La bellezza… per Maria Cristina La Torre

Ciao Gabriele, qualche anno fa ho scritto questa poesia sulla bellezza ispirandomi ad un dipinto su Afrodite, presente sotto. Il concetto di bellezza in questi anni in me si era ampliato perché mi interessai ai dipinti dei preraffaelliti, in cui la donna era il soggetto predominante e anche all’estetica del bello e sublime in filosofia, soprattutto leggendo Schiller.

Afrodite

Il vento leggero dell’estate
rinvigorisce le onde del mare
che fluttuando navigano
verso l’orizzonte tra cielo e mare
e di lì al sorgere del sole
nasce Afrodite, dea della bellezza
e dell’amore passionale e sublime,
semicirdondata da piccoli angeli,
riflette sul mare e nel cielo
il suo eterno splendore
spruzzata da rugiada di mare
che sembra una miriade di stelle
scese giù dal cielo della notte.
Con lei rinasce la natura che la circonda
dal profondo mare alle vette montuose
che toccano il cielo,
dalla luna pallida e femminile
al sole maschile fulgido e splendente.
L’eterna bellezza vitale esplode
in tutta la sua passionale e volluttuosa
carnalità.

La Torre Maria Cristina

Alexandre Cabanel, “La nascita di Venere”, 1863

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7 Risposte

  1. Buongiorno, mio caro Gabriele. Tutto il Bene del Mondo! 😉

  2. le avev già postat, ma sono talmente belle queste poesie e mi piacciono molto e quindi le riposto, poi sono anche famose, quindi le conoscerete già, ma a volte è bello anche ri-leggere
    degli scritti…

    Qualunque fiore tu sia,

    quando verrà il tuo tempo, sboccerai.

    Prima di allora,

    una lunga e fredda

    notte potrà passare.

    Anche dai sogni

    della notte trarrai forza e nutrimento.

    Perciò sii paziente verso quanto ti accade

    e curati e amati,

    senza paragonarti

    a voler essere un altro fiore,

    Perchè non esiste fiore migliore

    di quello

    che s’ apre nella pienezza

    di ciò che è.

    E quando ciò avverrà,

    potrai scoprire

    che andavi sognando

    di essere un fiore

    che aveva da fiorire.

    Daisaku Ikeda

  3. Poesia di Pablo Neruda
    La grande gioia

    L’ombra che ho frugato ormai non mi appartiene.
    lo ho la gioia duratura dell’albero,
    l’eredità dei boschi, il vento del cammino
    e un giorno deciso sotto la luce terrestre.
    Non scrivo perché altri libri mi imprigionino
    né per accaniti apprendisti di giglio,
    bensì per semplici abitanti che chiedono
    acqua e luna, elementi dell’ordine immutabile,
    scuole, pane e vino, chitarre e arnesi.
    Scrivo per il popolo per quanto non possa
    leggere la mia poesia con i suoi occhi rurali.
    Verrà il momento in cui una riga, l’aria
    che sconvolse la mia vita, giungerà alle sue orecchie,
    e allora il contadino alzerà gli occhi,
    il minatore sorriderà rompendo pietre,
    l’operaio si pulirà la fronte,
    il pescatore vedrà meglio il bagliore
    di un pesce che palpitando gli brucerà le mani,
    il meccanico, pulito, appena lavato, pieno
    del profumo del sapone gua!derà le mie poesie,
    e queste gli diranno forse: «E’ stato un compagno».
    Questo è sufficiente: questa è la corona che voglio.
    Voglio che all’uscita di fabbriche e miniere
    stia la mia poesia attaccata alla terra,
    all’aria, alla vittoria dell’uomo maltrattato.
    Voglio che un giovane trovi nella scorza
    che io forgiai con lentezza e con metalli
    come una cassa, aprendola, faccia a faccia, la vita,
    e affondandovi l’anima tocchi le raffiche che fecero
    la mia gioia, nell’altitudine tempestosa.

  4. questa è una fra le mie preferite, la adoro…

    Questa volta lasciate che sia felice,
    non è successo nulla a nessuno,
    non sono da nessuna parte,
    succede solo che sono felice
    fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

    Camminando, dormendo o scrivendo,
    che posso farci, sono felice.
    Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
    sento la pelle come un albero raggrinzito,
    e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
    il mare come un anello intorno alla mia vita,
    fatta di pane e pietra la terra
    l’aria canta come una chitarra.

    Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
    tu canti e sei canto.
    Il mondo è oggi la mia anima
    canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
    lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
    essere felice,
    essere felice perché sì,
    perché respiro e perché respiri,
    essere felice perché tocco il tuo ginocchio
    ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
    e la sua freschezza.
    Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
    con o senza tutti, essere felice con l’erba
    e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
    essere felice con te, con la tua bocca,
    essere felice.

    Pablo Neruda

  5. Buon giorno anche a te, caro Luigi. Grazie!

  6. KAHLIL GIBRAN – *Farò della tua anima

    Farò della mia anima uno scrigno
    per la tua anima,
    del mio cuore una dimora
    per la tua bellezza,
    del mio petto un sepolcro
    per le tue pene.
    Ti amerò come le praterie
    amano la primavera,
    e vivrò in te la vita di un fiore
    sotto i raggi del sole.
    Canterò il tuo nome come la valle
    canta l’eco delle campane;
    ascolterò il linguaggio della tua anima
    come la spiaggia ascolta
    la storia delle onde.

  7. Cara Melusina,
    da lasciare senza fiato. Domani la pubblicherò sul blog.

    Grazie

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