Abbiamo voluto

«Abbiamo voluto cambiare il mondo
e ci siam ritrovati con la vita disfatta
ma la notte è stata bella
chi dice che l’amore è a perdere
ha già perso l’amore».

Jacques Prévert, “Spectacles”, 1951

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15 Risposte

  1. la libertà è poesia
    libertà di vivere secondo il proprio sentire
    libertà i essere e di esistere
    libertà di esserci

    In questi ampi spazi
    piani versi sormontati da cieli azzurrri
    su vasti orizzonti di mare
    respirare salsedine
    e campi sconfinati di fiori dinnanzi
    e avere la mano di chi ama
    al fianco e correre insieme per questi spazi
    versi
    giocare e rincorrersi

    Libertà
    respirare
    aria
    coccolarsi
    e sentire nei polmono
    un grande spazio come se il respiro ampio non avesse la fine
    ma solo l’ inizio e guardare la sera le stelle e nello spazio sconfinato
    sentire la libetà
    sentire la libertà sul proprio corpo
    vdere la libertà nella vita
    Respirare a fondo
    ………

    .

    .

    .

    ……..

    .

    .

    libero

    .

    .

    .

    .

    .

    .

    Anna

  2. condividere è libertà

  3. …Per la prodigalità con cui molti uomini e donne vivono la vita muovendosi verso il loro luogo di morte, non indossando né corazza né armi, si dice che il rinnoceronte non ha dove ficcare il suo corno, la tigre dove affondare i suoi artigli…: a differenza di chi è seguace della morte, loro non hanno nessun luogo di morte.
    (parafrasando una sentenza di Lao-Tzu)

  4. “Transit Eros in Eris”

  5. MI sono accorta che nella poesia dove ho scritto versi, inrealtà volevo scrivere
    verdi

  6. …”Denique res omniseadem vis causaque vulgo conficeret, nisi materies aeterna teneret, inter se nexus minus aut magis indupedita. Tactus enim leti satis esset causa profecto quippe ubi nulla forent aeterno corpore quorum contextum vis deberet dissolvere quaeque….”
    (Lucrezio)

  7. “Non perisce dunque del tutto ogni cosa che pare perire,
    poiché la natura rinnova una cosa dall’altra e non comporta
    che alcuna si generi se non l’aiuta la morte di un’altra.
    ……
    … tu che nel sonno consumi la parte maggiore del tempo
    e sveglio russi, né cessi di vedere sogni
    ed hai la mente assillata da vana paura,
    e spesso non sei capace di scoprire che male tu abbia, mentre
    ebbro sei oppresso da molti affanni, infelice, da ogni parte,
    e vaghi ondeggiando in preda al confuso errore dell’animo.
    Se gli uomini, come si vede che sentono di avere
    in fondo all’animo un peso che con la sua gravezza li affatica,
    potessero anche conoscere da che cause ciò provenga e perché
    una sì grande mole, per così dire, di male nel petto persista,
    non così passerebbero la vita, come ora per lo più li vediamo:
    ognuno non sa quel che si voglia e cerca sempre
    di mutar luogo, quasi potesse deporre il suo peso. ….
    Così ciascuno fugge sé stesso, ma, a quel suo ‘io’, naturalmente,
    come accade, non potendo sfuggire, malvolentieri gli resta attaccato,
    e lo odia, perché è malato e non comprende la causa del male;
    se la scorgesse bene, ciascuno, lasciata ormai ogni altra cosa,
    mirerebbe prima di tutto a conoscere la natura delle cose,
    giacché è in questione non la condizione di un’ora sola,
    ma quella del tempo senza fine, in cui i mortali devono aspettarsi
    che si trovi tutta l’età, qualunque essa sia, che resta dopo la morte.”
    (Lucrezio)

  8. Grazie, Ettore, Lucrezio sostiene una grande verità: i mali del singolo provengono da quel confuso errore d’animo in preda al quale vaga in cerca di una risposta a tanta sofferenza. Fuggire da se stesso sembrebbe l’unico rimedio, dimenticando che i mali che affliggono il singolo sono spesso il riflesso di un male collettivo che si annida sotto la “maschera”.

  9. .. chi è consapevole di indossare la maschera è solo l’attore, il quale interpreta i vari tipi psicologici consapevolmente.

    Ma le persone, normalmente non s’accorgono d’indossare maschere, finendo per identificarsi in esse con la conseguenza di non far emergere ciò che esse nascondono (qualcosa di splendido).
    Le maschere ci irretiscono e ci affascinano con gli infiniti desideri (e le frustrazioni).
    Le maschere non sono sedimentate solo nel nostro inconscio, ma si nascondono anche e soprattutto nei nostri pensieri quotidiani, quando pensiamo a ciò che dobbiamo fare o a ciò che abbiamo fatto, desiderando questo o quello, con continui pensieri che si susseguono veloci per associazioni orizzontali e di cui noi siamo consapevoli solo in apparenza (allora questo stato che noi, comunemente definiaco “conscio” in realtà non lo è: chiamiamolo “pre-conscio”).
    Possiamo renderci conto di questo fenomeno nel momento in cui proviamo a guardare noi stessi che pensiamo nel quotidiano. Quale miglior modo per scoprire il meccanismo d’azione della nostre psiche? Questo, dunque, è lo stato “conscio” nel quale siamo pienamente presenti a noi stessi (nel quale ci osserviamo attraverso lo spioncino). Ma non è facile ….

    In questo passo del “de rerum ..”, Lucrezio descrive gli uomini alla continua ricerca dell’appagamento dei propri istinti, ma in modo frustrante, perchè mai nessun desiderio potrà appagarci dall’incompletezza che ci deriva dalla mancanza di conoscenza di noi stessi (e a nulla vale l’autocommiserazione di se stessi che ritengo sia solo una scusa per abbandonare la lotta e le proprie responsabilità). Ed aggiunge che gli uomini, persi nel labirinto dei loro desideri, perdono di vista la ricerca di se stessi e sprecano la loro vita azzannandosi tra loro.

    Dunque …. ecco che nella liturgia “le ceneri” ci suggeriscono di comportarci come gli attori: cioè di indossare le nostre maschere consapevolmente per rendercene conto. Questo è l’unico modo per distruggerle ed .. incenerirle.

    Guardare i propri difetti non è fuga da se stessi, ma il contrario: un atto di coraggio e di sacri-ficio, che ci allontana dal giudizio verso gli altri.
    Devo concordare, che la paura di restar senza identità è naturale (però infondata)
    … ma chi l’ha detto che è un’opera facile da realizzare?

    Grazie, Valeria, perchè queste cose le dico anzitutto a me stesso … in continuazione.

  10. …Cogito, ergo sum… Così, faccio un’associazione pre-conscia orizzontale, ti accompagno fino allo spioncino, a te tanto caro, e lì ti lascio, caro Ettore…
    Per esempio, perchè distruggere la tua maschera? E’ una maschera. Magari sapessimo indossarla come una seconda pelle, magari sapessimo “identificarci in essa”, perchè soltanto in questo modo potremmo fare emergere ciò che di splendido essa nasconde: mi sembra che sia questo l’Errore di un ragionamento che mira ad arrivare allo spioncino, ma non contempla chi c’è oltre, né se ne interessa. Anche i difetti, bisogna indossarli. Spiarli equivale a violentarli: è questo che dico a me stessa continuamente. Mentre quello che è veramente difficile, noto, è pensare “orizzontalmente” all’imperfezione come qualcosa che rinvia alla perfezione,alla destinazione… “che il fiore sia l’immanente invisibile, dominante destino nel ruvido seme materiale.” Per questo non dovremmo mai
    smettere di guardare alla rosa senza le spine. Me lo ripeto ogni istante. Credo se lo ripetesse spesso anche Lucrezio.

  11. Ettore… Ettore… Siamo tutti e sempre attori in maschera.
    E abbiamo tutti un vastissimo repertorio di maschere.
    Spessimo, inconsapevoli, restiamo mascherati pure quando siamo soli con noi stessi…

    Mi viene da chiedermi cosa ci sia sotto la maschera, ma preferisco non saperlo perché il vuoto mi fa paura…

    Un saluto mascherato…

  12. … ma non c’è il vuoto sotto la maschera
    ….eliminare un difetto psicologico è recuperare se stessi
    … dove pensiamo di trovarla questa Utopia?
    ….allora siamo noi che ci ostiniamo a non volerla trovare, ..a non voler recuperare lo stupore infantile…
    …ecc, ecc, ecc…..

    comunque, sono solo mie osservazioni ..
    ed è bello dialogare con voi.

  13. … però, Michela, devo dire che sapere di avere una paura costituisce già un gran vantaggio (oltre che un punto di forza che ti fa onore): avere paura di restare priva di cosa?
    … guarda, ..facci caso, …proprio da questo senso di paura potresti cominciare ad osservare te stessa. Se provi ad osservare chi sei puoi valutare cosa mantenere e cosa eliminare.
    Dici che ti piace l’alchimia? anche a me piacerebbe conoscerla, …ma non ci capisco niente…
    beh, ..però mi par d’aver letto, una volta, che prima di lavare i panni, occorre separare i bianchi dai colorati…
    …se vuoi?….

    ricambio il saluto,
    … mascherato, s’intende………………..

  14. Qu’est-ce que cela peut faire que je lutte pour la mauvaise cause puisque je suis de bonne foi? – – Et qu’est-ce que ça peut faire que je sois de mauvaise foi puisque c’est pour la bonne cause..? …

  15. L’adenàme che la checchiàre e le scettàme che la cariòle!

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