A lungo durerà il mio viaggio

A lungo durerà il mio viaggio
e lunga è la via da percorrere.

Uscii sul mio carro ai primi albori
dei giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti dei mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.

Sono le vie più remote
che portano più vicino a te stesso;
è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d’una melodia.

Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua,
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all’interno del cuore.

I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo:
«Eccoti!»

Il grido e la domanda: «Dove?»
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: « lo sono!>>

Rabindranath Tagore

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6 Risposte

  1. “Io sono!”… Si dice pure: “Eccomi!”

  2. Sempre con il consenso del Nostro Carissimo Prof. Gabriele,forse se non ricordo male, sarà la quarta volta che mi ritrovo a pubblicare le stesse cose, per un chissà perché, sarà la mia stupida natura? o forse perché è anche necessario rimarcarle?.

    il tema dell’IO SONO è assai vasto, ma dobbiamo anche capire che nell’universo ci sono degli equilibri da raggiungere affinché l’essere possa progredire veramente sia nell’aspetto morale sia soprattutto nell’aspetto spirituale che garantisco non è quello che da qui ci viene insegnato dalla nostra religione.

    Se io ho, in una vita passata inconsapevolmente ho tradito una persona, con tutto il mio pentimento e le assoluzioni dovute all’ultimo mio respiro, come potrei mai capire il turbamento morale e soprattutto psicologico / sentimentale che ho prodotto agli altri se non lo provo e in qualche modo lo riparo io stesso in questa vita?.

    Certo il capire, la sintesi delle nostre azioni non è visibile su questo piano di coscienza, ma solo dopo, quando ritorniamo alla vera nostra casa, alla nostra vera essenza.

    Non è forse vero che fu detto che si “RACCOGLIE QUELLO CHE SI SEMINA” ..ma è anche vero che in questo nostro LIMITATO PIANO DI COSCIENZA, spesso e quasi SPESSO ” NON SIAMO SOLO IL NOSTRO PENSIERO” è ci è difficile capire tutto questo e tanto meno superare le imposte barriere psicologiche che spesso noi stessi abbiamo costruito ed alimentato continuamente.

    Come dicevo, motivato su su questo tema del pensiero/psiche/anima ecc. , “ergo” vorrei aggiungere un’altra piccola riflessione che spesso ci sfugge per mancanza di tempo. Perché un cosa è idea di sé ed ideali ed altra cosa è mettere ciò in atto: tra il dire e il fare c’è, veramente, di mezzo il fatidico mare!… Infatti, accade che, se siamo veramente forti dei nostri valori ed ideali e dei convincimenti derivanti dalle consapevolezze, “si chiuda”, per così dire, “una porta e si apra un portone”…su un nuovo mondo, SU UN NUOVO MONDO PERO’ che è un’indefinibile bellissima percepita/sentita capita celata invisibile verità.

    Per ogni percepita/capita coincidenza significativa, spesso ci si pone sempre la stessa domanda, ovvero dell’ESSERE O NON ESSERE o meglio CHI SIAMO VERAMENTE DENTRO DI NOI STESSI.

    Spesso, con un linguaggio più nascosto e conoscitivo, si nomina Saturno, (Il Lupo), spesso si nomina Paracelso e la sua ermetica alchimia che innalza l’innata dualità dall’essere animale all’essere “ECCE HOMO”, così come si nomina anche Cartesio che affermò : “IO SONO E DUNQUE PENSO” e sono pure quello che “penso” e, soprattutto, sono quello che faccio. Le mie opere devono assolutamente parlare di quel che sono, altrimenti, c’è qualcosa ce non va in me.” ecc.

    Spesso su questo filone ragionativo s’inciampa proprio su queste tematica esistenziale DELL’ESSERE O DEL NON ESSERE e su solo questi pochi concetti, voglio solo riportare alcune cosette di logica speculativa. Cartesio – sostiene Hegel – dette alla filosofia “un indirizzo affatto nuovo Con lui ha cominciamento la nuova età della filosofia…”
    Affermando che si debba “DUBITARE DI TUTTO”, egli pose, “come prima esigenza della filosofia”, “IL TOGLIERE VIA TUTTE LE PROPRIE DETERMINAZIONI” il toglier via, cioè, in nome del pensare, del “puro pensare” che è precisamente astrarre da tutto” da tutti i pensati, da tutte le rappresentazioni. Tolti via i pensati, rimane appunto il pensare e, con il pensare, l’io (“io posso infatti astrarre da tutte le mie rappresentazioni, ma non già dall’io”)

    Cartesio – osserva ancora Hegel – “prende le mosse dall’io come da quel ch’è senz’altro certo: io so che in me si affaccia qualche cosa (cioè il pensare). Con ciò la filosofia è d’un tratto trasferita su un terreno e in un punto di vista affatto nuovi, nella sfera, cioè, della soggettività” ; e aggiunge: “L’IO PENSO” contiene immediatamente il mio essere: questo, dice Cartesio, è il fondamento assoluto d’ogni filosofia. La determinazione dell’essere è nel mio io: questo legame è esso medesimo il Primo. Il pensiero come essere e l’essere come pensiero, ecco la mia certezza, l’io; nel celebre ”COGITO ERGO SUM” sono dunque inseparabilmente congiunti “pensiero” ed “essere”; tuttavia, è vero anche come sostiene Kant “CHE NEL PENSARE NON E’ CONTENUTO L’ESSERE”, ma è altrettanto vero, come asserisce Hegel – che l’essere e il pensare “formano pur nondimeno una “IDENTITA’”, e che “la loro unità non è compromessa dalla loro DIVERSITA”

    La diversità non compromette infatti l’identità o l’unità riflessa che va in manifestazione. Tra me, ad esempio, e la mia immagine nello specchio (come pure tra me e la mia foto o il mio ritratto) si danno appunto, insieme, identità, unità e diversità.

    Va sottolineato, tuttavia, che tale diversità consiste soprattutto nel fatto che io sono un essere, mentre la mia immagine speculare è un NON-ESSERE: una parvenza, un riflesso di una causa prima, che viene alla luce solo nel momento in cui il mio essere vivo si rispecchia nell’essere morto dello specchio. L’OSSERVATORE ATTENTO CHE CONTEMPLA LA SUA STESSA INFORMATA CRISTALLIZZANTE DINAMICA REALTA’

    Fatto si è, però, che col “toglier via tutte le determinazioni”, si dovrebbe toglier via pure quella dell’io, POICHE’ ANCHE QUESTA NON E’ CHE UNA NERA O RADIOSA RAPPRESENTAZIONE.

    Fa notare infatti il grandioso Steiner (che pochi conoscono) : “Il pensare è al di là di soggetto/oggetto. Esso forma questi due concetti come forma tutti gli altri (…) Non è che il soggetto pensi per il fatto di essere soggetto; bensì esso appare a se stesso come soggetto perché ha la facoltà di pensare” ).

    Il che vuol dire che anche l’io del quale si è abitualmente coscienti “ E’ UN PENSATO”, e non un “pensante”. Vero “pensante”, infatti, è il Soggetto (l’Io) dal quale scaturisce il pensare, e non il soggetto (l’io) scaturito dal pensare.

    Sempre Steiner fa per l’appunto osservare: “Supponiamo che la rappresentazione dell’io produca qualcosa al cui interno troviamo l’essere umano vero e proprio, qualcosa cioè in cui l’anima sia all’interno di quel sé. Supponiamo che ciò risulti dalla rappresentazione dell’io. Dovrebbe allora sorgere a ragione la domanda: cosa accade durante la notte, durante il sonno? L’uomo non è inserito nella rappresentazione dell’io, essa cessa completamente. Tutti i concetti, che a partire dalla rappresentazione dell’io ci facciamo sull’essere dentro l’io, valgono solo per la vita di veglia, poiché la rappresentazione dell’io cessa con l’addormentarsi. In quel momento essa finisce e al mattino compare di nuovo. Di conseguenza non è affatto duratura”. (Ecco perché il quel mio scritto ho detto immaginate di risvegliarvi l’indomani privi della memoria)

    L’ordinaria rappresentazione dell’Io è dunque la rappresentazione “non-duratura” dell’Io “duraturo”. Quest’ultimo, quale essere del sonno (del corpo), del sogno (dell’anima) e della veglia (dello spirito), quale essere, cioè, di tutto l’essere umano, è in effetti ben diverso da quello della sua diurna rappresentazione; tanto che si potrebbe dire: il COGITO ERGO SUM comporta IL NON-CIGITO ERGO SUM, mentre il SUM ERGO COGITO comporta il SUM ERGO NON COGITO; comporta, cioè, la viva presenza dell’essere anche in assenza della sua spenta rappresentazione. “Già spesso io sono stato – dice appunto Goethe – e veramente non ho pensato proprio nulla”.

    I pensieri che tale Soggetto pensa, e la logica che esplica sul piano incosciente del sonno (dell’apparato metabolico e degli arti o della volontà), sono in effetti diversi da quelli che pensa ed esplica sul piano subcosciente del sogno (dell’apparato ritmico o del sentire), così come questi sono a loro volta diversi dai pensieri e dalla logica che apprendiamo sul piano cosciente della veglia (dell’apparato neuro-sensoriale o del pensare).

    Su questo piano, apprendiamo infatti i pensieri (i concetti) in forma di rappresentazioni, la logica in forma analitica e l’Io (spirituale) in forma di ego (vale a dire, di soggettività psicologica o corporea).

    Ma perché li apprendiamo così? Perché risentono, nella loro qualità, della mediazione cerebrale (corticale) che li fa emergere alla coscienza. Spiega in proposito Steiner: “Al materialista grossolano odierno conviene dire che il cervello forma il pensiero, cioè che il sistema nervoso centrale forma il pensiero. Per chi osservi le cose in profondità, ciò è vero come sarebbe vero, quando ci si osserva in uno specchio, ritenere che lo specchio abbia formato il volto che si vede in esso. Ma questo non forma affatto ciò che vi si vede, che sta invece al di fuori dello specchio. Lo specchio si limita a riflettere, a riverberare il volto (…) Ciò avviene in modo del tutto simile a quanto l’uomo esperisce come pensieri” .

    Nel rappresentare è “contenuto” quindi il non-essere; ma in tanto vi è “contenuto” in quanto è il mero riflesso di quel pensare in cui è “contenuto” l’essere, e che Steiner denomina, laddove è vivente, “IMMAGINATIVO”, laddove è qualitativo, “ISPIRTIVO” e, laddove è essenziale, “INTUITIVO”.

    In sostanza, come qualche volta ho avuto occasione di dire; la coscienza rappresentativa dell’Io (mediata dal corpo fisico o spaziale) non è coscienza di tutto l’Io, ma di quella sola sua parte che chiamiamo “EGO” e che da fuori si esprime nel condensato di una personalità che in effetti non è la sua vera natura .

    La coscienza immaginativa e la coscienza ispirativa (mediate, rispettivamente, dal corpo eterico o “temporale” e dal corpo astrale o “animico”) ampliano e approfondiscono l’autocoscienza poiché integrano la coscienza dell’Io quale realtà “solida”, con la coscienza dell’Io, a un primo livello, quale realtà “liquida” e, a un secondo, quale realtà “aeriforme”. Solo con la coscienza intuitiva dell’Io, in quanto coscienza immediata, si ha perciò la piena e spirituale autocoscienza.

    L’essere non è dunque – come afferma Kant – “altro dal pensare”, bensì è un altro pensare: un pensare dinamico (“immaginativo”) che può essere portato a coscienza soltanto da chi si conquisti la capacità d’integrare l’ordinaria e spenta mediazione del cervello fisico con quella vivente del cervello eterico.

    Ma che cos’è il “cervello eterico”? E’ forse qualcosa di simile al cervello fisico, ma di natura più tenue o più fine? No, il cervello eterico è una realtà vivente o “fisiologica” (un “campo di forze morfogenetiche”), e non una “cosa” o una realtà “anatomica”: ovvero, è la totalità o l’insieme delle attività o dei processi che si svolgono nel cervello fisico, ma che non sono svolti dal cervello fisico.

    Dice appunto Steiner: “Se volete risalire all’attività che sta a base del pensiero, vedrete che dall’anima tale attività fa presa sul cervello e si esplica nel cervello. E se dall’anima elaborate una certa attività nel cervello, si produce in questo un rispecchiamento tale per cui si percepisce” un determinato pensiero. Questa è la chimica trascendentale di Paracelso come di tanti grandiosi INIZIATI di ogni tempo che attraverso il rito dell’ACQUA e del FUOCO hanno innalzato la loro COSCIENZA oltre l’ordinario, oltre L’IMMAGINARIO a quella COSCIENZA COSMICA che passa per ogni GEOMETRIA SACRA che ci mostra il DIVINO INTELLETTO (lo spirito, il padre,) ed il DIVINO AMORE (l’anima, la madre) che vanno in manifestazione entrambi attraverso IL FIGLIO che rappresenta il QUATERNARIO di quella ricercata coincidente CONSAPEVOLE COMUNIONE che lo porterà alla Divina MAGNIFICENZA, all’IO SONO Uno con il TUTTO perché TUTTO E’ NEL TUTTO “come sopra sotto”, COME SOPRA SOTTO così come per analogia, per simmetria per entropia c’è un legame tra il microcosmo ed il macro cosmo di cui siamo tutti parte integrante/aggregante in quell’indefinibile insieme che chiamiamo TUTTO.

    (1-> 2 1+2=3 -> 1+3 = 4 (l’uomo) 1+2+3+4=10) il numero sacro, il Dio trascendentale che tanto adoriamo ma che non conosciamo finché non entriamo dentro noi stessi. “O UOMO CONOSCI TE STESSO E CONOSCERAI GLI INFINITI MONDI DEGLI INFINITI UNIVERSI E GLI DEI CHE IN ESSI VI DIMORANO…” ma è anche vero che non si nasce imparati, o almeno (con qualche eccezione) ritorniamo su questo piano del raffronto, delle prove, su questo piano purgativo /purgatorio) PRIVI DI MEMORIA per correggere e superare I NOSTRI ERRORI PASSATI ed anche per imparare altre lezioni di vita…. Ma sempre l’albero si riconosce dai suoi frutti così come si raccoglie quello che si è saputo seminare in una vita precedente…… La legge dell’amore che vige in tutto l’universo tridimensionale (dei multiversi multidimensionali) passa per ogni equilibrante forza che da causa diventa effetto riparatore o produttore di altre distoniche squilibri energetici che richiederanno prove correttrici ancora più grandi..

  3. 2×3=6 … 6×6=36…1×1=1… 7×1=… per la tangente e la peripatetica…
    Dunque… dovresti andare a zappare la terra che è tardi.

  4. Ma che coincidenza!!!!, Cara Valeria è proprio quello che sto facendo oggi…. qui c’è una bella giornata che voglio dedicare tutta alla mia amata terra, e soprattuito al mio giardino….. Non sai cosa ti perdi 😀

  5. Una piccola parte del mio prezioso giadino ed un grande angelo che spesso ci viene a trovare

  6. E’ questa è la Mia Preziosa Amorevole Dolce Venere che spesso mi aiuta a zappare la terra e a curare il nostro giradino 😀

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