La coppia intrappolata – agganci nevrotici

Carissimi, voglio sottoporvi un libro molto interessante sulle dinamiche di coppia, scritto dall’amica Daniela Di Battista.
Oltre alla presentazione del libro, trovere anche una sua intervista.
Buona lettura
Gabriele

La coppia intrappolata
Agganci nevrotici
Springer-Verlag Italia Srl
di Daniela Di Battista

Il rapporto di coppia dovrebbe essere improntato all’amore e al reciproco rispetto ma in alcuni casi, e più spesso di quanto si crede, si trasforma in una spirale di frustrazioni e di rivalse. Ma come si arriva a instaurare una relazione di questo tipo? Non si tratta del frutto del caso, ma dell’“aggancio nevrotico” tra due persone con strutture di personalità particolari, che giocano ciascuna un ruolo ben definito: da una parte il succube, con un orientamento di personalità dipendente, ossessivo-compulsivo e autofrustrante, dall’altra il dominante, con un orientamento di personalità paranoide e narcisistico. In questo nuovo volume, l’autrice descrive questa peculiare dinamica di coppia, illustrando alcuni casi ricavati dalla sua esperienza clinica e delineando i possibili approcci terapeutici. Completano la trattazione il test “Sei in una coppia da ‘aggancio nevrotico’?” che può rappresentare un utile strumento di riflessione per chi pensa di trovarsi “agganciato” o in una situazione a rischio, e una griglia di lavoro di impostazione cognitivo-comportamentale per la pianificazione terapeutica a uso del professionista psicologo.

Dott.ssa Di Battista, il suo nuovo saggio “La coppia intrappolata” reca un sottotitolo molto eloquente: “agganci nevrotici”. Quando e con quali modalità la relazione di coppia si trasforma in un rapporto che reca danno e frustrazione?
Possiamo riconoscere una relazione di coppia che reca danno e frustrazione quando uno dei due componenti della coppia cerca di prevaricare sull’altro manipolandolo e cercando di plasmarlo con una lettura della realtà che non corrisponde a quella vera; quando le incomprensioni, i sensi di colpa, le rivalità prendono il posto dell’amore; quando si perde il proprio “baricentro” e lo si sposta sul partner; quando il proprio partner diventa l’unica ragione di vita, il centro del proprio universo; quando si perde la propria capacità di critica e di giudizio e ci si aggancia alla lettura erronea che viene propinata dal partner come un mantra; quando confondiamo il vero ruolo che un partner dovrebbe avere all’intero di una coppia e lo si investe di magici poteri che dovrebbero sciogliere, come d’incanto, le catene che ognuno di noi si trascina dentro e dietro; quando ci si sminuisce e ci si annulla troppo idealizzando invece il partner. Certo spesso non è facile riconoscere di trovarsi in una di queste situazioni critiche: è per questo che nel libro si trova un test che offre un aiuto, un’occasione per capire e riflettere su quanto si potrebbe essere a rischio di diventare troppo dipendenti da un partner a discapito della propria autonomia e quindi probabili vittime di un aggancio nevrotico.

E quali sono i tratti di personalità o le nevrosi che più facilmente predispongono a rimanere intrappolati nella coppia?
Chi si lascia intrappolare è una persona con una bassa autostima, considerazione e consapevolezza di sé; generalmente è perfezionista e molto esigente con se stessa; è rigida e soprattutto non ammette di aver sbagliato (ma non per presunzione, semplicemente perché si sente sempre in errore); infine è abituata a compiere scelte che finiscono per sabotare la propria felicità e realizzazione. Ho sintetizzato ciò che in gergo psicologico corrisponde a un orientamento di personalità dipendente, ossessivo-compulsivo e auto-frustrante. Chi in genere cerca di intrappolare è un individuo che recita fino in fondo la parte del sicuro di sé che non mette mai in discussione le proprie idee; che ha bisogno continuamente di mettere alla prova chi ha di fronte stressandolo più del necessario e comunque mai abbastanza per rassicurarsi circa la propria scelta. Anche qui ho sintetizzato ciò che in gergo psicologico corrisponde a un orientamento di personalità narcisistico e paranoide. La nevrosi che intrappola è semplicemente il comportamento di voler perseverare in questa coppia così strutturata e caratterizzata non certo da un amore autentico, ma dal soddisfacimento di bisogni individuali non sani per un’unione felice.

Nel libro è riportata un’ampia casistica ricavata dalla sua esperienza di psicoterapeuta: quali tra questi le sembrano i più significativi?
Sono i tre casi che descrivo in modo dettagliato perché dimostrano la dinamica di questo aggancio nevrotico, evidenziando come esso non sia una peculiarità di un sesso rispetto all’altro, non dipende da una scelta sessuale, né dall’età; sono proprio gli orientamenti di personalità, le strutture di personalità che si agganciano.

Una volta delineato il problema, la domanda fondamentale è: come se ne esce? Quali sono i percorsi terapeutici che, nella sua esperienza, offrono la migliore prospettiva di risoluzione?
Ho dedicato tantissimi anni della mia professione nel mettere a punto una griglia di lavoro per uscire da un aggancio nevrotico: si trova nell’ultima parte del libro ed è utile sia alle persone che hanno questo problema, che possono rendersi conto di quale sia il percorso necessario per potersi sentire nuovamente liberi e più consapevoli, sia a tutti gli addetti ai lavori che possono utilizzare questa griglia di lavoro come un protocollo con una propria scientificità testata. Si tratta di una pianificazione terapeutica a impostazione cognitivo-comportamentale che include un elenco degli obiettivi terapeutici principali, formulati tenendo presenti i sintomi caratteristici dell’aggancio nevrotico.

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19 Risposte

  1. Ottimo!!!!
    Grazie di cuore Prof per questa segnalazione!!!!
    Buon pomeriggio
    Claudio

  2. Il dialogo. la coppia mono teocratica. quando il Dio è uno solo, non lasciarlo solo. Gli dei vanno nutriti. Sennò diventano altrove.

  3. Direi interessante! Lo leggo!

  4. Agganci e scelte libere… Interessante argomento di riflessione, prof.

  5. Un aggancio nevrotico:

  6. …Un’altro esempio di coppia intrappolata da schemi attuali, nonostante appartengano ad un’altra epoca, quali la smania, e conseguente insoddisfazione di lei, “di far crescere il loro innamoramento non ammettendo che tocchi un culmine”, e ancora l’incapacità, e il conseguente rimorso di lui, di non sapere come tenere legato a sè lei.
    Ecco Viola e Cosimo (da “Il barone rampante” di Italo Calvino)…

    […] I due nobili ufficiali erano sempre tra i piedi, inseparabili, sotto le finestre di Viola, o invitati nel suo salotto, o in lunghe soste soli all’osteria. Lei li lusingava tutti e due e chiedeva loro in gara sempre nuove prove d’amore, alle quali essi ogni volta si dichiaravano pronti, e già erano disposti ad averla metà per uno, non solo, ma a dividerla anche con altri, e ormai rotolando per la china delle concessioni non potevano fermarsi più. spinti ognuno dal desiderio di riuscire finalmente in questo modo a commuoverla e ad ottenere il mantenimento delle sue promesse, e nello stesso tempo impegnati dal patto di solidarietà con il rivale, e insieme divorati dalla gelosia e dalla speranza di soppiantarlo, e ormai anche dal richiamo dell’oscura degradazione in cui si sentivano affondare.
    A ogni nuova promessa strappata agli ufficiali di marina, Viola montava a cavallo e andava a dirlo a Cosimo.
    – Di’, lo sai che l’inglese è disposto a questo e a questo… E il napoletano pure… – gli gridava, appena lo vedeva appollaiato su un albero.
    Cosimo non rispondeva.
    – Questo è amore assoluto, – lei insisteva.
    – Vaccate assolute, tutti quanti siete! – urlava Cosimo, e spariva.
    Era questo il crudele modo che avevano d’amarsi, e non trovavano più la via d’uscirne.
    La nave ammiraglia inglese salpava.
    – Voi restate, è vero? – disse Viola a sir Osbert. Sir Osbert non si presentò a bordo; fu dichiarato disertore. Per solidarietà ed emulazione, Don Salvatore disertò lui pure.
    – Loro hanno disertato! – annunciò trionfalmente Viola a Cosimo. – Per me! E tu…
    – E io??? – urlò Cosimo con uno sguardo così feroce che Viola non disse più parola.
    Sir Osbert e Salvatore di San Cataldo, disertori dalla Marina delle rispettive Maestà, passavano le giornate all’osteria, giocando ai dadi, pallidi, inquieti, cercando di sbancarsi a vicenda, mentre Viola era al culmine della scontentezza di sé e di tutto quello che la circondava.
    Prese il cavallo, andò verso il bosco. Cosimo era su una quesrcia. Lei si fermò sotto, in un prato.
    – Sono stanca.
    – Di quelli?
    – Di tutti voi.
    – Ah.
    – Loro m’hanno dato le più grandi prove d’amore…
    Cosimo sputò.
    – … Ma non mi bastano.
    Cosimo alzò gli occhi su di lei.
    E lei: – Tu non credi che l’amore sia dedizione assoluta, rinuncia di sé…
    Era lì sul prato, bella come mai, e la freddezza che induriva appena i suoi lineamenti e l’altero portamento della persona sarebbe bastato un niente a scioglierli, e riaverla tra le braccia…
    Poteva dire qualcosa, Cosimo, una qualsiasi cosa per venirle incontro, poteva dirle: – Dimmi che cosa vuoi che faccia, sono pronto… – e sarebbe stata di nuovo la felicità per lui, la felicità insieme senza ombre.
    Invece disse: – Non ci può essere amore se non si è se stessi con tutte le proprie forze.
    Viola ebbe un moto di contrarietà che era anche un moto di stanchezza. Eppure ancora avrebbe potuto capirlo, come difatti lo capiva, anzi aveva sulle labbra le parole da dire: – Tu sei come ti voglio… – e subito risalire da lui…
    Si morse un labbro. Disse: – Sii te stesso da solo, allora. –
    “Ma allora esser me stesso non ha senso…”, ecco quello che voleva dire Cosimo.
    Invece disse: – Se preferisci quei due vermi… –
    – Non ti permetto di disprezzare i miei amici! – lei gridò, e ancora pensava: “A me importi solo tu, è solo per te che faccio tutto quel che faccio!”
    – Solo io posso essere disprezzato…
    – Il tuo modo di pensare!
    – Sono una cosa sola con esso.
    – Allora addio. Parto stasera stessa. Non mi vedrai più. […]

    … Viola parte, poi “gli avvenimenti storici s’accavalleranno alla volontà di Viola, quand’ella già non desiderava che tornare”

  7. Un caro saluto, Gabriele. Baci baci…

  8. Il libro, secondo me, deve essere molto valido, in quanto dà una risposta di ” guarigione “.

    All’ intervistatore, che le hiede l’ ANIMA DEL LIBRO e le chiede la risoluzione del problema, la dott.ssa, cara, risponde così :

    “… .Ho dedicato tantissimi anni della mia professione nel mettere a punto una griglia di lavoro per uscire da un aggancio nevrotico: si trova nell’ultima parte del libro ed è utile sia alle persone che hanno questo problema, che possono rendersi conto di quale sia il percorso necessario per potersi sentire nuovamente liberi e più consapevoli… . ”

    Dott.ssa, tanti auguri.

  9. Carissimo, baci e abbracci per te.

  10. La Crus – Io confesso

    Lo so di aver sbagliato, e sono qui
    ma chi non sbaglia mai?
    lo so di aver tradito
    ma tradire poi cos’è?

    Non credo nel peccato, amore mio
    perché non credo in Dio
    ho una frase sopra un muro
    quando l’ho scritta non lo so
    posso resistere a tutto
    ma alle tentazioni no

    Ma chiamerai il mio nome
    lo so che lo farai
    non c’è nessun altro mondo
    così vicino a te
    che è così uguale a me
    e un’altra possibilità
    io la voglio

    Non posso farne a meno del tuo amore, impazzirei
    ma perdermi tra i sensi, mi divora
    e io non cambio mai

    Ma chiamerai il mio nome
    lo so che lo farai
    non c’è nessun altro mondo
    così vicino a te
    che è così uguale a me
    e un’altra possibilità
    io la voglio

    (La Crus)

  11. In ricordo di Calvino RIB Rest In Beauty (oggi ricorre l’anniversario di morte)

    “E comprendevo l’impossibilità contro la quale urta l’amore. Noi ci figuriamo che esso abbia come oggetto un essere che può star coricato davanti a noi, chiuso in un corpo. Ahimè! L’amore è l’estensione di tale essere a tutti i punti dello spazio e del tempo che li ha occupati e occuperà. Se non possediamo il suo contatto con il tale luogo, con la tale ora, noi non lo possediamo. Ma tutti quei punti non possiamo toccarli. Forse, se ci venissero indicati, potremmo arrivare sino a essi; ma noi procediamo a tentoni senza trovarli. Di qui la diffidenza, la gelosia, le persecuzioni. Perdiamo un tempo prezioso su di una pista assurda, e passiamo senz’accorgercene accanto alla verità.”

  12. Argomento molto interessante e penso che riguardi più coppie di quanto si possa immaginare: l’incontro con aggancio di due nevrosi, tendenze masochistiche e sadiche unite da una reciproca necessità e non da un amore sano.
    Evidenzierei nell’intervista alla dott.ssa Di Battista:

    COME SI RICONOSCE

    – LA COPPIA INTRAPPOLATA
    “quando uno dei due componenti della coppia cerca di prevaricare sull’altro manipolandolo e cercando di plasmarlo con una lettura della realtà che non corrisponde a quella vera….”

    – IL MANIPOLATO
    “Chi si lascia intrappolare è una persona con una bassa autostima, considerazione e consapevolezza di sé; generalmente è perfezionista e molto esigente con se stessa”
    orientamento di personalità dipendente, ossessivo-compulsivo e auto-frustrante.

    – IL MANIPOLATORE
    Chi in genere cerca di intrappolare è un individuo che recita fino in fondo la parte del sicuro di sé che non mette mai in discussione le proprie idee; che ha bisogno continuamente di mettere alla prova chi ha di fronte stressandolo…..”
    orientamento di personalità narcisistico e paranoide.

    Le mie considerazioni
    Mi chiedo come sia possibile affrontare una terapia di coppia quando il manipolatore rifiuta di mettersi in discussione ..
    L’unica possibile via d’uscita dalla trappola è, secondo me, per il manipolato con la sofferta acquisizione della consapevolezza di vivere una dinamica nevrotica nella coppia.
    .Poi, con un percorso psicologico individuale, dovrà recuperare la percezione della realtà senza distorsioni, l’autostima e la fiducia in se stesso, già scarse inizialmente e poi fortemente minate dal rapporto vittima-carnefice.
    Conquistata l’autonomia, indispensabile per superare la dipendenza psicologica.e quindi rafforzata la personalità, dovrà affrontare la situazione:ciò richiederà coraggio per le molto probabili colpevolizzazioni, ritorsioni, ricatti e nei casi più gravi persecuzioni e minacce, ossia lo stalking.
    Il terapeuta avrà il ruolo di una bussola e di una luce per non perdere l’orientamento. Sarà come, dopo aver raggiunto il centro, riuscire ad uscire dall’oscuro labirinto dove ci si è inconsapevolmente addentrati.
    E dopo? Occorre aver imparato a ri-conoscere quanto prima i segnali del comportamento manipolatore …. per cambiare subito strada!

    Ed il manipolatore? Dovrà superare lo smacco della “rivolta degli schiavi” ma si rifarà presto cercando un’altra vittima: è stato definito come “serial killer psicologico”.

    Ti amo perché
    ne ho bisogno
    e non
    perché ho bisogno di te….

  13. Cara Anna, le tue considerazioni centrano in pieno le problematiche di questa coppia. Ti abbraccio con affetto.

  14. Sonetto LXXXVII

    Addio! Sei troppo caro per tenerti ancora
    e fin troppo tu conosci la tua stima:
    il titolo del tuo valore ti assegna ogni diritto,
    i vincoli che a te mi legano sono ormai scaduti.
    Come ti tengo infatti se non per grazia tua
    e per tal ricchezza il mio merito dov’è?
    Manca in me ragione di tal prezioso dono
    e così il mio privilegio di nuovo a te ritorna.
    Tu allora ti donasti ignorando il tuo valore
    o lo accordasti a me credendomi diverso;
    così il tuo immenso dono, frutto di un errore,
    su giudizio ravveduto, a casa sua ritorna.
    Io ti ho avuto quindi come illude un sogno:
    nel sonno un re, ma nullità al risveglio.

    (William Shakespeare)

    Per questa mia odierna cavalcata con il William, si ringrazia: http://www.shakespeareweb.it/sonetti/shakespeare_sonetti.htm#51-60

  15. Lo compro.Vivo intrappolata in un matrimonio che non accetto più x diversi motivi.Io matura,indipendente fin da piccola ,mille problemi di famiglia,lui immaturo,nervoso,mammone.Viaggiamo in direzioni parallele.Ne ho parlato con lui ma dopo un po di comptensione del mio stato torna peggio di prima. Non lo amo più. Abbiamo 2 figli.Perchè non lo lascio?Perchè lui non lo accetterebbe mai e mi renderebbe la vita impossibile.Non ho nessun’altro e non lo cerco.Sono in prigione Aiuto.

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