La sera vado a letto e mi addormento

“La sera vado a letto e mi addormento. E tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso. Non c’è altro. Questa è la mia vita. Io lo so che non ti piace, ma non voglio che tu me lo scriva. Perché voglio continuare ad andare a letto, la sera, e addormentarmi.
Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l’infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso.
Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E’ bello. E poi chi l’ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l’impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà ? E’ proprio obbligatorio essere eccezionali ?[…] C’è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli.
Si guardava sempre l’infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c’è l’infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici.
Andrò a letto, questa sera, e non mi addormenterò. Colpa tua, vecchio, maledetto Pekisch.
Ti abbraccio. Dio sa quanto ti abbraccio.”

Baricco, Castelli di rabbia

8 Risposte

  1. A volte credo sia saggio che i figli non si misurino con un genitore eccezionale: a volte penso sia addirittura saggio che non sappiano chi egli sia in realtà.

  2. te la puoi raccontare come vuoi, per fortuna, ma la vita col suo “infinito” di tradimenti, dolori e anche gioia, ti “stana” anche se fai il “bravo bambino”.
    .Negli occhi dei bambini appena sono nati, c’è l’universo.

  3. ma…l’infinito è ” cercare l’impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà ? “o vivere la realtà con le sue miserie eccc come aspetti del campo complesso che si manifesta o meno con
    le qualità di infito che ogniuno ci vive…

  4. Provo a risponderCi, patrizia: la gioia, come la miseria (materiale e spirituale), non sono “assoluti” ma “contenuti psichici” e quindi dovrebbero essere letti come “aspetti”, coniugati tra loro e rapportati sempre a quel “campo complesso” nel quale viviamo, formiamo la nostra personalità, e che percepiamo essere la nostra realtà (per esempio, se ben ricordo, il verbo “essere” nella lingua tedesca è sinonimo di “appartenere”).
    Il mittente del brano, se ho capito bene, si perde lungo la linea dell’orizzonte di quel Pekisch, nel cui sguardo non si riconosce; così, il concetto di infinito, che si è sviluppato in lui, è una “linea orizzontale”, una “scappatoia eccezionale”, un’eccezione, cioè, rispetto ai punti di riferimento che la realtà circostante gli offre.

    Ma penso anche che possa essere difficile, a volte, tenere fisso lo sguardo sulla profondità: su una cosa in profondità, la profondità dello sguardo di qualcuno che viene incontro.

    “…..La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
    quella verticale verso lo spirito.
    Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore
    che con il tempo e ci vuole pazienza,
    si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Inner Auge..
    Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
    a leggere e studiare, ascoltando i Grandi del passato…
    mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!”
    (Battiato)

    Ciao!

  5. “sgusciare via dalla realtà ? E’ proprio obbligatorio essere eccezionali ?[…] C’è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità”

    l’intensità della vita /la superficialità della vita entrambi gli aspetti nella mediocre normalità.Se il paese di utopia è un non luogo, la tensione interiore, ( la curiosità? )che fa star sulla grondaia non manca e, se non ne hai di tua provvede la vita a scuoterti, per migliorarti? xò te la racconti e dormi …non cresci, non evolvi? lo sguardo orizzontale di ‘sti tempi prova a tenere lo sguardo esclusivamente orrizzontale.La saldezza dello sguardo ma…….
    Ogni cinque minuti qualcuno dall’alto del pennone della barca grida”terre, terra!”
    e occorre roteare lo sguado ovunque x scoprire di che terra si tratta…
    ma…

    cromagnon si chiamava Pekisch

    scusa la confusione valeria ciao!

  6. Cara bianca patrizia,
    Mio nonno “risiedeva” negli orologi, che studiava con ossessionante attenzione e che riportava in vita con la stessa passione che un cardiochirurgo spende nel rianimare un cuore stremato…
    Ma…
    Chi conosce le coordinate di Utopia, quel non-luogo che ognuno ha dentro di sé, il cui nome non di rado riecheggia nel mondo di sotto… come la nostalgia? E mentre qualcuno “vola”, ci sarà sempre bisogno di qualcun altro che, camminando, tenga il filo dell’aquilone nel ruolo del testimone: è un vestito “smesso”, ereditato, non voluto, che non sarà mai della stessa misura di chi lo indossa e accettarlo su di sé sembrerebbe l’unico atto di coerenza nei confronti di quel mondo “mediocre” che si frappone fra l’apparenza ed il vero Sè, tra una gioia momentanea e la Gioia che sguscia via dalla realtà… Penso che, se anche la Miseria sgusciasse via dalla realtà, il mondo sarebbe un grande scherzo divino.
    No, non è obbligatorio essere eccezionali: secondo mio nonno è necessario, quindi la normalità non esiste.

    Ascolta e poi dormi tranquilla:

    Un abbraccio

  7. “risiedere ” in qualche cosa , che facciamo con amore, nonostante, è dar valore è “contemplare”è cogliere un frammento dell’infinito che è in noi, anche rifacendo il letto di casa,così si possono ritrovare due aspetti il complesso nel semplice nella “miseria” del quotidiano.!?

    grazie valeria x il prezioso post !

  8. Grazie a te, bianca, per aver dialogato con me e per averCi permesso di “realizzare” qualcosa di prezioso.

    Un abbraccio

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