Un po’ di pace

Un po’ di pace è già nella campagna
L’ozio che è il padre dei miei sogni guarda
i miei vizi coi suoi occhi leggeri.

Qualcuno che era in me ma me non guarda
bagna e si mostra negligente: appare
d’un tratto un treno coi suoi passeggeri
attoniti e ridenti – ed è già ieri.

Sandro Penna

7 Risposte

  1. “Qualcuno che era in me ma me non guarda/ bagna e si mostra negligente”: questo periodo viene spiegato da Sandro Penna in “Entro l’azzurro”: “Tutto è maturo e pieno. Non sono minacciate le cose. E nondimeno, lontano come il sole, e vicino, in sè vive – di sè solo – il mio amore.”
    Assenza di felicità! Saturno!

  2. e..mentre ci rotoliamo in questo otium perdiamo il presente..ma in fondo ,di questi tempi,non abbiamo perso niente…al limite…ci siamo risparmiati un bagno di bugie e di ciance!!giò


  3. …….appare
    d’un tratto un treno coi suoi passeggeri
    attoniti e ridenti – ed è già ieri.”

    oltre all’aspetto eterno, che scorre in noi,,il fiume dell’eternità la sorgente della vita in cui bagnarsi a cui attingere , esiste il nosro io temporale/temporaneo che è come la campagna, in cui ben si vede lo scorrere dellle stagioni
    ” ed è già ieri”

    ” ed è subito sera”. Ungarettii

    ” e mi sovien dell’eterno……anche leopardi…ma

    forse nella donzelletta ma..

    comunque buongiono a tutti e

    grazie valeria x esser riuscita ad aprirmi uno spiraglio su Penna :-;

  4. Cara bianca patrizia, sono io che ringrazio te, che seguo e leggo con interesse, cercando di ricambiare con immagini chiare che aiutino a capire cosa vedo, prima, e cosa provo, poi, quando provo ad addentrarmi nello spirito della poesia di un poeta.

    Allora provo ad aprirmi anche questa volta: dal tessuto di questa poesia di Penna, che è tessuto psichico, emerge l’archetipo del Puer, Mercurio, la parte sensuale, istintuale, umida, che presiede alla semina. In questo tessuto egli è “fuso” con il Senex, Saturno, il tempo che passa inesorabile, la parte “secca”, la materia, e presiede al raccolto… Il Senex proietta all’esterno il Puer, poichè non lo vive coscientemente, non lo riconosce, “a lui non guarda”. Gli rimprovererà qualcosa? Ho ripreso, per spiegare questo concetto, la poesia “Entro l’Azzurro”, mentre ho riconosciuto il Senex nel Puer “parlante” dall’ultimo periodo di questa poesia: “appare d’un tratto un treno coi suoi passeggeri attoniti e ridenti – ed è già ieri”. Qualcuno che trascina con sé, ma è anche dominato dall’interno.

    Nel sabato del villaggio, invece, a me sembra che lo sguardo dell’Io parlante sia fiso sulla vita che scorre intorno e dentro il “villaggio”, del quale è partecipe cosciente, “interpenetrato”, poichè riconosce l’alternarsi delle stagioni della vita. Cosa ne pensi?

  5. premetto che ,misonosbagliata,è dell’infinito la breve citazione che mi era venuta in mente,peò sono andata a leggere il sabato del villaggio ed ho preso :
    “……Questo di sette è il più gradito giorno,
    pien di speme…”
    che condensa le potenzialità che racchiudel di di festa-la vita al suo nascere, sì la sento anch’io così compenetrata la partecipazione al “villaggio ” della vita.
    la donzelletta e la vecchierella si intrecciano in questo viaggio, la vecchierella
    “e novellando vien del suo buon tempo,
    quando ai dí della festa ella si ornava,”

    trovo che.

    Già tutta l’aria imbruna,
    torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
    giú da’ colli e da’ tetti,
    al biancheggiar della recente luna”

    dia misura dello scorrere naturale della vita e/odello scorrere naturalmente con la vita.

    Comprendo il discorso del Puer e del Senex ma sarà la mia parte Puer che mi fa collocare intuitivame al di là del qui ed ora nello scorrere del”tempo interiore”nel “campo complesso in cui trovare frammenti di infinito/i finito.

    C I A O 🙂
    valeria

  6. Il Puer è proprio tensione verso il divino, sa leggere il codice di Anima che è ovunque e sa riconoscere la voce del daimon, il destino: e infatti il Puer Leopardi non naufraga, ma approda… in quel “campo” nel quale ha fatto esperienza dello spazio e del tempo e si è formato in rapporto a quei codici:
    …”E come il vento
    odo stormir tra queste piante, io quello
    infinito silenzio a questa voce
    vo comparando: e mi sovvien l’eterno…”
    Per imparare a volare, ha bisogno di sentire nostalgia per il cielo: forse si, perchè un volo può essere comparato ad una poesia.
    Ciao

  7. valeria:-)

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