Voce

Pensate a qualcosa di spiacevole che vi dite regolarmente, qualcosa di crudele che usate per lamentarvi di voi stessi. Ora soffermatevi sul tono della vostra voce interiore. Così. E adesso, voglio che ripetiate le stesse cose, ma in un tono di voce davvero ridicolo. Immaginate le stesse critiche, recitate però con  la voce di Topolino o con quella di Gatto Silvestro. Notate come le sensazioni sono diverse. Questa tecnica  funziona perché spesso, più che le parole stesse, è il  tono di voce a essere il principale responsabile delle  sensazioni e delle emozioni che associamo alle parole  impiegate. Molte persone cercano di dirsi cose diverse  e si chiedono perché le sensazioni restano le stesse.  Ricordate, la questione è sia cosa vi dite, sia come ve  lo dite.

RICHARD BANDLER (2010), “Scelgo la libertà”, Ed. Alessio Roberti

5 Risposte

  1. Conosco questa tecnica! Certo sarebbe meglio non darsi addosso e non criticarsi aspramente, piuttosto valorizzarsi ed incoraggiarsi! Io mi alleno a volermi bene, a sottolineare i miei successi e le mie virtù… Purtroppo spesso si cresce con il meccanismo mentale che tende a porre l’attenzione soltanto sugli errori (come succedeva a scuola) piuttosto che esaltare cio’ che facciamo bene…e’ nostro dovere cambiare questo meccanismo…senza alcun senso di colpa.

  2. HHAHHAHAHHA MOLTO CARINO. !!!..davvero !!!….ho immaginato per

    un secondo……….le parole…..allucinanti…ascoltate..un po

    ovunque…………………e ho riso di cuore !!!!!!

    HHAHHAHHAhha che Meraviglia…..la voce di gatto Silvestro……

    che mi ricorda anche……..anche……….boh !!!…Comunque ,…..

    devo rifarlo…………. HHAhahhaha…che Meraviglia !!!! : ) : ) : )

  3. ….io gia’ da sola…….mi prendo in giro ….già abbastanza

    e lo faccio anche con Amore….per fare ridere gli altri….. ; ) !!!!

    …. : ) !!!

  4. Le sensazioni sono diverse anche ricordando dopo tanti anni le voci che appartengono al proprio passato e che ogni tanto ti sembra di riascoltare come in un sogno.

    VOCI
    Ad una, ad una tutte vi risento
    voci fuggite giù per la marina,
    voci scomparse,
    d’un colpo una mattina,
    dopo la Pasqua del ‘63.

    Fresche o sgraziate,
    dolci o un po’ invecchiate,
    io vi riascolto presto la mattina.
    Io vi ricordo
    e spesso vi ho chiamato,
    ma voi non mi sentite e ve ne andate.

    Io vi riascolto quando il cuore è triste,
    quando la sera suona la campana,
    e noi si stava tutti a recitare
    nella chiesetta il triduo o la novena.

    Voci lontane, mai dimenticate;
    voci di litania,
    di devozione,
    voci di preghiera,
    di benedizione,
    voci di confessione.

    Tutte io vi ricordo,
    e pur lontano distinguo, come ieri,
    la cugina,
    ricordo, pur se strana,
    la comare,
    torna, affettuosa, a un passo la vicina.

    Voci tranquille, spesso misteriose,
    voci sommesse;
    voci di lamento,
    voci di compassione,
    voci di malattia;
    voci di gioia,
    voci di confusione.
    Voci arrabbiate,
    irose,
    di maledizione.

    Addio, addio,
    vi urlo e non sentite;
    io vi saluto ancora
    e voi tacete;
    io sono qui a parlarvi
    e voi dormite.

    Santoro Salvatore Armando
    (Lillianes (AO) 9.5.93 – h. 1,15)

  5. “Se mi sbaglio mi corrigerete!”…

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