Solitudine

La solitudine è come la pioggia.
Si alza dal mare verso sera;
dalle pianure lontane, distanti,
sale verso il cielo a cui da sempre appartiene.
E proprio dal cielo ricade sulla città.

Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,
allorché tutti i vicoli si volgono verso il mattino
e i corpi, che nulla hanno trovato,
delusi e affranti si lasciano l’un l’altro;
e persone che si odiano a vicenda
sono costrette a dormire insieme in un letto unico:

è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi.

Rainer Maria Rilke

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10 Risposte

  1. Beata solitudo, sola beatitudo!

  2. La solitudine appartiene al cielo e da esso discende in questo mondo, inserendosi intimamente nel ciclo incorruttibile dell’acqua, come fosse un dono per tutta l’umanità in fuga dal presente, che “scorre” verso il domani.
    Ma non appartiene alla noia umana, la solitudine, e non ha nemmeno le caratteristie divine dell’odio… Può assumere molte forme: velocemente mutevoli sin da quando è sotto le sembianze di nuvola…
    E’ un dono, che si divincola e divincola l’anima dell’uomo nel Sogno, strada conosciuta a pochi per scorrere fino al mare e ritornare di nuovo al cielo. E’ conosciuta soltanto da chi ha l’anima “veloce”, velocissima a fotografare una nuvola!

  3. Questa poesia non mi piace tanto, ma il titolo è in sincronia con il tema del blog e la inserisco, comunque!

    BEATA SOLITUDO

    Aspettavo un dì,
    che ormai più non ricordo,
    un treno che da Lecce porta a Galatina
    ed ingannavo il tempo passeggiando
    in un vecchio quartiere
    che un dì sorgeva vicino alla stazione.
    In mezzo a tante case abbandonate
    vi trovai un vecchio cancello sgangherato
    appoggiato ad un muretto
    un po’ in rovina.
    V’era una scritta,
    incisa sopra un marmo, ancor solido e bianco:
    “Beata solitudo, Sola beatitudo”
    che mi colpì non poco e che mi spinse
    ad entrare in quel giardino abbandonato.
    V’erano ancora molti alberi da frutto:
    arance, pesche, albicocche,
    mele, fichi, melograni,
    ulivi, mandorle, susine
    ed anche un vecchio pozzo,
    tutto intarsiato fuori e privo d’acqua.
    Non si scorgeva il fondo, e qualche sasso
    che dentro buttai la bocca del suo ingresso
    si esaurì, con un debole rumore,
    ed in breve scomparve anche alla vista.
    Pensai, allora: “Che strano personaggio
    avrà un dì abitato tale villa”?
    “Quale infelicità l’ha tormentato
    per lasciare tale scritta in sua memoria”?
    “Sarà vivo tutt’ora e si dispera
    d’aver perso un dì la beatitudo”?
    Sicuramente dispersa in mezzo ai campi,
    un tempo, prima che le costruzioni
    non l’avessero affogata lentamente,
    spingendo il proprietario
    a ricercare un posto più tranquillo
    che gli restituisse la sua solitudo
    e viver senza amici la sua vita.
    Ma quella scritta, impressa su quel muro,
    mi tormenta ancor oggi la memoria,
    perché rivedo in me, quell’uomo solo,
    alla ricerca d’un mondo ch’è finito,
    tant’è che anch’io ricerco in quel silenzio,
    pace e serenità per vivere una vita
    senza pensieri e senza patimenti,
    libero dai tanti vincoli e passioni
    e, soprattutto, abbandonato
    da mille, inutili e sterili, tormenti.
    Santoro Salvatore Armando (Boccheggiano 29/08/03 14.04)

  4. SOLI NEL WEB

    Siamo soli,
    noi e la nostra arte,
    ad oziare nel web
    fissando le nostre pagine mute
    che si schiudono dal nulla
    e poi nel nulla si dissolvono.
    Ci illudiamo
    di avere intorno a noi il mondo,
    invece,
    solo il ritmo cadenzato d’una tastiera
    ed uno schermo colorato
    ci accompagna
    in questo nostro peregrinare scomposto,
    in questa allucinante assenza
    che ci fa apparire come esseri vivi
    mentre, invece, siamo già morti.

    Salvatore Armando Santoro
    (Boccheggiano 09/12/2008 2.37)

  5. SOLITUDINE

    Io e la mia ombra,
    abbracciati
    in un amplesso lussurioso,
    sprizziamo piaceri
    di disperazione
    che si disperdono
    sui ricami delle piastrelle
    della camera,
    decorati di calici vuoti
    e di fiori solitari.

    Santoro Salvatore Armando
    (Boccheggiano 11/03/2007 21.13)

  6. SOLITUDINE

    Nel silenzio m’avvolgo
    e mi ristoro,
    rimbomba il rumor degli zoccoli
    a ogni passo
    e l’eco mi stordisce e m’addormenta.

    Luci ed ombre fiancheggiano le case,
    mute finestre
    serrate da persiane
    occhi indiscreti filtrano.

    Sguardi silenti sembrano scrutarmi
    accompagnati da colombi in volo
    che frullano per l’aria
    all’improvviso:
    ché la vita spesso t’accompagna,
    e ti sussurra fortemente al cuore
    anche se l’ombra bruna si distende
    e il sol sembra guardarti pigramente.

    E tu, ignaro, razzoli nel vuoto
    ch’empie gli spazi
    e che tra i colli corre
    a colmare lo sguardo di splendore
    ed a traboccare l’animo di gioia.

    E a sera un ultimo raggio t’accompagna,
    ché le greggi son chiusi negli ovili
    e gli armenti deserto fanno il piano,
    mentre furtiva s’aggira e va la volpe
    che la sua preda ignara già corteggia.

    Santoro Salvatore Armando
    (Boccheggiano 04/03/2005 17.17)

  7. SOLITUDINE

    Lacrime di pioggia,
    su questo cuore arido,
    che le zolle inzuppa
    e lenisce
    arsura e affanno.

    Seme che affonda
    e flaccide radici
    sparge
    in attesa d’un verde
    inaspettato
    che ristagna.

    Santoro Salvatore Armando
    (Boccheggiano 11/07/2006 13.44)

  8. Storielle Zen, prese dalla vecchia serie televisiva “kung fu” con David Carradine, che ci spiega come evitare di pensare di rimanere soli

  9. Osho, The New Dawn, La solitudine

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