NEL MONDO LIQUIDO: AMORE E ALTRI DISTURBI

Il termine borderline (BPD) deriva da un ampliamento della classificazione psicoanalitica classica dei disturbi mentali, raggruppati in nevrosi e psicosi, e significa letteralmente “linea di confine”. L’idea originaria era riferita a pazienti con personalità che funzionano “al limite” della psicosi pur non giungendo agli estremi delle vere psicosi (come ad esempio la schizofrenia). Questa definizione è oggi considerata più appropriata al concetto teorico di “Organizzazione Borderline”, che è comune ad altri disturbi di personalità, mentre il disturbo borderline è un quadro particolare. Le formulazioni del manuale DSM IV e le versioni successive, come pure le classificazioni più moderne internazionali (ICD-10) hanno ristretto la denominazione di disturbo borderline fino a indicare, più precisamente, quella patologia i cui sintomi sono la disregolazione emozionale e l’instabilità del soggetto. È stato proposto perciò anche un cambio di nome del disturbo. Il disturbo borderline di personalità è definito oggi come disturbo caratterizzato da vissuto emozionale eccessivo e variabile, e da instabilità riguardanti l’identità dell’individuo. Uno dei sintomi più tipici di questo disturbo è la paura dell’abbandono. I soggetti borderline tendono a soffrire di crolli della fiducia in se stessi e dell’umore, ed allora cadere in comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle loro relazioni interpersonali. Alcuni soggetti possono soffrire di momenti depressivi acuti anche estremamente brevi, ad esempio pochissime ore, ed alternare comportamenti normali. Si osserva talvolta in questi pazienti la tendenza all’oscillazione del giudizio tra polarità opposte, un pensiero cioè in “bianco o nero”, oppure alla “separazione” cognitiva (“sentire” o credere che una cosa o una situazione si debba classificare solo tra possibilità opposte; ad esempio la classificazione “amico” o “nemico”, “amore” o “odio”, etc.). Questa separazione non è pensata bensì è immediatamente percepita da una struttura di personalità che mantiene e amplifica certi meccanismi primitivi di difesa. La caratteristica del disturbo borderline è, inoltre, una generale instabilità esistenziale, caratterizzata da relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, provocando “crolli” nella vita lavorativa e di relazione dell’individuo. Il disturbo compare nell’adolescenza e concettualmente ha aspetti in comune con le comuni crisi di identità e di umore che caratterizzano il passaggio all’età adulta, ma avviene su una scala maggiore, estesa e prolungata determinando un funzionamento che interessa totalmente anche la personalità adulta dell’individuo. Diagnosi secondo il DSM IV-TR Il disturbo di personalità borderline è un disturbo delle aree affettivo, cognitivo e comportamentale. Le caratteristiche essenziali di questo disturbo sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi: 1. sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono; 2. un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione; 3. alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili; 4. impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto (quali spendere oltre misura, sessualità promiscua, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate etc.); 5. ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante; 6. instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (es. episodica intensa disforia o irritabilità e ansia, che di solito durano poche ore e, soltanto più raramente più di pochi giorni); 7. sentimenti cronici di vuoto; 8. rabbia immotivata ed intensa o difficoltà a controllare la rabbia (es. frequenti accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici etc.); 9. ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress. Secondo alcuni autori i soggetti con un numero sufficiente di fattori di rischio che hanno sviluppato un BPD nella nostra cultura, avrebbero potuto avere uno sviluppo diverso se fossero stati educati in un differente ambiente socio-culturale, magari sviluppando altri e diversi quadri psicopatologici. In questo breve scritto tento di mostrare che alcuni dei fattori socio ambientali suddetti sono stati minuziosamente descritti nei suoi lavori dal sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, il quale ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. “Lo smantellamento delle sicurezze caratterizza una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa”. Sostanzialmente, Bauman ritiene che l’uomo di oggi non abbia più certezze né punti di riferimento stabili. È diventato tutto più fluido, liquido appunto. Nel nostro mondo fuggevole, fatto di cambiamenti imprevisti e talora insensati, quei sommi obiettivi dell’educazione tradizionale quali le consuetudini radicate e le scale stabili di valori diventano degli ostacoli. Quanto meno come tali vengono presentati dal mercato della conoscenza, per il quale lealtà, vincoli indistruttibili e impegni a lungo termine sono considerati (come ogni merce, in ogni mercato) anathema, e visti come altrettanti impedimenti da eliminare. Ci siamo spostati in un libero mercato in cui tutto può accadere in qualunque momento, e tuttavia nulla si può fare una volta per tutte. Il settore in cui è più evidente questa trasformazione è quello lavorativo: «In un’epoca in cui […] i luoghi di lavoro scompaiono con poco o punto preavviso e il corso della vita è suddiviso in una serie di progetti una tantum sempre più a breve termine, le prospettive di vita appaiono sempre più […] accidentali.» Ma la liquidità è riscontrabile anche nelle relazioni sentimentali, ed è proprio questo è il tema centrale del saggio Amore liquido. In particolare, le riflessioni in esso contenute riguardano l’uomo senza legami fissi. Insomma la cultura dominante ci esporrebbe ad una vulnerabilità nei rapporti interpersonali e nel lavoro e in generale ad una serie di esperienze negative con conseguenti possibili vissuti di paura, vergogna, solitudine e abbandono (Adler, 1985; Kohut, 1974), che in varia misura si riscontrano nella psicologia del BPD. Più di un autore quindi ha cominciato a domandarsi se questa cultura può seriamente contribuire se non allo sviluppo di un disturbo mentale conclamato, almeno a dei tratti di personalità disfunzionali, che causano sofferenza. E forse sarebbe anche lecito domandarsi se le neuroscienze sociali e le discipline che interfacciano sociologia, filosofia e psicopatologia dovrebbero in qualche modo cominciare ad occuparsi di questi temi (magari anche con approcci più originali e innovativi?).

DR. MASSIMO LANZARO

1. Zygmunt Bauman. Cose che abbiamo in commune. 44 Lettere dal mondo liquid. Laterza, 2010.
2. Zygmunt Bauman. Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi. Laterza, 2006.

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28 Risposte

  1. Le noto in me certe disfunzionalità e a volte la pesantezza del carico di “vissuti di paura, vergogna, solitudine” che bene non fanno e più che paura di abbandono alimentano quella dell’accettazione, altrui.

  2. Secondo Peter Schellenbaum: “Gli adulti che sono stati bambini non amati dovrebbero prima seguire l’esempio di Dioniso il quale, secondo una versione della storia, non attese di essere abbandonato, ma fuggì dai suoi persecutori, si gettò in mare e, in una grotta sull’isola di Creta, trovò la protezione necessaria per il suo sviluppo. Con questo intendo dire che non dovrebbero più permettere ai genitori di respingerli, ma dovrebbero compiere di propria iniziativa il primo passo verso l’indipendenza.”

    Avevo già espresso il mio parere a proposito, ma è proprio quello che succede nel mondo liquido: l’invito incessante a dividere il corpo dall’ anima.

  3. Caro dott. Lanzaro, leggo sempre con interesse le sue analisi della realtà umana. Ma poi vado oltre. Lei, da medico, giustamente guarda ai fenomeni scatenanti i comportamenti che deve soccorrere. Da lettrice ed amante di questi temi, non avendo strumenti scientifici al mio arco, mi fermo ad osservare tutti noi prima del baratro. Tutti noi, infatti, viviamo al limite. Al limite di una società che ha regole che ci portano sul ciglio di un precipizio. Siamo sempre lì esposti. Sembra sempre che una folata di vento ci possa far cadere da un momento all’altro, ma noi dobbiamo sempre avere il nostro Piano B per non farci trascinare. In un mondo che cambia velocemente e senza certezze, dove anche i nostri microcosmi lavorativi ed affettivi sono in preda a continue trasformazioni, anzi repentine e brusche, e spesso anche illogiche e non dettate né dai buoni sentimenti, né dalle più elementari regole del buon vivere comune, ciascuno di noi – che forse lei chiamerebbe individuo dando la giusta distanza scientifica – deve costruirsi sempre il suo deposito personale dove attingere quella sorta di “scorte” pronte a riscaldarci mente e cuore quando il nostro mondo sembra sgretolarsi. Le parole d’ordine per ciascuno di noi devono sempre essere dignità e stima per noi stessi. Sono queste le chiavi per sorridere sempre ad una vita continuamente esposta a mari procellosi. Quando poco più che ventenne sono andata a vivere da sola, ho elaborato la regola dei tre punti – lei forse saprà dove ho tratto ispirazione, io macino libri e riviste, ma non ricordo da chi mi sono ispirata -. Secondo me, la nostra vita deve avere sempre almeno tre punti importanti su cui fondarsi. Così quando uno viene meno, noi non perdiamo del tutto la nostra stabilità, perché abbiamo gli altri due che ci sorridono. E quando un punto viene meno, bisogna subito elaborarne uno nuovo. Con infinita stima, in attesa di rileggerla,
    Ornella ‘72

  4. Ringrazio per i tre interessantissimi commenti, spunti di riflessione e in particolare Ornella (anche per i complimenti).
    @Delia
    Mi piacerebbe che (se le va) espandesse il concetto di “paura dell’accettazione altrui”
    @Valeria
    Il BDP compare nell’adolescenza e concettualmente ha aspetti in comune con le comuni crisi di identità e di umore che caratterizzano il passaggio all’età adulta, ma avviene su una scala maggiore, estesa e prolungata determinando un funzionamento che interessa totalmente anche la personalità adulta dell’individuo.
    Nonostante numerosi studi associno una storia di abusi fisici e/o sessuali nei pazienti con disturbo borderline (Gowe, J.R. et al, 1998, Paris et Al., 1994, Atlas, J.A., 1995, Herman, J.L. et al, 1989), è piuttosto evidente che non tutte la persone che subiscono violenze svilupperanno un disturbo borderline di personalità, e che non tutti gli individui valutati come “casi borderline” hanno avuto una storia di questo tipo (di trauma “diretto”). Di fatto anche un genitore “respingente” può risultare traumatizzante (il “neglect” anglosassone).
    La citazione che fa riferimento a “seguire l’esempio di Dioniso” per quanto affascinante dovrebbe essere considerata con mirata cautela in ambito terapeutico. Tra l’altro sappiamo anche che Dioniso è il dio del teatro, il dio del travestimento; nelle tragedie che lo vedono protagonista, come Le Baccanti, si trova sempre questa idea dell’inganno e della menzogna espresse attraverso il mascheramento. E poi sappiamo che non tutti hanno sempre sufficiente forza e risorse di coping per compiere “di propria iniziativa il primo passo verso l’indipendenza”. Probabilmente anche in questo può giocare un ruolo l’eventuale supporto terapeutico..

  5. Per quello che vale, caro Dottore, concordo con lei e mi chiedo se, in sede di analisi, il medico che dovesse prendersi carico del Dioniso “respinto” farebbe bene ad indossare una maschera, per relazionarsi con lui. Cordiali saluti.

  6. @dott. Lanzaro.
    La paura della non accettazione altrui (sintomatico che abbia omesso il non) è associata, quasi paradossalmente parlando di società liquida, al non avere e poter esibire legami solidi lavorativi e sentimentali, in modo da dare idea di stabilità, non riflettere altrui paure ed essere rassicurante e non sospetta in tempi quantomai sospetti.
    Inoltre chiedo sono in grado di accettare di vivere con lentezza e raccoglimento un momento di esaurimento, con il rischio di essere ancora meno conforme e ancor più facilmente rimpiazzabile secondo la logica del profitto, dell’efficienza e della rapidità operativa?
    @Valeria
    Mi hai fatto pensare…
    Mi intriga la storia del Dioniso in terapia. Tutti in maschera e poi cosa si inscena?

  7. Cara Delia,
    Vuol dire forse che noi viviamo in un’epoca dove, più che mai, nella storia umana, c’è l’imposizione del modello. Oggi tutti hanno il dovere di essere belli, creativi, ottimistici, socievoli, positivi. E’ anche manipolabile per gli scopi, senz’altro sacrosanti, della società. In questo momento storico, quando il modello, le regole, il ruolo sono imposti così pesantemente, ci dovrebbe essere positività. Invece non c’è mai stata una tale epidemia di malattie psicosomatiche, di malattie mentali, di tossicodipendenza. E’un’ondata di reazione contro l’imposizione della positività, per cui in tutto il mondo c’è violenza su ogni quadrato della città e c’è abuso in ogni normale rapporto umano, tra uomo e donna, tra adulto e bambino, tra società e stato. Allora Fritz Perce percepiva noi tutti come alienati da noi stessi. C’è un pensatore psicoanalitico, Winnicot, che in qualche modo vedeva singolarmente, e parla del “falso Sé”. L’individuo da bambino è obbligato a scegliere tra essere adeguato alla sua natura, leale ai suoi bisogni e desideri, o adattarsi, adeguarsi al modello – io ho detto prima regole, ruoli -, cioè fa quello che la famiglia richiede come prezzo di appartenenza e come qui pro quo per il sostegno di cui il bambino ha assoluto bisogno. Il bambino impara dunque a scegliere tra se stesso e se stesso, tra la sua sopravvivenza come soggetto, come essere che si sente e si esprime e la sua sopravvienza come organismo, come unità sociale, come persona che ha altri bisogni. Ha bisogno di essere amato, ha bisogno di attenzione. Allora noi cresciamo, svolgendo dei ruoli, vivendo solo parzialmente, rimuovendo o scartando grosse fette di noi stessi e così diventiamo quello che Perce in una parola chiamava “plastica”, invece di essere carne e ossa. E forse troppo spesso anteponiamo il “migliorarci” all'”accettarci”.

  8. Cara Delia,
    ti dirò che l’idea non è nuova: è da quando il prof, tempo fa, mi ha fatto notare che Dioniso non è Bacco. Da allora sono sulle sue tracce, ho letto molto di lui e sempre notizie contrastanti, per tornare ogni volta da me stessa più confusa di prima e disamorata. Mi è sembrato di riconoscerlo ma riesco a “sentirlo” soltanto quando indosso una “maschera”. Da qui l’idea… Nei prossimi giorni andrò in giro “mascherata”, mantenendo lo stesso nick. Non so cosa mi inventerò; sto in giro per… libri, per il Web… Sembra strano parlare di Vestire il “corpo emozionale” virtuale, perchè nel mondo liquido accade il contrario… Oggi ho trovato questo… (seguimi per i post!) E dimmi se ho reso l’idea.

  9. Mi permetto di suggerire una lettura davvero degna a riguardo:

    Rafael López-Pedraza
    Dioniso in esilio
    Moretti & Vitali

    “Uno dei più autorevoli analisti junghiani ci invita a rivolgere la nostra attenzione alla repressione del corpo e delle emozioni, sim­bolizzata nell’esilio di Dioniso: un dio che la nostra cultura titanica, tecnologica e smisu­rata, ha non solo allontanato dalla vita so­ciale e personale, ma spesso anche dalla stessa psicoterapia. Il tipo di vita che minaccia di essere dominante in futuro si va allon­tanando dal fondamento emotivo e corpo­reo dell’esistenza, di cui il dio Dioniso è il garante archetipico.

    L’uomo si trova a muoversi spinto da im­pulsi sorti come dal nulla, che si esprimono attraverso una superficiale, dilagante, mediatica imitazione. López-Pedraza traccia in questo libro un limpido itinerario per l’im­maginazione, che guida a riflettere sull’in-sopprimibile necessità della vita dionisiaca. Una iniziazione alla natura contraddittoria e all’irrazionalità di Dioniso, che appaiono come il veicolo metaforico capace d’introdurci nelle essenziali «zone d’ombra» della natura umana.

  10. Una Buona Serata Dott. Lanzaro 😀
    una sola sincera domanda che senza nessuna imposizione, richiede una sincera risposta, Lei crede nella PREISISTENZA DELL’ANIMA E NELLA REINGARNAZIONE? 😀

  11. È una domanda molto complicata. Tutti si portano dentro le ferite altrui. Per prima cosa, vivi in una società dove la gente è piena di rabbia, piena di odio, e questo è lo strato superficiale che può essere capito facilmente. Ma ci sono strati più sottili, esistono coloro che creano in lei sensi di colpa. La riempiono di idee che creano solo sofferenza. E più queste idee sono vecchie, più la gente le accetta facilmente. Ci ha mai pensato? Quando si è infelice, coloro che ti mostrano simpatia sostengono semplicemente la tua miseria. Hai mai visto qualcuno mostrarti simpatia quando danzi pieno di gioia? Quando sei felice la gente ti invidia, è gelosa, non ti mostra affatto simpatia. La gente dovrebbe mostrare simpatia solo quando c’è gioia, piacere, quando ci si rallegra, perché con la simpatia tu dai nutrimento all’altro. A un livello più profondo… forse colui che ha posto la domanda non voleva che andassi così a fondo, ma la risposta rimarrebbe incompleta se non andassi almeno un pò più in profondità. L’idea della reincarnazione, fiorita in tutte le religioni orientali, dice che il sé continua a spostarsi da un corpo all’altro, da una vita all’altra. Questa idea non esiste nelle religioni che sono nate dal giudaismo, il cristianesimo e l’islamismo. Oggigiorno, perfino alcuni psichiatri affermano che ci si può ricordare delle proprie vite passate; l’idea della reincarnazione sta diventando popolare. Forse non esiste la reincarnazione, bensì l’infelicità psichica che si “reincarna”. E, senza dover ricorrere al pensiero magico, “il verbo che si fa carne”, forse, vale ed agisce anche in senso transgenerazionale.

  12. Dott. Lanzaro, la ringrazio per la sua pronta risposta, anche se ad essere sinceri, da un psicologo del suo calibro mi aspettavo molto, ma molto di più 😀

    Le dice qualcosa il lavoro fatto per es. dalla dott.ssa Elisabeth Kubler Ross ?

  13. Carissimo Raffaele,
    gli errori di grammatica e di scrittura dei suoi post mi fanno purtroppo quantomeno supporre che lei sia alquanto frettoloso nello scrivere le domande e probabilmente finanche disinteressato nel leggere in generale. Mi auguro di sbagliarmi, ma non ha notato ad esempio che il sottoscritto non è uno psicologo ma un medico, specialista in psichiatria e psicoterapeuta. Anche per rispetto nei confronti delle persone con cui si sono intavolate su questo blog discussioni articolate e stimolanti, credo sia corretto che mi astenga dal commentare domande o riflessioni che abbiano un mero sapore provocatorio.
    Molto cordialmente,
    Massimo Lanzaro

  14. Valeria,
    sento la risata silenziosa di Dioniso dietro e dentro molte cose in cui mi imbatto ultimamente, compresi gli ultimi post del professore, compresa me e le mie emozioni schermate al mondo.
    Parli di maschera non per nascondere ma per rappresentare, mettere in scena il contraddittorio, l’eccesso di energia vitale sprecato, ciò che non si dice. Direi che il web è il palcoscenico ideale.
    Mi insegue questo “corpo emozionale” a chiedermi attenzione, nudo o vestito che sia (il dubbio…).

  15. Lasciamo stemperare il tutto con una mia poesia quantomeno enigmatica.

    OLTRE IL DUBBIO

    Di maschera anche il vento quest’oggi s’adorna.
    rabbuia la memoria,infiamma il suo tratto
    per chi pone oltre il dubbio solo quel matto,
    come guardia a difesa dell’eburnea fortezza.

    Anticlimacus 11/4/2013

  16. Tra l’universo
    e questo corpo
    che scrive
    sono solo quell’attimo
    che la vita afferra
    e restituisce il senso.

    (Anonimo)

  17. Caro Massimo Lanzaro
    che io me ne freghi della grammatica questo era già noto, ma è anche vero che se lei è uno specialista in PSICOTERAPIA per forza di causa fa parte di quella cerchia che si identifica nella branca della psicologia… Io le ho fatto apposta una sola domanda che a mio avviso qualsiasi vero ricercatore d’anima avrebbe dato risposte più veritiere ed attendibili… tanto che dopo le ho chiesto se conoscesse il lavoro di una valida PSICHIATRA come la dott.ssa Elisabeth Kubler Ross.

    Con tutta la mia sincerità, la mia domanda veramente era provocatoria, per vedere quanto i cosiddetti “psichici” siano in effetti assai materialistici a tal punto che io li chiamo “Realiani”, Ma è anche vero che sono Realiani assai relativi di una realtà assai relativa che in effetti rappresenta solo il 5 % di tutta una realtà assai più vasta di questo nostro polare duale tridimensionale basso, ma necessario universo. Una branca che vuole, che pretende di curare gli effetti o di sondare i mondi dell’anima con tante belle parole, quando in effetti disconosce e non potrà MAI conoscere gli immensi universi che sono celati in ogni essere perché come dal finito non sarà mai possibile abbracciare l’infinito macrocosmo, lo stesso non è possibile abbracciare l’infinito microcosmo. Il bello che spesso in molti, parlano di filosofia, di trascendenza, di arte o di poesia, ma in effetti non dicono proprio nulla dell’essere IO SONO e tantomeno sanno cosa è effettivamente cosa é la vita, cosa si cela dietro le apparenze della vita biologica e cosa li attende dopo una bella santa morte.

    Se in questo mondo non funziona proprio niente, e su questo penso che siamo tutti d’accordo, è proprio dovuto a questa insipienza che spesso si MASCHERA di falsa credenza, di tanta ipocrisia e di falsa apparente conoscenza. Io in qualche modo sono un piccolo stupido visionario con un sufficiente grado di conoscenze scientifiche, e di sicuro e sinceramente non ho molto da condividere con coloro che io reputo solo “psichici”.

  18. Carissimo Raffaele,

    le segnalo che ho scritto di Elisabeth Kubler Ross in un articolo pubblicato sulla CG Jung Page il 5 Febbraio del 2010.

    Ove avesse voglia di leggerlo può reperirlo al seguente link:

    http://www.cgjungpage.org/index.php?option=com_content&task=view&id=905&Itemid=40

    Molto cordialmente,
    Massimo Lanzaro

  19. Cara Delia,
    chiudo questa giornata stancosa con una battuta sul dubbio che il mio invidiabile involucro emozionale fosse una calzamaglia in micro fibra BB, ultimo ritrovato della chimica e perciò molto calzante… con il Femminile: mi sono ispirata a Batman, e all’Uomo Ragno… La letteratura ne è piena e l’emulazione sorge spontanea; quanto al tema del contraddittorio, un pezzo (d’anima) del mio calibro non poteva smentire una certa “figura” e nemmeno la taglia. A presto. (Sorrido con rumore assordante di muscoli facciali!)

  20. Chi crede nella reincarnazione, non conosce la reincarnazione. La conosce, chi ha veramente esperienze di vite precedenti. E, Sì !

    Il Sign. Raffele si è espresso in modo poco ” professionale “, tuttavia è un uomo magico, può darsi che abbia avuto conoscenze di altre vite.

    Il dottore ha scritto un post di ottima cultura, tuttavia la sua risposta e la sua erudizione non coincidono, con il nobile pensiero della reincarnazione

  21. Una Buona Serata Carissimo Massimo Lanzaro 😀

    Ora si che cominciamo a ragionare……. così come ho sempre affermato, nel bene o nel male, al di fuori di quello che gli altri pensano di noi, in qualche modo bisogna cercare di essere SINCERI. Sinceri soprattutto con se stessi. Io sapevo già che la sua splendida erudita persona conosce il prezioso lavoro della dott.ssa Elisabeth Kubler Ross. E’ per questo che le ho fatto quella domanda, sull’immortalità dell’anima e sulla reincarnazione.. ma è anche vero, che spesso, per non essere tacciati, per non essere giudicati, per non perdere prestigio, per sfuggire ad una facile stupida critica…. A NOI STESSI NEGHIAMO CON LA MENTE RAZIONALE QUELLO CHE IL NOSTRO CUORE SA GIA?

    La ringrazio per la sua cortese attenzione e mi scuso vivamente per aver indotto la sua mente a reagire giustamente con uno spirito di opposizione 😀

    Affettuosamente
    Raffaele

  22. Ciao Valeria 😀

  23. Ma l’infelicità in ultima analisi non è forse una concezione animale posta da soggetti percepenti che studiata tramite indagini e supposizioni ora filosofiche ora psichiatriche etc rischia di diventare un modo di estendere con definizioni fumose i nostri chiari limiti di osservatori?

    Se una persona è felice esce è vive le proprie percezioni … se una persona sviluppa una concezione di mancanza di felicità invece… si addentra spesso in una speculazione antropica che può apparire talvolta come un simulacro…in questa ottica la magia … è addirittura più digeribile alla cultura moderna.

    Preferirei ad un certo punto una concezione mistica di oltre-uomo e superamento ad una di reincarnazione …che in ultima analisi mi sembra una sorta di forma artistica intesa come “elaborazione del lutto”.

    Anticlimacus

  24. L’oltre-uomo è già una elaborazione in chiave mistica del Super-uomo della cultura positivista.

  25. L’Anima, che sa d’essere cerca ciò ch’è l’essere, quel che le manca, la memoria del primo istante, non della nascita della persona, nei panni di, Peppe o Caio, ma, di se stessa! la si può intendere smemorata, o bisognosa d’emergere sopra l’uomo stesso, come mortale o immortale!, L’Anima ha scelto di vivere, su questa Terra, ma gli è negato! Attenzione, non parlo di negazione tipica, della religione cristiana! Quindi, l’anima infinita conosce la finitezza, la conosce oltre le parole, sa di cosa si tratta….! L’anima è immortale, ma pur continuamente mortale, non in quanto reincarnazione e il ripetersi dei cicli.. ecc.ecc! L’Anima è, tutto ciò, da prima d’incarnarsi….!!! Non teme la fine, teme in un certo senso la non fine, e qui, preciso, da non identificare con l’inferno o altro cristiano. Se pur in qualche modo, hanno cercato di affermare alcune verità, se pur celandole!!! La finitezza non è quel terminare, non intesa cosi!!

  26. Grazie Valeria per la tua risposta
    Io penso che sia un punto di vista un po riduttivo,stringente
    “un oltre-uomo come elaborazione mistica del super-uomo positivista” credo sia da valutare a seconda dei filosofi /testi consultati e dalle connessioni che s’intendono esaminare.

    Ricordandoci sempre che la storia la scrivono i vincitori …come ricordava pochi giorni fa… l’allenatore della Juve

  27. Caro Anticlimacus, leggo solo ora il tuo post.
    A parte il fatto che l’allenatore della Juve è una persona vincente perchè la sua storia parla da sé, mi scuso per essere stata molto riduttiva. Allora sintetizzo, citando il viandante di Hesse.

  28. Alcune considerazioni di Bauman, sono interessanti, ma andrebbero prese con” le molle”, come afferma il padre della sociologia Ferrarotti: “se la società è liquida, l’amore è liquido, i rapporti sono liquidi, allora io mi iscrivo ad un corso di nuoto”, la nostra società è anche molto ingessata e refrattaria al cambiamento,su certi temi, anche per influenza della cultura cattolica. Questo Bauman si è dimenticato di dirlo.
    Saluti
    Dott, fabio De Santiis

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