…a proposito di danza III

Rosone della Basilica di Santa Croce a Lecce

Valeria-Luo D.A. ci immerge nei ritmi e nelle immagini del Salento, portandoci nella magnifica città di Lecce attraverso questo contributo da leggere con attenzione:

Custodisco questa pagina del Quotidiano dal 7 marzo… (oggi scopro che è leggibile on-line, che fortuna incollabile! Si ringrazia perciò: http://www.info-salento.it/Testo-notizia.asp?Progr=7481&Filtro=Cultura&page=1 , che non è l’unico sito a riportare l’articolo del professore De Giorgi. Non riesco a trovare, invece, alcun sito che condivida la stessa foto dell’altorilievo in questione pubblicata da il Quotidiano.)

“La città di Lecce è direttamente coinvolta nella cultura del tarantismo e della tarantella arcaica chiamata pizzica, nonostante di solito si immagini il contrario. Ho analizzato per la prima volta nel mio libro “La pizzica, la taranta e il vino: il pensiero armonico” (Congedo), gli elementi di pizzica e di tarantismo presenti in un altorilievo del palazzo Giaconìa di Lecce. L’altorilievo è una graziosa opera in pietra leccese attribuita all’architetto e scultore Gabriele Riccardi, databile al 1550 o a qualche anno dopo. L’opera, secondo Michele Paone e Andrea Cappello è “Il duello di Davide e Golia”, il combattimento biblico del Libro I di Samuele che decide la battaglia tra Israeliti e Filistei, ossia tra il “popolo del Signore” e i suoi nemici. Il gigante Golia rappresenta il male che viene sconfitto da Davide, in una sorta di rituale tragico.

Un’attenta osservazione ci porta ad un’entusiasmante scoperta: quest’opera leccese (del 1550 circa, come già detto) è la prima raffigurazione conosciuta di pizzica terapeutica, e quindi di tarantella in generale. Il Riccardi descrive la sconfitta di Golia celebrata da un grande rito femminile a base di suonatrici e danzatrici di pizzica. Sei donne con le tipiche gonne lunghe a pieghe del Cinquecento suonano e danzano. Non può trattarsi di altro che della pizzica, una cultura tradizionale in primo luogo femminile.

Le due donne più vicine a Golia suonano il tamburello in modo oppositopolare, secondo posture e tecniche tradizionali, la prima, a sinistra, con il cerchio di legno rivolto verso l’osservatore, la seconda, a destra, con il lato della pelle in evidenza. Emerge il valore sacro dell’antico modo duale e aioretico (a culla) di suonare il tamburello. Ci sono forti rimandi alla tradizione come, per esempio, la consuetudine di sollevare e abbassare ritmicamente il tamburello (ogni ricaduta corrisponde al battere pari del pollice sulla pelle), come accade durante la festa di San Rocco a Torrepaduli. Oppure di spostarlo a destra e a sinistra entro un angolo di circa 90 gradi. Lo scopo inconscio è quello di esprimere la congiunzione degli opposti. Nella tradizione popolare alto e basso, destra e sinistra si accompagnano al ritmo simultaneamente pari e dispari della percussione, detto biritmìa simbolica.

Siamo in presenza di ciò che chiamo il pensiero armonico del Mediterraneo: l’armonia è concepita come un intero che riunisce le due forze fondamentali del cosmo. Il tamburello, costruito con pelle di capra cioè di un animale sacrificale morto che nel suono rinasce, produce un ritmo simbolico che rappresenta l’”unità duale” dell’armonia da offrire all’infermo per guarirlo. Lo spazio è ugualmente simbolico e la riunificazione, tipica anche della danza, della destra con la sinistra e dell’alto con il basso dà forma all’antico concetto analogico di armonia. Il due viene riunificato nell’uno, e l’intero viene ricreato senza dover annullare le differenze bipolari. I tarantati, in piena corrispondenza, nel loro rito danzato uniscono scenograficamente morte e vita per ricreare nuovamente la vita. E muovono sistematicamente la testa o l’intero busto a destra e a sinistra. Con una serie di movimenti, passi e simboli sistematicamente duali, la pizzica si mostra come ritmo armonico. È un’oscillazione periodica che evoca la sacra altalena (aióresis) del dio Dioniso, un tempo il più diffuso in Magna Grecia e dintorni. La pizzica, in definitiva, incarna l’arcaico pensiero armonico del Mediterraneo.

Nella scultura del Riccardi questi contenuti sono socialmente condivisi a Lecce, altrimenti non avrebbero un così alto livello estetico e non sarebbero utilizzati in ambito religioso. L’eleganza e la simbologia dell’opera sono rafforzate dalla posizione simmetrica delle altre quattro donne impegnate nella danza. Le due più vicine alle suonatrici danzano con il braccio piegato sul fianco, in un atteggiamento tipico della più ortodossa pizzica terapeutica e della tarantella italiana. Dai volti delle donne traspare allegria e soddisfazione. La bellezza e la capacità di infondere gioia della pizzica vengono utilizzate in un senso terapeutico analogo a quello tipico del tarantismo. La sconfitta del negativo rappresentato da Golia è, infatti, opera di Davide che, in piena coerenza, è anche uno iatromusico. Negli episodi biblici di Samuele I, infatti, Davide guarisce il re Saul mutando ripetutamente il suo stato d’animo con la potenza incantatrice della musica (XVI, 14-23). La terapeutica pizzica del tarantismo, pertanto, appare al Riccardi la migliore coreografia possibile per celebrare simbolicamente la vittoria sul male ottenuta da Davide. L’altorilievo è forse di qualche anno antecedente alla costruzione di palazzo Giaconia e si può ipotizzare provenga da una perduta collezione di opere d’arte e reperti archeologici dell’umanista Vittorio De Prioli.”

13 Risposte

  1. Caro Gabriele,

    avrei bisogno di acquistare il tuo “dizionario dell’inconscio e della magia”; purtroppo risultà già esaurito.
    Sai darmi qualche informazione a riguardo?

    Ti ringrazio per la lettura,
    Nicola.

    ps. hai letto la coincidenza che ho inviato alla tua collaboratrice?

    n

  2. Cara Valeria, grazie per questo interessante articolo.
    Una bella iniziativa quella di approfondire le origini ed il significato delle antiche danze popolari delle nostre regioni.
    E adesso godiamoci questo video della Pizzica di Lecce.
    Buon Ferragosto!

  3. La Tarantella napoletana

  4. Funiculì

  5. E per un Ferragosto in allegria la Tarantella di Rossini.
    Auguri a tutti!

  6. Caro Nicola,
    purtroppo il libro credo che sia esaurito, mi dispiace…
    forse potresti chiedere delle fotocopie…

    PS: l’hai inviata via e-mail?

  7. E’ da qualche anno che seguo questo ritmo. Grazie a te, Anna, ed un sereno ferragosto!

  8. Sì, caro Gabriele, la mail è stata inviata!
    …tienimi aggiornato… posso sempre rimandare un’altra email 😉

  9. Caro Nicola,
    non mi è arrivata… mandala, o rimandala all’indirizzo laporta.gabriele@live.it

    Buona notte!

  10. x anna : la vera pizzica 🙂 patrizia

  11. […] Valeria, grazie per questo interessante articolo (vedi). Una bella iniziativa quella di approfondire le origini ed il significato delle antiche danze […]

  12. Caro Gabriele,

    ti ho inviato il documento, al nuovo indirizzo da te indicato.
    Attendo conferma ricezione.
    Buona giornata,
    nicola

  13. Caro Nicola,
    è tutto arrivato. Ti risponderò al più presto possibile, poichè in questo momento non sono a Roma… Quello che mi hai spedito, intuisco, deve essere luminoso…

    Un grande abbraccio

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