Inconscio

Occuparsi dei contenuti dell’inconscio forma l’uomo e determina la sua trasformazione.

Carl Gustav

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Una Risposta

  1. So ben poco di queste cose, ma penso sia così. Comunque, credo sia importante il significato dei termini, che varia da autore ad autore.
    Ad esempio, proviamo a prendere in considerazione i diversi modi in cui le persone normalmente hanno consapevolezza di ciò che pensano.
    Nella stragrande maggioranza dei casi i pensieri scorrono senza che noi ce ne accorgiamo, E ciò avviene nella forma delle associazioni d’idee in senso orizzontale. Orizzontale perché molti pensieri sono legati da avvenimenti piuttosto recenti o riguardanti questioni dell’immediato futuro. Questo modo di percepire i nostri pensieri proviamo a chiamarlo pre-conscio.
    Se, però facciamo un ulteriore approfondimento, possiamo notare che alcuni pensieri hanno radici più profonde. Sono le nostre esperienze d’infanzia, spesso; quegli eventi che ci hanno segnato, nel bene come nel male, al punto tale da riaffiorare in modo non esplicito ma attraverso una reazione, un comportamento, che spesso non riusciamo a giustificare. Questo secondo modo di percepire (direi di non-percepire) i nostri pensieri proviamo a chiamarlo in-conscio.
    Infine c’è la piena consapevolezza di tutti i nostri pensieri (cosa difficilissima da attuare). Quando noi ci rendiamo conto che stiamo pensando a questa o a quella cosa, quale conseguenza di una reazione ad un evento esterno, che può essere anche un altro pensiero che ci arriva in forma associativa, allora siamo nello stato della piena coscienza di noi stessi. Questo modo di percepire i nostri pensieri, proviamo a chiamarlo conscio.
    Immancabilmente, quando riusciamo a concentrarci in tale stato, percepiamo una sorta di sdoppiamento, riusciamo a guardarci. E ciò è molto importante perché se riusciamo ad osservarci, possiamo giudicarci, notare i nostri difetti e percepire le cause delle nostre reazioni emotive, mentali, comportamentali o motorie, ecc.
    Da qui inizia il nostro lavoro interiore. Noi diamo la caccia a noi stessi, cioè possiamo incominciare il lavoro della prima fase: quello della separazione degli elementi oscuri dal resto. Gli elemento oscuri devono essere osservati e poi compresi per essere distrutti. Ciò che resta siamo noi. Sta poi ad ognuno di noi la ulteriore scelta, se inquadrare questo lavoro in un ambito puramente, per così dire, materialistico, o se accettare di spingersi oltre. A quest’ultimo riguardo, desidererei giusto osservare, che lo stesso termine “materialistico” può essere considerato positivamente quale base di partenza, quale fondamento del lavoro: materia (la nostra terra), mater, madre divina ecc.

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