La tempesta

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come un…a danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia. E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E’ una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E’ il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia

F.Kafka

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7 Risposte

  1. E allora “vi col vento”!…

  2. volevo dire “via col vento”… 🙂

  3. Naturalmente era un modo un po’ scherzoso per commentare a mio modo il post…

    Saluti

  4. un abbraccio a tutti. mi viene da citare* SEGUI IL TUO DESTINO. INNAFFIA LE TUE ROSE, IL RESTO è L OMBRA DI ALBERI ESTRANEI* mi sembra che sia di E. DICKINSON, ma nono ne sono sicuro e spero di non dire sciocchezze. g.luca

  5. Un evento sincronico ai confini del Sè: il contatto con l’archetipo di Apollo sembra sia preceduto dall’atto volontario di entrare nell’antro del vento della Sibilla: è uno stato della psiche. Qui avviene la metamorfosi dell’Uomo, attraverso un battesimo di dolore e riscatto, nel Simbolo. Ad esso dà significato, sottraendosi come Ombra: abbracciare il destino è questo.

    (Trovo molte assonanze con i versi di Tagore letti in questo blog come “L’Io che fluttua”: lì è l’atto di creare spazio… dal centro)

  6. Da “La peste” di Camus

    […] “Nella notte adesso liberata, il desiderio diventava senza ostacoli, e il suo scroscio giungeva sino a Rieux.
    dal porto oscuro salirono i primi razzi dei festeggiamenti ufficiali. La città li salutò con una lunga e sorda esclamazione. Cottard, Tarrou, coloro e colei che Rieux aveva amato e perduto, tutti, morti o colpevoli, erano dimenticati.
    Il vecchio aveva ragione, gli uomini erano sempre gli stessi. Ma era la loro forza e la loro innocenza, e proprio qui, al di sopra di ogni dolore, Rieux sentiva di raggiungerli. In mezzo ai gridi che raddoppiavano di forza e di durata, che si ripercuotevano lungamente sino ai piedi della terrazza, via via che gli steli multicolori si alzavano più numerosi nel cielo, il dottor Rieux decise allora di redigere il racconto che qui finisce, per non essere di quelli che tacciono, per testimoniare a favore degli appestati, per lasciare almeno un ricordo dell’ingiustizia e della violenza che gli erano state fatte, e per dire semplicemente quello cjhe si impara in mezzo ai flagelli, e che ci sono negli uomini più cose da ammirare che da disprezzare.
    Ma egli sapeva tuttavia che questa cronaca non poteva essere la cronaca della vittoria definitiva; non poteva essere che la testimonianza di quello che si era dovuto compiere e che, certamente, avrebbero dovuto ancora compiere, contro il terrore e la sua instancabile arma, nonostante i loro strazi personali, tutti gli uomini che, non potendo essere santi e rifiutando di ammettere i flagelli, si sforzavano di essere dei medici.
    Ascoltando, infatti, i gridi di allegria che salivano dalla città, Rieux ricordava che quell’allegria era sempre minacciata: lui sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore nè scompare mai, che può restare per decine d’anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi sorci per mandarli a morire in una città felice.”

  7. Quanta Qabalah d’altronde l’ebraismo è antico sapere d’ossa …. ma a parte ciò la metempsicosi la reincarnazione è implicita. Tanto sangue ossa ..tempo che non c’è. Una grande bolla di vetro. La rovesci e cade “la neve” Eccoci tornati fuori. Diversi. Ma uguali a noi stessi. Tu sei la Vita e la Morte. Piccole giade di luce si….a volte bisogna scrivere a vanvera … Come in una tempesta. Io scrivo e le lettere tempestano intorno a me. Mistero della letteratura. Dense accecanti polvere d’ossa d’altri racconti, d’altre vite. Libri. La sala dei registri di akash e il lettore Borges che come in una scala di Escher vortica dall’indietro avanti Kafka e Borges due librai vorticose pagine vorticose vite. BAM. Il libro si è chiuso sei uscita dalla tempesta Amor Mio.

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