Entrò nel buio

Entrò nel buio delle coperte e mi coprì tutto il corpo col suo. Stavo sotto di lei a tremare di felicità e di freddo. Le nostre parti combinavano una coincidenza, mano su mano, piede su piede, capelli su capelli, ombelico su ombelico, naso
a fianco di naso a respirare solo con quello a bocche unite. Non erano baci, ma combaciamento di due pezzi. Se esiste una tecnica di resurrezione lei la stava applicando. Assorbiva il mio freddo e la mia febbre, materie grezze che impastate nel suo corpo tornavano a me sotto peso di amore. Il suo teneva sotto il mio e il mio reggeva il suo, come fa una terra con la neve.

Erri De Luca

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4 Risposte

  1. Caro Gabriele,

    qualche giorno fa ho scritto questa
    “Ode al Paguro”

    Ho pensato di condividerla con te e con gli amici che seguono il tuo blog.

    Cordialmente,
    nicola

  2. Ode a te, carissimo Nicola. Un grande abbraccio. Gabriele

  3. Nel senso che mi reputi un paguro? 😉

    Mi diverte tanto questa poesia.

    L’ascolto della conchiglia è per me l’immagine del processo terapeutico. Avvicinarsi senza pregiudizi verso la creatura osservata. Avvicinarsi in silenzio e donando la massima qualità di ascolto…ed ecco… la conchiglia incomincia a cantare e a raccontarci la sua essenza…

    Un abbraccio,
    nicola

  4. …Ecco, si parlava della forma del vuoto come di una coincidenza “incidentale” in un momento perfetto dato dalla fine del linguaggio… e, fusse che fusse la volta buona, di un blocco energetico.

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