Origini di Halloween

“Lo storico Nicholas Rogers, ricercando le origini di Halloween, nota che mentre “alcuni studiosi hanno rintracciato le sue origini nella festa romana dedicata a Pomona – dea dei frutti e dei semi – o nella festa dei morti chiamata Parentalia, Halloween è più tipicamente collegata alla festa celtica di Samhain, originariamente scritto Samuin (pronunciato sow-an o sow-in)”. Il nome della festività, mantenuto storicamente dai Gaeli e dai Celti nell’arcipelago britannico, deriva dall’antico irlandese e significa approssimativamente “fine dell’estate”.

Secondo il calendario celtico in uso 2000 anni fa tra i popoli dell’Inghilterra, dell’Irlanda e della Francia settentrionale, l’anno nuovo iniziava il 1° novembre. Questo giorno coincideva con la fine della stagione calda, celebrata la notte del 31 ottobre con la festa di Samhain. Per un popolo essenzialmente agricolo come i Celti, l’arrivo dell’inverno era associato all’idea della morte e si credeva che gli spiriti esercitassero il loro potere sui raccolti dell’anno nuovo. La festa di Halloween è dunque legata al mondo della natura, per quanto lo spiritismo apparisse contrario ai principi del Cristianesimo che si stava diffondendo nel nord Europa. Nell’VIII secolo, Papa Gregorio III spostò la data di Ognissanti dal 13 maggio al 1° novembre facendola seguire dalla Commemorazione dei Defunti, creando così una continuità cristiana con la festa di Samhain allo scopo di scalzarla dalla cultura popolare (la festa del 1° novembre divenne di precetto nell’840).

Secondo l’Oxford Dictionary of English folklore: “Certamente Samhain era un tempo per raduni festivi e nei testi medievali irlandesi e quelli più tardi del folclore irlandese, gallese e scozzese gli incontri soprannaturali avvengono in questo giorno, anche se non c’è evidenza che fosse connesso con la porte in epoca precristiana, o che si tenessero cerimonie religiose paganeI miti irlandesi che menzionano Samhain furono trascritti dai monaci cristiani tra il X e l’XI secolo, cioè circa 200 anni dopo che la Chiesa Cattolica aveva inaugurato il giorno di Ognissanti ed almeno 400 anni dopo che l’Irlanda era stata cristianizzataNegli ultimi anni, comunque, la festività di Halloween ha preso un carattere molto più consumistico e moderno. Festeggiamenti che durano interi weekend sono ormai tipici in tutti gli stati di influenza anglofona. Così quindi in Stati Uniti, Irlanda, Australia e Regno unito, Halloween viene festeggiato come una “festa del costume”, dove party in maschera e festeggiamenti tematici superano il tipico valore tradizionale del “dolcetto o scherzetto”, per dar vita ad una nuova tradizione di divertimento, tipica di una gioventù cresciuta.”

Da Wikipedia

Notturno a Boccheggiano

Vola per questo borgo solitario,
leggero come ali di farfalla,
un gran silenzio che i pensieri affranca
quiete regala alla mia mente stanca.
Passi felpati per non far rumore,
battenti di cotone alla mia porta,
batacchi claudicanti non ne sento,
né ansimar di vecchi o passi stanchi.
Lieve la notte il sonno m’offre lieto,
mi culla dolcemente, mi circuisce,
m’avvolge e mi carezza con affetto
i miei ricordi annebbia e diluisce.
Sull’ali della notte mi trasporta,
tutti i pensieri neri mi cancella
le pene andate e le future ancora
tutte mi offusca e pace mi regala.
Per tant’ore con la nera mia compagna
passeggio per i vicoli del borgo,
sopra i castagni volo e mi ristoro
come un gabbiano plano,
scivolo lieve tra le nebbie stanche
che affogano nel guazzo la campagna.
Dopo accarezzo ancora il sole
che da un pezzo scivola sui tetti,
che gli embricini, ancora d’acqua mézzi,
fa fumare festanti ed il calor regala.
Apatico nel letto mi rigiro,
al privilegio d’una pace cercata,
d’una serenità voluta,
ancor m’attacco
quasi a goderne i vantaggi fino in fondo,
come dal calice gustar gli ultimi sorsi d’un vino
lungamente invecchiato e ben fruttato.
Poi alle tiepide lenzuola infin rinuncio
ed al tedio d’un giorno uggioso mi abbandono.

Armando Salvatore Santoro

Il balcone (2)

(Berthe Morisot, Donna e bimba al balcone, 1872)

Al mattino

 

Brilla di rugiada il prato; più vivace
Già corre la sorgente desta; il faggio
inclina il capo incerto e tra le foglie
mormora e brilla; e intorno a grigie nubi

Rosse fiamme si allungano, annunciando,
Senza rumore si levano in onde;
Come flutti alla riva, le cangianti,
Alte si levano, sempre più alte.

Vieni ora, sali, e non troppo presto,
Giorno dorato, al vertice del cielo!
Perchè più aperto e confidente vola
A te il mio occhio, beato! fino a quando

Giovane nella tua bellezza guardi
E troppo splendido e orgoglioso ancora
Per me non sei; sempre vorresti andare
Lo potessi io con te, viandante dio!

Ma tu sorridi del lieto spavaldo,
Che vorrebbe eguagliarti; benedici
invece il mio mortale agire e ancora
Benigno! allieta il mio muto sentiero.

Friedrich Holderlin

Gioie semplici

Ho il culto delle gioie semplici. Esse sono l’ultimo rifugio di uno spirito complesso”.

Oscar Wilde

Credo in te, anima mia

Credo in te, anima mia, 
l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,
 e tu non devi umiliarti di fronte a lui.
 Ozia con me sull’erba, 
libera la tua gola da ogni impedimento,
 né parole, né musica o rima voglio,
 né consuetudini né discorsi, 
neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,
 il suo mormorio mi piace.

Penso a come una volta giacemmo,
 un trasparente mattino d’estate, 
come tu posasti la tua testa 
di per traverso sul mio fianco 
ti voltasti dolcemente verso di me,
 e apristi la camicia sul mio petto, 
e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,
 e ti stendesti sino a sentire la mia barba,
 ti stendesti sino a prendere i miei piedi.

 Veloce si alzò in me 
e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza 
che va oltre ogni argomento terreno, 
io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,
 e io conosco che lo spirito di Dio
 è il fratello del mio, 
e che tutti gli uomini mai venuti alla luce 
sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,
 e che il fasciame della creazione è amore,
 e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,
 e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,
 e le incrostazioni muschiose del corroso recinto, 
pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.

Walt Whitman

 

 

Il lavoro (2)

La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.

Franklin Delano Roosevelt

Il lavoro (1)

Il lavoro allontana tre grandi mali: la noia, il vizio ed il bisogno.”

Voltaire

Il lavoro nobilita l’uomo

(Ford Madox Brown, Lavoro, 1852-63)

L’Azzurro

Del sempiterno azzurro la serena ironia
Perséguita, indolente e bella come i fiori,
Il poeta impotente di genio e di follia
Attraverso un deserto sterile di Dolori.

Fuggendo, gli occhi chiusi, io lo sento che scruta
Intensamente, come un rimorso atterrante,
L’anima vuota. Dove fuggire? E quale cupa
Notte gettare a brani sul suo spregio straziante?

Nebbie, salite! Ceneri e monotoni veli
Versate, ad annegare questi autunni fangosi,
Lunghi cenci di bruma per i lividi cieli
Ed alzate soffitti immensi e silenziosi!

E tu, esci dai morti stagni letei e porta
Con te la verde melma e i pallidi canneti,
Caro Tedio, per chiudere con una mano accorta
I grandi buchi azzurri degli uccelli crudeli.

Ed ancora! Che senza sosta i tristi camini
Fùmino, e di caligine una prigione errante
Estingua nell’orrore dei suoi neri confini
Il sole ormai morente giallastro all’orizzonte!

-Il cielo è morto. – A te, materia, accorro! Dammi
L’oblio dell’Ideale crudele e del Peccato:
Questo martire viene a divider lo strame
Dove il gregge degli uomini felice è coricato.

Io voglio, poiché infine il mio cervello, vuoto
Come il vaso d’unguento gettato lungo il muro,
Più non sa agghindare il pensiero stentato,
Lugubre sbadigliare verso un trapasso oscuro…

Invano! Ecco trionfa l’Azzurro nella gloria
Delle campane. Anima, ecco, voce diventa
Per più farci paura con malvagia vittoria,
Ed esce azzurro angelus dal metallo vivente!

Si espande tra la nebbia, antico ed attraversa
La tua agonia nativa, come un gladio sicuro:
Dove andare, in rivolta inutile e perversa?
Mia ossessione. Azzurro! Azzurro! Azzurro! Azzurro!

Stéphane Mallarmé

Violenza e ignoranza

“La violenza nasce sempre dall’ignoranza. Si crea quando gli uomini non riflettono sulle conseguenze delle loro azioni. Un esempio estremo: lei uccide il suo avversario. Ha vinto, ma deve rispondere del suo gesto davanti a un tribunale. Anche lei quindi proverà della sofferenza. Pur avendo trionfato, subirà la conseguenza negativa del suo atto. Nei nostri presunti nemici si trova sempre una parte di noi stessi. Nuocere ai nostri nemici equivale a nuocere a noi stessi”.

Dalai Lama

La donna del balcone

“Nella sua vita, Berthe Morisot, come le altre artiste del periodo, ha dovuto lottare contro i pregiudizi di chi trovava disdicevole per una donna la professione di pittrice, tanto che, nel suo certificato di morte, sarà identificata come “senza professione”.

da Wikipedia

(Edouard Manet, Berthe Morisot, 1872)

Il balcone

(Eduard Manet, Il balcone, 1868)

Viene l’autunno sonnolento

Viene l’autunno sonnolento. Brillano
dietro i lucenti vetri due lucenti
occhi.

Sandro Penna

Perseveranza

“Nulla al mondo può sostituire la perseveranza: senz’altro non il talento (il mondo è pieno di persone di talento che hanno fallito), né l’ingegno (il genio incompreso è divenuto proverbiale) o l’educazione (il mondo è pieno di derelitti ben educati). Solo perseveranza e determinazione sono onnipotenti”.

Calvin Coolidge

Ruggero e Angelica

(Jean Auguste Dominique Ingres, Ruggero salva Angelica, 1819)

Esiste o no

Esiste o no
il sogno che smarrii
prima dell’alba?

Jorge Luis Borges

Anima

Nulla è più pericoloso per l’anima che occuparsi continuamente della propria insoddisfazzione e debolezza.

Hermann Hesse

Attenzione paziente

Se ho fatto qualche scoperta di valore, ciò è dovuto più ad un’attenzione paziente che a qualsiasi altro talento.

Isaac Newton

Il gioco

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.
Platone 

ancora Bruno…

Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo… l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.
Giordano Bruno

Scienza…

Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l’uomo.
Giordano Bruno

La tempesta

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come un…a danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia. E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E’ una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E’ il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia

F.Kafka

Eccomi qui…

Sono libero, penso. Eccomi qui, libero e solo come una nuvola che fluttua nel cielo.
Kafka

Gli ho chiesto…

Gli ho chiesto la forza
e Dio mi ha dato difficoltà per rendermi forte.
Gli ho chiesto la saggezza
e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Gli ho chiesto la prosperità
Gli ho chiesto il coraggio
e Dio mi ha dato pericoli da superare.
Gli ho chiesto l’Amore
e Dio mi ha affidato persone bisognose da aiutare.
Gli ho chiesto favori
e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto nulla di ciò che volevo
ma tutto quello di cui avevo bisogno.
La mia preghiera è stata ascoltata.

Antica poesia indiana

Colpa e senso di colpa

Colpa e senso di colpa sono argomenti inesauribili. Come psicologo delimito la mia indagine ad un preciso tipo di senso di colpa.
Quello di chi non si stima e che consiste nella cosciente o inconscia accusa a se stessi di essere sbagliati, di non valere abbastanza, di essere inadeguati alla vita. Si tratta di un senso di colpa che fa soffrire in misura maggiore o minore moltissime persone e che, quando è forte e permanente, costituisce uno dei nuclei determinanti di molte nevrosi.
Questo senso di colpa ha un’origine precisa, le colpevolizzazioni, anche involontarie, dei genitori. Questi, infatti, detengono, mediante l’uso delle colpevolizzazioni, il potere inconscio e multiforme di far nascere e crescere nel figlio il dubbio e talvolta la certezza di essere inadatto, per propria colpa, ad affrontare con successo le situazioni della vita.

Lucio Della Seta* Le origini del senso di colpa

Cambia la prospettiva da cui guardi

Non fermarti all’apparenza,
combatti il tuo stesso pregiudizio
andando a fondo nella conoscenza dei fenomeni che ci circondano.
Nulla succede per caso,
tutto ha un senso.
Se un evento ti sembra inspiegabile
prova a cambiare la prospettiva da cui lo guardi.
Troverai tanto male nel mondo, non posso negarlo.
Ma incontrerai anche gente che pensavi diversa
solo perchè la società a cui appartieni
ti ha annebbiato la vista con tabù e preconcetti.
Allora fidati meno del sentito dire e di più del tuo istinto
delle tue sensazioni e soprattutto, della tua esperienza diretta.

Anton Vanligt

Ogni attimo della nostra vita ci prepara a vivere l’attimo successivo.

Ogni attimo della nostra vita ci prepara a vivere l’attimo successivo.
Ogni errore che commettiamo ci insegna a non commetterlo più. Ogni dolore che proviamo ci rende immuni dal suo ritorno.
Ogni amore perso è il rafforzamento di un amore nuovo.
Impariamo dal dolore a non soffrire, dalla sofferenza a non cedere, dal cedimento a non morire, dalla morte a vivere.

IL POTERE DI FAR ACCADERE LE COSE

Le persone spesso si lamentano della vita moderna, affermando che manca di qualcosa di cui ricordano di aver goduto in tempi passati, e si struggono di poter tornare a quei momenti o situazioni. Ma noi non guardiamo mai al passato quando cerchiamo momenti migliori, perchè sappiamo che ciò che sta accadendo ora e quello che verrà poi, rappresenta sempre il meglio che la vita ha da darci.

IL POTERE DI FAR ACCADERE LE COSE, Esther & Jerry Hiks

Tutto viene quando deve venire.

Tutto viene quando deve venire. Una vita non può essere condotta a gran velocità, non può essere attuata secondo un programma come tanti vorrebbero. Dobbiamo accettare quello che ci giunge in un dato tempo, e non chiedere di più. Ma la vita è senza fine, noi non moriamo mai, non siamo mai realmente nati. Noi passiamo solo attraverso diverse fasi. Non vi è fine, gli umani hanno molte dimensioni, ma il tempo non è come ci appare, consiste piuttosto in lezioni che vengono apprese.
Molte vite molti maestri, Brian Weiss

Anima libera

L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino.

Charles Bukowski

Sentieri di notte di Giovanni Agnoloni

Carissimi, vi sottopongo questo libro, di prossima uscita, che merita la vostra attenzione.
Gabriele

Sentieri di notte di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni), segna l’esordio narrativo dell’autore fiorentino, già autore di saggi su J.R.R. Tolkien e traduttore. Siamo di fronte a un romanzo fantascientifico dalle tinte gialle e filosofiche, denso e carico di significati profondi.

Che energia è racchiusa nel Chakra del Castello di Cracovia? E chi è Luther, l’androide che una notte del settembre 2025 si sveglia sulle sponde del Lago di Lucerna con accanto a sé il corpo del suo creatore? Un mistero si profila su un’Europa messa sotto scacco dalla Macros, multinazionale informatica che da Berlino ha preso il potere, privando il continente di internet e dell’energia, mentre a Cracovia un’enigmatica nube bianca avanza inglobando la città. La salvezza sta nel cuore di quella nebbia, attraversata da uno studioso irlandese di teologia in cerca del suo passato, e nel viaggio verso la Polonia di Luther e del programmatore cieco Christoph Krueger. Un romanzo viscerale, figlio della poetica del Connettivismo, avanguardia italiana le cui origini affondano nel Cyberpunk americano, ma anche nel Crepuscolarismo e nel Futurismo. Una storia frutto di una lunga e seria ricerca spirituale condotta dall’autore, che mira al ritorno alla Fonte, a una fusione con la radice dell’Essere. Un viaggio viscerale tra l’Ombra e la Luce, che passa per territori sondati dalla psicologia junghiana ed esplora la topografia di due grandi capitali della storia d’Europa, Berlino e Cracovia, fino ad affacciarsi sugli inquietanti ma suggestivi scenari dell’intelligenza artificiale e della post-umanità. Sentieri di notte è anche il primo romanzo della collana “Larix”, diretta da Davide Sapienza. Dopo Nel cuore della Groenlandia di Fridtjof Nansen (2012) e prima di un’antologia inedita di scritti di Barry Lopez curata da Davide Sapienza in uscita nel 2013, quest’opera contribuisce a tracciare la visione della Collana che è dedicata all’esplorazione in senso geografico, umano e letterario.

Sentieri di notte sarà presentato ufficialmente venerdì 26 ottobre dalle ore 18,00 a Roma presso il Centro Culturale Elsa Morante (in Piazzale Elsa Morante), in occasione della NeXT-Fest, il festival del movimento connettivista, con la partecipazione di Giovanni Agnoloni e dello scrittore Francesco Verso, Premio Urania 2008.
L’opera è fin da ora prenotabile sul sito dell’editore, www.galaadedizioni.com. Dal 26 ottobre in tutte le librerie italiane.

Giovanni Agnoloni
Sentieri di notte
Galaad Edizioni – Collana Larix

E DIO CREO’ L’UOMO A SUO ODIO E SOMIGLIANZA di Michele Mezzanotte

Carissimi, su consiglio dell’Amico Massimo Lanzaro, vi suggerisco questa rivista http://www.animafaarte.it/
e questa rilessione di Michele Mezzanotte

Buona lettura…

Nel corso della storia del pensiero e delle emozioni umane, l’Odio ha avuto un ruolo da attore protagonista. In questa piccola dissertazione sull’Odio apriremo la nostra visione ad un Odio
filosofico, un Odio mitico e un Odio simbolico: in sintesi un Odio Psicologico. Dio creo l’uomo a sua immagine e somiglianza, in questo caso, a suo Odio e somiglianza.
L’Odio prendeva vita attraverso Empedocle di Agrigento, Philipp Mainlander, attraverso Ulisse e i suoi viaggi, Stige e la sua sozzura. Inoltre, vedremo come ogni relazione analitica tra pazienti
e terapeuti si apre con un doppio atto d’Odio. Iniziamo leggendo di Empedocle di Agrigento del quale sono rimasti, nel corso della storia, numerosi frammenti derivanti dalle sue opere:
“Sulla natura” e “Carme lustrale”. In questi narra di spiriti i quali, a causa delle loro colpe, si incarnano nei corpi mortali: piante e animali.
Empedocle nella sua trattazione afferra i concetti di Amore e Odio e ne fa dei principi generatori e distruttori al tempo stesso.

“Duplice dunque e la nascita, duplice e la morte
delle cose mortali. La riunione di tutte le cose ne
genera e distrugge una; l’altra invece si produce e
si dissipa quando di nuovo si disgiungono.”

L’amore crea e distrugge, e anche l’odio crea e distrugge al tempo stesso. Stupenda e l’affermazione di Empedocle: “duplice dunque e la nascita, duplice e la morte delle cose mortali”. Essa ci suggerisce che ogni immagine può avere una doppia nascita e una doppia morte: una nascita d’odio e una nascita d’amore; una morte d’odio e una morte d’amore. Lui stesso all’età di sessant’anni si distrusse gettandosi all’interno del cratere dell’Etna: si suicido. L’azione dell’odio e dell’amore cosi come descritta da Empedocle di Agrigento, e anche uno dei temi fondamentali della “mitologia scientifica” contemporanea. Il famoso Big Bang non e nient’altro che l’espressione fisica della teoria di Empedocle. Da uno sfero, attraverso l’azione dell’Odio, inizia la separazione delle parti fino a che non ritorna tutto in uno sfero ad alternanze
temporali cicliche: sfero-separazione, sferoseparazione. Vediamo l’eterno agire di queste forze primigenie che uniscono e separano, creano e distruggono. Proseguiamo dunque, attraverso questo percorso scientifico-speculativo, analizzando un altro pensiero: parliamo ora di un filosofo il quale desiderava che il suo nome andasse dimenticato col passare degli anni, perciò si firmava diversamente come Philipp Mainlander. E con un atto d’Odio che Dio decise di creare il mondo, e non come facilmente pensiamo con un atto d’amore. Sentiamo le parole del filosofo:

“Noi sappiamo che, questa semplice unita, Dio,
frantumandosi nel mondo, scomparve del tutto e
tramonto; in seguito sappiamo che il mondo sorto
da Dio, proprio a causa della sua origine da una
semplice unita, si trova senza eccezioni in una
connessione dinamica e, perciò, in collegamento
sappiamo che il movimento che si riproduce
dall’attività delle singole essenze e il destino;
infine, che l’unita precosmica e esistita.
L’esistenza e il sottile filo che getta un ponte
sull’abisso fra la regione dell’immanente e quella
del trascendente, e ad esso, per prima cosa,
dobbiamo prestare attenzione.
La semplice unita esistette: su di essa non
possiamo predicare di più in nessun modo.
Di
quale genere, di quale essere fosse questa
esistenza ci e totalmente nascosto. Volendo
stabilire pero la cosa più prossima, noi dovremmo
ricorrere ancora alla negazione e affermare che
essa non ha alcuna somiglianza con un qualche
essere a noi conosciuto, poiché tutto l’essere che
noi conosciamo e essere in movimento, e un
divenire, mentre la semplice unita era priva di
movimento, nell’assoluta quiete.
Il suo essere era sovressere.”

Mainlander sostiene che Dio per creare il mondo, con tutti i viventi che lo popolano, si suicido; quindi si distrusse e attraverso questo atto d’Odio creativo, genero il mondo, destinato a proseguire
in atti di disgregazione. Un’esplosione divina, un Big Bang che creo l’universo e i suoi pianeti.

“Dio e morto e la sua morte fu la vita del mondo”
“Ma questa semplice unita e divenuta; non e più.
Mutata la sua essenza, essa si e frantumata
completamente e totalmente verso il mondo del
molteplice. Dio e morto e la sua morte fu la vita
del mondo.” “L’esplosione fu l’azione di una semplice unita, la
sua prima ed ultima azione, la sua singola azione.
Ogni volontà del presente conserva essenza e
movimento in questa unica azione e perciò tutto si
connette reciprocamente come un ingranaggio nel mondo.”

A questo punto risulta facile collegare l’Odio empedocleo con il Suicidio di Mainlander: atti distruttivi che creano vita. L’inconscio individuale nella psicologia non e nient’altro che un ingranaggio di una più vasta macchina: l’inconscio collettivo. L’unita primaria, che possiamo chiamare nella nostra cultura Dio (inconscio collettivo), si e esibita in un enorme atto d’Odio e di separazione. Si e suicidata, usando l’espressione del filosofo tedesco. Grazie a questa azione creativa hanno preso vita gli individui e le loro singolarità, immerse sempre in un collettivo. Ha preso vita il “molteplice”. Come vedremo più tardi in questo articolo, ha preso vita un uomo dal “molteplice ingegno”. Il suicidio ci conduce alla vita, secondo Mainlander, infatti, un archetipo fondamentale che ci muove fin dalla nostra creazione e il suicidio, ovvero la morte. Mainlander vide bene: Dio si suicidò e la sua morte fu la vita del mondo. L’archetipo del Dio mainlanderiano si ripete coattivamente dall’alba dei tempi e noi siamo alla ricerca della morte: una vita per la morte; e questo è molto psicologico. Secondo Hillman, infatti, la domanda del fare anima è:

Che cosa sommuovono nella mia anima
questo evento, questa cosa, questo attimo? Cosa significano per la mia morte?”.

Il filosofo tedesco storicizzo il suo pensiero suicidandosi letteralmente e concretamente alla fine del suo scritto. Il fine della vita e la morte. Morte come suicidio e atto creativo. Una morte fisica e psicologica. Una morte trasfromativa. Ricordiamo fonti psicologiche come Freud, Sabina Spierlein e Adler che parlavano di “Morte e Thanatos” come motori fondanti della psiche. Nel setting analitico sono molti gli atti d’Odio e di Suicidio che devono entrare in scena. Nell’analisi odiamo e amiamo, ci suicidiamo e commettiamo omicidi psichici. Ogni omicidio di un personaggio psichico e un suicidio personale, perché riferito a una nostra parte d’anima. Prendiamo ad esempio i sogni in cui incontriamo personaggi morti, uccisi. Sono atti d’Odio, di distruzione appunto. Tutti quei personaggi sono nostri personaggi. Se sogno di uccidere mia madre, e l’immagine di mia madre che ho ucciso, per cui ho commesso un atto d’Odio verso me stesso, ovvero un suicidio. Questo suicidio da vita ad altri immaginari, apre nuove prospettive e trasforma. Possiamo affermare che uno dei passaggi fondamentali dell’analisi e il suicidio, la morte intesa sia da un punto di vista d’odio, sia da un punto di vista d’amore. Molti pazienti entrano in analisi perché non sanno morire. Non sanno suicidarsi: l’analisi e un processo che ci aiuta a suicidarci, a ritirare le nostre proiezioni, a uccidere il mondo amandolo e odiandolo. Cerchiamo di approfondire ancora di più il concetto d’Odio. Si riconduce Odio alla radice ad con il significato di rodere, ma anche al greco odoys, Dente, Dolore; e al latino edo, Mangiare, che darebbe il senso di rodimento interno, dolore interno. Il rodimento e il dolore interno sono sicuramente riconducibili ad una Nigredo alchemica, una nera energia fortissima, un marasma e un sommovimento di emozioni che ci agisce dall’interno del nostro stomaco e che ci percorre in tutta la sua potenza caotica ed ingestibile. Possiamo notare una curiosa somiglianza alle sensazioni di innamoramento, e da questo possiamo capire la forte vicinanza tra le due energie. Quando l’Odio si impossessa di noi ci “sentiamo esplodere”. Quindi l’Odio ci avvolge attraverso una situazione nigredica oscura, in cui iniziamo a coltivare nuove immagini e il caos ci pervade. Quando si attiva l’Odio dentro di noi, sentiamo una pulsione a dover fare qualcosa, un’energia che ci suggerisce un movimento verso qualcuno o qualcosa, un movimento molto forte come se fosse impellente: a quel punto desideriamo la distruzione, il suicidio.
Tuttavia non e un suicidio-distruzione fine a se stesso, ma finalizzato a creare nuove opportunità e possibilità. Una distruzione che libera il rodimento interno e il dolore marasmatico. Un’immagine psichica distrutta, genera altre migliaia di immagini, altri pezzi psichici che vagano e vanno ricondotti all’origine, per permettergli di vivere e di acquisire nuova energia. E un quadro generale del processo analitico di scioglimento; di scomposizione di un tutto in elementi semplici. Un desiderio di suicidio come desiderio di trasformazione.

“Musa, quell’uom di multiforme ingegno
Dimmi, che molto erro, poiché ebbe a terra
Gittate d’Ilion le sacre torri… ”
Il nome Odisseo significa etimologicamente
odiare. Così disse Autolico suo nonno:
“Nel corso della mia vita mi sono messo in urto
con molti principi e chiamerò dunque mio nipote
Odisseo, che significa l’odioso, perché sarà la
vittima delle mie antiche inimicizie. Tuttavia
semmai salirà al monte Parnaso per
rimproverarmi, gli cederò parte dei miei
possedimenti e placherò la sua ira”

Autolico collega il suo mettersi in urto con molti principi con il nome Odisseo, ovvero questo suo agire lo chiama Odio. L’Odio durante la vita gli ha permesso di urtare verso un principio. La parola principio significa che vi e una causa-prima, un principio appunto, e urtandolo Autolico compie un tentativo di Odio: un’operazione di creazione di fattori multipli. Partendo da un principio quindi, lo si può sposare (amare), o lo si può metter in discussione odiandolo e generando altre piccole unita di principio. Odisseo sarà il portavoce di tutto questo grazie al suo “molteplice ingegno”. Autolico, e stato in vita un uomo che ha sempre odiato, quindi, ha sempre creato milioni di possibilità senza amarne neanche una. Odisseo, il nipote, ha la croce di queste “multiformi” suddivisioni e passera la vita viaggiandone attraverso, per cercare di tornare al principio, allo sfero primordiale: a casa sua, da sua moglie e suo figlio. Ma per farlo dovrà passare per eventi multiformi e userà il suo multiforme ingegno per affrontarli. Abbiamo visto che l’Odio a cui si riferisce Autolico può avere una duplice valenza: una in cui e Odisseo stesso ad essere protagonista e soggetto; la seconda in cui e oggetto dell’Odio. Ora chiediamoci il perché di tutto questo astio nei confronti dell’uomo dal “multiforme ingegno”. Ulisse indica nella mitologia la scomparsa dell’eroe per antonomasia, ovvero di tutte quelle figure mitologiche, come ad esempio Ercole, che vengono sostituite da un altro modo di rapportarsi alla realtà: più ermetico e più multiforme (infatti Odisseo e anche diretto discendente di Hermes). Ergo, una caduta del complesso dell’Io (ricordiamo la figura dell’eroe in James Hillman). Nuovamente possiamo osservare una distruzione di uno sfero (Io), che genera un multiforme ingegno: un “universo psichico” fatto di pianeti, dei, patologie; un suicidio dell’Io.

Narrami o musa, dell’uomo dall’agile mente, che
tanto vago, dopo che distrusse la sacra citta di Troia

“Odisseo, uomo che distrusse la citta di Troia, e vago per vent’anni per trovare la strada di casa e riunirsi alla famiglia.” Ponendo sul teatro psichico questa storia, scopriremo un atto psichico ouroborico, un atto d’eterno ritorno. Dopo un lungo periodo di stagnamento, nel quale greci e troiani si affrontavano in campo aperto, Ulisse pone finalmente termine alla guerra attraverso una intuizione: il cavallo di Troia. Odisseo compie un atto d’Odio distruggendo Troia, creando cosi i suoi vent’anni successivi, nei quali si confronta con il suo atto d’Odio nella separazione di svariati nuclei psicologici (i suoi molteplici viaggi), nei quali affina il suo ingegno. Alla fine come in un tipico copione ouroborico di odio e amore, Ulisse riesce a tornare a casa e unirsi al suo sfero famigliare. L’Odio e una atto di grandi energie, infatti viene iniziato dal cavallo di Troia, simbolo di grande forza ed energia psichica, che da la fine ad un principio costituito (Troia), iniziando cosi diversi altri principi: Enea che fonderà Roma, o Ulisse che parte per i suoi viaggi, e le narrazione degli altri “ritorni” alla fine della guerra. A questo punto c’è un altra prospettiva mitologica da prendere in considerazione: il punto di vista di un fiume infernale che ci apre al secondo atto d’Odio presente all’inizio di un’analisi. In un tempo e in un luogo ormai lontani, c’erano cinque Fiumi immersi nelle profondità dell’Ade, fino a toccare i confini del Tartaro. Fiumi che proteggevano, bruciavano, ghiacciavano, rubavano ricordi nitidamente offuscati. Cinque nomi per cinque fiumi: Stige, Cocito, Acheronte, Flegetonte, Lete. Lete e il fiume del mito platonico di Ur, il mito della rinascita dopo la morte, della scelta del Daimon, l’angelo che seguira ognuno di noi durante il suo cammino nelle fantasie terrene. Flegetonte, o Piriflegetonte (nome più arcaico), e il fiume del mito della palude ignea e del fiume psichico che brucia parricidi e matricidi, rende inaccessibile il meandro più oscuro della psiche: il tartaro. L’ Acheronte e il fiume dalle amare acque, per punizione del divino Zeus, che segna la mitologia del passaggio tra vita e morte, tra mondo notturno e mondo diurno. Cocito e affluente dell’Acheronte, dove le anime prive di oboli (energie psichiche), erano costrette a vagare come ombre lungo le sue rive. E infine il fiume che ci interessa in questo mythos: Styx (Stige, Odio) con la sua palude, la sua sozzura e il suo odio. Stige (in greco antico Styx), ha diverse funzioni nella fantastica storia umana: innanzitutto veniva chiamato dagli Dei a testimone dei loro giuramenti inviolabili, pena un anno in coma e nove anni lontano dai simposi, senza poter gustare del divino nettare ambrosiano; inoltre le acque di questo gelido fiume erano in grado di donare l’immortalità, come capito all’eroico Achille e non solo. Stige come suggellatore di patti divini, come d’altronde accade in analisi con il patto iniziale. L’analisi dunque inizia con un doppio atto d’odio: il primo e distruttivo o suicidante, il secondo e il patto analitico tra terapeuta e paziente, nel quale si pongono i termini e le regole analitiche inviolabili e predeterminate, regole a cui non si può venir meno, pena la fine dell’analisi e non solo. Nel nostro temenos analitico e possibile e doveroso invocare la potenza creativa e distruttrice dell’Odio al fine di sommuovere energie, per esempio: le libere associazioni sono un atto d’odio, un suicidio analitico, un partire da uno sfero iniziale per abbandonarsi ad altre immagini che nascono dalla sua distruzione e analisi. Lo stesso James Hillman considera il lavoro con le immagini come un atto di Stige:

“Inoltre questo lavoro formativo
dell’immaginazione e sempre allo stesso tempo
distruttivo, deformativo. Per accedere al mondo
infero bisogna necessariamente attraversare Stige,
superare l’ostacolo della sua odiosa freddezza.
Che e inevitabile e non può essere
sentimentalizzata. Ogni gesto nel mondo notturno,
se e giusto, uccide ciò che tocca. Ci troviamo di
fronte a densità, luoghi di violenta resistenza, che
si possono penetrare con l’intuizione, un’intuizione
che sconvolge e comunica un senso di morte. Il
lavoro sui sogni e arduo da compiere per il
terapeuta e arduo da accettare per il paziente. Ed
e qualcosa che non sembra possibile fare da soli.
Forse perché non e mai possibile vedere dove si e
inconsci; ma più probabilmente perché esiste in
noi una resistenza di fondo che si oppone alla
distruzione che il lavoro onirico comporta:
l’uccisione degli attaccamenti e il disvelamento di
profondità immutabili. La regina del mondo infero
e Persefone e il suo nome significa: “portatrice di distruzione”.

L’Odio e solo un punto di partenza: apre l’analisi ai viaggi di Odisseo; apre l’analisi ai figli di Stige e la rivoluzione che condussero insieme a Zeus nei confronti del principio generatore Saturno. Conseguentemente l’Odio viene ad essere un’energia fondamentale nei processi di cambiamento e di apertura. Il Suicidio-Odio abbatte lo sfero e crea nuove individaulità dando energia vitale ai suoi figli. L’analisi si apre attraverso un doppio atto d’Odio. Il primo atto e un suicidio analitico, come abbiamo visto in precedenza: il suicidio del pronome indefinito Io. Vi sono in un’analisi atti d’Odio e atti d’Amore, tuttavia parte tutto da un suicidio.  Il paziente uccide il suo Io non-paziente, uccide il suo non-essere paziente, introducendosi nelle migliaia di immagini che lo possiedono, e viaggiando odisseicamente attraverso le sue parti e componenti: si apre al multiforme ingegno e al mondo infero. Il nostro obiettivo attraverso l’analisi e la morte, come la morte e l’obiettivo della vita. Entriamo in analisi per morire, per suicidarci. L’archetipo mainlanderiano del Dio che si suicida e crea la vita e un archetipo che vive a pieno l’analisi e le sue storie. Nel contempo bisogna tessere storie, bisogna amare i pezzi che sono venuti fuori dalla distruzione odiosa, bisogna ricomporre e filare i pezzi che si sono suicidati. Il secondo atto d’Odio e il patto analitico con cui paziente e terapeuta cominciano il viaggio psichico. Vi e, oggi, un moto d’Odio nei confronti della psicologia, un tentativo di distruzione. Guardando questo processo dall’ottica di questo articolo comprendiamo facilmente il perché: la psicologia per creare compie un tentato suicidio ai danni del mondo, attiva l’archetipo del Dio di Mainlander, ci conduce alla morte; l’analisi in un certo senso uccide, odia ed ama. Odiando attiva contemporaneamente le proiezioni di Odio verso di essa. Purtroppo pero per creare vita c’è bisogno di un iniziale suicidio, di un Odio iniziatico, un Big Bang che ci apra le porte ai viaggi odisseici e nuove galassie. Solo la psicologia può reggere un peso simile, solo lei ha la forza di fungere da capro espiatorio per i peccati degli altri. Solo lei può caricarsi del suicidio collettivo che porterà a nuova vita, alla morte e alla rigenerazione di un nuovo ciclo. E se come abbiamo detto all’inizio, Dio creo l’uomo a suo odio e somiglianza, un giorno ci alzeremo e ci guarderemo nello specchio di Dioniso: in quel momento vedendoci capiremo che tutto ciò che abbiamo odiato nella vita, siamo profondamente noi

Edipo e la Sfinge

(Gustave Moreau, Edipo e la Sfinge,1864)

Felicità e amicizia

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice,
la più grande è l’amicizia”

Epicuro

 

Il vergine, il vivace e il bell’oggi

Il vergine, il vivace e il bell’oggi d’un colpo
d’ala ebbra quest’obliato, duro
lago ci squarcerà, sotto il gelo affollato
dal diafano ghiacciaio dei non fuggiti voli!
Un cigno d’altri tempi si ricorda di sé
che si libra magnifico ma senza speranza
per non avere cantato l’aerea stanza ove vivere.
quando splende la noia dello sterile inverno
Scuoterà tutto il suo collo quella bianca agonia
dallo spazio all’uccello che lo rinnega inflitta,
non l’orrore del suolo che imprigiona le piume.
Fantasma che a questo luogo dona il suo puro lume
s’immobilizza al gelido sogno di disprezzo
di cui si veste in mezzo all’esilio inutile il Cigno.
 
Stephane Mallarmé

Il cielo in una stanza

Cuore di tenebra

«Risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, quando la vegetazione spadroneggiava sulla terra e i grandi alberi erano sovrani. Un corso d’acqua vuoto, un silenzio assoluto, una foresta impenetrabile; l’aria calda, spessa, greve, immota. Non c’era gioia nello splendere del sole. Deserte, le lunghe distese d’acqua si perdevano nell’oscurità di adombrate distanze».

Joseph Conrad

Canzone d’autunno

I singhiozzi lunghi
dei violini d’autunno

mi feriscono il cuore
con languore
monotono.

Ansimante
e smorto, quando

l’ora rintocca,
io mi ricordo

dei giorni antichi
e piango;

e me ne vado
nel vento ostile

che mi trascina
di qua e di là

come la foglia
morta.

 Paul Verlaine

Coerenza

“L’unico vero fallimento nella vita è non agire in coerenza con i propri valori”.

Buddha