I tre filosofi

Cosa ci vuole dire Giorgione?

Giorgione, “I tre filosofi”, 1505 circa

45 Risposte

  1. Osservo la natura, il ritorno ad essa, oltre la differenza di provenienza degli stessi Filosofi, Differenza che si annulla, difronte a ciò che veramente E’. Cosi, come difronte alla stesso Amore per il Sapere, del mettere sopra in luce… ! Come primo Impatto appena sveglio da una pennichella, è questo che sento, da questo Dipinto Simbolico, stupendo..

  2. … C’è un tempo per ogni cosa, come c’è un filosofo in noi per ogni età della vita: quello, che è disposto ad ascoltare e ad accogliere l’esperienza altrui, solitamente ha una durata di una vita vissuta “in mezzo”… Solitamente arriva a conoscere la vecchiaia chi esplora le stelle, la luna… (è uno spicchio di luna, quello rappresentato dal filosofo più anziano sul papiro che espone come se fosse una reliquia del firmamento?) Il filosofo più giovane sembra immerso nella natura ed attendere che essa le detti ciò che gli è sfuggito nel suo percorso in Ratio… Non so dire quale dei tre accompagni l’Uomo di oggi…

  3. …Non so dire quale dei tre accompagni l’Uomo di oggi… ma di questa Bellezza spero stiano discutendo:

    “O Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato, tu eri dentro di me ed io fuori di te;

    Fuori di me ti cercavo e, nel mio squallore, mi gettavo sopra la bellezza delle tue creature.

    Tu eri con me, mentre io non lo ero.

    Le creature che non esistono senza di te, mi tengono lontano da te.

    Mi chiamasti, il tuo grido ha rotto la mia sordità, mi illuminasti, e la tua luce ha vinto la mia cecità;

    Esalasti il tuo profumo, l’ho sentito e verso di te sospiro”

    S. Agostino

  4. Il giovane, la verde speranza legata alla riscoperta dell’antica geometria sacra, della massoneria dei muratori, antico retaggio di quella scienza del costruttore del tempio di Salomone…

    il Sufista orientale , vestito di rosso identificante la conoscenza tantrica che porta all’illuminazione e che già sa tutto quello che gli verrà mostrato di nascosto dal vecchio saggio.

    Il saggio occidentale con vesti aurei, astronomo conoscitore delle permutazioni della luna e delle stelle….. cosa assai celta rara ed anche ricercata in quel tempo in cui l’inquisizione voleva che la terra fosse e rimanesse piatta……

    Il masso sembra un deva che osserva in posa il giovane apprendista che ne sta calcolando i limiti e le profondità…

    Gli alberi sono il simbolo della conoscenza che abbraccia la luce del mondo che si mostra dietro ogni ispirativo antico dipinto.

    Ma penso che ci sono altri particolari, per es. le tre pietre disposte vicine a sinistra del disegno..

    il numero TRE è sempre stato il numero sacro di tutti i ricercatori d’anima……

  5. Ovviamente l’interpretazione dei quadri di Giorgione, si presta alle più svariate considerazioni, spesso i suoi “enigmi” svelano in realtá i nostri e come mi ha detto un amico a riguardo della “Tempesta” -È solo una scena campestre!- Ma tant’è pure mi pare sempre di vederci altro.. Qui faccio una analisi del quadro stesso, i tre filosofi, analisi a raggi infrarossi (tanto di moda :D) hanno rivelato dei raggi che partono dalla testa del terzo personaggio che nel quadro attuale (ovviamente) non ci sono. È forse quindi Salomone. Potrebbe. Il giovane seduto mi ha sempre colpito per il compasso mi pare massonico o semplicemente un attrezzo da disegno, secondo alcuni siamo noi al centro dell’Universo, e quindi noi artefici anche di ció che vediamo, il ragazzo non vede nulla avanti a sé, o vogliamo credere che l’edera sia un simbolo del culto di Mithra, così come la pseudo-grotta? Il personaggio centrale quel suo turbante mi ha sempre fatto pensare alla lettera M in Ebraico, la Mem del 72 nome di, l’avvolgente Mem tutto ció che non è visibile eppur ci avvolge nei suoi sensi, l’uomo a destra mi pare che cerchi di spiegare la tavola d’oro incisa come fosse una pedissequa legge, che il personaggio al centro ascolta, mentre il giovane il “Rivoluzionario” rivoluziona tutto con senso della novità e della scoperta. Lo chiamerei “Innamoramento e Amore” tra i due la “Comprensione”, chi ogni giorno si appassiona per qualcosa deve poi seguire delle Leggi o si trova a dover appunto Mediare, come fa il personaggio al centro.

  6. Caro Gabriele,
    vorrei presentarti uno degli autori che in questo momento sto leggendo con particolare attenzione.
    Voglio condividere questa esperienza di lettura (e, se mi darai il permesso continuerò a farlo) perché sento che questo Autore è in totale sintonia con il tuo-nostro modo di vedere le cose. Non che si debba necessariamente entusiasmarsi per chi la pensa come noi, ma qui un sottile filo lega esperienze, pensieri, modi di vedere e vivere.
    Debbo al sig. Kohler, la scoperta di Janusz Korczak. O forse, sarebbe meglio chiamarla “riscoperta”? Già, perché Korczak mi sembra di conoscerlo da sempre, così come Giordano Bruno (debbo a te la presentazione con il nolano, ricordi?) e tanti, tanti, tanti altri.
    Lascio la parola al sig. Kohler.
    “Io lavoro in un centro terapeutico, per spiegare in breve, un centro per cure e terapie ambulatoriali presso il quale medici, psicologi e terapeuti di varia specializzazione lavorano insieme per aiutare bambini, ragazzi ed adulti che si trovano in ogni sorta di crisi o in situazioni dolorose: Abbiamo fondato il centro […] nel sud della Germania e con un gruppo di collaboratori operiamo nell’ambito della terapia infantile e giovanile. Di nostra competenza sono tutte le possibili situazioni in cui ancora non si ritengono necessari l’intervento di un medico con la somministrazione di farmaci, né l’assistenza con un ricovero a tempo pieno del bambino strappandolo al suo abituale contesto di vita e internandolo in una clinica o istituto. Inoltre, sentiamo essere di nostra competenza anche l’impegno in difesa di quei bambini che rischiano una diagnosi precoce e affrettata di patologia. Un aspetto che, detto per inciso, mi preoccupa molto e sempre di più. E’ assai diffusa la cattiva abitudine di classificare i bambini che non si comportano o non si sviluppano in modo conforme alle aspettative secondo categorie diagnostiche di disturbi. Dobbiamo osservare questa tendenza, dobbiamo considerarla con molta attenzione; personalmente, penso che tutti coloro che cercano nuove prospettiva nel campo pedagogico-terapeutico dovrebbero opporvisi. E’ una tendenza impressionante e preoccupante. Il motto recita: “patologizzazione” del bambino particolare, che non corrisponde alla media! E naturalmente, poiché sono sempre più numerosi i bambini che non si comportano secondo la norma indicata dalla psicologia dello sviluppo […]sempre più bambini vengono definiti “casi patologici” e intraprendono così il percorso della loro vita con lo stigma del “disturbo della personalità”. Non è una cosa da poco”
    [Henning Kohler, Il miracolo di essere bambini pg 11; natura e cultura editrice ]

    “Il nostro istituto di chiama “Istituto janusz Korczak”, porta il nome di un personaggio che di sicuro tutti voi conoscete. Korczak nacque nel 1879 e morì nel 1942. Fu medico, artista – un poeta-, e pedagogo. Abbiamo dedicato il nostro istituto a Korczak non tanto come seguaci delle sue teorie sull’educazione. […] Korczak è stato un uomo capace di osservare i bambini con una precisione straordinaria. Ma ciò che più di ogni altra cosa ci ha indotto a sceglierlo come patrono, è stato il fatto che eglie, come voi tutti sapete, ha scelto come tema per la sua vita l’amore per i bambini, con eccezionale coerenza, mantenendolo fino infono, fino alla morte.
    Benchè i nazisti gli avessero offerto di farlo uscire dal Ghetto di Varsavia, dove dirigeva la Casa dell’Orfano, Korczak rimase insieme alle sue “pecorelle” fino alla triste fine. Quando radunarono i piccoli per caricarli sui vagoni diretti a Treblinka, Korczak, rifiutando l’offerta dei nazisti di farsi indietro e andarsene, salì con i bambini. In seguito, non fu mai più rivisto;
    [Henning Kohler, Il miracolo di essere bambini pg 15; natura e cultura editrice ]
    “Non di meno, Korczak nutriva un profondo rispetto per il destino. Così profondo, da arrischiarsi in questa affermazione: “Ogni bambino ha il diritto alla propria morte.” E’ una delle espressioni più enigmatiche di Korczak, della quale egli non ha mai dato spiegazione. Abbiamo così un argomento di meditazione. Penso che in questa affermazione si esprima in modo particolare il rispetto di Janusz Korczak per il destino dell’essere umano come qulcosa di sacro. Egli voleva dire: In quanto educatori, dobbiamo sforzarci di comprendere che se il destino vuole che un essere umano lasci la vita anzitempo e non muoia serenamente di vecchiaia, è un fatto da rispettare e che non si può cambiare. E non si dovrebbe mai credere, come educatori, di poter inluire su queste cose. Ogni vita ha la sua misura! […] non si deve pensare che l’idea della morte sensata sminuisca l’orrore dell’uccidere. E’ proprio uccidendo un essere umano che si infrange il “diritto alla propria morte”.
    [Henning Kohler, Il miracolo di essere bambini pg 15 e 21; natura e cultura editrice ]

  7. E’ come se la luce del cielo arrivi al cuore della terra.

    L’uomo diviso come l’albero nodoso alle sue spalle tra i calcoli celesti del filosofo vecchio e quelli fioriti dalla terra ove siede il filosofo giovane.

    L’essenza umana è un fuoco che arde tra cielo e terra

  8. Caro Giuseppe,
    Morfeo, Oniro… e così hai incontrato i tre Filosofi… e la porta?

  9. …cara Valeria,
    forse è opposto/complementare del dipinto di Blake, “Newton”…

  10. …con questa lirica non possono che essere trasportati oltre la porta… cara Valeria. Ma noi, oggi, non possiamo entrare…

    Baci baci

  11. Cara Raffaele,
    sei proprio nel giusto… il giovane dirige la sua attenzione verso un’ombrosità enigmatica, verso un antro… forse…

  12. … Caro prof, partendo proprio dall’osservazione del giovane filosofo sulla sinistra, che ho ripensato al Newton di Blake. A questi ho “applicato”, parafrasandolo, il commento che lei ha dato a quell’Immagine, che penso sia “complemento” nella frase pittorica del Giorgione: in questo ordine io ho letto il quadro.

    Forse avrei dovuto darle spiegazioni, circa le intenzioni del mio percorso, prima di intraprenderlo…

  13. Ah, quale ricordo:
    […] Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
    Che importa, purché ci sia fuoco
    In te, in me?” (da La maschera, di William Butler Yeats)

    …Oggi non è possibile entrare perchè non c’è “dialogo” e “intuire” ed “essere” non sono una stessa cosa (Parmenide?)
    Sembra che “l’uomo sia fuori dall’uomo” e che, lungo il suo “percorso in Ratio”, abbia perduto, oltre il contatto con gli dei, le passioni, anche quella capacità di “intuire” le cose del mondo … (Mi viene in mente Hillman…)

  14. Non avendo studiato filosofia, per dare il mio contributo, non posso che affidarmi, all’intuito dei miei sensi
    Guardando attentamente il dipinto, con occhi sgranati , vedo sullo sfondo un chiarore immenso che illumuna ancora parte del paesaggio, alla sinistra vedo una zona d’ombra
    Un volto da uomo con la barba, posto in un’icona fra due alberi alla destra sopra dei tre filosofi, ancora spostando lo sguardo sulla destra vedo: un cane seduto che guarda il cielo in attesa di scrutare qualche segreto, ancora più sù , nella piccola figura, che ben non definisco,che mi sembra sia una colomba che vira a testa in giù a portare messaggi.
    In quanto ai tre filosofi, dai colori delle vesti dai toni forti, nel giovane, intravedo il desiderio di scoprire i segreti della natura, stando seduto in contemplazione, a guardare, senza fretta il circondario.
    Nel filosofo al centro, che parla attraverso l’esperienza dell’illuminazione
    Dell’anziano con la barba che ha annotato
    sul foglio: i suoi appunti di viaggio più significativi.
    Portando tutti e tre alla fine la loro esperienza a servizio dell’umanità curiosa che vorrebbe comprendere sempre meglio la guida del nostro essere a questo mondo.

  15. Ecco il mio commento.
    Per me “I tre filosofi” rappresentano tre diverse e distinte apparizioni della la Sophia.
    Il primo uomo, a partire dalla destra è un vecchio, tiene ben in evidenza la scrittura (il foglio). Ma la tiene per sé. Si potrebbe dire che ne è portatore. La scrittura è ancora occultata, nascosta. Lui è l’unico autorizzato a leggerla. A decifrarla. Infatti la sfila dal suo abito dove, presumibilmente, era nascosta.
    La barba lunga, ricorda l’antico collegamento astrale con i mondi spirituali. Il suo stesso vestire (il copricaco talare) riporta subito la sua immagine a quella di un sacerdote, ad un portatore di saggezza atavica. E’ un teosofo, uno dei vecchi “magi” intermediari fra cielo e terra. L’albero alle sue spalle è in pieno rigoglio. Il suo tempo non è finito. Non Ricordiamo tuttavia che i Re Magi, i più grandi depositari della cultura orientale, fecero atto di umiltà, inginocchiandosi all’arrivo del bambino Gesù. Non solo. Erano anche andati a cercarlo. I Magi sapevano dell’arrivo del Divin Fanciullo. Seguono una cometa (sono i più alti conoscitori dell’astronomia, o sarebbe meglio chiamarla astrosophia?) e al loro arrivo donano oro (tutto il loro potere, le loro ricchezze divinatorie, tutto quello che avevano acquistato con lo studio, il pensiero…tutto!) incenso (simbolo della fine degli antichi rituali, simbolo della fine divinazioni) e mirra- antica preveggenza (una pianta da cui si ricavava un balsamo per i defunti: conoscono quindi il precoce destino del Bambinello?).
    A ben pensarci i Magi donano tutto il loro essere, decretano la loro fine. Sono quei ricchi che per primi seguono il consiglio non ancora espresso “Và, vendi tutto quello che hai e donalo ai poveri. E seguimi”. I loro mantelli, probabilmente, inginocchiandosi nella mangiatoia, si imbrattano di terra, di sterco. La mangiatoia era davvero una stalla e non un presepe. E i magi erano per certi aspetti più potenti dei Re. Erano i re a chiedere consigli ai magi. Nessuno avrebbe mai mosso guerra senza il loro consiglio. Nessuno avrebbe interpretato sogni, sacrificato animali. Erano gli interpreti di Ahura Mazda, la divinità solare che allora prendeva quel nome.
    I magi sapevano che un giorno quella eccelsa individualità che abitava il Sole sarebbe scesa per collegarsi con le sorti della Terra. Loro lo sapevano prima di tutti. La divinità solare è scesa ed il loro tempo è finito. Sono in ginocchio e adorano, per primi fra i sapienti (ma i pastori-corrente del cuore- erano arrivati prima) l’arrivo di una nuova era.
    La vecchia TeoSophia si aggiorna e diventa Filosofia. Ora l’uomo attraverso una rinata attività del pensiero (il turba-nte bianco) può da solo collegarsi ai misteri. E’ il tempo dell’arte della maieutica.
    Il Teosofo, il vecchio, parla con il Filosofo. Anche lui ha dei tratti scuri, quasi orientali. E’ difatti il tempo magico meraviglioso in cui è nata la filosofia. Il tempo in cui la sapienza d’Oriente ha incontrato la sapienza grega, golfo e ultimo lido di quel lontano sapere. Eraclito l’oscuro è (a mio avviso) l’ultimo mediatore fra quei due mondi. Ed Eraclito era davvero una figura enigmatica per la cultura greca e per i suoi filosofi. Troppo oscuro per essere considerato un filosofo, era (e viveva) come una sorta di interprete degli dei. Ma non poteva considerarsi un poeta! Era davvero (a mio avviso) l’ultimo rappresentante di quel sodalizio meraviglioso fra la cultura dei magi e quella dei filosofi.
    Il braccio sinistro sembra reggere il braccio destro del Teosofo, quasi un invito, un’esortazione a “manifestare” la sua sapienza (rappresentata dalla pergamena). Lo sguardo è fisso sul gesto delle mani del Teosofo, sul suo mostrare la sapienza nascosta. Il teosofo, sembra indugiare, ma alla fine “parla” (è quindi spiritualmente autorizzato a parlare). Il filosofo ha un turbante bianco sul capo, simbolo della necessità di portare luce nella sfera del pensiero, ed una corda dello stesso colore cinge la sua vita (simbolo dello zodiaco oscuro in noi e della relativa necessità, per chi segue un cammino iniziatico, di portar luce in questa dimensione in cui imperano gli istinti. La testa e la zona delle viscere sono il simbolo dei due serpenti in noi. Anche la fisionomia del tessuto celebrare, ricorda quella dell’intestino. L’abbigliamento del Filosofo, ricorda nei colori, quello di tante Vergini. E’ l’opera al Rosso, preceduta, aperta, dal blu, preludio di ogni trasformazione, di ogni visitazione spirituale. Il Filosofo ha un pendaglio dorato nella zona fra laringe e prime vie respiratorie (o forse è solo un’apertura dell’abito?). Può parlare: è operativo secondo coscienza, è portatore del Logos.
    Il blu del vestito è collocato nella zona dove, secondo credenza, avevamo le ali, e nella zona delle gambe. Necessità di andare “dove il discorso mi porta, là, come il vento, io intendo andare”
    A ben guardare, il Filosofo, non solo è collocato al centro del quadro. E’ anche il più alto e per di più sembra avanzare con autorità addolcendo la ritrosia del Teosofo, ancora perplesso sul da farsi…
    Seduto, quasi in disparte troviamo un giovane dalla pelle bianca. L’albero che ha alle spalle, è possente, ma spoglio. Il suo abito è bianco e verde. Verde come le foglie che metterà il suo albero, bianco come la purezza, come l’opera al Bianco. Bianco, come l’abito dei candidati…
    E’ steso a terra, osserva da tutt’altra parte. Non ha quindi conquistato una verticalità, il suo tempo non è ancora venuto. Le forze del suo Io ancora non compenetrano totalmente il suo corpo. Studia, anzi, sembra assorto in contemplazione. Il suo libro è aperto a beneficio di tutti. Da notare la grande opposizione fra il gesto con cui il Teosofo custodisce la sua pergamena (scrittura antica) e la grande libertà con cui il giovane tiene in mano il suo testo. Il libro è aperto (ci siamo mai chiesti perché i santi vengono spesso raffigurati o con un libro aperto, o con un libro chiuso fra le mani?) il giovane, sta studiando. La vecchia coscienza ispirativa, il soffio del dio, la visitazione sibillina, è, per amore della libertà succeduta alle chiare facoltà di coscienza. Ogni uomo potrà, con le sue sole forze, conquistarsi Amore e Libertà. Nessun dogmatismo, nessuna fede cieca. Fiducia nello studio, nell’osservazione scientifica della natura (come la chiamerà Goethe) vera porta di apertura al Divino. Dinanzi allo sguardo del giovane studioso di Sophia, vi è un piccolo arbusto con poche foglie, ed una piccola via che porta alla valle, comunque introdotta da un albero sempre giovane, ma più rigoglioso.
    La strada del Teosofo sembra in discesa e quella del Filosofo incontra quella del Teosofo. Sulla sinistra, la strada che porta al nuovo paesaggio.
    Quando arriverà il tempo in cui il giovane conquisterà la piena verticalità? Quando il suo albero darà foglie e frutti? Di quale nuovo volto di Sophia si farà portatore?

    Nicola Gelo

  16. P.S. Quando parlo dei Magi e della fine del loro tempo, non voglio assolutamente dire che con questo sia finito il tempo della Magia.
    No, è finito il tempo in cui pochi si fanno intermediari degli dei. Oggi tutti, possiamo alzare il velo sui misteri. E, a seconda del nostro grado di coscienza, ricavarne l’essenziale.

  17. ultima riflessione: il copricapo del Teosofo e quello del Filosofo.
    Il primo rappresenta la vecchia forma di iniziazione lunare. Il turbante bianco, l’iniziazione solare.
    Il giovane non ha copricapo, ma studia ed ha davanti a sé una via che porta ad una nuova valle. Potrebbe indicare l’attuale iniziazione mediante la vita?
    (in parole povere oggi non v’è più necessità di ascetismo -che potrebbe risultare addirittura fuorviante-tutte le prove iniziatiche arrivano attraverso la Vita. A noi riconoscerle, affrontarle e superarle.Per farla breve: Chi resta calmo nell’ora di punta in una strada del centro di Roma-e non perde la pazienza, la tranquillita, anche in mezzo al trambusto- è già sulla via dell’iniziazione)

  18. la Porta, probabilmente… “eeeheeeheee”, entrambi, cioè… Morfeo + Oniro! come il fascio di sole in mezzo al bosco, la fitta selva. Buon Pomeriggio Professore, un saluto circolare a tutti.

  19. a me pare, tanto per, un passaggio di quel sapere Ermetico, tirato fuori dal dentro, sotto forma di manoscritto, il giovane viene iniziato alla natura, dalla stessa! ma, alla fine i 3 sono uno!

  20. Non mediamo forse noi, fra l’Uomo che è Mortale, e L’Essere Divino? Non mediamo nel passar quella porta di mezzo…questo, almeno per me!? non mediamo fra queste dualità, alchemicamente ritraendone quell’uno che è?

  21. Negli occhi di DIO c’e’ la bellezza
    la certezza della Sua cosmica verita’
    Negli occhi di DIO, c’e’ l’amore
    l’ abbraccio che avvolge l’universo
    Negli occhi di DIO,cl siamo noi
    piccoli vasi, a contenere il
    soffio Suo immortale.
    —————-GINA TOTA 28-8-2012

  22. …ancora sulla tunica verde del giovane. come non ricordare che il verde nasce nasce dalle forze acquee che incontrano il giallo della luce? (acqua-luna – sole) il mantello verde, sintesi delle passate iniziazioni?…quel ragazzo comunque farà grandi cose…ve lo dico io!

  23. …Ed ecco la Vecchiaia, la saggezza intesa come completezza della Forma: trina e Una!

  24. Ecco gran Parte dell’umanità:

  25. Ce’ sempre da imparare, così come anche un vecchio saggio non esiterà a consultare per imparare altre cose da un bimbo appena nato…… 😀

  26. Caro Gabriele,

    e a te cosa ha comunicato Giorgione, con questo quadro?

    Nicola

  27. Oggi riflettevo su un elemento che da sempre mi è sfuggito nello studio della cristologia.
    Uno degli apostoli di Gesù era medico. Ed essere medici, a quel tempo, voleva come minimo dire…essere alchimisti…

    Ci avevi mai pensato, Gabriele?

    Io no…e questa pensiero è per me fonte di meraviglia.

  28. … Sì, certo c’è sempre da re-cordare: il vecchio saggio richiamerà alla sua memoria la teoria della congiunzione degli opposti, nel mentre osserva il bimbo ciucciarsi l’alluce, ma dovrà necessariamente astenersi dalla pratica senza, per questo, sentirsi “diviso”. 😀

  29. Un’esperienza di dialogo… cristiano-buddhista, di Maria Di Giorni, missionaria in Giappone (in Uomini e Profeti, Radio RaiTre, gennaio 2002), per cui ci consiglia di rimanere sulla soglia, in attesa, perchè… :

    “Il silenzio buddhista è un grido sulla soglia del mistero, e a volte non c’è grido più lacerante del silenzio. Il Buddha ha percepito il gemito di questo mondo visibile, ha intuito la via che porta oltre questo mondo fenomenico, ha additato il Mistero… ma poi ha taciuto, quasi a ricordare all’uomo religioso di ogni tempo che mai potrà imprigionare l’assoluto in qualsivoglia categoria mentale, nè ridurlo alle dimensioni della propria mente. Quindi per me ascoltare il silenzio buddhista è mettermi in sintonia con questo grido, e accettare di rimanere sulla soglia del mistero con i miei fratelli buddhisti, ma – e sottolineo questo ma – in fiduciosa e amorosa attesa, perchè come cristiana credo profondamente che quella soglia è stata attraversata per sempre, non dall’uomo ma da Dio, e che in quel silenzio è stata pronunciata per sempre e per tutti – anche per i miei fratelli buddhisti – la parola che si è fatta carne. Verrà il giorno in cui anche in questo grembo, che è il silenzio del Buddha, germinerà in pienezza la parola che è Cristo, verbo di Dio al mondo. Verrà il giorno, – anzi forse è già venuto – in cui in Occidente come in Oriente dovremo trovare il coraggio di rimanere a lungo in questo silenzio per poter ascoltare la Parola”.

  30. Il VECCHIO VERO SAGGIO, avendo sviluppata nel tempo quell’innata sopita VERA VEGGENZA, con un linguaggio non verbale, che si basa solo sulle impressioni/vibrazioni dell’anima… può dialogare con la VECCHIA ANIMA che ha ripreso il cammino della vita attraverso il corpo di un bambino… Bambino che ancora non è stato condizionato da tutte quelle induttanze che agiscono in questo mondo assai espiativo, assai inferiore, ma anche necessario per ogni crescita interiore che passa per l’albero della conoscenza del bene e del male… Bambino che ancora non sa parlare… ma attraverso l’anima sa dialogare con chi conosce il LINGUAGGIO DELL’ANIMA. 😀 Il dito in bocca serve solo ad attirare l’attenzione superficiale dei sui nuovi increduli genitori carnali…… 😀

  31. Omaggiando G.Bruno, Uno a lei Professore a tutti gli amici di Bruno e del Blog!

  32. UN CARISSIMO SALUTO a BEATRICE e EMANUELE + ABBRACCIO!!!

  33. Sommandomi a tui pensieri per salutare i nostri cari amici un doveroso affetuoso sincero abraccio anche al tuo bel cuore Carissimo Giuseppe 😀

  34. …”Il dito in bocca serve solo ad attirare l’attenzione superficiale dei sui nuovi increduli genitori carnali”…

    Non proprio, caro Raffaele, per niente proprio, carissimo.

  35. Caro Rafeluzzu, è un piacere ascoltarti… ogni qualvolta, entro nel blog, sei il primo a leggerti, simpatico e antistress… ., per le mie orecchie e per la mia anima posseduta da istinti e seduzioni umane.

    Al post di ieri, 30 agosto, ti sei espresso così :

    ” Il VECCHIO VERO SAGGIO, avendo sviluppata nel tempo quell’innata sopita VERA VEGGENZA, con un linguaggio non verbale, che si basa solo sulle impressioni/vibrazioni dell’anima… può dialogare con la VECCHIA ANIMA che ha ripreso il cammino della vita attraverso il corpo di un bambino… ”

    Rafè, sei potente. Ma che vuoi dire ? Non capisco ! E’ l’ anima del veggente che ha ripreso il cammino, della vita, attraverso il corpo di un bambino ?

    Poi ci spieghi e ci insegni, che l’ anima del veggente, viene formata, educata e portata ad un ritmo cosmico, nel corpo, tramite le impressioni e le vibrazioni.

    Grande, grande, grande, grande, grande ! Rafè, io vado in moto sento delle vibrazioni… .

    Quanto ti voglio bene… . Ma poi concludi :

    ” .. Bambino che ancora non sa parlare… ma attraverso l’anima sa dialogare con chi conosce il LINGUAGGIO DELL’ANIMA ”

    Che grandi uomini conosci… , questi sono angeli, iniziati, essere evoluti… . Sono le grandi guide dell’ umanità. Grazie amico mio, sono felice che esisti. Un abbraccio.

  36. I tre Filosofi:

    Parte I : La reincarnazione!

  37. Parte II:

  38. Weeeeeeeeeeeeeee GRANDE LUIGGGGGGGIONE DEL MIO SARACINISSIMO IMMORTALE CUORE…. BEN TORNATO IN QUESTA PREZIOSA COMPARATIVA RADIOSA CASA. 😀

  39. Grazie Carissima Valeria… 😀
    Ho riso veramente con le lacrime……
    E ridere fa bene al CUORE, al corpo ed anche e soprattutto all’ANIMA 😀

  40. Prego, Raffaele! 🙂
    … E prego affinchè ciò sia stato veramente utile alla di tutti voi Anima, Corpo e Cuore; compresi i miei, i quali è certo che vibrano ancora per le risate! 🙂 …Scusate: devo ancora riprendermi.
    Buon fine settimana.

  41. Caro Nicola, il quadro di Giorgione per me rappresenta i tre differenti modi di conoscere. La sapienza è una, ma diversi sono i modi di comunicarla. Un abbraccio.

  42. No, carissimo, per la verità non ci avevo mai pensato. Tra l’altro, la medicina che si trasfonde nell’alchimia e viceversa è la disciplina che si afferma soprattutto dal XII° fino al XVIII° secolo. Non so che caratteristiche avesse questa trasmutazione nei secoli prima di Cristo. Forse, soprattutto nel mondo islamico di quei tempi aveva approfondito l’ambito. Un caro saluto.

  43. Certo caro Gabriele, ho utilizzato impropriamente il termine “alchimia” perché, l’unico (a mio avviso) a restituire, il “concetto di scienza dei magi”.
    Certo che l’apostolo Luca, il “caro medico”, non doveva operare con la stessa coscienza dei medici attuali. Chi erano i medici all’epoca di Gesù? Beh, ti dirò questa immagine mi entusiasma!

  44. Ciao Carissimo Nicola, 😀

    scusami se mi interpolo fra la tua preziosa persona e la radiosità del nostro amato Prof. Gabriele…

    se vuoi…forse è anche un modo per interagire…

    I veri magici medici conoscitori al tempo di Gesù erano gli Esseni, ma come ormai si è capito, (per chi vuol credere in queste verità nascoste) i vangeli stessi oltre il verificato ormai contrapposto/diversificato amorevole moralistico pensiero, non sono altro che messaggi cripti /ermetici provenienti da diverse scuole gnostiche di pensiero che già da lungo tempo celatamente scrutavano, contemplavano conoscevano ed applicavano gli antichi misteri…Conoscenze provenienti dall’Egitto, dalla Siria, dall’India, dal Tibet, dal Giappone così come anche dal Nord ecc. tutti impressi/intrisi di quel filo comune, di quell’antica scienza Atlantidea/Tolteca/Lemuriana che fu sparsa come un seme in tutto il mondo, affinché nel tempo, ci fossero stati veri ricercatori d’anima che l’avrebbero riscoperta per donarla al loro tempo.

  45. Sono D’accordo con te Raffaele: Basta guardare il vangelo di Matteo, l’unico che parla dei magi, la stella ecc.ecc?!! provenienza Egizia, infatti da dove veniva Matteo, come Paese, Egitto… Buona Serata a tee a tutti del blog, al nostro Professore La Porta!

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