L’ombra dell’anima mia

L’ombra dell’anima mia
fugge in un tramonto di alfabeti,
nebbia di libri
e di parole.
L’ombra dell’anima mia!
Sono giunto alla linea dove cessa la nostalgia,
e la goccia di pianto si trasforma
in alabastro di spirito.
(L’ombra dell’anima mia!)
Il fiocco del dolore
finisce,
ma resta la ragione e la sostanza
del mio vecchio mezzogiorno di labbra,
del mio vecchio mezzogiorno
di sguardi.
Un torbido labirinto
di stelle affumicate
imprigiona le mie illusioni
quasi appassite.
L’ombra dell’anima mia!
E un’allucinazione
munge gli sguardi.
Vedo la parola amore
sgretolarsi.
Mio usignolo!
Usignolo!
Canti ancora?

Federico Garcia Lorca

19 Risposte

  1. … Ciò che inebriò fu l’acqua, ciò che colpì fu una carezza, ciò che inondò fu il deserto, ciò che assordò fu il silenzio…
    In quella profondità insondabile cerca il Perdono, non imprigionare ostaggi da barattare con la tua felicità…

  2. …La Saggezza nell’Infanzia e la Saggezza nella Follia…

  3. Buon giorno, caro Prof.
    Canto dell’usignolo all’alba.

  4. L’USIGNOLO E LA ROSA è una storia morale breve di Oscar Wilde.
    E’ la storia del sacrificio di un usignolo in nome dell’amore umano. La morale della storia è che l’amore umano e il sacrificio sono inutili, non meritano l’attenzione delle altre creature del mare, terra e aria.
    Anche se ci sono sempre storie d’amore immortali tra gli esseri umani mortali, il più delle volte le loro passioni sono la lussuria e la licenziosità confuse con l’amore.
    E ‘opinione diffusa che il mondo ha fatto ingiustizia a questo grande scrittore.

    L’emozione volubile umana ed immatura che è chiamato amore.

    L’Usignolo e la Rosa

    – Ha detto che ballerà con me se le porterò delle rose rosse – si lamentava il giovane Studente – ma in tutto il mio giardino non c’è una sola rosa rossa.
    Dal suo nido nella quercia lo ascoltò l’Usignolo, e guardò attraverso le foglie, e si meravigliò:
    – Non ho una rosa rossa in tutto il mio giardino! – si lamentava lo Studente, e i suoi begli occhi erano pieni di lacrime.
    – Ah, da qual sciocchezze dipende la felicità! Ho letto gli scritti di tutti i sapienti, conosco tutti i segreti della filosofia, ciononostante la mancanza di una rosa rossa sconvolge la mia vita!
    – Ecco finalmente un vero innamorato – disse l’Usignolo. – Notte dopo notte ho cantato di lui, nonostante non lo conoscessi: notte dopo notte ho favoleggiato la sua storia alle stelle, e ora lo vedo. I suoi capelli sono scuri come i boccoli del giacinto, e le sue labbra sono rosse come la rosa del suo desiderio; la sofferenza ha reso il suo volto simile a pallido avorio e il dolore gli ha impresso il suo sigillo sulla fronte.
    – Il Principe da un ballo domani sera – sibilava il giovane Studente – e la mia amata vi andrà. Se le porterò una rosa rossa ballerà con me fino all’alba. Se le porterò una rosa rossa la terrò fra le mie braccia ed ella piegherà il capo sulla mia spalla, e la mia mano stringerà la sua. Ma non c’è una rosa rossa in tutto il mio giardino, e così io siederò solo, ed ella passerà dinnanzi a me senza fermarsi. Non avrà nessuna cura di me. E il mio cuore si farà a pezzi.
    – Ecco certamente un vero innamorato – disse l‘Usignolo. – Ciò che io canto, egli lo patisce, ciò che per me è gioia, per lui è pena. Davvero l’Amore è una cosa straordinaria. È più prezioso degli smeraldi e degli splendidi opali. Perle e granati non possono comperarlo, e non è in vendita sulla piazza del mercato. Non possono comprarlo i mercanti, né pesarlo le bilance dell’oro.
    – I musicanti siederanno nella galleria – proferiva il giovane Studente – e suoneranno i loro strumenti, e la mia amata ballerà al suono dell’arpa e del violino. Ballerà così leggera che i suoi piedi non toccheranno intorno. Ma con me non danzerà, perché io non ho una rosa rossa da offrirle e si gettò sull’erba, si chiuse il volto tra le mani, e versò lacrime.
    – Perché piange? – chiese la Farfalla, che piroettava qua e là inseguendo un raggio di sole.
    – Già, perché? – sussurrò una Pratolina al suo vicino, con voce sommessa e tenera.
    – Piange per una rosa rossa – disse l’Usignolo.
    – Per una rosa rossa! – esclamarono quelli. – Che ridicolaggine! – e il Ramarro, che era un po’ sprezzante, rise di gusto.
    Ma l’Usignolo comprendeva il segreto dolore dello Studente, e restava taciturno sulla quercia, a pensare sul mistero dell’Amore. D’improvviso distese le sue brune ali e volò, si librò nell’aria. Passò attraverso il boschetto come un’ombra, e come un’ombra svolazzò sul giardino. Al centro dell’aiuola erbosa s’ergeva un bellissimo Rosaio, e non appena l’Usignolo lo vide volò sopra di lui e si posò su un ramo.
    – Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
    Ma il Rosaio scosse il capo.
    – Le mie rose sono bianche – ribatté – bianche come vuole la schiuma del mare, e più bianche della neve sulla montagna. Ma va da mio fratello che cresce accanto all’antica meridiana, e forse ti darà quel che desideri.
    Allora l’Usignolo volò sul Rosario che germogliava accanto all’antica meridiana.
    – Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
    Ma il Rosario scosse il capo.
    – Le mie rose sono gialle – affermò – gialle come i capelli della sirena che siede sopra un trono d’ambra, e più gialle del narciso che sboccia nel prato prima che il mietitore giunga con la sua falce. Ma va da mio fratello che germoglia sotto la finestra delle Studente, e forse ti darà quel che desideri.
    Allora l’Usignolo volò sul Rosaio che cresceva sotto la finestra dello Studente.
    – Dammi una rosa rossa – supplicò – e ti canterò la mia canzone più dolce.
    Ma il Rosario scosse il capo.
    – Le mie rose sono rosse – rispose – rosse come i piedi della colomba, e più rosse dei grandi ventagli di corallo che oscillano nelle grotte degli oceani. Ma l’inverno ha ghiacciato le mie vene e il gelo ha dilaniato i miei boccioli, e l’uragano ha spezzato i miei rami, e non avrò più rose quest’anno.
    – Una sola rosa rossa è tutto ciò che ti chiedo! – urlò l’Usignolo. – Non c’è proprio nessun sistema per averla?
    – Un modo c’è – rispose il Rosario – ma è terribile che non ho il coraggio dirtelo.
    – Dimmelo – implorò l’Usignolo – io non ho paura.
    – Se vuoi una rosa rossa – disse il Rosaio – sei costretto formarla con la musica al lume della luna, e colorarla col sangue del tuo cuore. Devi cantare per me col petto contro una spina. Tutta la notte devi cantare per me, e la spina deve trafiggere il tuo cuore, e il tuo sangue vivo deve scendere nelle mie vene e diventare mio.
    – La morte è un prezzo alto da pagare per una rosa rossa – si dolse l’Usignolo – e la vita è così cara a tutti. È dolce tardare nel bosco verde, e ammirare il Sole nel cocchio d’oro, e la luna nel suo cocchio d’argento. Dolce è il profumo della vitalba, e dolci le campanule azzurre che si celano nella valle, e l’erica che fiorisce sul colle. Ma l’Amore è più prezioso della Vita, e cos’è mai il cuore di un uccellino equiparato al cuore di un uomo?
    Così piegò le ali brune nel volo, e si librò nell’aria. Passò attraverso il giardino come un’ombra, e come un’ombra volò sopra il boschetto. Lo Studente era ancora steso nell’erba, là dove lo aveva lasciato, e il pianto non s’era ancora rasciugato dai suoi occhi.
    – Sii felice – gli urlò l’Usignolo. – Sii felice! Avrai la tua rosa rossa! Io la formerò con la musica al lume della luna, e la colorerò col sangue del mio cuore. Tutto ciò che ti chiedo in cambio è d’essere un vero innamorato, perché l’Amore è il più giudizioso della Filosofia, per quando saggia essa sia, e il più autorevole del Potere, per quando potente esso sia. Sono color di fiamma le sue ali, color di fiamma è il suo corpo. Le sue labbra sono dolci come il miele, e simile all’incenso è il suo alito.
    Lo Studente alzò lo sguardo dall’erba e si pose ad ascoltare, ma non gli era possibile capire ciò che l’Usignolo gli diceva, dopo che capiva solo parole che sono scritte sui libri. Ma la quercia capi, e si addolorò, poiché voleva bene al piccolo Usignolo che si era costruito il nido fra i suoi rami.
    – Cantami un’ultima canzone – gli bisbigliò. – Mi sentirò molto sola quando te ne sarai andata.
    Così l’Usignolo cantò per la Quercia, e la voce era come l’acqua che si sparge gorgogliante da un’anfora d’argento. Finita che fu la canzone, lo Studente s’alzò, e trasse di tasca un taccuino e una matita.
    – Questa creatura ha stile. Disse a se stesso – è un fatto che non si può contestare, ma avrà inoltre sentimenti? Ho timore di no. In verità, è come la maggior parte degli artisti, tutta forma, nessuna lealtà. Non si offrirebbe in sacrificio per gli altri. Pensa solamente alla musica, e tutti sanno che l’arte è egoista. Bisogna in ogni modo ammettere che ha note incantevoli nella sua voce. Peccato che non significano nulla, e non abbiamo alcun’utilità pratica. E andò in camera, e si stese sul suo piccolo letto, e cominciò nuovamente a pensare alla sua amata, e dopo un po’ di tempo, s’addormentò. E quando la Luna spiccò nei cieli l’Usignolo volò dal Rosaio, e pose il suo petto contro la spina. Tutta la notte cantò col petto contro la spina, e la fredda Luna di cristallo si chinò ad udirlo. Tutta la notte cantò, e la spina si spingeva sempre più profonda nel suo petto, e il suo sangue vitale fluiva da lui. Prima cantò dell’amore che germoglia nel cuore di un fanciullo e di una fanciulla. E sul ramo più alto del Rosaio fiorì una rosa magnifica, petalo dopo petalo come nota dopo nota. Pallida era in un primo momento, come la nebbia sospesa sul fiume, pallida come le orme del mattino, e argentea come le ali dell’alba. Come l’ombra di una rosa in uno specchio rosa che fioriva sul ramo più alto del Rosaio. Ma il Rosaio urlava all’Usignolo di premere più forte sulla spina.
    – Premi più forte, piccolo Usignolo – urlava il Rosario – o il Giorno spunterà prima che la rosa sia completata.
    Così l’Usignolo premette più forte sulla spina, e più forte si fece il suo canto, esseri che cantava il venire al mondo della passione nell’anima di un uomo e di una donna. Una tenue striatura rosea si sparse nei petali del fiore, simile al rossore che si spande sul volto dello sposo quando bacia le labbra della sposa. Ma la spina non era giunta al cuore dell’uccellino, e il cuore della rosa restava bianco, perché solo il sangue del cuore di un Usignolo può invermigliare il cuore di una rosa. E il Rosario urlava all’Usignolo di premere più forte sulla spina.
    – Premi più forte, piccolo Usignolo, o il giorno spunterà prima che la rosa sia completata.
    Così l’Usignolo premette più forte sulla spina, e la spina gli toccò il cuore, e un violento spasimo di dolore lo trafisse. Più e più penoso era il dolore, e più e più selvaggio si faceva il canto, poiché ora cantava dell’Amore che è reso perfetto dalla Morte, e dell’Amore che non muore nella tomba. E la stupenda rosa diventò vermiglia, come la rosa del cielo d’Oriente. Vermiglia la fascia dei petali intorno alla corolla, e vermiglio come il rubino era il suo cuore. Ma la voce dell’Usignolo si fece più debole, e le sue piccole ali iniziarono a sbattere, e un velo discese suoi occhi. Più e più debole si fece il suo canto, e qualche cosa lo soffocava in gola come un pianto convulso. Allora proruppe in un ultimo slancio di musica. La bianca Luna lo ascoltò, e dimenticò l’alba, ed esitò nel cielo. La rosa rossa lo udì, e fremé tutta d’estasi, e aprì i suoi petali alla fredda aria del mattino. L’eco e il ripetè nel suo antro color porpora sui colli, e risvegliò dai loro sogni i pastori dormienti. Ondeggiò fra i giunchi del fiume, ed essi portarono il suo messaggio al mare.
    – Guarda! Guarda! – gridò il Rosario – la rosa è perfetta, ora!
    Ma l’Usignolo non rispose, perché stava steso morto nell’erba alta, con la spina nel cuore. A mezzogiorno lo Studente aprì la finestra e guardo fuori.
    – Che sbalorditivo colpo di fortuna! – disse con enfasi. – Una rosa rossa! Non ho mai visto una rosa come questa in tutta la mia vita. È così bella che senza dubbio avrà un lungo nome latino – si sporse, e la colse.
    Poi si mise il cappello, e corse a casa del Professore con la rosa in mano. La figlia del Professore sedeva in veranda, aggomitolando della seta azzurra su un arcolaio, e il suo cagnolino le stava disteso ai piedi.
    – Avevate promesso di ballare con me se vi avessi portato una rosa rossa – urlò lo Studente – ecco la rosa più rossa di tutto il mondo. La porterete stasera sul cuore e mentre danzeremo insieme vi dichiarerà quando vi amo.
    Ma la ragazza corrugò la fronte.
    – Temo che non sia adattata al mio vestito – rispose – e poi, il nipote del Ciambellano mi ha mandato in dono dei gioielli veri, e tutti sanno che i gioielli valgono più dei fiori.
    – In fede mia, siete davvero un’ingrata! – disse lo Studente in un impeto d’ira; e gettò la rosa giù nella strada, ed essa cadde in un rivoletto, e la ruota di un carro vi passò sopra.
    – Ingrata io? – ripetè la ragazza. – Ebbene, voi sapete che cosa siete? Un grande screanzato, in fondo, né più né meno che un semplice Studente. E non credo neppure che abbiate delle fibbie d’argento sulle scarpe come il nipote del Ciambellano.
    E s’alzò dalla sedia ed entrò in casa.
    – Che balordaggine è l’Amore! – disse lo Studente andandosene. – Non è utile neppure la metà della Logica, perché non esprime nulla, promette sempre cose che non si concretizzano e fa credere in cose che non sono vere. In effetti, non è per niente pratico, e siccome nel tempo in cui viviamo la praticità è tutto, tornerò alla Filosofia e studierò la Metafisica.
    Così si chiuse dentro nella sua stanza, prese lo dallo scaffale un vecchio libro polveroso, e si mise a leggere.

    Oscar Wilde

  5. Infatti, Anna…, l’Amore dell’usignolo non è umano: è divino! Si concede senza chiedere niente in cambio. E’ insondabile con gli unici strumenti di cui dispone l’uomo.
    Quello che non merita l’attenzione di tutte… le creature del mare, della terra e dell’aria è la conclusione a cui arriva lo Studente in merito all’utilità dell’Amore: è come far passare per dato certo che l’uva è acerba soltanto perchè la Volpe non riesce a “coglierla”. Per me non ci crede nemmeno lui. Perchè dovremmo crederci noi? Ha fatto bene, quello studente, a tornare a ripetere la Filosofia e la Metafisica. Il suo professore lo avrebbe rimandato.

  6. Amore
    Amore è un uccello che non esiste.
    Eppure, ne ascolto il canto
    che senza posa si leva al cielo.
    Eppure
    il mio andare è l’ombra del suo volare
    sui suoli.

    di
    Vesna Krmpotic

  7. X Val x Mel
    La sublimazione della libido è la scelta razionale dello studente di Wilde; la poetessa croata, invece, non si arrende, essenziale, perfetta sintesi in questo post, la sua lirica: l’Amore è un costante “sentire” ed “inseguire” per l’anima sensibile, che tuttavia è consapevole di non poterLo mai raggiungere…
    Ciao!

  8. X Anna
    Ho i miei dubbi che lo Studente in questione abbia sublimato l’Amore, se lo confonde con la libido: altresì ho i miei dubbi che abbia capito cosa fare per sublimare la libido, se reagisce, al rifiuto della ragazza, “schermendosi”. Non è una scelta razionale, la sua, ma comprensibile. Mentre l’usignolo e la rosa sono il vero nodo da sciogliere, lo Studente sposta l’attenzione.

    La poetessa croata ha fatto la sintesi perfetta di cosa significhi sublimare l’Amore: esserne l’ombra, rendere tangibile qualcosa di astratto con il proprio canto ed il proprio andare.

  9. META’ FISICA
    D’AMORE
    . .

    Baci. 😉

  10. Ciao Patrizia 🙂 ! Ciao Valeria 😉 …. anche tu hai seguito il corso del Professor Tommaselli 😀 ! …..ma che scoiattoli ci sono all’Idroscalo ?!!! !! ! !!! 😀 😉

  11. Buona domenica Prof Gabriele,
    buona domenica a tuttti
    😉


  12. saluti!!!!!!!

  13. Buona domenica anche a te, cara Patrizia 🙂

  14. …E’ vero, Emanuele…
    Grandi compagni di viaggio, gli Scoiattoli:

    —————————————————————————————–

  15. L’amore pensato (di Max Gazzè)
    (Si ringrazia: http://angolotesti.leonardo.it/M/testi_canzoni_max_gazze_880/testo_canzone_lamore_pensato_28413.html )

    Un giorno apriremo una porta d’entrata
    tu bianca e fatata sarai la mia luce
    io nuovo marito o compagno d’altare
    quel giorno speciale Daniela velluto di cuore e di mani
    finiti gli esami fu preda del luglio
    e quando in settembre partimmo da Roma
    col sole e la luna per noi
    sognavi di avere quel sorriso in tasca
    che ho visto su vele in burrasca
    il folle volere voglia di andare
    sconfigger la noia col dare
    che fare o non fare
    Daniela non sfoglia mensili arretrati
    caduta all’impiedi da un mio “sono pronto”
    urlatole a stento da sotto la doccia
    per salvare la faccia
    perchè stiamo insieme che cosa ci lega
    chi ci pensa nel miele annega

    Di santa pazienza e molto stupore
    ma senza pudore tre dubbi di vita
    amore in salita due figli o due figlie
    ed un puzzle da mille
    le poche parole lanciate nel mucchio
    sassate su specchio che crepan silenzi
    o timidi assensi col cenno del capo
    e un bacio non dato
    l’amore pensato

    Daniela che sfoglia mensili arretrati
    caduta all’impiedi da un mio “sono pronto”
    urlatole a stento da sotto la doccia
    per salvare la faccia
    perchè stiamo insieme che cosa ci lega
    chi ci pensa nel miele annega

    L’uomo che ama si dibatte in un lago salato asciugato dal sole
    e non prega ma danza silenziosa presenza agitata che
    nessuna musica nota ci spiega perchè un suono è speranza
    ma quest’uomo la nega e appigliandosi invano a un amore pensato
    [annega]

    (Daniela dove sei rispondimi se puoi Daniela cosa vuoi cosa ci lega ormai)

  16. Una Lagna Napoletana, ma ogni tanto si può.

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