Rosa Mannetta, La sera il vento

http://pensareliberi.com/author/veritasulcancro/

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up da tre anni. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perchè le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi a 8 cicli di chemioterapia e a 40 sedute di radioterapia…. Chissa’…..

Vi voglio suggerire il suo libro di poesie, La sera il vento, pubblicato dalla Fanigli…

http://www.faligi.eu/libri-cartacei/269-la-sera-il-vento

 

 

Annunci

L’amore

L’amare è  il nostro vero destino..
non troviamo il significato della
vita da soli, lo troviamo assieme
a qualcun altro

(Thomas Merton)

Sentieri

I sentieri si costruiscono viaggiando.
F. Kafka

Se urli

Se urli, tutti ti sentono.
Se bisbigli, ti sente solo chi ti sta vicino.
Ma se stai in silenzio, solo chi ti ama ti ascolta.
(M. Gandhi)

Respirando sulle parole…

Respirando sulle parole, come fossero federe amiche, l’autore si denuda senza tener conto degli appendiabiti, dell’armadio e di chi sbircia sotto le lenzuola. Si scrive non per essere letti, ma guardati. Chi scrive ha bisogno di un pubblico di voyeur. E tutto si compie nel transfert fra autore e lettore, che spia, origlia, ruba. Un tragitto slacciato, una sorta di banchetto proibito dove l’immaginario sperpera i suoi crediti con figurine alternative alla realtà. Ed è in quel punto, dove le parole cadono senza ferirsi, per poi risalire ingovernabili, che si consuma la passione priva di misure cautelative.

da UN PENSANDO, Ornella Pennacchioni