C’era una volta…

C’era una volta un’isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere… cosi’ come tutti gli altri, incluso l’Amore.
Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento.
Quando l’isola fu sul punto di sprofondare, l’Amore decise di chiedere aiuto.

La Ricchezza passo’ vicino all’Amore su una barca lussuosissima e l’Amore le disse: “Ricchezza, mi puoi portare con te?“
“Non posso c’e’ molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te.”

L’Amore allora decise di chiedere all’Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello: “Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?”,”Non ti posso aiutare, Amore…” rispose l’Orgoglio, “qui e’ tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca”.

Allora l’Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto
“Tristezza ti prego, lasciami venire con te”,
“Oh Amore” rispose la Tristezza, “sono cosi’ triste che ho bisogno di stare da sola”.

Anche il Buon Umore passo’ di fianco all’Amore, ma era cosi’ contento che non senti’ che lo stava chiamando.

All’improvviso una voce disse:
“Vieni Amore, ti prendo con me“
Era un vecchio che aveva parlato.
L’Amore si senti’ cosi’ riconoscente e pieno di gioia che dimentico’ di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne ando’.

L’Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere:
“Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?“
“E’ stato il Tempo” rispose il Sapere.
“Il Tempo?” si interrogo’ l’Amore, “Perche’ mai il Tempo mi ha aiutato?”.

Il Sapere pieno di saggezza rispose:
“Perche’ solo il Tempo e’ capace di comprendere quanto l’Amore sia importante nella vita”.

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14 Risposte

  1. Si racconta che tanto tempo fa
    tutti i sentimenti, le qualità e difetti dell’ uomo si riunirono nello stesso luogo.

    Quando la noia sbadigliò per l’ennesima, la follia, un pò sopra le righe, propose:
    “Giochiamo a nascondino!”
    L’interesse alzò un sopracciglio e la curiosità, senza potersi contenere, chiese:

    “A nascondino? Di che si tratta?”
    “E’ un gioco, – spiegò la follia – in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino a 1000000 mentre voi vi nascondete e, quando avrò terminato di contare, vi dovrò trovare tutti. Il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco.”
    L’entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall’euforia. L’allegria fece tanti salti che finì per convincere il dubbio e persino l’apatia alla quale non interessava mai niente…

    Però non tutti vollero partecipare. La verità preferì non nascondersi. Perché, se poi alla fine tutti la scoprono?

    La superbia pensò che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la codardia preferì non arrischiarsi.
    “Uno, due, tre…” – cominciò a contare la follia.

    La prima a nascondersi fu la pigrizia che si lasciò cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso.

    La fede volò in cielo e l’invidia si nascose all’ombra del trionfo che con le proprie forze era riuscito a salire sulla cima dell’albero più alto.

    La generosità quasi non riusciva a nascondersi. Ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcuno dei suoi amici.

    Che dire di un lago cristallino? Ideale per la bellezza.

    Le fronde di un albero? Perfetto per la timidezza.

    Le ali di una farfalla? Il migliore per la voluttà.

    Una folata di vento? Magnifico per la libertà. Così la generosità finì per nascondersi in un raggio di sole.

    L’egoismo, al contrario trovò subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per se’.

    La menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non è vero, si nascose dietro l’arcobaleno).

    La passione e il desiderio al centro dei vulcani.

    L’oblio … non mi ricordo dove.

    Quando la follia arrivò a contare 999999 l’amore non aveva ancora trovato un posto ove nascondersi poiché li trovava tutti occupati, finché scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i suoi fiori.

    “Un milione!” – contò la follia. E cominciò a cercare.

    La prima a comparire fu la pigrizia, solo a tre passi da una pietra.

    Poi udì la fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e sentì vibrare la passione e il desiderio dal fondo dei vulcani.

    Per caso trovò l’invidia e poté dedurre dove fosse il trionfo.

    L’egoismo non riuscì a trovarlo. Era fuggito dal suo nascondiglio essendosi accorto che c’era un nido di vespe.

    Dopo tanto camminare, la follia ebbe sete e nel raggiungere il lago scoprì la bellezza.

    Con il dubbio le risultò ancora più facile, giacché lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi.

    Alla fine trovò un po’ tutti: il talento nell’erba fresca, l’angoscia in una grotta buia, la menzogna dietro l’arcobaleno e infine l’oblio che si era già dimenticato che stava giocando a nascondino.

    Solo l’amore non le appariva da nessuna parte.

    La follia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne e quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muoverne i rami. Quando, all’improvviso, si udì un grido di dolore: le spine avevano ferito gli occhi dell’amore…!

    La follia non sapeva più che cosa fare per discolparsi; pianse, pregò, implorò, domandò perdono e alla fine gli promise che sarebbe diventata la sua guida.

    Da allora, da quando per la prima volta si giocò a nascondino sulla Terra, l’amore è cieco e la
    follia sempre lo accompagna.

    Un pò di follia sempre lo accompagna.

    by altra storia di internet

  2. queste due racconti sono storie che girano su internet.

  3. sono bellissime…. grazie.

  4. PER TUTTI:

  5. L’ha ribloggato su SPIRANIMAe ha commentato:
    Stupenda!!!

  6. PER TUTTI:


    .

  7. Ripropongo una lirica di Roscigno:

    Il Piccolo Ammiraglio Naufrago

    Aveva labbra dischiuse,

    come di marmellata;

    un nasino di cera

    che colava appena e

    due palpebre tonde

    come il Mondo,

    forzieri tralucenti da

    rivelare al nostro guardo

    il loro tesoro:

    due immensi dobloni

    di turchese.

    In quelli il mare, in quelli

    la luce stellante dal

    girotondo delle nuvole,

    il volo di gabbiani che

    dipinge nella brezza

    la giostra del vento.

    *************************************************

    ho trovato il ritratto del piccolo ammiraglio:

    mentre questo rappresenta lo spirito del piccolo ammiraglio:

    http://nova100.typepad.com/.a/6a00d8341c684553ef012876abb732970c-800wi

  8. caro prof.
    grazie di cuore…parole che sono magnifiche perle..
    un caro abbraccio

  9. Allora Almitra disse: Parlaci dell’Amore.

    Ed egli sollevò il capo e guardò il popolo, e una gran pace discese su di loro.

    E a voce alta disse:

    Quando l’amore vi fa cenno, seguitelo,

    Benché le sue strade siano aspre e scoscese.

    E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a lui,

    Benché la spada che nasconde tra le penne possa ferirvi.

    E quando vi parla, credetegli,

    Anche se la sua voce può mandare in frantumi i vostri sogni come il vento del nord lascia spoglio il giardino.

    Perché come l’amore v’incorona così vi crocifigge.

    E come per voi è maturazione, così è anche potatura.

    E come ascende alla vostra cima e accarezza i rami più teneri che fremono al sole,

    Così discenderà alle vostre radici che scuoterà dove si aggrappano con più forza alla terra.

    Come fastelli di grano, vi raccoglierà.

    Vi batterà per denudarvi.

    Vi passerà al crivello per liberarvi dalla pula.

    Vi macinerà fino a farvi farina.

    Vi impasterà fino a rendervi plasmabili.

    E poi vi assegnerà al suo fuoco sacro, perché possiate diventare il pane sacro nei sacri conviti di Dio.

    Tutto questo farà in voi l’amore, affinché conosciate i segreti del cuore,

    e in quella conoscenza diventiate un frammento del cuore della Vita.

    Ma se avrete paura, e cercherete soltanto la pace dell’amore ed il piacere dell’amore,

    Allora è meglio che copriate le vostre nudità, e passiate lontano dall’aia dell’amore,

    Nel mondo senza stagioni dove potrete ridere, ma non tutto il vostro riso, e piangere, ma non tutto il vostro pianto.

    . . . . .

    L’amore non dà nulla all’infuori di sé, né prende nulla se non da se stesso.

    L’amore non possiede né vuol essere posseduto,

    Perché l’amore basta all’amore.

    Quando amate non dovreste dire: “Dio è nel mio cuore” ma, semmai, “sono nel cuore di Dio”.

    E non crediate di guidare il corso dell’amore,

    poiché l’amore, se vi trova degni, guiderà lui il vostro corso.

    L’amore non desidera che il proprio compimento.

    Ma se amate e quindi avete desideri, i vostri desideri siano questi:

    Sciogliersi e farsi simili a un ruscello che scorra e canti alla notte la sua melodia.

    Conoscere il martirio della troppa tenerezza.

    Esser feriti dal vostro proprio intendere l’amore,

    E sanguinare di buon grado, gioiosamente.

    Svegliarsi all’alba con un cuore alato e dire grazie a un nuovo giorno d’amore;

    Riposare nell’ora meridiana e meditare sull’estasi amorosa;

    Tornare a casa con gratitudine la sera;

    E addormentarsi con una preghiera per chi amate nel cuore, e un canto di lode sulle labbra.
    k. gibran

  10. Grazie a te, carissima Beatrice 🙂

  11. Ciao Gianluca

    merci!!!

  12. Mi sono persa un pezzo volev aggiunger a te dopo merci.

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