Stupido coraggio

Vado verso il mio fallimento con stupido coraggio.
A volte bisogna agire anche avendo la certezza che non si verrà compresi.
Amélie Nothomb

10 Risposte

  1. A commento del post e di un attimo di libertà (così come lo intende, a mio avviso, anche Montale): un brano tratto dalla presentazione di “Temps Modernes” la rivista fondata da Sartre nel 1945.

    […] Noi non vogliamo aver vergogna di scrivere e non abbiamo voglia di parlare per non dir niente. Del resto, anche se ce lo augurassimo, non vi riusciremmo: nessuno vi può riuscire. Ogni scritto possiede un senso, anche se assai diverso da quello che l’autore aveva creduto di mettervi. Per noi, in effetti, lo scrittore non è né vestale, nè Ariele: è “dentro”, qualsiasi cosa faccia, segnato compromesso, fin nel suo nascondiglio più riposto. E se, in certe epoche, usa la propria arte per costruire gingilli di inanità sonora, anche questo è un segno: vuol dire che c’è una crisi delle lettere e, senza dubbio, della società; oppure vuol dire che le classi dirigenti lo hanno polarizzato, senza che egli lo sospetti, verso un’attività di lusso, per timore che vada a ingrossare le truppe rivoluzionarie. Flaubert, che ha tanto strepitato contro i borghesi e che credeva di essersi posto al riparo della macchina sociale, che cos’è ai nostri occhi occhi se non un rentier di talento? Eua arte minuziosa non suppone forse le comodità di Croisset, la sollecitudine d’una madre o d’una nipote, un regime d’ordine, affari prosperi, una regolare recezione di cedole? […]
    Tutto questo lo siè detto e ripetuto, dal tempo di Hegel: noi vogliamo trarne le conclusioni pratiche. Poichè lo scrittore non ha alcun mezzo di evadere, noi vogliamo che egli abbracci strattamente la sua epoca; è la sua unica occasione: si è fatta per lui come egli è fatto per lei. Ci si rammarica dell’indifferenza di balzac dinanzi alle giornate del ’48, dell’incomprensione impaurita di Flaubert di fronte alla Comune; ci si rammarica per loro; c’è, in quegli avvenimenti, qualcosa ch’essi hanno perduto per sempre. Noi non vogliamo perder niente del nostro tempo; forse ve ne sono di migliori, ma questo è il nostro tempo; non abbiamo che questa vita da vivere, in mezzo a questa guerra, a questa rivoluzione, forse. […]

  2. Sono una visionaria, ma in questo non c’è niente di nuovo…

    A seguire, posto la drammatizzazione del brano di cui sopra: Sartre “si serve” del mito per testimoniare i “cambiamenti” dell’Umanità in relazione all’Inconscio. E “si serve” del coraggio di ammettere le sue azioni per liberarsi dalle Mosche… dalle Erinni, dal rimorso di aver agito, dall’ “oblio delle offese” pur sapendo che sarebbe rimasto solo contro tutto e tutti gli uomini…

    Questa scena l’ho già vista da qualche parte: mi sembra di averla già spiata dal buco di qualche serratura… Mah! Si può essere voyeuristi e dejavueristi contemporanemente?
    ————————————————————————————-

    Giove: […] Rientra in te stesso Oreste: l’universo ti dà torto, e tu sei un acaro nell’universo. Rientra nella natura, figlio snaturato: conosci la tua colpa, aborriscila, strappandola da te come un dente cariato e fetido. O aspettati che il mare si ritragga da vanti a te, che le sorgenti si inaridiscano sul tuo cammino, che le pietre e le rocce ti sfuggano di sotto ai piedi e che la terra si sbricioli sotto i tuoi passi.

    Oreste: Si sbricioli pure! Le rocce mi condannino e le piante appassiscano al mio passaggio: tutto il tuo universo non basterà a darmi torto. Tu sei il re degli dei, Giove, il re delle pietre e delle stelle, il re delle onde del mare. Ma non sei il re degli uomini.

    Giove: Io non sono il tuo re, larva impudente. Chi dunque ti ha creato?

    Oreste: Tu. Ma non dovevi crearmi libero.

    Giove: Ti ho dato la libertà perchè tu mi servissi.

    Oreste: Può darsi, ma lei si è rivoltata contro di te, e non possiamo farci nulla, nè tu, né io.

    Giove: Finalmente! Ecco la scusa.

    Oreste: Io non mi scuso.

    Giove: Davvero? Sai che somiglia molto ad una scusa questa libertà di cui ti dici schiavo?

    Oreste: Io non sono nè il padrone, né lo schiavo, Giove. Io sono la mia libertà! Appena mi hai creato io ho cessato di appartenerti.

    Elettra: Per nostro padre, Oreste, ti scongiuro, non aggiungere la bestemmia al delitto.

    Giove: Ascoltala. E perdi la speranza di ricondurla a te con le tue ragioni. Questo linguaggio suona abbastanza nuovo alle sue orecchie – e abbastanza spiacevole.

    Oreste: Anche alle mie orecchie, Giove. E alla mia gola che soffia le parole e alla mia lingua che dà loro forma: io stento a comprendermi. Sino a ieri tu eri un velo sui miei occhi, un tappo di cera sulle mie orecchie; ieri sì avevo una scusa: tu eri la mia scusa di esistere, perchè mi avevi messo al mondo per servire i tuoi disegni, e il mondo era una vecchia mezzana che mi parlava di te, continuamente. E poi mi hai abbandonato.

    Giove: Abbandonarti io?

    Oreste: Ieri, ero vicino ad Elettra; tutta la tua natura si stringeva intorno a me; cantava il tuo Bene, la sirena, e mi prodigava consigli. Per incitarmi alla dolcezza, la luce bruciante si addolciva come uno sguardo si vela; per insegnarmi l’oblio delle offese il cielo s’era fatto soave come un perdono. La mia giovinezza, obbedendo ai tuoi ordini, s’era sollevata, stava davanti al mio sguardo, supplichevole come una fidanzata che sta per essere abbandonata: vedevo la mia giovinezza per l’ultima volta. Ma, ad un tratto la libertà è piombata su me e mi ha agghiacciato, la natura è saltata indietro, e io non ho più avuto età, e mi sono sentito completamente solo, in mezzo al tuo piccolo mondo benigno, come uno che abbia perduto la propria ombra; e non c’è più nulla in cielo , né Ben Nè Male, né nessuno che possa darmi ordini.

    Giove: Ebbene? devo ammirare la pecora che la rogna toglie al gregge, o il lebbroso chiuso nel lazzaretto? Ricordati,Oreste: tu hai fatto parte del mio gregge, ti pascevi dell’erba dei miei campi in mezzo alle mie pecore. La tua libertà è una rogna che ti prude, è un esilio.

    Oreste: dici la verità, un esilio

    Giove: Il male non è così profondo; data da ieri: Torna fra noi. Torna: vedi come sei solo, persino tua sorella ti abbandona. Sei pallido, e l’angoscia dilata i tuoi occhi. Speri di vivere? Sei roso da un male inumano, straniero alla mia natura, straniero a te stesso. Torna: io sono l’oblio, io sono il riposo.

    Oreste: Straniero a me stesso, lo so. Fuori della natura, contro la natura. Senza scusa, senza’altro senza rifugio che in me. Ma non ritornerò sotto la tua legge: io sono condannato a non avere altra legge che la mia. Non ritornerò alla tua natura: mille strade conducono a te, ma io non posso seguire che la mia. Perché sono un uomo, Giove, e ogni uomo deve inventare la propria strada. La natura ha orrore dell’uomo, e anche tu, tu, sovrano degli dei, hai orrore degli uomini.

    Giove: E’ vero. Quando gli uomini sono simili a te, io li odio.

    Oreste: Sta’ attento: hai confessato la tua debolezza. Io non ti odio. Che abbiamo in comune, tu e io? Passeremo uno accanto all’altro senza toccarci, come due navi.Tu sei un Dio, io un uomo libero: egualmente soli ed eguale è la nostra angoscia. Chi ti dice che io non abbia cercato il rimorso durante questa lunga notte? Il rimorso. Il sonno. Ma io non posso pià aver rimorso. Né dormire. (una pausa)

    Giove: Che conti fare?

    Oreste: Gli uomini d’Argo sono i miei uomini. Devo aprire gli occhi a costoro.

    Giove: Povera gente! Stai per donare a questi tuoi uomini solitudine e vergogna, per strappare il panno con cui io li avevo ricoperti e mostrargli d’un tratto la loro esistenza, la loro oscena e sciocca esistenza, che hanno avuto in cambio di niente.

    Oreste: Perché negare a costoro la disperazione che è in me, poiché tale è la loro sorte?

    Giove: Che ne faranno?

    Oreste: Quello che vorranno: sono liberi e la vita dell’uomo comincia al di là della disperazione.

  3. …. ma questo è il nostro tempo; non abbiamo che questa vita da vivere, in mezzo a questa guerra, a questa rivoluzione, forse. […]

    appunto, nel dubbio è meglio dire “Forse” 😀

  4. …Forse, signor Epimeteo, Sartre, come ogni uomo libero, vuole che la letteratura torni ad essere ciò che non avrebbe mai dovuto cessare d’essere: una funzione sociale… Ma quello che ognuno vuole è già quello che ognuno sa: basta che non neghi l’evidenza per cavarsela a buon mercato.

    ” Restassimo anche muti e quieti come sassi, la nostra passività sarebbe ugualmente un’azione.
    Qualcuno potrebbe consacrare la vita a scrivere romanzi sugli Ittiti; ma la sua astensione sarebbe di per se stessa una presa di posizione. Lo scrittore è ambientato nella sua epoca: ogni parola ha degli echi. Ogni silenzio anche. Io ritengo Flaubert e Goncourt responsabili della repressione che seguì la Comune perchè non hanno scritto una riga per impedirla. Non era affar loro, si dirà. Ma il processo di Calas era affare di Voltaire? La condanna di Dreyfus era affare di Zola? L’amministrazione del Congo era affare di Gide? Ciascuno di questi autori, in una circostanza particolare della vita, ha misurato la propria responsabilità di scrittore.
    In conclusione, è nostra intenzione concorrere a produrre certi mutamenti nella società che ci corconda. Con ciò non intendiamo un mutamento nelle anime: lasciamo ben volentieri la direzione delle anime agli autori che hanno una clientela specializzata.
    Noi che senza essere materialisti non abbiamo mai distinto l’anima dal corpo e non conosciamo che una sola, indecomponibile realtà, quella umana, noi ci schieriamo al fianco di coloro che vogliono mutare al tempo stesso la condizione sociale dell’uomo la concezione che egli ha di se stesso….”

  5. Valeria peperoncino …….. di anima !
    un cordiale e candido saluto
    il viandante

  6. – Certamente in ogni circostanza particolare della vita, molti che potevano parlare in qualità di validi INDUTTORI e trascinatori di pensieri (scrittori) molte volte per non essere tacciati, per mancanza di “coraggio”, o per non voler affrontare nessuno coercitiva denigrativa critica o potere temporale…. si sono negati a loro stessi di manifestare LA LIBERTA’ DI PENSIERO

    – Lasciare la direzione delle anime a chi di anima non sa effettivamente cosa sia, vuol dire seguire un pastore come pecore inconsapevoli..

    – Ci sono vie oscure e conoscenze occulte che vanno otre l’ordinario comprendonio razionale, così come ci sono cause ed effetti che vanno oltre il limitato tempo che circoscrive la limitata piccolissima esistenza umana…..

    – Anche se non si è materialisti, questa non distinzione fra anima è corpo è incompleta ed assai insufficiente così come insufficiente è la definizione della sola realtà per i comuni mortali, mentre è anche vero ed anche assai comprovato che la realtà non è solo quella che percepiamo con i nostri normali sensi ordinari.

    Cara Valeria queste parole sono solo un punto di vista. A volte sono anche necessarie per innescare altri ragionamenti che di contorno porteranno su altre rive…..

  7. – Il secondo punto di vista ha la stessa conclusione del primo, noto! Tu lo noti? E’ troppo facile sbandierare poteri occulti, conoscenze occulte, fare riferimenti a ragioni recondite: è il solito “quando sarai grande capirai”, mascherato da umanissima incompetenza…
    Il potere si esercita, non si millanta!

    – A Sartre non interessa esprimere soltanto un punto di vista. Quello di Sartre è molto di più di un punto di vista, è coscienza professionale al servizio dell’uomo del suo tempo. Dell’uomo intero. Della sua anima e del suo corpo. Lasciando le specializzazioni sull’anima a qualcun altro, che voglia cantarsela e suonarsela con il suo pubblico di nicchia.

    – Ti auguro di fare un felice approdo, su qualunque riva tu voglia andare, purchè non alteri il senso del “punto” di partenza. Qualora non dipenda da mancanza di comprendonio, non penso che sia utile a qualcosa manipolare il “pensiero” altrui.

  8. Caro Rosario,
    un abraxas a te… che oggi mi hai ispirato.

  9. ma come un vulcano di creatività ! Devi essere ispirata da uno sfigato viandante !

  10. “Un vulcano di creatività” : ti ringrazio, ma la maggior parte delle volte sono soltanto liberale con le cose altrui che credo, me lo auguro sempre, di “usare” e interpretare con rispetto. Poi le rimetto a posto, e di loro ricorderò soltanto la musica e dove le ho trovate. Alcune volte sono la replicante di me stessa, talaltre volte vere e proprie sincronicità si impadroniscono di me e mi restituiscono alla vita reale più o meno come ero prima di scontrarmi con loro… Ma è la vita intorno che non è più come prima: cioè guardo ad essa in maniera diversa, proprio grazie a quell’esperienza… Quando recito a memoria me stessa lo faccio per necessità, quando “maneggio” la vita altrui mi infiammo di “ricordi” non miei. La chiamo ispirazione.

    Quindi, che sia Fortuna o S-fortuna lascialo decidere a chi ti incontra, Viandante. Così potrò credere di essere davvero un vulcano di creatività! E poi, ognuno ha il suo viandante ed un talento o capacità, più o meno spiccata, di ribaltare situazioni apparentemente scomode. Per questo mi convinco che il destino non esiste, che sarei felice ovunque. Soltanto se guardo indietro credo che, sì, il destino esista; che anche la S-fortuna abbia un volto, un nome e che abbia il potere di incidere nella mia vita nella misura in cui io le permetto di condizionarla. Guardo avanti!
    Un bacio.

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