Non so

Non so se nel non riuscire a superare un dolore, ci sia maggiore egoismo nel restare nel limbo della sofferenza o in chi, per tornaconto personale, ti esorta ad uscirne fuori pur di dimenticare la nefandezza della sua offesa.
Nel sentirsi vittime c’è, indubiamente, quel senso di giustificata commiserazione che ci rende, scioccamente, lodevoli delle attenzioni del mondo.
La sindrome del martire è il peggiore dei soprusi che potremmo commettere a noi stessi.
Però le ferite restano come ammonimento. Mi accoltellerai ancora?
E, la fantasia d’un’altra offesa, ci consegna ad un’attesa che non guarisce nessuno.

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4 Risposte

  1. Fare il martire e’assai piu’ facile e meno rischioso di metteri in discussione: tutti a questo mondo prendono batoste da cui rialzarsi e’ tremendamente difficile, ma rimanerr nella posizione del martire oltre il tempo necessario a ciascunp per anastezziare anima e cuore significa voler solo ricevere e mai dare…perche’ il martire sta male e, trincerandosi dietro i suoi psudo dolori, e’ leggittimato a non dare perche’ malato…e il malato va solo aiutato.

  2. nte ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi.
    Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.
    ****/*

    Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.

    Orians Fallaci

  3. Non so
    quando sei un bambino ferito non fai la vittima
    a volte te la fanno fare.
    E’ forse la paura del coltello a rimanere

  4. Lodevole è quando si adempie al dovere di vivere egoisticamente liberi di sentire la propria strada fuori da tutti i condiziamenti. Alibi etici inclusi. Bianca 2007

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