Che cosa è un uomo…

Cosa è un uomo, se del suo tempo fa mercato, e poi il guadagno è solo dormire e mangiare?
Una bestia, niente piu’. Lui che ci ha dato un cosi’ maestoso intelletto, capace di capore le cause e gli effetti delle cose, non ci ha dato questi preziosi doni affinché ammuffiscano, non venendo usati.

Shakespeare, Amleto

In questa notte che si allontana

In questa notte che si allontana a passo lento, accompagnata da sogni presi a nolo, che non promette più stelle, salto sopra il treno della vita per fare il mio viaggio, per non scendere alla prossima fermata, perchè,finchè c’è una strada, essa non è mai finita. Faccio un viaggio nel mio cielo, per un incontro che, nel passaggio di un giorno, non sia un addio ma un’andata e un ritorno, m’incammino voltandomi indietro per non scordare niente, senza aprir bocca per dar senso a tutto, senza aver la pena di star lontani, affinchè possa cominciare il passaggio nel domani. Faccio un viaggio nel mio sogno, perchè ogni giorno non sia un miraggio in un raggio di sole, perchè vivere è un mestiere duro, è un lavoro scuro, senza salario, né ferie, né orario, alle intemperie di ogni tempo in un futuro di perchè……….perchè vivere è andare sempre avanti in tutti gli istanti, senza fiato, senza sosta, senza passato, in una posta in gioco di una risposta che non c’è, quando ci chiederemo se siamo esistiti per davvero…….

Diamante Angela De Rossi

Speranza

Oh, questa tua “nessuna speranza”
racchiude una speranza immensa.
“Nessuna speranza”
significa una speranza così ricca
che nemmeno l’ambizione
può guardare più in alto.

            William Shakespeare

Sapessi fare di me una pietra

 Sapessi fare di me una pietra
non sentirei il dolore
di neri occhi affamati
… guardarmi semplicemente
e non chiedere acqua
piedi in scarpe comode
una matita da scrivere pance
senza vuoti d’esistere
Sapessi fare di me una pietra
non sanguinerei solitudini….

Sabrina Longari

Orgoglio e pregiudizio

Già la riva è lontana

Eppure la stanchezza, 
simile in questo
ad una vela pesante, si riempie
alla fine del giorno
di tutto il vento trascorso
e lentamente muove
i miei pensieri nella sera.
Così il silenzioso soffio della mente
e del sonno disincaglia
il corpo della luce.
Io m’addormento in questo scafo azzurro
e già le lenzuola accarezzano l’acqua,
e già la riva è lontana.

(Valerio Magrelli)

Non è dolce l’Aurora del mattino

Non è dolce l’Aurora del mattino.
Tutti quei toni rosati e mischiati d’azzurro son solo suadenti schizzi che invitano alla Vita.Ma è quell’abbandono ,che temo ,
quel trascinante ritmo di finta dolcezza
… che evito.
Preferisco l’abbraccio notturno ,la sua pece
che immobilizzi ogni cosa.
Anche il dolore….

Garbo Fania

La mente vacilla al pensarti

La mente vacilla al pensarti.
Il corpo logorato e stanco
Tace il suo dolore.
L’anima inerme
Mente a se stessa
Per restar viva………….

Giuseppina Pina Gravino

STILLE DI SGUARDI NELL’INDETERMINABILE

STILLE DI SGUARDI NELL’INDETERMINABILE

Provo a distinguere
i secondi che mi separano e mi accolgono
nell’iter fra il vivere ed il morire
di ogni istante
in cui sono presente a me stesso..

… E’ un modo
come un altro
per meditare
su alcuni aspetti dell’assurdo
che sembrano inconcepibili..

Simonetta Pancotti Marino

E sono io

 

E sono io
con lo sguardo di chi esiste
senza averlo mai chiesto
con un mondo attorno che non consola
E sono io
che attende risposte intrappolate in lune sbadate
misurando argini di salici partoriti in rovi sconfitti
E sono io
che ancora mi chiedo
… se quell’abbraccio sapeva di rogo
se la mia acqua annega se stessa
se tutto questo è solo torpore sconfitto

Miranda Galati

Mi prese il clamore delle stelle

 Mi prese il clamore delle stelle
il caldo abbraccio della notte
e il sogno di un bacio senza nome.

Galleggiavo, senza ferita

Mi arrese l’istinto nel tratto di te
… sull’indugio che segue la curva
nell’idea che tralascia ogni arma

Affondavo, senza disagio

Sabrina Longari – Miranda Galati

Un soliloquio notturno

Un soliloquio notturno
non appagherà mai la voglia di luce
Se sei tenebra
non puoi strappare al cielo un lampo
Se sei buio
potrai solo indossare il tuo nero

Miranda Galati

Gocce di vermiglio

Gocce di vermiglio
in perpetuo imprimere
nelle anime perse
tra le nebbie grigie
di menti inquiete..

Meri Zamponi

Non puoi domare…

“Non puoi domare un cavallo selvaggio, lo uccideresti e gli toglieresti la libertà di essere com’è.
Però, se vuoi, puoi imparare a corrergli affianco, imparando cosa sia quell’infinito brivido chiamato libertà”
(P. Coelho)

Era necessario un addio

Era necessario un addio, perché capissi che non c’è un addio per noi.
Blaga Dimitrova

La mia potenza di affettività…

Io nacqui malata: uno dei sintomi più gravi e più profondi della mia infermità era il bisogno che sentivo di affezionarmi a tutto ciò che mi circondava, ma in modo violento, subito, estremo. Non mi ricordo di un’epoca della mia vita in cui non abbia amato qualche cosa. […] La mia potenza di affettività non aveva né modi né limiti; era una febbre, un’espansione, un’irradiazione continua; avrei potuto amare tutto l’universo senza esaurirmi.

Igino Ugo Tarchetti

L’amore è per i coraggiosi

L’amore, quello vero, è roba per coraggiosi. E’ solo per chi sa aspettare. E sono davvero pochi quelli capaci di accorgersi che sotto un fuoco spento, a volte, restano braci incandescenti.

Sandor Marai

Guardò il tempo e rise

“E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava.” Luigi Pirandello

L’amore

“L’amore non ha niente a che fare con l’intelligenza”
Jean Renoir

L’amore è sconsiderato

“L’amore è sconsiderato, non così la ragione. La ragione cerca il proprio vantaggio. L’amore è impetuoso, brucia se stesso, indomito. Pure in mezzo al dolore, l’amore avanza come una macina; dura la sua superficie, procede diritto. Morto all’egoismo, rischia tutto senza chiedere niente.”
Mevlana Jalaluddin Rumi

Il mondo (2)

Per scoprire l’autentica oggettività del mondo l’uomo non deve pensare il mondo come una parte di sè, ma deve sentire se stesso come una parte del mondo.

(Abbagnano)

Il mondo

Il mondo è stato fatto per l’ uomo, e non l’ uomo per il mondo.

(F.Bacone)

C’è qualcosa di sacro nelle lacrime

C’è qualcosa di sacro nelle lacrime. Non sono il segno della debolezza, ma del potere. Sono i messaggeri di un dolore schiacciante e di un amore indicibile.
Washington Irving

I filosofi

Si possono concepire i filosofi come persone che compiono sforzi estremi per sperimentare fino a che altezza l’ uomo possa elevarsi . ( Nietzsche )

La bellezza

La bellezza non è una qualità delle cose stesse: essa esiste soltanto nella mente che le contempla e ogni mente percepisce una diversa bellezza.
David Hume

I due Maestri

Se viaggiassi con altre due persone, certamente avrei acquistato due maestri. Sceglierei quel che c’è di buono nell’uno per seguirlo e quel che c’è di cattivo nell’altro per correggermi.
Confucio

Ci vuole anche l’azione

Non puoi attraversare il mare semplicemente stando fermo e fissando le onde.
Rabindranath Tagore

Io sono un clown

Io sono un clown, e faccio collezione di attimi
(da Opinioni di un clown) [Heinrich Boell

Bisogna struggersi

Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell’anima.
(L. N. Tolstoj)

Fuggire

Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell’individuo dal quale volevi fuggire.
(Socrate)

Non per far “politica”…

…né per informarvi su qualcosa che, tristemente, già conosciamo tutti. Ma questo articolo non riesce a lasciarmi indifferente. E’ così brutale per quel che descrive. Come ci siamo “persi”. Ma spero stia arrivando il momento per risollevarci nel senso più ampio del termine

Un abbraccio
Gabriele

Cronache dall’Italia in crisi:  “Così siamo diventati poveri”

Otto milioni di italiani vivono con meno di mille euro al mese. L’ascensore sociale è tornato indietro di 27 anni. La crisi economica ha massacrato la classe media che si ritrova così a fare i conti con le bollette ammucchiate sul frigo, l’assillo dell’affitto da pagare, la retta dei bambini a scuola. Ecco alcune semplici storie di chi per farcela  compra il pane del giorno prima o divide la casa con altre famiglie. Vite di laureati che fanno i baristi e di mariti mandati sul lastrico dal divorzio di CONCITA DE GREGORIO

NUMERI non rendono l’idea. Siamo assuefatti, bombardati. Non li tratteniamo neppure il tempo necessario perché si traducano in un pensiero. Sono le storie che parlano. Quelle sì, quelle somigliano tutte a qualcosa che sappiamo. La commessa del super, il fornaio dove vai a comprare le rosette, il ragazzo che ha l’età di tuo figlio, il padre di mezza età, la madre.

Questa è l’Italia, questi siamo noi. Narcotizzati da una campagna elettorale che discute di pensioni e di tasse, di esodati e di aliquote: un mondo politico che parla, provando a farsi votare, a chi il lavoro ce l’ha o ce l’ha avuto. Ma quasi la metà del paese non ha lavoro, lavora al nero, ha redditi sotto i mille euro. La media delle famiglie italiane guadagna meno di ventimila euro l’anno, dicono i dati ministeriali, con buona pace delle discussioni sulla patrimoniale per chi ha redditi sopra il milione o il milione e mezzo.

C’è differenza fra ventimila e un milione, una differenza così grande che genera, in chi non trova ascolto, rabbia, ostilità, fragilità, disillusione. Siamo tornati poveri, dicono i dati Istat. Più di otto milioni di italiani, una famiglia su dieci spende circa mille euro a testa al mese, la cifra sotto la quale l’Istat stabilisce la soglia di povertà relativa.

Indietro di 27 anni. Ma nemmeno questo rende l’idea perché ormai sono anni che separarsi è diventato un lusso da ricchi,

che il ceto medio è scivolato verso l’indigenza, che i padri che pagano gli alimenti dormono in macchine e vanno a mangiare alla Caritas. La novità, oggi, come queste sei semplicissime storie raccontano, è che nell’indifferenza diffusa comprare a metà prezzo il pane di ieri, fare la spesa al super di carne in scadenza e quindi in saldo, nascondere la laurea per trovare un lavoro da 800 euro o laurearsi per poi servire ai tavoli di un pub, al nero, è diventato assolutamente normale.

Tutto intorno è così. L’ascensore sociale non è solo fermo, guasto, bloccato dal malaffare e dal malgoverno. Torna indietro. Non sale: scende. I figli hanno un destino peggiore dei padri, il giovane laureato in Legge, figlio di operai del Sud, ha vergogna a dire che non sa che farsene del suo titolo, non sa come spiegarlo ai genitori. Non va avanti, non può tornare indietro. È il lavoro che manca. È l’unica cosa di cui parlare, la sola di cui una campagna elettorale dovrebbe occuparsi: offrire un progetto per restituire lavoro al Paese. Senza libertà materiale non c’è libertà politica né democrazia. Il resto sono chiacchiere.

LA CASSIERA
“Vedo tanti pensionati a caccia di super-sconti tra i prodotti in scadenza”
“Può scrivere solo il mio nome? Non vorrei passare un guaio, mi manca solo quello. Giovanna. Faccio la cassiera qui da otto anni, delle prime sono rimasta l’ultima. Ora arrivano tutte ragazze che stanno tre mesi meno un giorno, poi cambiano. Contratti di formazione, li chiamano: ti danno due euro, ti “formano”, poi ti mandano a casa e avanti un’altra. Così se ne va la giovinezza e poi dopo a quarant’anni dove lo trovi un impiego? Sì, qui nel nostro “super” facciamo gli sconti last minute. Non li ha visti? Sono quelli con il prezzo in giallo. Se il formaggio, o il latte, o la carne sono a 24 ore dalla scadenza costano fino all’80 per cento in meno. Roba da mangiare subito, la sera stessa, prima che vada a male. Ma ancora buona, eh. Guardi, si fermi a guardare: la comprano tutti. Vede, qui a San Giovanni in Laterano, ci vivono moltissimi pensionati. Vengono col borsellino con la cerniera e dieci euro dentro, la busta di plastica da casa. Che poi uno dice pensionati e pensa agli anziani, ma i pensionati che vedo io hanno anche meno di sessant’anni. A 58 anni non sei vecchio, ma se da un giorno all’altro i duemila euro di stipendio diventano 900 di pensione e se hai ancora i figli a casa… Sapesse quante ne sento. Allora per forza devi comprare la carne che scade. Guardi, guardi. Perché non si direbbe, no? Li vedi ben vestiti, poi arrivano alla cassa e fanno passare tre oggetti. Ormai pagano più in monete che in banconote. Abbiamo anche un accordo con le scuole: i punti della spesa si possono devolvere all’istituto di quartiere per il materiale scolastico. Sì, alla scuola pubblica, perché?”

L’OPERATRICE DI CALL CENTER
“Tre donne, quattro figli: con una casa in comune arriviamo a fine mese”
“Mi chiamo Antonia L. Ho 57 anni, una figlia di 18 che vive con me. Ho cominciato a lavorare al call center quando mi sono separata, tre anni fa. Il mio ex marito non è in condizione di darci niente. Prendo, come tutti, 80 centesimi lordi a chiamata. Il mensile dipende da quanto lavoro. Se sono in salute, se ci metto gli straordinari posso arrivare a 800 euro. Ne pagavo 400 di affitto, più un centinaio di bollette varie. Con i 300 euro che restavano a vivere in due non ce la facevamo. Come me le altre, che al call center siamo soprattutto donne, e tante sole con figli. Con due di loro siamo andate a vivere insieme, un paio di anni fa: un appartamento a Cinecittà. In casa siamo tre donne, una ragazza, la mia, e tre bambini. Ciascuna dorme in camera coi figli. Facciamo la spesa a turno, una volta alla settimana, al discount. A turno laviamo, cuciniamo e assistiamo quelli che si ammalano così se una ha il figlio con la febbre può andare lo stesso al lavoro. Ci prendiamo anche una serata libera, a rotazione. Abbiamo una macchina sola, una tv, un computer. Dividiamo tutto, per orari e per giorni. È una specie di comune anni Settanta: solo che allora lo facevamo per scelta, ora per necessità. Mio padre era impiegato, mia madre maestra. Hanno laureato tre figli, avevamo una casetta al mare. Io la mia laurea ho dovuto nasconderla, sennò ero troppo qualificata per ottenere il lavoro. Mia figlia dice che l’università non serve, non so più cosa risponderle. Da ragazza facevo politica, sono stata anche iscritta a un partito. Ora no, a votare non ci vado più”.

IL PANETTIERE
“Vendo a metà prezzo il pane del giorno prima: c’è la fila per comprarlo”
“Abbiamo fatto mettere un cartello fuori: “Il pane di ieri a metà prezzo”. Ho raccomandato ai dipendenti discrezione per non urtare le suscettibilità di nessuno. Sa com’è: siamo tutti benestanti fino a prova contraria, il paese è piccolo, la gente parla, la dignità non ha prezzo. Però vedo che lo chiedono in tanti, il pane di ieri. Mi chiamo Luigi Di Ianni, ho 64 anni. Facevo il commerciante, qui a Sulmona. Quando sono andato in pensione ho rilevato il forno “Profumo di pane”, che è anche una pasticceria. Un’attività di medie dimensioni: tre punti vendita, mia moglie e mio figlio piccolo che mi aiutano e nove dipendenti. Questo Natale è stato un disastro. I dolci prima si vendevano tutti i giorni, ora a stento per le feste e la domenica. Il pane da noi siamo abituati a comprarlo in forme grandi, e si butta. Uno spreco che non ci possiamo più permettere. Mia madre faceva il pane con le patate che durava venti giorni. Allora ho pensato: ma perché abbiamo smesso di fare così? Se avessimo fatto attenzione, in passato, se fossimo stati più sobri… Io le vedo le persone a negozio, la conosco Sulmona. Sta morendo. Siamo in provincia dell’Aquila, abbiamo passato tristi giorni. Molti sono in cassa integrazione, molti hanno i figli che sono tornati a casa, e tocca mantenerli. Io stesso, se guardassi solo i conti, farei meglio a chiudere. È un impegno verso gli altri, l’impresa. È buono ancora, sa, il nostro pane di ieri? E poi il pane è sacro. Non si butta. Vedo che lo chiedono, infatti. E magari dicono per giustificarsi: sa, ci devo fare le polpette, i ripieni. Che importa se non è vero”.

L’IMPRENDITRICE FALLITA
“Noi strozzati dai debiti, mio padre si è ammazzato e l’azienda non c’è più”

“Ho scritto a Monti, a Napolitano. Volevo solo che sospendessero le ingiunzioni di pagamento. Mio padre si è ammazzato per quello. Per rimetterci in piedi ci voleva un po’ di tempo, un po’ di liquidità, soprattutto avevamo bisogno di non essere in mora coi pagamenti. C’è una legge per i casi come il nostro, ho controllato. Ma non è successo niente. Passavano i mesi e le ingiunzioni continuavano ad arrivare. 200 mila. 180 mila euro a volta. Ma creditori di chi? Papà si è sparato. L’azienda non c’è più. E lo sa poi cos’è che lo ha rovinato? L’amministrazione pubblica. I lavori fatti e non pagati. Fatti, consegnati, con la mano d’opera e i materiali pagati: e i pagamenti delle municipalizzate, delle Asl che non arrivavano mai. A nove mesi, a dodici mesi. E se protesti è peggio, perché poi non lavori più. Ma come fai ad aspettare e intanto pagare i contributi ai dipendenti? Da dove li prendi i soldi? E se ritardi la stessa amministrazione pubblica che non ti paga i lavori ti nega la patente di legalità, non ti dà le carte che ti servono per accedere ai crediti bancari. E così muori, perché poi ci sarebbe da parlare dell’usura bancaria, l’usura legale che ti strozza e ti mette in ginocchio ma io non ne voglio parlare perché sono stanca e non ne posso più. Ho un figlio piccolo devo pensare a lui. Avevo pensato di andare via dal mio paese, dalla mia regione che è il Veneto, certo, il polmone produttivo d’Italia, come no. Ma poi dove vado. Mi chiamo Flavia, lasci stare il cognome. Sono stanca, gliel’ho detto. Tanto qui da noi lo sanno tutti chi sono e sono stanca anche di questo. Vorrei solo sparire”.

IL SEPARATO
“Lo stipendio da grafico se ne va per mio figlio: adesso vivo di carità”
“Cosa vuole sapere che non abbia già raccontato? Ora vengono tutti a intervistarci come se fossimo bestie nello zoo: “Le case dei padri separati”, scrivono nei titoli, e poi sotto sempre le stesse storie, tutte uguali. Cosa c’è di interessante? Non è normale? E poi perché tutti ora? Sono anni che va così e nessuno si è mai occupato di come vive un uomo che guadagna 1200 euro e si separa, deve pagare gli alimenti e mantenere i figli piccoli. Come vuole che viva? Con 300 euro al mese, vive. Oppure va per strada. Dorme in macchina. Sì, va bene, scriva. Mi chiamo Umberto, ho 52 anni, da otto mesi sto in una stanza dei Padri oblati di Rho. Mio figlio ne ha 11 e sta con me una settimana ogni due. La casa l’ho lasciata alla madre. Quando viene qui dormiamo nello stesso letto, anche se ormai è grandino. Ma non protesta. Prima, quando giravo per i divani letto degli altri, era peggio. Sono diplomato: grafico. Lavoro in una ditta, faccio il materiale pubblicitario. Ho provato a cercare un secondo lavoro, ma è un miracolo se sono riuscito a tenermi il primo. Per un periodo sono andato in depressione. Dopo l’apatia mi è venuta su una rabbia pazzesca. Ma come è possibile, dico, che si debba campare di carità? Ho smesso di guardare la tv, a sentire i talk show politici mi montava la furia, il resto è schifezza per addormentarsi. La macchina l’ho venduta, mio figlio a scuola lo accompagno coi mezzi. Lui si vergogna, vuole che scendiamo alla fermata prima della scuola. Non bisognerebbe separarsi mai. Resistere, ingoiare ma restare. Io non ce l’ho fatta, e ora pago”.

IL LAUREATO
“Avvocato sulla carta faccio il cameriere per 400 euro al mese”

“Mi chiamo Giuseppe Minafro, ho 24 anni, la mia famiglia è di Sala Consilina, una frazione. Siamo di origine contadina, i miei genitori operai. Ho due fratelli, un maschio e una femmina. Non ci è mai mancato niente. Ho visto i miei lavorare sempre, tanto, ma la domenica a tavola c’era la torta e il vino dolce, d’estate si andava in vacanza al mare, stavamo bene, noi figli abbiamo studiato tutti. Certo che i miei hanno fatto i sacrifici, per noi, specialmente per me che mi hanno mandato a Roma e mi hanno pagato i libri, l’affitto della stanza, i biglietti del treno per andare e tornare. Io mi sono laureato, ora: Giurisprudenza, con una tesi in diritto penale. Abbiamo fatto una festa a casa. Una festa bellissima, con mezzo paese. Tutti a dire che orgoglio, che bellezza Peppino, ora che sei avvocato ci devi rendere giustizia. Ma io non lo faccio l’avvocato e non lo farò mai. Non sono parente a nessuno, come si dice da me. Concorsi in magistratura non ce ne sono. Io quello che faccio è lavorare in un pub dietro Campo dè Fiori. Cameriere la notte: entro alle sette e stacco alle tre del mattino, e prendo 400 euro al mese. Senza contratto, macché. Se rinuncio io entra un altro. Ho una ragazza, dividiamo il fitto della stanza. Dovrei essere contento, ho avuto bei voti alla tesi e tanti complimenti. Però ho un’angoscia dentro che mi porta via. Io l’avvocato non lo faccio ma al paese mio non lo sanno, e ai miei genitori gli dico ancora un po’, non salite, aspettate che mi sistemo. Perché come faccio a spiegarglielo a loro, che hanno la terza media, che la mia laurea non mi serve a lavorare?”

Ricordi

Non lasciare che la mente pensi solo al brutto passato, tutti lo abbiamo avuto, ringrazia piuttosto le cose fortunate che hai ora, così in futuro, quando penserai, avrai solo ricordi bellissimi.

(Ejay Ivan Lac)

… confondendo fattori di rischio con cause prime

 Quando sorge una patologia o un infezione siamo portati automaticamente ad accusare il microbo, ma se invece andassimo a cercare ciò che ha reso fragile la persona cosa succederebbe? Forse potremmo comprendere perché a causa di uno stesso microbo, certe persone sono affette da gravi malattie infettive mentre altre restano dei “portatori sani”.
Una malattia può essere legata a delle esperienze negative, a dei cattivi ricordi. Un cattivo ricordo che influisce negativamente sull’immunità favorendo così le infezioni, i tumori, ecc.! In medicina, siamo accecati da prodezze tecnologiche sempre più stupefacenti, ma la nostra comprensione e la nostra gestione delle malattie (emicranie, Alzheimer, melanoma…) restano a un punto morto. Non ci diamo abbastanza tempo di riflettere e continuiamo a ragionare secondo dogmi e postulati antichi, confondendo fattori di rischio con cause prime.

Giorgio Mambretti

Lei è come l’acqua

Lei è come acqua che scivola dentro di me per tenermi in vita, il fuoco che riscalda le freddi pareti della mia esistenza, è così forte la sua presenza che quando sto con lei il tempo si ferma, non ti accorgi di quello che ti accade intorno, il suono delle sue parole nascondono il mondo, credo che se lei volasse via da me, io potrei morire e diventare aria, per poterla seguire ovunque lei vada!

(Ejay Ivan Lac)

Gli amanti

Gli amanti, quando finalmente si scoprono, diventano eterni. Il tempo gioca sempre a separarli e loro sorridono, anche se amaramente, perché sanno che riusciranno sempre a ritrovarsi. Malgrado ciò, ogni volta si salutano come se fosse l’ultima, cercando d’imprimere dentro di se tutto ciò che appartiene all’altro: l’ultimo tocco, l’ultimo sguardo ed infine l’eterna promessa di rinascere per ritrovarsi. Forse non basterà una vita, forse nemmeno cento. Forse queste vite racchiuderanno soltanto solitudine e sofferenza, ma questo non basta a scoraggiare la loro speranza. Il loro esistere coincide con il loro ritrovarsi.
Il resto rimane privo di senso fino a quando non si ricongiungono. E allora sia! La vita, il sogno di ritrovarsi.

 (Marilena Parrinello)

Innamoratevi

INNAMORATEVI!!! Se non v’innamorate è tutto morto. Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo e si muove.
Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria… Siate tristi e taciturni con esuberanza. Fate soffiare in faccia alla gente la felicità! Per trasmettere la felicità bisogna essere felici… E per trasmettere il dolore bisogna essere… Felici!
Siate felici. Dovete patire, stare male, soffrire. Non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre… E se non avete i mezzi non vi preoccupate tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto.

Roberto Benigni, “La tigre e la neve”

…e ancora baci

Per gli innamorati non esiste spazio e tempo esiste solo quella sensazione di gioia mista ad emozione che li fa essere più simili agli ubriachi. Sì, perché gli innamorati si dissetano di baci e sguardi, e ancora baci.
Stephen Littleword, Aforismi

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
il silenzio diventa frutto
e il sonno tempesta
si socchiudono porte proibite
e l’acqua impara a soffrire.

Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi
il desiderio sale e si spande
a volte marea insolente
onda che corre senza fine
nettare che cola goccia a goccia
nettare più ardente che un tormento
inizio che non si compie mai.

Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano
mi arrendo nuda come la pioggia
e nuda come un seno sognato
tenera come la vite che matura il sole
molteplice mi arrendo
finché nasca l’albero del tuo amore

Tanto alto e ribelle
Tanto alto e tanto mio
Freccia che ritorna all’arco
Palma azzurra piantata nelle mie nuvole
Cielo crescente che niente fermerà.

Joumana Haddad

Bisogna smettere di avere paura delle ombre

“Bisogna smettere di aver paura delle ombre, capire che il mondo non è bianco o nero, bensì grigio. Che c’è la luce e c’è il buio. Non esiste l’una senza l’altro.”

Tratto da  ”La figlia dei ricordi” di Sarah McCoy

La felicità

«La felicità.. Esiste, le dico.
– Dove?
– Senta. Da ragazzo mi lamentavo sempre con mio padre perché non avevo giocattoli. Lui mi diceva: questo (si indica la testa) è il più grande giocattolo del creato, è qui il segreto della felicità….»

Charlie Chaplin, nel film Luci della ribalta