Più che…

Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità.
Più che di intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e bontà.

Charlie Chaplin

5 Risposte

  1. L’umanità una parola ormai da altri mondi e di altre epoche. Ieri ho risposto alla email di un amico scrittore che ha avuto dei problemi seri di salute ed anche lui mi ha parlato di umanità nella premessa (che mi ha allegato) di un suo nuovo romanzo appena pubblicato. Nella mia risposta raccontavo la mia esperienza di ieri, maturata nel corso di una visita ad un amico ricoverato in una struttura per anziani nel mio paese. Un uomo che non si è neppure accorto che un vecchio amico era al suo fianco e che le sue condizioni mettevano in crisi proprio quel filone di umanità che ancora in qualcuno di noi galleggia in questo mondo dove sembra che anche la civiltà sia morta.
    Ma riporto il contenuto della email, che forse solo marginalmente centra con l’argomento posto, ma che penso, invece, possa dirla lunga sul concetto di umanità ed anche su altro.

    “Caro Pietro, quindi quello che descrivi è storia vissuta! Quanto la capisco.
    Mi dispiace ma sono contento che tutto sia passato. Tutto passa al mondo. E’ il mistero a cui nessuno riuscirà mai a dare risposte ed io il dono della fede non ce l’ho e non me lo posso inventare. Ecco perchè a volte invidio chi ce l’ha.
    E sono ancora caldo di altro dolore e sembra che il tuo racconto me lo ravvivi.
    Ieri una visita ad un vecchio sindacalista che ho saputo fosse ricoverato in un istituto per anziani a due passi da casa mia, qui a Donnas in Valle d’Aosta, dove in questi giorni sono tornato.
    Era stato meglio non ci fossi mai andato a trovarlo.
    Lo ricordo ancora attivo e loquace, un buon sindacalista ed ottimo padre, con i figli per mano in Piazza Chanoux tanti anni indietro e vederlo conciato in quelle condizioni in cui l’ho trovato una depressione immensa mi ha assalito e sto soffrendo ancora adesso a ricordare e scrivere.
    Se dovessi ridurmi come lui è meglio che mi sopprimano. Non ha senso neppure sotto il profilo religioso essere ridotti a larve inutili ed insensibili. Anzi è una cattiveria che si fa all’uomo di tenerlo in vita mentre è già morto e non vi è neppure speranza di resurrezione.
    In pratica ieri l’ho rivisto dopo tanto tempo e non mi sembrava neppure messo male. Era autosufficiente, si muoveva, parlava anche, piccolo e magro come sempre, ancora con i capelli non completamente bianchi anzi ancora abbastanza neri. Mi chiedevo che ci facesse in un luogo simile visto che non mi sembrava assolutamente messo male.
    Ma era stato meglio non l’avessi mai visto. E’ da ieri che cerco i versi per una poesia ma non li trovo. Ma non mi è difficile descrivere l’emozione che ancora provo.
    In pratica non mi ha riconosciuto e parlava a vanvera, costruiva discorsi senza un nesso logico. Penso anche soffrisse perchè alcune parole erano cariche di risentimento, ma era come parlare ad una persona di un altro continente che rispondeva con un linguaggio incomprensibile.
    Sono stato colto da una tenerezza ed anche da una disperazione immensa. In macchina piangevo disperatamente. Ho telefonato a mia moglie pregandola di farmi sopprimere prima di chiudermi in certi istituti dove ho visto la gente vegetare in attesa della morte. Ma forse neppure si accorgono che per loro sarebbe una liberazione cessare di esistere. Lo spirito di sopravvivenza continua a funzionare in modo crudele anche quando la vita non serve più.
    Che senso ha far vegetare le persone? Che senso ha rivedere Nino (così si chiama) ormai ridotto come un alieno senza corpo, senza mente, senza anima?
    Tu hai la fede e forse sei fortunato. Io la fede non ce l’ho e non riesco neppure a costruirmene una qualunque. La mia razionalità mi dice soltanto che in quelle condizioni è meglio la morte. Solo al pensiero di potermi ridurre a larva umana che vegeta farei di tutto per crearmi le premesse per non arrivarci in quelle condizioni che sicuramente faranno soffrire i propri congiunti, ma fanno soffrire ancor di più gli animi sensibili come il mio.
    Nino mi sembrava sempre lo stesso, ma aveva perso il sorriso ironico d’un tempo. Era la fotografia di una persona che non riconoscevo più.
    Avevo portato in borsa un mio libro di poesie. Pensavo di darglielo per allietargli alcune ore nella lettura. Ma in quelle condizioni ……..
    Ci sono rimasto pochi minuti. Non resistevo a vedere un caro amico ridotto in uno stato simile ed il fatto di non poterci neppure interagire, non potergli ricordare l’intensa attività che aveva vissuto nella sua vita, le tante riunioni alle quali avevamo partecipato insieme e dove lui partecipava attivamente, mi demotivava e prostrava.
    E pensavo anche alla mia vita fra qualche anno e mi chiedevo con disperazione il senso della mia esistenza in certe condizioni e del perchè la scienza non riesce a trovare un rimedio affinchè la vecchiaia sia meno dolorosa e penosa per il genere umano.
    Ma probabilmente risiede nel nostro cervello il delicato meccanismo di difesa che spiegherebbe tante cose se l’uomo invece di cercare lontano cercasse dentro di noi le risposte visto che il nostro organismo è costruito intorno a meccanismi raffinati di difesa per cui in certe condizioni di stress estremo ci estranea dal mondo in cui viviamo, ci fa “dimenticare” il passato ed il presente, in una sorta di fuga dalla realtà e di rifugio in una dimensione di semi-inconscienza che non ci permetta di capire per evitare alla mente, alla nostra intelligenza, al nostro corpo di soffrire.
    E se fosse così, certamente il nostro corpo è una macchina meravigliosa che si adegua a nostra insaputa a situazioni di stress estremo con lo scopo di immunizzarci dalla sofferenza e renderci l’esistenza meno amara e meno dolorosa.
    Ma rimane sempre la domanda irrisolta: “Ma in queste condizioni quale è il senso della vita visto che non riusciamo più ad interpretarla ed a gestirla”?
    Ecco che allora l’augurio di buona salute penso che sia l’espressione migliore che si possa regalare agli amici e andrebbe sempre apprezzata e gradita.
    Ti abbraccio, amico mio, e spero che adesso avrai capito che il tuo racconto è arrivato a complemento di una mia giornata particolare e di condizioni interiori ideale per essere meglio compreso ed apprezzato.
    Armando”

  2. Io non mi stancherò mai di dire..ed è faticoso ogni volta, che la nostra Umanità non dovrebbe passare dall’intelletto..ma dai nostri cuori…l’Umanità Universale dovrebbere rispecchiare la nostra umanità interiore….e viceversa. Non bisognerebbe mai viziare la mente rendendola incapace di vedere, altrimenti il cuore non sente e il corpo ne muore…bisogna mettersi in ascolto…..(io faccio così per me almeno : ) ) .

  3. …ho dimenticato una cosa…..quando, per puro sfizio intellettuale, ci si concede secondo me la malsana abitudine di prevaricare l’Esistente…si è forse destinati a perdere la nostra intelligenza Originale…ed è veramente triste assistervi.perchè tutto si trasforma in puro…niente! (sempre mia personale piccola considerazione)…si deve forse far in modo che la nostra Anima produca Vita…non generare mostri d’intelletto anche se devo ammetterlo….delle volte e quasi sempre dannatamente affascinanti…..non bisogna cedere!

    L’Assenzio

  4. …..Sia LODE ALL’INVIOLATO….

  5. …dolcezza, bonta’ e amore!… se non c’e’ l’ amore nulla ha senso…

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