Quale è la lirica scritta nel vostro cuore? Rossano

Amiche care e amici cari,

ora sentiamo le parole scritte nel cuore del nostro Rossano:

Questa è la mia:

Oh me! Oh vita!
domande come queste mi perseguitano
degli infiniti cortei di infedeli, di città piene di sciocchi, di me stesso che sempre mi rimprovero,(perché chi più sciocco di me, e chi più senza fede?),
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi, della battaglia sempre rinnovata, dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi, la domanda, oh me, la domanda così triste che ricorre – Che cosa c’è di buono in tutto questo, oh me, oh vita?
– Risposta: Che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.”

Walt Whitman

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3 Risposte

  1. Walt Whitman visse di gloria su una critica positiva del famoso critico americano Emerson. Pascoli, invece, che è uno dei miei poeti preferiti, visse di gloria, insieme a tanti altri poeti del suo tempo, compreso Carducci che lo sponsorizzò, grazie alla affiliazione massonica. Insomma in ogni tempo c’è un graziato divino mentre i veri poeti muiono d’inedia per poi essere scoperti cento anni dopo la loro morte.
    Va bene lo stesso. Ed intanto ecco la poesia che io preferisco:
    Romagna di Giovanni Pascoli

    ROMAGNA
    a Severino

    Sempre un villaggio, sempre una campagna
    mi ride al cuore (o piange), Severino:
    il paese ove, andando, ci accompagna
    l’azzurra vision di San Marino:

    sempre mi torna al cuore il mio paese
    cui regnarono Guidi e Malatesta,
    cui tenne pure il Passator cortese,
    re della strada, re della foresta.

    Là nelle stoppie dove singhiozzando
    va la tacchina con l’altrui covata,
    presso gli stagni lustreggianti, quando
    lenta vi guazza l’anatra iridata,

    oh! fossi io teco; e perderci nel verde,
    e di tra gli olmi, nido alle ghiandaie,
    gettarci l’urlo che lungi si perde
    dentro il meridiano ozio dell’aie;

    mentre il villano pone dalle spalle
    gobbe la ronca e afferra la scodella,
    e ‘l bue rumina nelle opache stalle
    la sua laborïosa lupinella.

    Da’ borghi sparsi le campane in tanto
    si rincorron coi lor gridi argentini:
    chiamano al rezzo, alla quiete, al santo
    desco fiorito d’occhi di bambini.

    Già m’accoglieva in quelle ore bruciate
    sotto ombrello di trine una mimosa,
    che fioria la mia casa ai dì d’estate
    co’ suoi pennacchi di color di rosa;

    e s’abbracciava per lo sgretolato
    muro un folto rosaio a un gelsomino;
    guardava il tutto un pioppo alto e slanciato,
    chiassoso a giorni come un biricchino.

    Era il mio nido: dove immobilmente,
    io galoppava con Guidon Selvaggio
    e con Astolfo; o mi vedea presente
    l’imperatore nell’eremitaggio.

    E mentre aereo mi poneva in via
    con l’ippogrifo pel sognato alone,
    o risonava nella stanza mia
    muta il dettare di Napoleone;

    udia tra i fieni allor allor falciati
    da’ grilli il verso che perpetuo trema,
    udiva dalle rane dei fossati
    un lungo interminabile poema.

    E lunghi, e interminati, erano quelli
    ch’io meditai, mirabili a sognare:
    stormir di frondi, cinguettio d’uccelli,
    risa di donne, strepito di mare.

    Ma da quel nido, rondini tardive,
    tutti tutti migrammo un giorno nero;
    io, la mia patria or è dove si vive:
    gli altri son poco lungi; in cimitero.

    Così più non verrò per la calura
    tra que’ tuoi polverosi biancospini,
    ch’io non ritrovi nella mia verzura
    del cuculo ozïoso i piccolini,

    Romagna solatia, dolce paese,
    cui regnarono Guidi e Malatesta;
    cui tenne pure il Passator cortese,
    re della strada, re della foresta.

    Giovanni Pascoli – Myricae – Ricordi di Romagna Dintorni

  2. Grazie mille,
    caro Salvatore.
    A presto!

  3. Walt Whitman merita la gloria che ha perché è uno dei più grandi poeti di tutti i tempi; a me preoccupa maggiormente la strage che ogni anno si fa dei cattivi poeti, una vera ecatombe

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