A “GIUSTA DISTANZA”

“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati.
Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro.
Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali:
il freddo e il dolore.
Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.”
(A.Schopenhauer)

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3 Risposte

  1. Ogni rapporto che instauriamo ha la sua giusta distanza…il suo equilibrio e la sua autenticita’….penso inoltre che per quei rapporti che durano per molte stagioni muti nel tempo anche quella giusta distanza da tenere: col tempo il singolo cambia, cresce e l’altro pugualmente e’ soggetto a mutamenti interiori…quando le ‘due nuove identita’” si ri-trovano inevitsbilmente cambiera’ anche quella giusta distanza…a volte ci si avvicina, altre ci si allontana…

  2. la giusta misura, l equilibrio…
    ma a volte stare abbracciati stretti stetti al proprio compagno, non è questione di “misura” ma d amore, in quel caso particolar il confine si definisce nell abbraccio d amore che si da…

  3. Ecco come comportarsi di fronte a un ingiustizia:

    Favola di Fedro

    La volpe un giorno si mise in testa di burlare la cicogna, e bisogna ammettere che ci riuscì
    State a sentire come andò.
    Essa disse, con finta cortesia, all’uccello dal collo lungo e dalle gambe ancor più lunghe: Resta con me a pranzo, ti prego!
    La cicogna accettò l’invito e vide che la volpe , aveva deposto sulla tavola un basso recipiente (una specie di largo vassoio) nel quale fumava del brodo.
    Non ho altro che questo brodo in casa… disse la furba volpe.
    Tu sai che io conduco una vita assai modesta.
    Ma ti posso garantire che questo brodino è veramente squisito.
    Senti che buon profumo spande all’intorno?
    Sì, il profumo che saliva dal recipiente era invitante. Ma come poteva la cicogna, con il suo lungo becco, sorbire il brodo?
    Per quanti sforzi facesse, essa non riuscì ad assaggiarne nemmeno una goccia.
    E la volpe, quella briccona, a fingere di meravigliarsi:
    Ma come? Non bevi? Non hai appetito? Veramente, io… Oh, per me, fa’ come vuoi! Se non hai , appetito, berrò io tutto il brodo.
    E così fece: in un momento ripulì il vassoio con la lingua.
    E intanto se la rideva per la burla così ben riuscita.
    Nell’accomiatarsi, la cicogna sua volta, invitò la volpe.
    Potrò avere l’onore e il piacere di averti a pranzo da me uno dei prossimi giorni?
    Volentieri! rispose la volpe, leccandosi i baffi. o con gli amici non sono abituata a far complimenti. Verrò dunque a casa tua anche domani, se vuoi.
    All’ora stabilita essa si presentò a casa della cicogna.
    Eccomi qui! disse. Sei stata molto gentile a invitarmi. Quanto al pranzo, se devo giudicare dall’odore, dev’essere cotto a puntino.
    Ciò mi rallegra perché ho una gran fame.
    Sì, arrivi proprio al momento giusto!
    Spero che la pietanza da me preparata sia di tuo gradimento.
    Serviti, dunque, carissima!
    Servirsi? Era una parola! Il cibo era contenuto in un vaso dal lungo collo e dalla stretta imboccatura.
    il becco sottile della cicogna poteva giungere facilmente fino ai teneri e saporiti bocconi; non così il muso della volpe!
    Essa guardava con bramosia e languore i succosi bocconcini che fumanti, intanto la cicogna serenamente e con gusto mangiava, la pancia della volpe gorgogliava con avidità, ma col suo comportamento era rimasta con un pugno di mosche nella zampa, ossia niente, e mentre quell odore squisito la “torturava” guardava nel suo contenitore i suoi languidi bocconi a cui non poteva arrivare e con fame leccava il collo del vaso.

    Essa dovette quindi tornarsene a casa digiuna, piena di vergogna e con la coda fra le zampe.

    Ognuno sconta le conseguenze delle proprie azioni!

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