Io accetto…

” Io accetto la grande avventura di essere me. ”

~ Simone De Beauvoir ~

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4 Risposte

  1. Voglio essere me. Ma chi è “me” ?

    “ Esse est percipi ” – G. Berkeley

    “ Essere è esser percepiti ”: chi e da chi?… mi domando …

    Se io sono, vuol dire che io sono quello percepito.
    Al contempo, se io sono, … io sono anche quello che percepisce.
    Se nello stesso attimo io mi percepisco e sono percepito, vuol dire che opero in me una scissione tra chi osserva e chi è osservato, e cioè tra l’agente e la forma.
    Da questa scissione posso anche ipotizzare che l’agente, il quale mi consente di vedermi, abbia una natura esterna e più sottile rispetto alla forma.

    Ora, mi domando che senso abbia osservarmi, se non per paragonare ogni mia azione con il suo contrario e, poi, valutarla.
    Se tutto si muove ed evolve, che senso ha vedermi se non quello di evolvermi?

    Posso, dunque, immaginare di avere un agente interno che è mio mentore ed insegnante. Una mia parte “intima”, che mi fa vedere la sua ombra per, poi, portarmi alla sua luce … attraverso l’intuizione (che ritengo essere una forza d’attrazione che mi spinge verso ciò che percepisco a me affine).

    Inoltre, se ognuno ha un suo agente, bisognerà anche ammettere che vi sono più agenti e che questi sono legati da una medesima matrice. Quest’ultima mi fa ipotizzare l’esistenza di una tela che coinvolge tutti.

    La tela ha ordito (verticale) e trama (orizzontale). E la vita è proprio una tela, perché composta da due elementi:
    – un elemento visibile, cioè il trascorrere del tempo, scandito dagli eventi che si susseguono, che passano e vanno oltre (trama), e
    – un elemento che non si vede, cioè una matrice comune, che dall’alto ordina ogni cosa secondo una logica nascosta (ordito).

    La tela, però, risulta chiara e leggibile solo se vista nella sua interezza (trama e ordito insieme – dunque, è necessario vedere anche l’ordito), altrimenti la vita resta indecifrabile apparendo per quella di tutti i giorni: un labirinto dal quale non si esce.
    E non è forse l’intuizione di Arianna che ci può trarre fuori dall’inganno?
    Leggere gli eventi è saper interpretare il significato della vita, al di là di ciò che appare come bene o male: in fondo, la tela somiglia alla scacchiera, dove vince chi legge le mosse e l’intenzione dell’avversario.

    Da quanto sopra, devo dedurre che l’agente interno appartenga alla stessa matrice che ordina gli eventi della vita.

    L’agente interno, Chirone, istruisce facendo percepire il dolore, l’ombra (la parte animalesca del centauro).
    Ma, penso sia proprio questa la sua parte utile, perché consente di intuire il suo contrario e induce alla ricerca della luce.
    Sotto questo profilo Chirone porta la luce. Sotto il medesimo profilo, però, è necessario prendere le distanze da ciò che, di noi, ci viene mostrato da Chirone perché il Minotauro ritengo debba esser osservato,.. ma anche ucciso, così come è stato creato.

    Dunque, “Esse est percipi “:
    io “sono”, cioè posseggo la piena dimensione di me stesso (svincolato dal piano temporale dell’esistere) in quanto percepisco me stesso per ciò che, appunto, sono, attraverso gli occhi della verità e della luce che in me stesso ri-trovo e ri-scopro, grazie all’azione dell’agente universale che in me opera tramite l’agente individuale.

    In definitiva, Dio è fuori e dentro la ghianda …

  2. … La possibilità per il mio corpo di trascendersi…

  3. Ti amo.
    Sei un pensiero troppo importante
    per essere stretto in una mano,

    sei un canto ricorrente nei miei sogni.
    L’amore e’ una parola di luce,
    scritta da una mano di luce,
    su di una pagina di luce

    Khalil Gibran

  4. Non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti potuto essere.
    George Eliot, Middlemarch.
     
    Il principale compito dell’uomo nella vita è dare alla luce sé stesso.
    Erich Fromm, L’arte di amare.
     
    L’amore è un potere attivo dell’uomo;
    un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso d’isolamento e di separazione,
    e tuttavia gli permette di essere sé stesso e di conservare la propria integrità.
    Erich Fromm, L’arte di amare.

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