo a dipingere
    le nostre anime,
    le nostre menti…
    Andiamo rendiamo
    al nostro cervello
    il verde dei campi
    il movimento azzurro
    dei mari… andiamo, e;
    un albero qui
    un fiumiciattolo,
    una striscia di mare
    da quest’altra parte…
    Siamo pittori di questi
    Giorni, di questi tempi
    Incolori…
    Siano gli occhi i nostri pennelli
    scalpellini! siano le mani il sentire
    come si parlano i sensi…
    L’immaginazione, l’intuito.
    Dipingiamo.. ora ogni arte….
    sia vita!, sia la nostra anima
    Il nostro cervello… i colori
    Continui….

  26. L’ odore dei pini appena bagnati,
    l’ odore della rugiada del mattino
    l odore del mattino quando il sole si è appena levato come hai appena fatto tu,
    l odore dell aria tersa e tanquilla
    riampie ogni sussurro in poesia,
    l’ odore dell amore fa brillare ogni centimetro dell anima,
    le mani che silenziose si toccano
    quando si ama,senza dover proferire parole:
    ecco le stelle…
    i colori della vita,
    tutti i colori della vita
    riversati in un attimo di pace…
    eternità d’ Anima.

    titolo: affetto( il collante…)

    Anna

  27. Il mio animo giace sazio
    i polmoni sono pieni d’ Anima
    perpetua, aria leggera che sale,
    pieni d’ affetto,

    i miei polmoni sono pieni d amore.

    titolo: i miei polmoni sono pieni d amore.

    Anna

  28. il vento caldo del meriggio bacia
    teneramente i mio cuore…

    titolo: una sferzata d aria calda sul mio petto,
    nel mio animo

    Anna

  29. A forza di guardare il cielo e di respirare a pieni polmoni l’aria fresca della notte, mi pareva di riempirmi di stelle.

    Terzano

  30. Il mare è tutto azzurro.

    Sandro Penna

  31. …Bea, se c’era Inno non avevi certo bisogno di me, che ero impegnata a contare e ricontare le gambe e più le contavo e più perdevo il conto; e carlotta assomigliava così tanto al tuo passato, più che al passato di una Beatrice…, che non potevo pensare che quello fosse un nuovo inizio. 🙂
    Quanto a Inno, sì, vorrei tirarlo io al centro della pista, questa volta sulle note dell’Inno dei LULU per fargli da quarta gamba, come dice il nostro schioppettante Raffaele, che saluto.
    Baci

  32. Grazie, amica Bea, ti voglio spedire un video, molto bello e molto significativo, anche se è famoso a tutti, ma tu sei una donna speciale che sa vincere qualsiasi prova della vita, sei sensibile e la tua interiorità è aperta alla serenità e alla pace. La tua anima è luminosa e potente come una stella di prima grandezza, nel firmamento dell’ universo.

    E’ NATALE
    di Madre Teresa di Calcutta

    E’ Natale ogni volta
    che sorridi a un fratello
    e gli tendi la mano.

    E’ Natale ogni volta
    che rimani in silenzio
    per ascoltare l’altro.

    E’ Natale ogni volta
    che non accetti quei principi
    che relegano gli oppressi
    ai margini della società.

    E’ Natale ogni volta
    che speri con quelli che disperano
    nella povertà fisica e spirituale.

    E’ Natale ogni volta
    che riconosci con umiltà
    i tuoi limiti e la tua debolezza.

    E’ Natale ogni volta
    che permetti al Signore
    di rinascere per donarlo agli altri
    ———————————————————————

  33. UN SALUTO a Te Cara ANNA…. 😉

  34. Un Caro Rilassante Saluto anche a Te Carissima Valeria 😀
    ed un Caro Rilassante Saluto a Tutta la Contemplativa COMPAGNIA 😀

  35. Caro Inno,

    grazie, grazie, grazie!!!!
    Un bacione

  36. …. 😉 ✰

  37. traduzione della canzone del video che postato sopra:
    HAVE YOURSELF A MERRY LITTLE CHRISTMAS

    “Passiamo un piccolo Natale felice
    lascia che il tuo cuore sia leggero
    da adesso in poi
    i nostri problemi saranno fuori di vista
    Passiamo un piccolo Natale felice
    trascorri le tue feste natalizie allegramente
    da adesso in poi
    i nostri problemi saranno a miglia di distanza

    eccoci qui come ai vecchi tempi
    i felici giorni d’oro di un tempo
    Ancora tutti insieme ci ritroviamo
    insieme agli amici fedeli che ci sono cari ancora una volta riuniti insieme

    e tutti gli anni ci riuniremo ancora una volta insieme, uniti
    se il Fato ce lo concederà.
    Appendiamo una stella splendente
    sul ramo più alto
    e passiamo un piccolo Natale felice, adesso.”

    *******************************************

    In ognuno di noi possiamo coltivare
    un piccolo pezzo di terra d amore,
    un piccolo “Natale” dentro ognuno di noi,

    un piccolo pezzo di terra felice
    nel nosro cuore che non ha tempo
    e che ogni giorno ha bisogno delle nostre cure
    e del nostro amore,

    un piccolo angolo felice dentro ognuno di noi..
    da tenere e custodire sempre

    un luogo nel cuore sempre fiorito
    il nostro “orticello privato”
    e in ogni notte fredda
    una stella, un calore a cui attingere
    speranza e pace..
    se poi si riece
    a CONDIVEDERE
    questo piccolo pezzo di terra d amore, fiorito e del cuore
    con chi vogliamo bene…
    bè allora è il nostro piccolo angolo di paradiso fiorito in Terra, nella vita di ora..

    ma si procede sempre passo per passo
    intanto è

    – bene –

    coltivare questo piccolo, innocuo e soffice piccolo pezzo di terra ogni giorno e poi….

    “Ognuno”
    NON
    “è solo sul cuor della Terra”,

    ma in pace nella serenità del suo cuore e per questo poi è portato alla compagnia..
    alla condivisione
    e appena spunta l’ alba
    può vivere l’ intera giornata
    nel calore del sole..

    si ha un intera vita per gustarne il sapore,anche un solo giorno
    equivale all ‘ interiorità di un attimo d’ Eterno,
    nulla è mai perduto
    e tutto è sempre così creabile..

    Avere nell animo..
    un piccolo “natale” dentro se…

    un piccolo angolo di felicità
    tutto per se
    un piccolo pezzo di terra del cuore
    dal coltivare col proprio amore
    ogni giorno
    con animo..

  38. In ognuno di noi possiamo coltivare
    un piccolo pezzo di terra d amore,
    un piccolo “Natale” dentro ognuno di noi,
    un piccolo pezzo di terra felice
    nel nosro cuore che non ha tempo
    e che ogni giorno ha bisogno delle nostre cure
    e del nostro amore,
    un piccolo angolo felice dentro ognuno di noi..
    da tenere e custodire sempre
    un luogo nel cuore sempre fiorito
    il nostro “orticello privato”
    e in ogni notte fredda
    una stella, un calore a cui attingere
    speranza e pace..
    se poi si riece
    a CONDIVEDERE
    questo piccolo pezzo di terra d amore, fiorito e del cuore
    con chi vogliamo bene…
    bè allora è il nostro piccolo angolo di paradiso fiorito in Terra, nella vita di ora..
    ma si procede sempre passo per passo
    intanto è
    – bene –
    coltivare questo piccolo, innocuo e soffice piccolo pezzo di terra ogni giorno e poi….
    “Ognuno”
    NON
    “è solo sul cuor della Terra”,
    ma in pace nella serenità del suo cuore e per questo poi è portato alla compagnia..
    alla condivisione
    e appena spunta l’ alba
    può vivere l’ intera giornata
    nel calore del sole..
    si ha un intera vita per gustarne il sapore,anche un solo giorno
    equivale all ‘ interiorità di un attimo d’ Eterno,
    nulla è mai perduto
    e tutto è sempre così creabile..
    Avere nell animo..
    un piccolo “natale” dentro se…
    un piccolo angolo di felicità
    tutto per se
    un piccolo pezzo di terra del cuore
    dal coltivare col proprio amore
    ogni giorno
    con animo..

  39. Fra le piccole novelle di Natale, questa è una delle più care..

    È la notte del 24 dicembre. Il vento fischia, trascinando con sé, per le strade del paese, un pulviscolo farinoso. Con dita di ghiaccio ha strappato dagli alberi le stelline d’argento che ora giacciono ammucchiate sui marciapiedi in gomitoli tremanti. Solo qualche lampadina fora l’oscurità, disegnando nel buio senza dimensioni, aloni gialli. Nella casa c’è un tepore dolce. Profumi antichi sfuggono borbottando dalle pentole sui fornelli. Gli abitanti sono usciti per la Messa e il silenzio avvolge, come un manto, le stanze.

    In un angolo del soggiorno s’allunga, con le sue casette di cartone, un Presepe. È un Presepe all’antica: verde di muschio, bianco di farina. Con un sognante cielo stellato contro il quale si stagliano le montagne violette. Una cascata precipita col suo getto di carta stagnola nel laghetto di vetro. C’è un’atmosfera irreale, come se il tempo si fosse arrestato e ogni persona bloccata nel suo andare.
    Le statuine di terracotta rimandano ad un mondo scomparso: la vecchia filatrice col suo fuso d’ovatta ingiallita; un pescatore coperto da una pelle d’agnello che tira su un pesciolino. E poi tanti pastori di terracotta. Assonnati, alla fioca luce dei lampioncini, si affollano lungo un sentiero, che attraversa il prato macchiato di neve. Un angelo vestito d’azzurro, poggiato su una sporgenza rocciosa, richiama tutti, suonando la tromba, alla grotta. Ogni pastore ha con sé il suo piccolo gregge di pecore.
    In un angolo, affondata nell’ombra, sola e triste, c’è una pecorina. È carina come le altre col suo vello d’ovatta ricciuta, e il musetto appuntito, ma, poverina, ha solo tre zampette. “Questa è brutta.” hanno sentenziato i bambini, “guasta il Presepe. Nascondiamola all’angolo, vicino ai cespugli.” E lei se ne sta lì, come in castigo. Sa di essere difettosa e non degna di avvicinare la grande stella che splende sopra il Mistero. Gesù, appena nato, nella mangiatoia, s’agita e vagisce: è vero che è il Figlio del Signore, ma è anche un bimbo che all’improvviso è passato dal caldo nido materno al freddo ostile della notte. L’Amore lo ha spinto a lasciare il suo mondo di luce per intraprendere un cammino che lo condurrà alla solitudine della Croce.
    Inutilmente il Bue e l’Asinello si affannano a scaldarlo col loro fiato.
    Ora, tutti gli antichi personaggi del Presepe gli sono attorno, solleciti. Qualcuno soffia nelle zampogne le note del «Tu scendi dalle stelle», e il Bimbo Santo s’acquieta.
    Gira sul paesaggio di cartone gli occhi ancora umidi e sotto quello sguardo divino i cuori di terracotta tremano d’emozione. Gesù, ad un tratto, scorge la pecorina, sola e triste, avvolta dall’ombra densa.
    La fissa stupito, poi le sue labbra si schiudono in un sorriso così tenero e dolce che, per qualche attimo, il velluto della notte s’accende d’un argenteo chiarore. “Perché quella pecorina è stata messa in disparte? Non sapete che io sono sceso al freddo e al buio soprattutto per stare vicino agli esseri come lei?”
    Alza la manina e un lampo di luce attraversa il paesaggio, mentre una musica soave avvolge le statuine in un caldo abbraccio.
    Quando i bambini,al ritorno dalla messa di Natale,accorrono al Presepio,scorgono stupiti,

    ACCANTO AL BIMBO APPENA NATO, LA PECORINA ZOPPA.

    internet

    titolo: il presepio “vivo”

  40. Mel! 🙂

  41. c’è un pò di miele in ogni cuore..
    il caldo miele, il dolce affetto
    che custodiamo nel nostro piccolo scrigno
    fatto di calore umano…
    e facilmente ci sono circostanze cha fanno sciogliere
    lo scrigno
    e il miele caldo si riversa
    direttamente come nettare
    nel cuore..
    palpitante d’ Anima.

    Anna

    titolo: Mel..

  42. L’ ultimo Mel. il titolo, non sta per il mio vecchio nickname, ma sta per miele in latino, che appunto si dice: mel

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