Il viaggio

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”

José Saramago

7 Risposte

  1. 😎

    .

  2. “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” (Marcel Proust) (… ma anche Lao-Tzu, Io ecc. ecc…)

  3. O fim duma viagem é apenas o começo doutra. É preciso ver o que não foi visto, ver outra vez o que se viu já, ver na Primavera o que se vira no Verão, ver de dia o que se viu de noite, com sol onde primeiramente a chuva caía, ver a seara verde, o fruto maduro, a pedra que mudou de lugar, a sombra que aqui não estava. É preciso voltar aos passos que foram dados, para os repetir, e traçar caminhos novos ao lado deles. É preciso recomeçar a viagem. Sempre. O viajante volta já.

    José Saramago, Viagem a Portugal, 2ª ed., Lisboa, Editorial Caminho, 1984

  4. Ah be’ ….visto che tiriamo fuori il portoghese

    Yanez!
    😉

    .

  5. toc toc :

    mi fa piacere ritrovarvi…vi avevo perso e sinceramente non mi andava molto giù l’idea che finite le trasmissioni su rai2 anche quel che rimaneva di quelle su internet (questo blog con le poesie…) erano finite.. Allora anche io posso dire che il viaggio in vostra compagnia non è finito..

    con affetto

    Winah (Mario)

  6. “nfinities

    Un itinerario unico, dove tutto si ripete, ma tutto è diverso, tutto ricomincia secondo un ordine sempre differente.

    Ecco allora che, entrando nella prima stanza, il pubblico si trova alle prese con l’Albergo di Hilbert e le sue infinite stanze, pronte ad accogliere infiniti ospiti; passa poi al secondo ambiente, dove riflette sull’ipotesi di una vita senza la morte, in compagnia di infiniti parenti e di… altrettanti problemi; nella terza stanza affronta il paradosso della replicazione: se esistono infiniti mondi identici al nostro, è probabile che un numero imprecisato di “noi stessi” popoli gli altri pianeti; nella quarta stanza, la più connotata storicamente, gli spettatori ascoltano la dolorosa storia personale e professionale di uno scienziato, Cantor, e della sua battaglia per dimostrare l’esistenza dell’infinito in matematica; la quinta stanza ipotizza che sia possibile viaggiare nel tempo e alterare così il corso degli eventi.

    Al termine del percorso, per chi lo vorrà, sarà possibile tornare alla prima stanza e riprendere il giro assistendo ad uno spettacolo simile ma sempre diverso.”

    dal sito del “Piccolo tearo di Milano” stagione teatrale /2010/2011

    Spettacolo x la regia di Luca Ronconi scritto da matematico J.Barrow..

    E’sì ,
    saluti prof Gabrlele, saluti a tutti noi viaggiatori , comunque.

    patripatrizia
    .

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