Il quarto stato

(Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto stato, 1901)

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12 Risposte

  1. Una Buona Sera Carissimo Prof. Gabriele 😀

    Più che il “quarto stato” è meglio capire prima “LA TRIARTICOLAZIONE DELL’ORGANISMO SOCIALE” del grandioso “Stenier”
    http://www.rudolfsteiner.it/articoli/triarticolazione_janach/Triarticolazione_janach.pdf

    http://www.downloadprovider.me/it/download-z379334545.html
    http://www.tripartizione.it/articoli/Gli_uni_per_gli_altri_manoscritto_008.pdf

    ed approdare anche alla “QUARTA VIA” del grandioso “Gurdjieff “

    Riguardo all’evoluzione è indispensabile comprendere fin dall’inizio, che non esiste la possibilità di una evoluzione meccanica. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza. E la ‘coscienza’ non può evolvere inconsciamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la Volontà’ non può evolversi involontariamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare, e ‘fare’ non può essere il risultato di ciò che ‘accade’.

    Alle condizioni ordinarie della vita civilizzata, la situazione di un uomo, anche intelligente, che cerca la conoscenza, è senza speranza, poiché egli non ha la minima possibilità di trovare attorno a sé qualcosa che somigli ad una scuola di fachiri o ad una scuola di yogi; quanto alle religioni dell’occidente, esse sono degenerate a tal punto che da molto tempo non vi è più nulla di vivente in esse. Infine dall’occultismo o dallo spiritismo non c’è altro da aspettarsi che qualche ingenua esperienza.
    “E la situazione sarebbe veramente disperata se non esistesse un’altra possibilità, quella di una quarta via.
    “La quarta via non richiede che ci si ritiri dal mondo, non esige la rinuncia a tutto ciò che formava la nostra vita. Essa comincia molto più lontano che non la via dello yogi. Ciò significa che bisogna essere preparati per impegnarsi sulla quarta via e che questa preparazione deve essere acquisita nella vita ordinaria, essere molto seria e abbracciare parecchi aspetti differenti. Inoltre un uomo che vuole seguire la quarta via deve riunire nella sua vita condizioni favorevoli al lavoro, o che in ogni caso non lo rendano impossibile. Infatti, bisogna convincersi che sia nella vita esteriore che nella vita interiore di un uomo, certe condizioni possono costituire per la quarta via barriere insormontabili. Aggiungiamo che questa via, contrariamente a quella del fachiro, del monaco e dello yogi, non ha una forma definita. Prima di tutto essa deve essere trovata. È la prima prova. Ed è difficile, poiché la quarta via è ben lontana dall’essere conosciuta quanto le altre tre vie tradizionali. C’è molta gente che non ne ha mai sentito parlare ed altri che negano semplicemente la sua esistenza o anche la sua possibilità.
    “Tuttavia, l’inizio della quarta via è ben più facile dell’inizio delle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. È possibile seguire la quarta via e lavorare su di essa rimanendo nelle condizioni abituali di vita e continuando il lavoro usuale, senza rompere le relazioni che si avevano con la gente, senza abbandonare nulla. Anzi, le condizioni di vita nelle quali un uomo si trova quando inizia il lavoro — dove il lavoro, per così dire, lo sorprende — sono le migliori possibili per lui, perlomeno all’inizio. Infatti, queste condizioni gli sono naturali. Esse sono quell’uomo stesso, poiché la vita di un uomo e le sue condizioni corrispondono a ciò che egli è. La vita le ha create sulla sua misura; di conseguenza ogni altra condizione sarebbe artificiale e il lavoro non potrebbe, in questo caso, toccare contemporaneamente tutti i lati del suo essere.
    “Così, la quarta via tocca tutti i lati dell’essere umano simultaneamente. È il lavoro sulle tre camere contemporaneamente. Il fachiro lavora sulla prima camera, il monaco sulla seconda, lo yogi sulla terza. Quando raggiungono la quarta camera, il fachiro, il monaco e lo yogi lasciano dietro di sé molte cose incompiute e non possono fare uso di ciò che hanno raggiunto, poiché non sono padroni di tutte le loro funzioni. Il fachiro è padrone del suo corpo, ma non delle emozioni, né dei pensieri; il monaco è padrone delle sue emozioni, ma non del corpo, né del pensiero; lo yogi è padrone del suo pensiero, ma non del corpo, né delle emozioni.
    “La quarta via differisce dunque dalle altre in quanto la sua principale richiesta è una richiesta di comprensione. L’uomo non deve fare nulla senza comprendere — salvo a titolo di esperienza, sotto il controllo e la direzione del suo maestro. Più un uomo comprenderà quello che fa, più i risultati dei suoi sforzi saranno validi. È un principio fondamentale della quarta via. I risultati ottenuti nel lavoro sono proporzionali alla coscienza che si ha di questo lavoro. La ‘fede’ non è richiesta su questa via; al contrario, la fede di qualsiasi tipo costituisce un ostacolo. Sulla quarta via un uomo deve assicurarsi da sé della verità di ciò che gli viene detto. E fin quando non avrà acquisito questa certezza, non deve fare nulla.
    “Il metodo della quarta via è il seguente: se si comincia un lavoro su una camera, un lavoro corrispondente deve essere intrapreso simultaneamente sulle altre due; ossia, mentre si lavora sul corpo fisico, bisogna lavorare simultaneamente sul pensiero e sulle emozioni; lavorando sul pensiero, bisogna lavorare sul corpo fisico e sulle emozioni; mentre si lavora sulle emozioni, occorre lavorare sul pensiero e sul corpo fisico. Ciò che permette di riuscire è la possibilità, nella quarta via, di fare uso di un sapere particolare, inaccessibile nelle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. Questo sapere rende possibile un lavoro simultaneo nelle tre direzioni. Tutta una serie di esercizi paralleli sui tre piani: fisico, mentale ed emozionale, servono a questo scopo. Inoltre, nella quarta via è possibile individualizzare il lavoro di ciascuno; vale a dire, ogni persona deve fare solo ciò che gli è necessario e nulla che sia inutile per lui. Infatti, la quarta via fa a meno di tutto il superfluo che si è mantenuto per tradizione nelle altre vie.
    “Così, allorché un uomo raggiunge la volontà mediante la quarta via, egli può servirsene, poiché ha acquistato il controllo di tutte le sue funzioni fisiche, emozionali ed intellettuali. Egli ha risparmiato per giunta molto tempo con questo lavoro simultaneo e parallelo sui tre lati del suo essere.
    “La quarta via è talvolta chiamata la via dell’uomo astuto. L’ ‘uomo astuto’ conosce un segreto che il fachiro, il monaco e lo yogi non conoscono. In che modo l’ ‘uomo astuto’ abbia appreso questo segreto — non si sa. Forse l’ha trovato in qualche vecchio libro, forse l’ha ereditato, forse l’ha comperato, forse l’ha rubato a qualcuno. Fa lo stesso. L’ ‘uomo astuto’ conosce il segreto, e con il suo aiuto supera il fachiro, il monaco, lo yogi.
    “Il fachiro è, tra i quattro, colui che opera nella maniera più grossolana; sa pochissimo, e comprende pochissimo. Supponiamo che egli riesca, dopo un mese di intense torture, a sviluppare una certa energia, una certa sostanza che produca in lui determinati cambiamenti. Egli lo fa assolutamente all’oscuro, ad occhi chiusi, non conoscendo né lo scopo, né i metodi, né i risultati, semplicemente per imitazione.

    “Il monaco sa un po’ meglio ciò che vuole; è guidato dal sentimento religioso, dalla tradizione religiosa, da un desiderio di compiutezza, di salvezza; egli ha fede nel maestro che gli dice ciò che deve fare e crede che i suoi sforzi ed i suoi sacrifici ‘piacciano a Dio’. Supponiamo che in una settimana di digiuni, di continue preghiere, di privazioni e di penitenze, riesca a raggiungere ciò che il fachiro non aveva potuto sviluppare in sé che in un mese di torture.
    “Lo yogi ne sa molto di più. Sa ciò che vuole, sa perché lo vuole, sa come può ottenerlo. Egli sa per esempio che, per arrivare al suo scopo, deve sviluppare in sé una certa sostanza. Egli sa che questa sostanza può essere prodotta in un giorno mediante un certo tipo di esercizio mentale o mediante una concentrazione intellettuale. Così per un giorno intero, senza permettersi una sola idea estranea, tiene l’attenzione fissa sopra questo esercizio ed ottiene ciò di cui ha bisogno. In questa maniera uno yogi riesce a raggiungere in un giorno la stessa cosa che il monaco raggiunge in una settimana, e il fachiro in un mese.
    “Ma sulla quarta via la conoscenza è ancora più esatta e più perfetta. L’uomo che la segue conosce con precisione di quali sostanze ha bisogno per raggiungere i suoi scopi e sa che queste sostanze possono essere elaborate nel corpo con un mese di sofferenza fisica, una settimana di tensione emozionale o un giorno di esercizi mentali — e anche, che queste sostanze possono essere introdotte nell’organismo dal di fuori, se si sa come fare. E così, invece di passare un giorno intero in esercizi come lo yogi, una settimana in preghiere come il monaco, e un mese in supplizi come il fachiro, l’uomo che segue la quarta via si accontenta di preparare e di ingoiare una piccola pillola che contiene tutte le sostanze richieste e in questo modo, senza perdere tempo, ottiene i risultati voluti”.
    tratto da “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” del grande Maestro Gurdjieff Un libro che vi suggerisco leggere http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/gurdjieff/frammenti.pdf

  2. Ma quanto inaccessibili al quarto stato sono le scuole Steineriane! Soprattutto le scuole dell’infanzia.

    Il Kairos del monaco non è quello dell’indovino.

  3. Sempre bello leggere di Quarta Via!

  4. Prof. è da un pò che non scrive di Giordano Bruno… Ci parli di Giordano Bruno!

  5. Va bene Andrea, prometto che lo farò 🙂

  6. Ti abbraccio forte, Gabriele caro! Ciao… 😉

  7. Buon Giorno Cara Valeria, 😀

    Purtroppo e la storia ci insegna, che spesso tutti gli antichi insegnamenti, (vuoi o non vuoi per i tanti motivi sociali/culturali/economici/religiosi dei sui divulgatori ) sono stati alterati/deviati o ADATTATI ALLA VOCE DEL LORO TEMPO. Ma se questa è anche una strada che abbiamo scelto prima di ridiscendere in questo mondo, ci è sempre possibile recuperare (rispetto ai quei giusti insegnamenti che se in sintonia che la maturità o meglio al passo con gli stati legati alla crescita biologica. Stati dell’essere che con graduale giusta crescita (emozionale e soprattutto immaginativa) possono accogliere/favorire quella giusta maggiore divina coscienza (cosmica del nostro SE’ superiore) attraverso il corpo eterico/emozionale. di sicuro avrebbero foggiato ogni saggia giusta personalità) per approdare a quella strana consapevole via dell’impersonale monaco/guerriero (che niente ha a che vedere con una stupida castità) che di sicuro porterà a quella dell’indovino o meglio alla via della vera percezione e della vera veggenza superiore.

  8. Caro Raffaele,
    anche la castità è una scelta e credo che debba essere rispettata, se è libera.
    Perchè, come dici anche tu, non c’è niente che leghi al mondo un monaco/guerriero quanto la scelta di seguire la propria natura e non quella di qualcun altro. Seguire la scelta di qualcun altro sarebbe una “pseudovita”, mentre il monaco guerriero non cade nell’ “imitazione”, per lui è meglio morire seguendo la propria natura. (Parafrasando il dialogo tra Krishna e Arjuna, citato da Osho in “Una risata vi sveglierà”).

    E’ impossibile fare in modo che tutti pensino allo stesso modo; allora la “via del Cuore” diventa l’alternativa alla “via della Spada”.
    Un saluto

  9. Ti abbraccio anch’io. Baci

  10. Carissima Valeria,
    se ben ricordi, sempre su questa preziosa casa ho già espresso la via del monaco/guerriero… perché è proprio la via del cuore che ogni viandante prima o poi intraprende… Ma è anche vero che questa via non rende solo docili e umili ogni pellegrino che la intraprende…..perché nel tragitto ci sono momenti di cui è necessario manifestare anche il coraggio per garantire non la propria innata libertà dell’essere ma soprattutto la libertà agli altri. Certo che in questo nostro tempo assai materialistico e assai privo di tanti giusti morali valori, tutto questo sembra quasi in-accettabile inverosimile ed utopistico…

  11. Caro Raffaele, è vero quello che dici: si è visto, si è visto, eri con me sulla via del cuore…
    Il coraggio del guerriero/monaco è quello di “scomparire, così da permettere al Dio di essere”. Nel momento in cui il guerriero/monaco scompare, “la moltitudine scompare sia all’interno sia all’esterno” ed il Dio è. Il Tutto, il Dio, è UNICO, mentre il guerriero/monaco è una moltitudine, come tutti gli altri.
    “Aes dhammo sanantano”!: non vuol dire “Aho, n’damose lontano”. Per trovare la verità libera, il guerriero/monaco deve saper scomparire nella moltitudine, nelle onde, nelle forme, nei colori e nelle sfumature, per poter parlare con l’oceano intero così come parla al Sè. Quel silenzio, quel cielo limpido, è il Sè che permette di comunicare con tutti ed è l’ essenza e il cor-aggio … del guerriero /monaco!

  12. Come non ricordare il capolavoro di Bertolucci
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