Modernità

“Essere contemporaneo è sperimentare la vita personale e sociale come un vortice, è sentire il proprio mondo e se stessi in perpetua disgregazione e rinnovamento, in difficoltà e angoscia, in ambiguità e contraddizione: è essere parte di un universo in cui tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria.”

Marshall Berman, L’esperienza della modernità

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3 Risposte

  1. …questo è un ottimo consiglio
    ne farò tesoro
    per me stessa !!!

    Certo la disgregazione è dura,
    niente comunque…che non si possa
    dignitosamente affrontare,
    la Vita lo richiede sempre
    per la propria Crescita !!!

  2. GLI OCCHI DEI POVERI

    Ah, volete proprio sapere perché oggi vi odio? Per me non sarà difficile spiegarvelo. Ma certo per voi non sarà facile capirlo, perché siete, credo, il più bell’esempio di impermeabilità femminile che si possa incontrare. Avevamo passato insieme un’intera giornata, che mi era parsa breve. Ci eravamo promessi di avere in comune
    tutti i nostri pensieri, e che le nostre anime sarebbero state ormai un’anima sola: un sogno che dopotutto non ha niente di originale, se non il fatto che pur essendo stato sognato da tutti non è stato realizzato da nessuno.
    La sera, un po’ stanca, voleste sedervi all’angolo di un nuovo boulevard, davanti a un nuovo caffè ancora pieno di calcinacci, e che già mostrava la gloria dei suoi incompiuti splendori. Il caffè scintillava. Perfino il gas vi esibiva tutto l’ardore di un debutto, e con tutte le sue forze rischiarava i muri di un biancore accecante, le abbaglianti superfici degli specchi, gli ori delle modanature e delle cornici, i paggi dalle guance paffute trascinati dai cani al guinzaglio, le dame che sorridevano al falcone appollaiato sul loro pugno, le ninfe e le dee con frutti, pasticci, cacciagione in capo, Ebe e Ganimede che porgono col braccio teso la piccola anfora per la «bavarese», o l’obelisco tricolore dei gelati mantecati; tutta la storia e tutta la mitologia messe al servizio dell’ingordigia.
    Proprio davanti a noi, sulla carreggiata, se ne stava impalato un brav’uomo sulla quarantina, la faccia stanca, la barba ingrigita, che teneva per mano un bambino e reggeva sull’altro braccio un esserino troppo debole per camminare.
    Faceva da bambinaia, e portava i suoi figli, la sera, a prendere un po’ d’aria. Cenciosi tutti e tre. Quei tre visi erano straordinariamente seri, e quei sei occhi contemplavano e fissavano il caffè nuovo con pari ammirazione, benché con
    diverse sfumature a seconda dell’età.
    Gli occhi del padre dicevano: «Come è bello! Come è bello! Si direbbe che tutto l’oro della povera gente sia venuto a mettersi su questi muri». Gli occhi del bambino: «Come è bello! Come è bello! Ma è una casa dove possono entrare solo quelli che non sono come noi». Quanto agli occhi del più piccolo, erano troppo affascinati per esprimere qualcosa di diverso da una gioia profonda e ottusa.
    Gli autori di canzoni dicono che il piacere rende l’anima buona e intenerisce il cuore. Per quanto riguarda me, la canzone quella sera aveva ragione. Non solo ero intenerito da quella famiglia d’occhi, ma avevo un po’ vergogna dei nostri bicchieri e delle nostre caraffe, più grandi della nostra sete. Giravo il mio sguardo verso il vostro, mio caro amore, per leggervi il mio stesso pensiero; mi tuffavo nei vostri occhi così belli, così bizzarri e dolci, nei vostri occhi verdi, abitati dal capriccio e ispirati dalla Luna, quando mi diceste: «Questa gente, con quegli occhi spalancati come portoni, mi è insopportabile! Non potreste chiedere al maître di allontanarli da qui?».
    Tanto difficile è capirsi, caro angelo mio! E il pensiero è a tal punto incomunicabile, anche fra coloro che si amano!

    C. Baudelaire

  3. …e poi…da Il volo di Margherita……..(sulla ..tecnologia….interessante )

    “Gli alchimisti catalogarono e tentarono di dominare i fenomeni naturali e di modificarli secondo le leggi dei testi sacri, ovviamente senza risultati, ma l’idea di tecnologia come la concepiamo noi – che utilizza le leggi e non solo i fenomeni – era presente.
    Fra l’uomo moderno e gli alchimisti c’è un sentire comune, Faust è un alchimista infatti. Questo sentire lo potremmo definire realismo: l’uomo guarda per la prima volta alla realtà come qualcosa di più importante del sacro, di più utile. ………………………

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