L’intimità

L’intimità è un luogo segreto dell’anima con una piccola porta che non apriamo quasi mai a nessuno.
Lì nascondiamo i bisogni più intensi, la responsabilità delle nostre scelte macchiate dai veri dolori e tutto ciò che ci ha reso davvero così.
Se non ti è stato permesso di aprire quella porta non prenderti mai diritti che non hai sulle persone perché delle persone sai molto meno di quel che pensi.
Solo varcando quella porta le conoscerai davvero.
E non la puoi forzare, si apre da sé ed è molto lenta ad aprirsi, potrai spazientirti e decidere di andare.
Però sarà il regalo più grande che potrai ricevere, perché al suo interno c’è la più profonda e chiara rivelazione di cosa sia l’amore.

Massimo Bisotti, Il quadro mai dipinto

9 Risposte

  1. Bellissimo!!!!………Mai forzare…MAI..MAI!!!!!
    Chi racconta di se…lo fa per Amore e fiducia
    chi riceve….ha visto e compreso.

  2. Aprire quella porta significa denudare la propria anima, significa togkiere ogni maschers, demolire ogni palciscenico, spegnere le luci e indossare solo se stessi… Aprire quella porta ci fa conoscere per quello che di umano ed imperfetto siamo. colui al quale sara’ permesso di varcare la soglia di quella porta vedra’ il meglio ed il peggio di noi, sentira’ urla di rabbia, lamenti di dolori indescrevibili, ascoltera’ sensi di colpa, asciughera’ quelle lacrime amare nascoste a tutti, conoscera’ i nostri peccati e le nostre fragilita’. Aprendo quella porta abbiamo donato l’intima essenza di cio’ che siamo…solo l’amore vero puo’ spingere un essere umano ad aprire quella porta… Non so cime si sta dall’altra parte, ma ho dato le chiavi della mia porta, anzi l’ho coraggiosamente spalancata….mi sono mostrata a me stessa e a te che sai chi sono ora…sono diventata vulnerabile perche’ conosci le mie rabbie, paure, insicurezze, fragilita’….sono felice che ora mi conosce senza veli…

  3. Mngh

  4. Janua patet cor magis

    la porta è aperta, il cuore di più.

  5. Volevo aggiungere che per aprire quella porta ognuno ha i suoi tempi
    ..e’ una porta che non risponde ad alcun comando, non ha combinazioni, non e’ soggetta a scadenze…si apre, se si apre, solo quando ci sente pronti…non c’e’ un tempo….il solo tempo a cui quella porta sottosta’ e’ il tempo di Anima
    ..un tempo senza tempo…un tempo in cui solo una persona che sentiamo in forte empatia cin noi puo’ fermare…il tempo in cui sentiamo che abbiamo incontrato un angelo di cui fidarci completamente…ma ripeto, ognuno ha i suoi tempi…chi ama sa aspettare….come chi ama sa che aprendo quella porta si apre all’amore.

  6. Un giorno mentre recitavo un mantra ho avuto visione della mia intimità…un uomo giovane e calvo…ho provato delle emozioni fortissime ed avevo la chiara consapevolezza che lui fosse una rappresentazione del nucleo del mio essere…la mia intimità

  7. L’amore non può appartenere alla dimensione terrena, materiale.
    Esso sfiora le nostre esistenze come una leggera brezza, che lascia dentro sensazioni impalpabili e indescrivibili, ma comunque travolgenti.

    Tale dovrebbe rimanere e, in quanto tale, andrebbe vissuto: come una forza interiore che trasfigura il volto dell’amato, che stravolge il senso delle nostre azioni, che pervade di un’energia positiva le nostre giornate. Se proprio si vuol cercare un punto di contatto tra realtà e illusione, il movimento dovrebbe essere sempre dalla seconda in direzione della prima.

    Viceversa, l’illusione non potrebbe che essere mortificata dalla dimensione costrittiva del reale. Con questo non voglio dire che bisogna lasciare via libera a quella «follia condivisa» che è l’amore, ma semplicemente che la sua energia vitale va impiegata, per portare avanti coerentemente e con maggior vigore la vita di tutti i giorni, lasciando poi uno spazio di incontaminata follia alla propria fantasia, un piccolo varco attraverso cui passare da una dimensione all’altra.

    Platone parlava addirittura di «delirio divino», un’espressione esaustiva, adeguata e sufficiente per descrivere quella sorta di «rapimento estatico» di cui gli innamorati sono vittime e artefici.
    Di fronte all’amato, l’amante prova un senso di incredibile pienezza e, contemporaneamente, ha il sentore di aver vissuto fino a quel momento in uno stato di privazione: la sua presenza è fonte di un benessere che sembra avere possibilità inesauribili.

    L’esperienza sembra dirci che è la vicinanza a provocare il turbamento: colui o colei verso cui il nostro sguardo si dirige, ci cattura irrimediabilmente, stringendoci in un abbraccio emotivo caldo e travolgente. In verità l’amore vive e si alimenta di ciò che accade in noi, della nostra interiorità. L’essere su cui abbiamo fermato i nostri occhi e convogliato il nostro desiderio assume per noi un significato unico: è insostituibile perché soltanto egli può evocare in noi delle dimensioni interiori profonde e particolarissime. In verità, nella dinamica dell’incontro amoroso, si viene catturati, rapiti, da un oggetto che sembra essere dotato della qualità straordinaria di corrispondere esattamente all’interiorità del proprio desiderio.

    Ecco perché lo stato di innamoramento ci pone sempre dinanzi a qualcosa di incomprensibile: l’Altro è atopos, cioè «inclassificabile», perché la sua distinzione implicherebbe anche la sua conoscenza. Per tutta la durata dell’innamoramento, il tentativo di porsi di fronte a ciò che è pieno di segreti e di fascino, rappresenta, in realtà, il tentativo di tradurre quel mistero e quell’attrazione sovvertitrice in una esperienza nota e comprensibile.
    In effetti, giacché l’amore – e soprattutto l’innamoramento – ha i tratti di un’autentica visione, bisognerebbe capirne i limiti oltre alle potenzialità. Per quanto bella ed estatica una visione possa essere, di per sé non porta a nulla, se non all’immobilità della contemplazione.

    Una visione nonpuò in alcun modo essere trattenuta, ma può trasformarsi in una diversa attitudine alla vita. Solo allora comincia quel periglioso percorso che dall’immagine conduce alla sua incarnazione, un cammino che ci tiene fino all’ultimo con il fiato sospeso. Capace di risvegliare in noi emozioni incontenibili, a volte anche negative, distruttive, quando le cose non vanno come vorremmo, quando un ostacolo si interpone alla realizzazione dei nostri sogni.

    D’altra parte non possiamoparlare d’amore senza avere coscienza dei pericoli che esso cela.
    Nel momento stesso in cui giuriamo eterno amore, ci rendiamo anche conto che si tratta di un «giuramento falso», di cui non possiamo garantire in alcun modo l’esito. Tutto è destinato a mutare, soprattutto le persone; così ogni promessa ha una buona probabilità di essere
    dirottata.
    Ma questo dovrebbe bastare per farci rinunciare alla seduzione di un’illusione? Può forse la prospettiva del fallimento trattenerci dal richiamo dell’amore? Non credo. Pur cercando di capire, di comprendere, non vorremmo mai abbandonare del tutto quell’illusione che, abbagliandoci, permette e sorregge il nostro innamoramento, lasciando sempre dietro di sé un richiamo nostalgico: il presagio di una nuova visione.

    Aldo Carotenuto,
    Il suo ultimo articolo, pubblicato il 14 febbraio 2006 da “Il Mattino”.

  8. E’ come “entrare” in intimità con uno strumento, fosse anche il proprio corpo. E’ una questione di tensione di corde: di separazione tra strumento e Anima o di giusta distanza.
    Come un libro aperto: è vuoto per chi non sa leggere o per chi non abbia voglia di leggerlo. E’ inutile usare chiavi!
    Una nuvola non ha chiavi: è lì, che si trasforma con il vento caldo e umido! Una farfalla è lì. Il sole è lì.

  9. “Conforto, rifugio, paura, sono tutte parole che hanno creato stati d’animo che abbiamo imparato ad accettare senza neppure interrogarci sul loro valore.”

    (Castaneda)

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