L’Azzurro

Del sempiterno azzurro la serena ironia
Perséguita, indolente e bella come i fiori,
Il poeta impotente di genio e di follia
Attraverso un deserto sterile di Dolori.

Fuggendo, gli occhi chiusi, io lo sento che scruta
Intensamente, come un rimorso atterrante,
L’anima vuota. Dove fuggire? E quale cupa
Notte gettare a brani sul suo spregio straziante?

Nebbie, salite! Ceneri e monotoni veli
Versate, ad annegare questi autunni fangosi,
Lunghi cenci di bruma per i lividi cieli
Ed alzate soffitti immensi e silenziosi!

E tu, esci dai morti stagni letei e porta
Con te la verde melma e i pallidi canneti,
Caro Tedio, per chiudere con una mano accorta
I grandi buchi azzurri degli uccelli crudeli.

Ed ancora! Che senza sosta i tristi camini
Fùmino, e di caligine una prigione errante
Estingua nell’orrore dei suoi neri confini
Il sole ormai morente giallastro all’orizzonte!

-Il cielo è morto. – A te, materia, accorro! Dammi
L’oblio dell’Ideale crudele e del Peccato:
Questo martire viene a divider lo strame
Dove il gregge degli uomini felice è coricato.

Io voglio, poiché infine il mio cervello, vuoto
Come il vaso d’unguento gettato lungo il muro,
Più non sa agghindare il pensiero stentato,
Lugubre sbadigliare verso un trapasso oscuro…

Invano! Ecco trionfa l’Azzurro nella gloria
Delle campane. Anima, ecco, voce diventa
Per più farci paura con malvagia vittoria,
Ed esce azzurro angelus dal metallo vivente!

Si espande tra la nebbia, antico ed attraversa
La tua agonia nativa, come un gladio sicuro:
Dove andare, in rivolta inutile e perversa?
Mia ossessione. Azzurro! Azzurro! Azzurro! Azzurro!

Stéphane Mallarmé

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6 Risposte

  1. Caro Gabriele,

    sapresti dirmi perché gli antichi definivano l’epilessia come “morbo sacro”?

    Non riesco a pensare che la loro definizione fosse collegata alla loro ignoranza scientifica (come suppongono i nostri grandi storici e studiosi).

    Nicola

  2. Buongiorno, Gabriele carissimo! Ti stringo forte forte forte… 😉

  3. Il Cigno ora canta “l’aerea stanza ove vivere”: l’Anima ha la voce delle campane che risuonano nella valle, come la Speranza fa eco dal fondo del vaso di Pandora.
    La Speranza non sa morire con l’uomo, è la sua forza; perchè è quella forza che “rinnegando lo spazio”, suscita, “scuote dal corpo, suo esilio inutile, l’agonia”. “Rivolta inutile”è scappare: bisogna attraversare l’abisso delle emozioni! E volgersi a se stessi per rinascere.

  4. Ti abbraccio anch’io, Luigi. Baci.

  5. Caro Nicola, veniva definita così perché quel tipo di malattia metteva in contatto con strati psichici superiori. Un abbraccio.

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