Lavandare

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l’aratro in mezzo alla maggese.

Giovanni Pascoli

33 Risposte

  1. Una bellissima poesia del Pascoli che affronta il problema della solitudine e la necessità dell’uomo-donna di poter comunicare. Sulla composizione di questa poesia ci sarebbe da scrivere per una buona mezz’ora e tornerebbe difficile anche a me (che un pochino di poesia m’intendo) spiegarla interamente. Molti leggono la poesia e poi non sanno che dire “Bella”, “delicata”, “malinconica”. Ma in una poesia ci sono tantissime cose da guardare, la composizione dei versi e la struttura metrica, le matafore, le figure di timbro e l’impiego di alcuni termini al posto di altri, le figure retoriche, il lessico usato. E poi anche i campi semantici (espressi in questa poesia nel colore grigio e nero del campo che sta ad indicare la mancanza di lavoro, nel significato, dove l’aratro in mezzo al campo rappresenta la solitudine, nella percezione ambientale, espressi nella poesia nel rumore cadenzato dei panni sbattuti sulle rocce e nei tonfi spessi che vengono evidenziati, nelle lunghe cantilene delle lavandaie). Insomma, una poesia breve ma molto complessa. E dato che il Pascoli è il mio autore preferito spesso (ed involontariamente) quando scrivo i miei sonetti sono portato a rassomigliargli anche se resto distantissimo da tutto il discorso che ho fatto prima e che fanno di me solo un semplice dilettante con un amore spropositato per la poesia e non un professionista.

  2. QUESTA E’ UNA POESIA DOVE TUTTO IL DISCORSO SVILUPPATO SU “LAVANDARE” CI SI RITROVA IN PIU’ PARTI. SI NOTA NELLA DESCRIZIONE QUASI ESASPERATA DEL MOVIMENTO E DEL PAESAGGIO, MA ANCHE NEL LINGUAGGIO E NEL METODO POETICO PASCOLIANO PERCHE’ DIVERSI TERMINI, TIPO, GARBINO, PUFFINI, PARANZA, ECC.. SI RIPETONO IN DIVERSE POESIE DEL PASCOLI.

    ALBA ROMAGNOLA

    All’alba,
    quando il mar schiude i cancelli,
    e l’onde abbraccia
    striate di rosino,
    scivola lenta in mare una paranza
    sospinta da un debole garbino.

    Voci distanti
    lambiscono la rena,
    un “issa”
    urlato giunge da lontano,
    un “tira” s’accompagna
    e il verso strano
    dei puffini
    dal ciel ridonda al piano.

    Sguazzi attorno al timone,
    e la carrucola che gira,
    la prua che solca il mare
    e lo scolora,
    l’ombra che si distende sopra l’onda
    che s’allunga, si frange
    e poi s’affonda.

    L’occhio proteso
    a misurar la rete,
    le prede che sguazzano,
    ormai invano,
    l’odor del pesce fresco
    e della morte
    che impassibile
    arriva piano piano.

    E il sole, alfin,
    che già raddrizza i rai
    e la spiaggia che s’affolla
    di bagnanti,
    di bimbi gioiosi
    che guazzano tra l’alghe
    mentre un odor di piade
    si diffonde
    e corre appetitoso sopra l’onde.

    Santoro Salvatore Armando
    (Boccheggiano 19/08/2006 13.04)

    Garbino = vento di Libeccio (così chiamato sull’Adriatico)
    Puffini = Sono una sorta di uccelli marini (le cosiddette Berte)
    Paranza= è un barcone da pesca simile ad un peschereccio

  3. …Progetti inconfessati sospesi causa partenza improvvisa verso il pascolo del bue trainante. Stop. Tratturi impraticabili causa neve. Stop… Bue trainante il progetto impossibilitato a tornare. Stop. Avvento provvidenziale “a fagiolo” della macchina a vapore. Stop. Più silenziosa di quelle lavandare pettegole. Stop… Che per giustizia divina, lo Spirito del Tempo si abbatta su codeste sciabordanti cantileniere con una macchina lavatrice “interagente” coi capi… Stop. Prepararsi alla rivoluzione. Stop. Dopo aver recuperato dal campo di maggese il mio malinconico aratro pensante. Muuuuuuuu! Non ho nessuna intenzione di estinguermi causa il temporeggiare di un aratro. Stop.

  4. Cara Valeria cerca di fare un corso accelerato di per conduttori di macchine agricole e se pensi che proprio non ce la farai a comprare una macchina a gasolio allora devi proprio imparare a condurre il vecchio bue paziente per arare il tuo campetto. Non ce l’hai? Prova a fartelo affittare ed intanto trova un immigrato extra-comunitario che ha lavorato la terra con questo sistema per farti insegnare a “pungolare” il povero bue a non fermarsi al primo ostacolo mentre vari. Cosa hai detto? E io? Io ti seguirò. Qui con i tempi che corrono mi sa tanto che in molti torneremo a coltivarci un campetto per la sussistenza. Cosa dici? Io ceto medio? I ceti medi stanno precipitando anche loro nel baratro. Ormai non si salva più nessuno. Ed io il terreno e la casa in Puglia ce l’avevo. Ma l’abbiamo venduti. Che stronzo che sono stato. Ho segato anche le mie radici e mi sono privato della bellissima immagine pascoliana perché avrei potuto recuperare l’aratro fermo in mezzo alla maggese.
    La lavatrice? Boh? Se resteranno soldi per pagare la bolletta enel sarà un lusso che potremo garantirci. La rivoluzione? Se non l’abbiamo fatto quando c’erano le masse, adesso scordatene!

  5. Caro Gabrielllone….

  6. Buona giornata, Gabriele caro! Baci baci baci… 😉

  7. Buona giornata anche a te, carissimo. Baci

  8. …Quando i bambini fanno “hooooooohooooo”, lasciali fare! Loro sanno come “andare dentro di Sè”. Sanno perdersi. Noi adulti sappiamo soltanto avere paura di lasciarci andare e per questo, a volte, ci facciamo male. Vero? 😀

  9. Caro Salvatore, penso che il Pascoli, stesse valutando i segni del cambiamento nei campi semantici e, quindi nella comunicazione, portati, sulla scia, della rivoluzione industriale… Cosa ne dici? Urla più forte, ho bisogno di approfondire (il solco) con te… L’extracomunitario sono io! ( 🙂 )

  10. Mi svolazzano le virgole tra soggetto e verbo, scusa i miei personalissimi enjambment…

  11. :surprise:

  12. Giovanni Pascoli è nato nel 1855 ed è morto nel 1912. Il 1855 è un anno particolare e sarebbe da andare a leggersi una sintesi della storia di quel periodo. Io vado sempre a fare un ripasso online sul portale http://www.cronologia.leonardo.it (per questa data http://cronologia.leonardo.it/storia/a1855.htm). Perché? Perché io sono una persona che associa sempre la poesia ai periodi storici in cui si sviluppa per dimostrare, se ce ne fosse bisogno, la dipendenza dei poeti dal potere e dalle lobbies (anche quelle massoniche che in quel periodo erano fiorenti tant’è che Carducci era Massone e, stranamente, anche Pascoli lo era). Il che rende comprensibile la carriera universitaria di Carducci e Pascoli a Bologna mentre di altri poeti, che sicuramente vivevano in quel periodo e forse erano anche più bravi di Pascoli e Carducci, nessuno ne parla e sono scomparsi dalla memoria della gente.
    Andando ad analizzare questo periodo si capiscono tante cose, per esempio la Guerra di Crimea che costò agli italiani tante sofferenze per via delle tante tasse che in quel periodo vennero introdotte.
    Ed in quel periodo si sviluppano anche le prime lotte proletarie e Marx è molto attivo con le sue teorie.
    Nei fatti siamo tutti tremendamente ignoranti, perché capire la storia per comprendere anche come si muovono gli uomini e si sviluppano le loro coscienze è molto importante, ma è davvero impossibile perché la storia è vasta e non sempre basta approfondire quella interna, in quanto bisogna tener conto anche dei collegamenti della storia interna con quella internazionale.
    Pascoli, che era socialista, per questa sua collocazione si fa i suoi bei tre mesi di carcere nel 1879 per aver partecipato a delle manifestazioni popolari di protesta per migliorare le condizioni del popolo.
    Mi dirai cosa centra questo discorso con Lavandare? Sei te che me l’hai chiesto quando hai parlato di rivoluzione industriale. E per capire la rivoluzione industriale bisogna approfondire la storia anche dei periodi precedenti alla nascita del Pascoli che, caso fortuito nasce ancor prima che avvenga l’unità d’Italia ed in un periodo di fermenti politici che vedono il nascente stato unitario italiano alle prese con la megalomania di un Cavour che vuole fare uscire lo stato piemontese dall’isolamento e catapultarlo nella grande politica internazionale con una strategia di politica delle alleanze che avrebbe potuto portare dei vantaggi al regno piemontese. E Pascoli cresce a cavallo di un secolo movimentato, dalla Guerra di Crimea (1855), alle grandi lotte operaie, agli eccidi di piazza (1899) a Milano dove il generale Bava Beccaris spara sui manifestanti con i cannoni facendo fuori diverse centinaia di operai e manifestanti indifesi, alla guerra di Libia (1911) dove il Pascoli, preso dall’esaltazione collettiva, dimentica le sue ideologie internazionaliste e scrive il famoso pezzo “La Grande Proletaria si è mossa”.
    Il Pascoli matura la sua esperienza in mezzo a questo grande casino ed è logica anche la sua crisi, che in tutti i secoli ha coinvolto migliaia di dirigenti politici o semplici attivisti che, dopo aver cavalcato tante battaglie ideali poi si accorgono di non riuscire ad andare da nessuna parte anche perché le masse sono incostanti e facilmente influenzabili e controllabili dai poteri forti (leggi attuale governo Monti, dove viene accettato e sopportato come insostituibile uno strizza portafogli che sta portando le masse alla miseria).
    Chiaro che il Pascoli, uomo del popolo che aveva conosciuto la miseria, cerca di seguire ed interpretare i segni del cambiamento ma lo fa con spontaneismo e sentimentalismo e senza un preciso progetto politico che, invece, viene portato avanti lucidamente dai dirigenti socialisti, che negli anni successivi, e nel corso della prima guerra mondiale 1914-18, riescono a sensibilizzare le masse operaie e contadine mandati al macello nelle trincee del Carso o nelle grandi battaglie campali nel corso della prima guerra mondiale. Ma poi sappiamo come le cose si svilupparono e sappiamo anche come Mussolini, socialista anche lui, si sia trasformato in fascista e conquistato il potere in Italia. Ma questa è storia moderna che un po’ tutti conosciamo e che Pascoli, essendo morto nel 1912, un anno dopo della spedizione in Libia, non ha potuto vedere e si è risparmiato un po’ di sofferenza di sicuro.
    E non ha potuto vedere neppure le battaglie sindacali del 1921 culminati nell’occupazione delle fabbriche e neppure l’organizzazione dei fasci al servizio degli agrari nelle campagne e degli industriali nelle grandi fabbriche per reprimere le lotte operaie che si svilupparono nel paese, deluso che da tanti sacrifici il popolo ne usciva ancora una volta massacrato.
    Ecco questi sono alcuni concetti, forse un tantino disorganici, ma molto vicini alla realtà che dovrebbero farti capire che non sempre si riesce a capire e controllare il fermento sociale che si sviluppa in un paese in crisi e spesso neppure gli uomini più illuminati riescono a dare risposte o suggerire indirizzi e soluzioni.
    Ed ecco che ritorna Aristotele (che non mi stancherò mai di citare) sulla necessità di educare i popoli, perché un popolo istruito è condizione affinché un paese si sviluppi in modo ordinato ed applicando un minimo di giustizia sociale che è la condizione prima per evitare, appunto, le rivoluzioni.
    Ed ora chiudo perché ho tralasciato un lavoro urgente per rispondere a te ma, grazie a te, ho fatto un ripasso sui miei archivi mentali, ma non so se i vari passaggi abbiano seguito un tragitto logico e, se da questo mi sono allontanato ti chiedo scusa, come ti chiedo scusa per gli eventuali errori che, sinceramente, lascio lì dove sono perché non ho proprio voglia di rileggere.
    Spero solo di aver contribuito a suscitare un po’ di interesse ed a costringere te, o a chi è interessato, di approfondire personalmente le mie esternazioni e caso mai, integrarle o correggerle. Amen!

  13. MI ERO DIMENTICATO DI SOTTOLINEARE CHE IL PEZZO PRECEDENTE E STATO SCRITTO PER RISPONDERE A VALERIA,

  14. GRAZIE A NOME DI TUTTA LA REDAZIONE 🙂 🙂 🙂 🙂 Un sorriso per ogni dono….

  15. Ed un grazie che arriva da Gabriele, che stimo tantissimo, è una immensa soddisfazione perché vuol dire che “ce l’ho azzeccata” (e così faccio felice anche Di Pietro utilizzando una sua colorita espressione). Un abbraccio Prof. e buona notte! Armando

  16. Grazie, Salvatore: mi è molto chiaro, adesso, che tu associ la poesia ai periodi storici in cui si sviluppa per dimostrare, qualora ce ne fosse bisogno, la dipendenza dei poeti dal potere e dalle lobbies.
    E’ chiaro anche che un poeta che coniuga le “arti libere” con la politica, dimostrerebbe anche una diminuzione della sua finezza e non starebbe contribuendo affatto a colmare, invece, la totalità umana, come direbbe Aristotele: questo è “lavandare”, come le “lavandare” di fatto.

  17. X La Redazione
    Perchè mi avete spaventato Babbo Natale? Stavo entrando in sintonia con lui e sicuramente mi avrebbe autorizzato a divulgare l’intervista. I nostri polli sono allevati a terra, a gattonare tra i post, proprio per sviluppare quei collegamenti neuronali che consentono loro di coordinare meglio il corpo con ciò che pensano. Credevo che fosse chiaro lo scopo che volevo raggiungere. Adesso mi tocca andare a cercare Babbo Natale, che si sarà infrattato chissà dove, e ricominciare tutto da capo.

  18. Un abbraccio anche a te. Grazie.

  19. Ne siamo veramente costernati. Baci, Val, e scusaci.

  20. Un radioso sorriso 😀 a Gabriele e a tutta la redazione…
    Un saluto!!

  21. Grazie, Melusina. Baci da tutti noi.

  22. Caro armando, penso ripenso e proprio prevedo, che prima o poi, ci sarà qualcuno (diciamo che sarà un pazzo) che cadendo nel baratro della povertà, spinto della forza della disperazione che ha coinvolto lui, tutta la sua famiglia e tantissimi amci, avrà il coraggio di sparare ed ammazzare qualche eminente stronzone politico…. Dopo vedrai ci sarà il caos…….. anche per questi emeriti T.M.

  23. …Diciamo, invece, che non è un pazzo chi deruba un altro disperato senza indagare se il concusso ha il cuore libero oppure ha… un mattone… che si è sudato. Poi, che i politici corrotti e i chi corrompe si togliessero pure di mezzo.

  24. se si dovessero fare fuori tutte le persone corrotte del mondo
    soffriremmo di solitudine!!! a parte le battute se tutti i disperati pazzi dovessero comportarsi così saremmo messi molto male..
    il buon senso è la migliore arma, non l’ idiozzia…

  25. soffriremmo di solitudine nel senso che resteremmo pochi nel mondo…

  26. A RAFFAELE

    Non c’entra nulla con “Lavandare”, ma con la “rivoluzione” di Valeria si ed anche con il tuo folle progetto.
    Invece, la mia poesia folle guarda cosa mi aveva ispirato qualche anno indietro. E tanti ci si ritrovano. Solo alcuni davvero matti (o eletti?) ci credono (ed infatti sono passati alla storia…l’elenco è lungo). Ma alla fine è poi cambiato qualcosa?

    IL RICORDO DELLA STORIA

    Dei miei poveri versi,
    dei miei dolci pensieri,
    delle mie follie
    sulla pace
    e sulla necessità d’amore
    tra le genti,
    cosa mai rimarrà
    per il domani?

    Solo appunti sbiaditi
    che il vento disperderà
    o l’incuria sciuperà.

    Ma dell’omicida
    che ha tolto la vita a un Presidente,
    del folle che sparò
    un dì sulla folla,
    d’un dittatore sadico e violento,
    d’un tiranno impunito,
    la storia ne parlerà in eterno.

    A volte la follia mi sfiora
    e l’idea del ricordo della storia
    mi affascina.

    Santoro Salvatore Armando
    (Boccheggiano 16/09/2004 11.51)

  27. Cara Melusina, purtroppo la reatà che si sta prospettando ci dice che IL BUON SENSO DI MILIONI DI PERSONE NON E’ BASTATO, NON BASTA E NON BASTERA’ A COMPENSARE IL MAL SENSO DI UNA SOLO CORROTTO STUPIDO INVOLUTO ANIMALE TRAVESTITO DA ESSERE UMANO CHE SI MOSTRA CON TANTE BELLE NON SENTITE PAROLE

    Pensi proprio che anche questa sia una IDIOZIA? o in qualche modo dobbiamo spogliarci di queste illusorie apparenti parole che se non messe in manifestazione siceramente non sono altro che neve al sole?

  28. Geme anche il Filo D’Erba.

  29. ovvio che confermo l’ idiozia di chi disperato cerca la soluzione della sua frustrazione in un omicidio, che come risultato ha farsi ancora più del male, aumentando la sua disperazione e fare del male ad altre persone, non risolvendo nulla….

    il gesto di chi disperato, diviene omicida è molto peggio che idiozia,
    il termine idiozia è più che altro un eufemismo…

    Concordo con te con il fatto che quell’ unico che si riduce a compiere un un gesto così ripugnante ( l’ omicidio) si possa definire come tu scrivi:
    “SOLO CORROTTO STUPIDO INVOLUTO ANIMALE TRAVESTITO DA ESSERE UMANO CHE SI MOSTRA CON TANTE BELLE NON SENTITE PAROLE”.

    Purtroppo nella società odierna siamo testimoni a gesti disperati come questo e ci vorrebbero molto riforme “vere” e serie per aiutare chi vive condizioni di estrema povertà, questo momento di crisi ha colpito un pò tutti. Purtroppo una delle vere piaghe di questo problema è l’ indifferenza, è molto più facile far finta di niente, molte volte capita, purtroppo di essere indifferenti…Oguno fa quel può nel suo piccolo, nel quotidiano.
    ovvio dire che la classe politica in questo momento è completamente assente, anzi per come è adesso risulta un peso.

    La vera forza sta in chi disperato invece di annegare nella sua folle rabbia e compiere gesti inconsulti, riesce ad non annegare e mettere tutte le sue forze in un qualcosa di costruttivo e non distruttivo per sè e gli altri. é estremamente difficili riuscirci, ma è l’ unica strada che può portare qualcosa di buono per sè.

  30. Raffaele, non centra nulla con lavandare ma ricordare serve sempre. Di pazzi è piena la terra, ma qualcosa di buono resta sempre di loro.

    COMANDANTE CHE GUEVARA

    Aprendimos a quererte
    desde la histórica altura
    donde el sol de tu bravura
    le puso un cerco a la muerte.

    Aquí se queda la clara,
    la entrañable transparencia,
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.

    Tu mano gloriosa y fuerte
    sobre la historia dispara
    cuando todo Santa Clara
    se despierta para verte.

    Aquí se queda la clara,
    la entrañable transparencia,
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.

    Vienes quemando la brisa
    con soles de primavera
    para plantar la bandera
    con la luz de tu sonrisa.

    Aquí se queda la clara,
    la entrañable transparencia,
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.

    Tu amor revolucionario
    te conduce a nueva empresa
    donde esperan la firmeza
    de tu brazo libertario.

    Aquí se queda la clara,
    la entrañable transparencia,
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.

    Seguiremos adelante
    como junto a ti seguimos
    y con Fidel te decimos:
    hasta siempre Comandante.

    Aquí se queda la clara,
    la entrañable transparencia,
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.

    (Carlos Puebla, 1965)

  31. Qualcuno mi può spiegare come fate ad infilare i video sul blog?

  32. vai su youtube scegli il video poi fai copia incolla dell indirizzo url…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...