Bellezza

«La bellezza ha un significato ma io non lo conoscevo fino a poco tempo fa. La accettavo semplicemente così come fosse senza senso, come qualcosa di bello e basta, senza una logica. Non sapevo nulla sulla bellezza ma ora lo so. L’erba mi appare molto più bella ora che so perché è erba. Perché c’è passione persino nella vita dell’erba e anche avventura. E’ un semplice pensiero che mi commuove. Quando penso al gioco della forza e della materia e alla loro tremenda lotta credo che potrei scrivere un poema epico sull’erba».

Jack London, “Martin Eden”

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Una Risposta

  1. Parafrasando Galimberti, commentando il post e amando a modo mio per divinare il Genius Loci (tutto insieme contemporaneamente, equivale ad un’impresa che non mi interessa abbia successo: ho bisogno di amare così!):

    …L’intelligenza corporea… guarda al mondo non per scoprire ma per sentirsi a casa, tra cose che parlano del nostro vissuto, tra volti che non c’è bisogno di riconoscere, perchè nel loro sguardo ci sono le tracce dell’ultimo congedo; “trasfigurare le cose” caricandole di senso, sottraendole all’anonimato dell’inseità, per far sì che il nostro corpo si senta tra le sue cose… L’intelligenza corporea, abitando il mondo, non è mai percorsa dal sospetto che la sua percezione possa essere un’illusione rispetto alla verità in sé, perchè proprio confrontandole con le percezioni, ha imparato a riconoscere le illusioni che sono sempre ospitate dal silenzio del mondo, da una risposta mancata. Soltanto un’intelligenza che non abita il mondo attende dalla ragione il criterio di distinzione tra illusione e realtà.

    —————————
    Ecco un’intelligenza che non abita il mondo:

    […] Un essere attratto verso le radici, gli inizi, verso le profondità dove covano i semi delle piante. Era dunque dannato alla conoscenza tutta materiale, incapace di comprendere come le forme siano l’essenza delle cose, come nella foglia e nella radice si sveli la verità della pianta, la sua integra figura; i rami nelle nervature, le fronde nei lobi, le radici nell’attaccatura. Gollum aveva scordato le foglie, le cime, i bocci che si aprono all’aria, cioè la destinazione delle cose che ne sono il principio, l’entelechia. La forma s’incarna e plasma, non è sprigionata dalla materia, insegnava ancora Goethe.
    Gollum è al polo opposto, non immagina nemmeno più che sia l’imperfetto a rinviare alla perfezione, che il fiore sia l’immanente invisibile, dominante destino nel ruvido seme materiale. […]

    Dall’Introduzione di Elemire Zolla a ” Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien

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