L’amore non è materia

L’amore non è materia. È energia. È la sensazione che si prova in una stanza, in una situazione, con una persona.
Il denaro non può comprarlo. Il sesso non lo garantisce. Non ha nulla a che vedere con il mondo fisico, ma ciononostante può essere espresso concretamente. Lo sperimentiamo attraverso la gentilezza, il dare, la pietà, la compassione, la pace, la gioia, l’accettazione, l’assenza di giudizio, l’unione e l’intimità…

(M. Williamson)

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Ci sarà sempre

Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza.
Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

(Antoine de Saint-Exupery )

Musica

Ascolta… la senti? La musica! Io la sento dappertutto: nel vento, nell’aria, nella luce… è intorno a noi, non bisogna fare altro che aprire l’anima, non bisogna fare altro che ascoltare!

August Rush

Quando…

Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio.
Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.

Kafka

L’indisciplinata speciale

di Ornella Pennacchioni

Datemi solo un motivo perché debba restare affetta a regolamenti, nonostante la differenza. Mi sono insignita del mezzo di decostruzione da molto tempo. Così, andando obliqua incontro a pantomime provvisorie epurate dai danni della speranza, dalle ipocondrie del futuro, inzuppate nel vino Porto, ballando sotto la pioggia, a pensare come mi pare, finalmente io. Un po’ sbronza sono andata in scena doppiandomi all’infinito con meraviglie istantanee, mandando allo sbaraglio lo strato convalescente vicino alla ferita del fondo capovolto. E ho scritto. Niente corpo, solo parole. Ho scritto il tempo della vertigine, divenuta danno maggiore del capogiro, stordimento poi da prim’attrice in bilico fra cedimenti e fughe, ironia e dramma, guarigione e malattia. Nel mezzo, la deriva avanza in orizzontale e mi dice non ti fermare. E io intanto scrivo. E picchi verticali mi salvano. Seguita da un fruscio sulla premura dell’arrivo, arrivo anche io. E di parole, petali fioriti, baci indisciplinati sotto il tavolo degli innamorati se ne potrebbe riscrivere il respiro, tanto è vero. Sarebbe romanzare, e lo so fare. Linguaggio parlato, per un monologo dissennato. Un megafono impiantato nella cavità orale per eseguire il dettato di me che mi assento da me. Dissequestrata, coi piedi sozzi, ma libera. Avrò un’Orma nuova e una fede di latta. Ora, la voce come un neo edificio della parola. Ho pensato, sussurrato prove d’audio, tentando di non resistere al mio fascino da carillon. Voce per dire parole da recinto. Pause come cesoie per uscire dal testo stesso. E scambiare i dissensi in approvazioni. E magari. Per dare sostegno al gironzolare del tema privo d’ogni logica come sembra, minuziosamente scorticato come invece è, ormai dormo sulla tastiera dove faccio le veglie sulle voglie. Dovrei disdire i luoghi comuni per farmi ascoltare, dovrei azzoppare la vecchia morale? Restare dietro le cento porte come da maleficio per l’happy end finale? E’ tempo di favole senza morale. Me ne voglio andare. Quindi sarebbe il caso che tutti i personaggi responsabili d’abboccamenti infantili e terrorismo subito in età pediatrica di lupi fra ruvide lenzuola e mele al cianuro a basso costo, uscissero dalle pagine, dietro indicazioni degli autori finalmente sensate. Via tutti! Insieme fuori dalle righe, me compresa, che sembro una favola. Parole e voce per l’assenza colmata dall’evenienza posticipata. Niente più astanteria di desideri strampalati, ma pane, vino e commensali che nuotano nei boccali. Senza liturgia, senza peccato. L’amore è innocente, l’amore è pulito, si lava costantemente. Cento porte rosse, una a seguito dell’altra come tracce ematiche da seguire fino all’ultima porta. Non suonate. La porta si può baciare come i piedi logori della santa. Lei è andata fuori tema, e altrove, trema.

Ogni essere umano

“Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare.
I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato. Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano.
Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere.
Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.”

Paulo Coelho

Vita

Non incolpare nessuno, non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo proviene dalle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte, affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro è il risultato delle tue azioni
e la provache Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare e che nessuno è così terribile per cedere.
Non dimenticare che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci, dai forti da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto, pensa meno ai tuoi problemi e più al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore e ad essere più grande, che è il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze, perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)