Rituali quotidiani

(Mary Cassat, Il té delle cinque, 1880)

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19 Risposte

  1. Molto bello questo disegno in cui due signore prendono il tè delle cinque .

  2. Ad essere sincero, non mi sembra proprio un rituale quotidiano, quanto invece un rituale straordinario…. / importante…..

    Entrambe hanno lo sguardo rivolto ad una terza giovane persona (seduta in una poltrona vicino al camino, ma di sicuro c’è ne una quarta, vista la postura della signora che da gustando il tè)…. La più giovane sembra estasiata/attratta verso qualcosa, lo sinora dallo sguardo e dalla posizione delle braccia. L’altra mentre si gusta il tè, guarda con occhi attenti. Sembra la scena in un clima di presentazioni di una madre che vuol far conoscere sua figlia nel salotto di una casa di un eventuale spasimante o marito che si voglia definire…..

  3. Ciao (dominatore) guarda che non sei il solo…..io sono semplicemente un immortale guerriero errante…..

  4. “il simbolo affonda le radici nelle profondità più segrete dell’anima; il linguaggio aleggia sulla superficie della comunicazione come una brezza sottile… Le parole rendono finito… l’infinito; i simboli conducono la mente al di là del mondo finito del divenire nel regno infinito dell’essere”.

    “è infatti nel paleolitico ( dal greco palaios, “antico”, e lithos, “pietra”, ossia età “della pietra antica”), nelle caverne che l’essere umano ha avuto per la prima volta l’esigenza di comunicare, estroflettere forme e significare le cose.

    l’ OPERAZIONE ARTISTICA DELL’UOMO PRIMITIVO, ERA STRETTAMENTE LEGATA AL CULTO, ERA UN RITO PROPIZIATORIO, UNA QUESTIONE SPITITUALE (COME LO È STATO PER MOLTO TEMPO) E UNA “NECESSITÀ INTERIORE” come diceva kandinskij.

    Appunto l’uomo fa parte della natura ma è diverso da piante e animali. l’acqua è il nutrimento per la vita e l’arte il nutrimento per la cultura.
    L’uomo senza cultura è come il bosco come quando non piove;

    anche i popoli tribali fanno arte, pur essendo a stretto contatto con la natura.

    ARTE LEGATA AL RITO, ALLA MISTIFICAZIONE, ALLA VENERAZIONE, MA È SEMPRE ARTE, ANZI, È PROPRIO QUELLA DOVE RISIEDONO LE FORME PRIMIGENIE ED ARCHETIPICHE PERCHÉ L’ARTE PARLA UN LINGUAGGIO UNIVERSALE DA CUI NOI ORA TRAIAMO ISPIRAZIONE.

    –Nel rito, l’uomo primitivo, cercava di ottenere il
    ______________________________________

    riscatto dalle paure per imparare ad affrontare
    ______________________________________
    gli ostacoli della vita in un ambiente selvaggio.–
    ____________________________________

    Il rituale è una trasposizione simbolica
    delle esperienze umane fondamentali,
    attraverso di esso l’uomo tende a dare
    una forma alle sue esperienze più
    importanti,

    I MOMENTI IN CUI
    CERCA DI ANDARE “OLTRE” SE STESSO.”

    purpurì di vari siti

  5. “nella tradizione dei monaci zen, vuole che sia lo stesso Bodhidharma (leggendario monaco buddista indiano del VI secolo d.C), l’artefice della nascita di questa pianta.
    Si racconta infatti che il monaco Bohidarma, che portò il buddismo dall’India in Cina, dopo varie vicende rimase nove anni in meditazione in una grotta nei pressi di Shaolin. Per evitare di addormentarsi e quindi di venire meno all’impegno che si era preso, preferì tagliarsi le palpebre che gettò in terra poco lontano da dove egli stava meditando. In quel punto, poco tempo dopo, si dice nacque la pianta da Tè.

    Inoltre la pratica di bere Tè si lega inscindibilmente alla filosofia zen tanto che sembra sia divenuta parte integrante all’interno della vita dei monasteri.
    Infatti la pianta era considerata sacra.

    per quanto riguarda il Tè, sembra che ci sia un qualche legame con una spiritualità dell’uomo verso la ricerca di quell’unione con il tutto

    Altre notizie parlano di un monaco zen, un certo Kukai, che intorno al IX secolo portò il Tè in Giappone in occasione di uno dei viaggi che fece dalla Cina e lo presentò a corte. Il fatto di presentare il Tè a corte significava indubbiamente che era qualcosa che si riteneva speciale, tanto da volerne presentare le particolari qualità alla corte, proponendole forse come dono, ma forse anche per poter accreditare e valorizzare questa pianta anche in Giappone ed in particolare nei monasteri.

    Fino al XII secolo questa bevanda rimase confinata all’uso di pochi, in particolare della sola aristocrazia, oltre che utilizzata nei monasteri durante le cerimonie buddiste.

    E’ dal XIII secolo che il Tè si diffuse in tutto il Giappone, forse non a caso con la diffusione della filosofia zen. In quel periodo infatti i monaci giapponesi si recavano spesso in territorio cinese per lo studio del buddismo.
    Infatti la tradizione parla ancora di un altro monaco, Eisai (1141 – 1215), che, rientrato da uno dei suoi viaggi di studio sul buddismo dalla Cina, portò con sè alcuni semi di questa pianta e scrisse anche un trattato sulle proprietà del Tè, Kissa Yojoki, esaltandone gli effetti benefici che avrebbe avuto non solo sulla salute, ma anche sullo spirito. Con lui il Tè acquistò maggiore notorietà, grazie anche al suo discepolo Dogen (1200 – 1253). Tornando anche lui da un viaggio in Cina portò con sé alcuni utensili utilizzati per la preparazione della bevanda, dando precise istruzione ai suoi discepoli su come preparare e servire il Tè.

    Queste regole posero probabilmente le basi per quella che poi divenne LA CERIMONIA DEL TÈ, il Cha-no-yu (letteralmente “acqua per il Tè”),.
    Tutte le tradizioni sembrano quindi mostrare che il consumo di Tè e la successiva cerimonia del Tè ebbero origine attraverso gli scambi religiosi avvenuti tra i monaci cinesi e giapponesi, influenzati dalla filosofia buddista che in Giappone si affermò come filosofia zen.

    Fu solo in seguito che questa pratica dai monasteri si diffuse anche tra il popolo come forma di intrattenimento e piacere: in particolare tra i nobili della corte a Kioto, ma anche nella classe dei guerrieri ed è forse in questo periodo che prende forma la Cerimonia del Tè.

    L’utilizzo di questo infuso divenne anche qualcosa di intimamente legato a valori spirituali, un vero e proprio rito, ADDIRITTURA UNA VERA E PROPRIA FORMA DI ESPRESSIONE ARTISTICA, non solo tra i monaci dei monasteri, ma anche tra i mercanti che tra il XIV e il XVI secolo si stavano affermando come nuova classe emergente.

    La cerimonia assunse quindi anche un carattere sociale e si arricchì di numerosi atti coreografici che nel complesso potevano apparire solo come ostentazione della ricchezza e del potere di chi offriva il Tè all’invitato.

    In questo periodo alcuni famosi monaci ritennero che il rituale del tè potesse andare oltre quello che appariva, oltre lo sfarzo e l’ostentazione con cui questi riti avvenivano, ma che la cerimonia potesse portare la persona oltre ciò che riteneva di essere.

    ADDIRITTURA LA CERIMONIA
    _____________

    POTEVA DIVENTARE ANCHE
    ________________________

    UNA ESPRESSIONE DELLA
    _________________________
    PRATICA ZEN, A
    __________________________
    DIMOSTRAZIONE CHE OGNI ATTO
    _______________________________

    DELLA VITA DI OGNI GIORNO È UN
    ________________________________

    ATTO CHE POTENZIALMENTE PUÒ
    _________________________________

    PORTARE ALL’ILLUMINAZIONE.
    ______________________________

  6. Questo nuovo modo di intendere la cerimonia portò allo sviluppo di una nuova bellezza esteriore, ad una ricerca dell’armonia nell’imperfezione della quotidianità, anche attraverso l’uso di strumenti per la preparazione e offerta del Tè meno pregiati di quelli cinesi, quali erano quelli giapponesi. Ma il tutto sempre e comunque con la consapevolezza che ogni gesto richiedeva.

    Questo culto si diffuse anche tra i samurai, per i quali sembra che la Cerimonia del Tè divenne parte integrante della Via del Budo, non distinguendosi da questa, ma risultando forse essa stessa la Via.
    Infatti l’attenzione prestata non poteva non essere la medesima che veniva data alla spada…. semplicemente consapevolezza.

    ATTORNO ALLA CERIMONIA DEL TÈ SONO FIORITE ANCHE ALTRE FORME DI ESPRESSIONE ARTISTICA QUALI LA CALLIGRAFIA, E LA PITTURA, MA ANCHE L’ARCHITETTURA, LA CERAMICA… COMUNQUE FORME ARTISTICHE IN CUI L’ARTE DIVENTA SOLO IL MEZZO PER UNA CRESCITA INTERIORE VERSO UNA più ALTA CONOSCENZA DEL SÉ.

    MA SOLO ALL’INTERNO DELLA FILOSOFIA ZEN POSSIAMO TROVARE QUELLO CHE POTREBBE ESSERE IL PROFONDO SIGNIFICATO DEL RITO DEL TÈ, CON CUI SPIEGARE I CONTENUTI E, ATTRAVERSO L’ESPERIENZA DEL PROFANO POTER ARRIVARE ALL’ILLUMINAZIONE, CIOÈ AL SACRO. IN QUESTO MODO L’ARTE DIVENTA IL MEZZO PER COMPRENDERE IL SACRO.
    Forse grazie anche alla cerimonia del Tè si può arrivare A
    NON
    DISTINGUERE PIÙ LA VITA DALL’ARTE
    così come il sacro dal profano. Infatti nella filosofia zen si pone particolare attenzione e consapevolezza ad ogni gesto, anche quello che apparentemente potrebbe sembrare il più insignificante, ma che, proprio perché fatto con tutta l’attenzione e la CONSAPEVOLEZZA CHE QUEL GESTO RICHIEDE,

    ESSO NON È DIVERSO DAL TUTTO, QUINDI ESSO È IL TUTTO.

    Non si può spiegare, lo si può solo vivere e attraverso questo, forse, lo si… scopre.
    Questa particolare e naturale attenzione ad ogni atto è ciò che ancora oggi si usa far imparare prima della cerimonia vera a propria, attraverso l’apprendimento del modo più elegante di eseguire alcuni gesti ritenuti ovvi, che invece assumono un significato assai importante nell’esecuzione del

  7. RITO.
    In quei gesti, quali ad esempio il camminare, il sedersi…, la ricerca della bellezza diventa solo l’espressione della consapevolezza dell’azione. Forse ciò è la giusta preparazione per ogni altro atto che successivamente verrà appreso in seno alla cerimonia.
    Così ogni gesto effettuato nella cerimonia ha la sua importanza e come tale dovrà essere effettuato con la massima attenzione e cura.
    Anche gli utensili con cui si prepara il Tè acquistano un particolare significato, tanto da dover essere scelti con cura proprio per l’uso che ne verrà fatto; questi comprendono:

    chawan – la ciotola per il Tè;
    chaire – il contenitore del Tè;
    chasen – il frullino di bambù;
    chashaku – il mestolo di bambù.

    Esistono diverse scuole che insegnano la cerimonia del Tè, forse anche con modi in parte diversi, ma sostanzialmente tutte ne condividono i principi.
    Uno speciale abbigliamento è dedicato alla cerimonia; solitamente gli indumenti hanno colori sobri, capita a volte però, nelle cerimonie molto importanti, che venga indossato il kimono con lo stemma di famiglia, mentre ai piedi si mettono le tradizionali calze bianche giapponesi (tabi).

    Secondo il cerimoniale, gli invitati devono portare con sè un ventaglio e un pacchetto di fazzolettini di carta (kaishi).
    Un complesso codice di etichetta regola tutta la cerimonia, fin dal momento dell’invito…

  8. La cerimonia si svolge con un numero massimo di cinque invitati. Una speciale attenzione viene posta anche al luogo dove la cerimonia si svolge. Questa solitamente è una piccola e rustica capanna inserita nel mezzo del giardino dell’abitazione. Generalmente vi si accede seguendo un percorso sinuoso. Il padrone di casa conduce gli invitati attraverso il giardino nel luogo dove è sistemata la capanna per la cerimonia del Tè. Durante questo percorso, essi trovano di solito una conca piena d’acqua per sciacquarsi le mani e la bocca. Questo ha forse il senso di far avvicinare gli ospiti alla natura, lasciando i problemi del mondo ed i relativi conflitti fuori dalla porta.
    Anche l’entrata nella capanna ha un significato particolare: questa infatti è bassa, tanto che gli invitati sono costretti ad abbassarsi e quindi ad inchinarsi, senza alcuna distinzione di classe sociale.

    Un atteggiamento di umiltà verso quello che potrebbe anche sembrare un luogo sacro.
    L’ambiente che li accoglie è molto austero, essenziale.

    Una volta entrati, essi si dirigono verso il tokonoma – angolo della bellezza – dove possono ammirare un fiore disposto in maniera particolare secondo quello che sono in principi dell’arte ikebana, l’arte di disporre i fiori. Oppure possono ammirare un rotolo di riso con una calligrafia tracciata a mano da un artista, lasciandosi ispirare e così predisponendosi alle successive fasi della cerimonia. Quindi eseguono uno o più inchini davanti al tokonoma e si dirigono verso il focolare, che può essere fisso oppure solo un braciere. Dopo averlo ammirato, l’invitato più importante prende posto e a seguire tutti gli altri. Gli ospiti quindi si radunano sulla stuoia (tatami) sedendosi sui talloni e con la schiena in posizione eretta (seiza).
    Tutta l’attrezzatura è disposta su un tavolino e prima di iniziare gli invitati ne ammirano le fattezze.
    Solitamente nella prima parte della cerimonia si usa servire un pasto leggero (Kaiseki), quindi viene servito un Tè denso (Koicha) ed infine si serve un Tè meno denso del precedente (Usucha).
    L’intera cerimonia risulta molto lunga, pare duri circa quattro ore. Più spesso la cerimonia si riduce alla sola offerta di Tè per una durata di circa un’ora. Solo nelle occasioni importanti si esegue tutta la cerimonia.
    Il padrone di casa procede quindi alla preparazione del Tè, mettendo nella ciotola o tazza del matcha, la polvere di Tè verde, sopra cui viene versata acqua calda (l’ideale è a 60°) con l’hishaku – una specie di mestolo -; si mescola quindi con il – chasen – frullino per agitare il Tè – fino a formare una bevanda spumosa di color verde chiaro.
    A questo punto il Tè è pronto per essere servito.
    A questo punto a seconda che si tratti di servire il Tè denso o il Tè leggero, la cerimonia è leggermente diversa.
    Nel primo, Koicha, viene versato in una unica tazza da cui ognuno ne beve solo pochi sorsi. La tazza viene offerta all’invitato più importante che guarda con ammirazione la tazza, ne beve un sorso e poi decanta le qualità della bevanda. Poi prima di passarlo all’ospite successivo ne prende ancora qualche altro sorso, avendo cura di asciugare la parte della tazza dove ha poggiato la bocca. Concluso il giro può accadere che l’invitato più illustre chieda di poter nuovamente ammirare la tazza.

    Nell’altro rituale, Usucha, l’ospite serve il Tè in una tazza per ogni invitato. Il Tè viene versato in apposite ciotole (chawan), come quelle in ceramica raku, la cui semplicità e rusticità contribuiscono a predisporre una mente calma e tranquilla. Queste ciotole non sono perfettamente rotonde e il bordo superiore non è liscio, ma ondulato, sembra che questo consenta di poter provare una particolare sensazione piacevole quando le labbra vi si appoggiano.
    Così come il cerimoniale prevede un particolare rito per la preparazione del Tè, allo stesso modo chi prende il Tè deve seguire un particolare rito.
    La tazza, infatti, viene offerta con la parte più bella rivolta verso l’ospite. Questi la prende con la mano destra e con movimento lento ma continuo, porta la ciotola sul palmo della mano sinistra, tenendola davanti a sé. Si fanno, quindi, due inchini per esprimere riconoscenza e gratitudine: uno nei confronti del maestro di cerimonia e uno per il Buddha.
    Prima di bere, si prende la ciotola con la mano destra e la si gira verso sinistra, in senso antiorario, finché la parte esterna più bella della ciotola sia rivolta verso l’esterno. A questo punto si sorseggia il Tè, facendo percepire il suono del te che viene sorbito.
    Si pulisce, quindi, la parte su cui si sono appoggiate le labbra con il pollice e l’indice della mano destra. Si gira, quindi, ancora una volta la ciotola verso sinistra, in modo da poter ammirare il lato più bello e si appoggia davanti a se stesso.
    Dopo che ogni invitato ha consumato il contenuto della propria tazza, queste vengono restituite al padrone di casa. L’ospite recupera tutta l’attrezzatura e la porta in un’altra stanza. Quindi ritorna dagli invitati, si inchina davanti a loro, indicando così che la cerimonia è terminata. Poi tutti si avviano verso l’uscita dalla capanna accompagnati dal padrone di casa.
    Tutta la cerimonia, tutta quella attenzione riposta in un atto apparentemente comune, potrebbe anche apparire alle persone poco sensibili, eccessiva e perfino maniacale. Ma forse proprio perché quei gesti sono comuni ad ognuno, non ne siamo pienamente consapevoli. Non essendone consapevoli forse non possiamo neanche dire cosa stiamo facendo, vero? Potremmo quindi dire di vivere sapendo quello che facciamo?
    Durante la cerimonia il tempo appare fermo, o quantomeno rallentato, mentre scorrono le nostre azioni. La mente prende forse consapevolezza di qualcosa che il nostro vivere quotidiano non può rivelare, in quanto i gesti di ogni giorno sembrano essere orientati … all’avere, al raggiungere degli obiettivi. Quell’avere è la manifestazione del nostro io, quell’Io che per poter esistere deve avere, deve possedere, così che l’Io identificandosi con ciò che fa… crede di esistere, quindi in ultimo crediamo di essere. Nella cerimonia del Tè, attraverso il modo in cui il rituale si sviluppa, possiamo invece esprimere qualcosa che attiene a ciò che sentiamo, per cui in quel momento non stiamo facendo niente, ma forse siamo semplicemente tutto, quel tutto inteso come intero, come integro: ciò che sentiamo è il nostro agire in quel momento.
    Per poter dare spazio all’essere, l’io deve necessariamente venir meno. Non negandolo esso cesserà di disturbare, ma soltanto nel momento in cui ne siamo consapevoli allora, forse, non potrà interferire con la naturale armonia della Vita e quindi con ciò che sentiamo di essere.
    Così il nostro essere può esprimersi solo e soltanto nella libertà da quello che è l’io, ciò che noi crediamo di dover essere. E se c’è questa libertà allora non c’è timore alcuno di sentire e esprimere ciò che siamo, il nostro agire sarà allora la naturale espressione dell’armonia della Vita.
    Quella libertà che non è sforzo, non è resistenza, ma accoglienza prima di tutto di noi stessi e quindi accogliendo noi stessi forse possiamo conoscere ciò che… sentiamo.
    L’arte della cerimonia del Tè potrebbe rappresentare un modo per conoscere noi stessi, attraverso il silenzio della mente, cioè dell’io, liberando il nostro essere affinché possiamo esprimere ciò che siamo. Questa è forse la libertà e nella libertà possiamo forse scoprire qualcosa che non può essere detto, ma solo sentito… l’Amore?”

    porpuri di siti

  9. il testo sul te è lungo ma interessante
    si può leggere a più riprese

  10. Dominatore, mancava uno come te sul blog. Bravo ! Spiegati meglio, nel dire che possiedi i poteri… . Il tuo volto, me lo dici cosa esprime, nel mondo, di psiche ? La seduzione, non ha coraggio… .la seduzione è figlia della paura ed è figlia dell’ inganno A presto, caro dominatore.

  11. Reblogged this on Jesous and commented:
    Ciò che fa il trascorrere umano della Vita!…

  12. Buon fine settimana Prof. ! E in bocca al lupo per il derby…

  13. Buon fine settimana anche a te! E crepi il lupo.

  14. Ciao Melusina, ma poi hai saputo notizie, di quel monaco, che si è tolto le palpebre, per meditare, nove anni, e senza, mai, addormentarsi ?

    Ma secondo te è un insegnamento valido, un’ azione così strana ?

    Butta le palpebre e nasce la pianta, del the.

    E IL TE’ DIVENTA SACRO…. .

    Ho letto con piacere, i tuoi scritti e li trovo molto affascinanti. Ma veramente, il rito e la cerimonia del the possono tradursi in arte, in cultura, in saggezza, in anima e in guarigione ?

    Il rito è una cosa..

    L’ educazione del pensiero è un’ altra cosa.

    Il rito esprime il passato, esprime il primitivo.

    Il pensiero esprime la corrente dell’ avvenire e celebra l’ evoluzione e la vera divinità, del Logos.

    TUTTO CIO’ CHE VEDIAMO E TOCCHIAMO E’ PENSIERO. E’ IL PENSIERO CHE VA RAFFORZATO.

  15. Ciao Inno,
    ovviamente quella del monaco è una leggenda,
    tutto quello che ho scritto
    l ho copia-incollato da vari siti,
    di mio pugno non ho scritto niente..

    L ho fatto perchè ho trovato che queste letture,
    potevano essere interessanti e
    cogliere un nuovo punto di vista.

    Poi quello che so io
    leggendo e studiando
    sulle culture asiatiche,
    è che effettivamente
    esiste una cerimonia del tè,
    o almeno è esistita nei tempi passati.

  16. Cara Donna Melusina, i tuoi scritti, quasi tutti, li trovo appetitosi, passionali e solari… questo, perchè sei una donna sensibile e aperta, alla ricerca della conoscenza.

    Ritrovare la Luce dell’ anima è il tema dominante dell’ uomo… , e, nessuno può sottrarsi o sfuggire a questa esperienza, così nobile, ma così difficlle e così ” drammatica “.

    E’ un continuo combattere !

    L’ essere umano è contannato a vincere, anche se apparentemente sembra sconfitto. L’ uomo sale e scende dal mondo spirituale, fino a quando, non ritrovare, lo Spirito sulla terra.

    La ricerca dei vari siti, che hai pubblicato, il giorno 09.11.2012, su questo blog della pazienza e della speranza…, è straordinaria ed è senza precedenti.

    Tuttavia il rito, la cerimonia e la sacralità del the, al punto da far fiorire l’ arte e l’ illuminazione, sotto forma di filosofia, non mi trova d’ accordo.

    Il the rimane una bevanda…. .

    Il Logos ha creato il regno umano, animale, vegetale e minerale.

    DI QUESTI QUATTRO REGNI, SOLO L’ UOMO POSSIEDE IL SACRO E SOLO L’ UOMO PUO’ CONOSCERE UNA DIMENSIONE, SOVRASENSIBILE

    NESSUN RITO, NESSUNA CERIMONIA, NESSUNA FORMULA E NESSUNA ILLUMINAZIONE,

    POSSONO SOSTIURSI AL PENSARE, AL SENTIRE E AL VOLERE.

    QUESTI SONO I TRE ARCHETIPI, CHE DANNO ALL’ UOMO, IL DIVINO, LA GUARIGIONE E L’ ETERNITA’.

  17. Sottolineo il concetto Zen nel “sublime matematico” della cerimonia del The:
    “Il rituale è una trasposizione simbolica delle esperienze umane fondamentali, attraverso di esso l’uomo tende a dare una forma alle sue esperienze più importanti,

    I MOMENTI IN CUI
    CERCA DI ANDARE “OLTRE” SE STESSO.”

  18. oltre i “rituali” che più sottilmente tendono arenderci partecipi dell”universo , ci sono abitudini semplici che sono àncora alla vita quando eventi straordinari sembrano allontanarcene ma…

  19. Al di fuori di quella giusta antica filosofia Zen, penso che qui si stia trascurando il soggetto stesso dell’immagine. Immagine che vuole solo evidenziare un atteggiamento, un sentimento, e soprattutto una espressione di attenzione/attrazione verso qualcosa o qualcuno, così come ben evidente è l’attenzione della ragazza rivolta a ben altra cosa, oltre la sua tazza di tè già consumata e poggiata come se non esistesse affatto.

    Ma forse il Nostro Carissimo Professore, che saluto con tanto affetto, meglio può darci delle dritte interpretative/simboliche che si mostrano in questo quadro esistenziale.

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