Il balcone

(Eduard Manet, Il balcone, 1868)

Annunci

11 Risposte

  1. Molto bello, anche se vedo il sorriso lieve solo sul volto di una dama, mentre l’altra ha un’espressione molto severa a mio vedere

  2. . Fu presentata al Salon del 1869 e non riscosse il successo sperato, destò ilarità da parte del pubblico e divenne subito oggetto di satira, anche grazie all’ormai famigerata reputazione che Manet si portava alle spalle da qualche anno. Da quando cioè nel 1863 presentò al Salon Le déjeuner sur l’herbe, e soprattutto il 1865, l’anno dello scandalo dell’Olympia, dove Manet fu bollato come provocatore e dedito all’insulto della morale borghese; tutto ciò condannò definitivamente Manet a una carriera di perenne lotta con i circoli ufficiali. Le ragioni per le quali Il Balcone ebbe questo insuccesso sono molteplici: la giuria de Salon era composta da membri dell’Accademia di Belle Arti (l’istituzione nazionale che selezionava anche gli insegnanti dell’Ecole) e dell’Ecole des Beaux-Arts, i quali attaccati alle linee più intransigenti della tradizione, rifiutavano tutto ciò che non aveva a che fare con la pittura di storia, oppure con scene mitologiche o letterarie, seguite da nature morte e qualche paesaggio; dunque il soggetto non era in linea con i canoni iconografici della giuria, senza contare il modo con il quale Manet dipinse tale scena. Sebbene il dipinto sia inquadrato perfettamente vi è come una sensazione di “non finito”, di mancanza di particolari e di rifinitura – gli oggetti e la persona sullo sfondo a malapena si intravedono, la signora di destra sembra non avere il naso, l’uomo a fatica emerge dall’oscurità, tutto questo poteva far pensare che fosse frutto di ignoranza e di superficialità di esecuzione da parte dell’autore. In realtà visto in un’altra ottica, tutto questo, fa de Il Balcone un assoluto capolavoro. Il soggetto del quadro è immediatamente riconoscibile, perché non vuole rappresentare altro che quello che si vede, ovvero l’apparizione di tre persone che guardano fuori da un balcone. In quest’opera Manet voleva esprimere tutto l’amore che aveva per i maestri italiani, e in particolare per Tiziano, Veronese, Guido Reni, ma soprattutto per i due grandi maestri spagnoli: Velazquez e Goya.

    Il Balcone è ispirato da un’opera di quest’ultimo, il Gruppo su un Balcone, 1810-15, ora al New York Metropolitan Museum, e che raffigura due Mayas (ragazze frivole di società), con dietro in penombra due loschi figuri – ma lo sperimentalismo di Manet va ben oltre il maestro spagnolo. Egli vuole modellare le figure attraverso un contrasto fra ciò che è dentro e ciò che è fuori la scena: ciò che è dentro è quasi completamente invisibile, totalmente immerso nell’oscurità, ciò che è fuori è molto visibile, anche troppo, è tutto troppo bianco; a farne le spese sono gli stessi particolari anatomici dei personaggi, la stessa solidità dei corpi viene meno come nella donna a destra che sembra fluttuare, solo l’uomo al centro sembra indeciso tra l’immergersi nell’oscurità o il venir fuori in piena luce. La pittura in questo modo diventa quasi impalpabile, evanescente, permeata di un lirismo mitico, sommamente spirituale. Questo procedimento ardito è in realtà lo studio attento delle forme, e in particolare dell’uomo e dei suoi abiti colti nella piena luce diurna, tali forme viste di giorno e di sfuggita appaiono alla nostra vista piatte, come delle semplici macchie di colore, ed era proprio questo quello che Manet voleva approfondire, riuscendo così a cogliere una nuova profondità, una nuova realtà. La realtà fuori non è qualcosa da poter ricostruire a tavolino con una tecnica più o meno sofisticata, ma diventa intuizione, emozione, sensibilità alle novità; ella desta sorpresa anche a l’occhio più esperto, rivelandosi per quello che è: un mistero ancora da svelare.

    Manet è un grandissimo artista, perché è classico e moderno insieme: è classico perché in lui risiedono l’arditezza compositiva di Velazquez con l’angosciosa spiritualità di Goya, è moderno perché moderna è la sensibilità con cui ci presenta tutto questo. Egli sa scendere dal “cavalletto accademico” per tuffarsi nei reali colori della strada, con i suoi occhi sceglie per noi uno spettacolo del tutto nuovo e inatteso che mai avremmo potuto cogliere prima: un semplice balcone. Difatti è una scena di vita contemporanea, storicamente insignificante e di una semplicità quasi banale, eppure ciò che conta è il legame che Manet riesce a creare tra chi guarda e chi viene guardato, tra chi sta dentro e chi sta fuori dal quadro. I tre personaggi potrebbero stare a guardare una parata militare, un evento mondano, il mare, o forse niente, sicuramente stanno a guardare noi che stiamo a guardare loro diventando noi stessi oggetto del loro guardare e quindi parte integrale del quadro. La citazione di Las Meninas di Velazquez appare subito evidente, altre citazioni classiche si potrebbero sprecare, come ad esempio nel motivo geometrico della ringhiera che crea un movimento quasi astratto, e che richiama direttamente alcuni affreschi di Piero della Francesca.

    La bellezza di questo quadro consiste nell’abilità di Manet di far coesistere – o per meglio dire – di creare una nuova sintesi fra sensibilità classiche e una nuova sensibilità, che potremmo definire metropolitana. Infatti la metropoli sarà “l’oggetto di indagine” preferito della nuova pittura, e la borghesia ricca sarà sua testimone. Una borghesia che sa come divertirsi, che si accalca di sera nei nuovi boulevard, nelle corse al Bois de Boulogne, nei passages, ma che conosce anche la sconfitta di Sedàn e l’esperienza della comune. Una nuova società ha il bisogno di una nuova pittura, che usi i suoi stessi “mezzi” e “linguaggi”, che ne sveli i pregi e i difetti: questa nuova pittura è l’impressionismo, e Manet è il suo profeta

  3. Caro Rossano, grazie per tutte le interessanti informazioni che ci hai fornito. Un abbraccio.

  4. interessante ciò che hai scritto, Brunello!

  5. Gabriele è da un pò
    che non ti vedev scriver nei post
    (a parte quelli che pubblica tutti i giorni)
    quindi colgo l’ occasione
    e ti saluto!!!!

  6. Ciao, Melusina. Un grosso bacio.

  7. ho sbagliato nome,
    volev scriv:

    interessante ciò che hai scritto, Rossano!

  8. “Manet è un grandissimo artista, perché è classico e moderno insieme”

    Grazie Rossano,questa frase è stupenda,forse dirò un ovvietà ma per me l’arte è proprio quella magia capace di superare qualsiasi barriera,ponendosi oltre il tempo e lo spazio.

    L’arte è vita scavata(e scovata) nell’ anima delle cose.

  9. Grazie Anticlimacus

  10. il balcone.

  11. il balcone sulla realtà
    virtuale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...