Poeta, nel tramonto

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza… Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole… Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Antonio Machado

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5 Risposte

  1. Buon Giorno Carissimo Prof. Gabriele 😀

    Secondo i dettami del Grandioso Interstellare essere Don Juan Matus, ed anche per quella già provata/sperimentata riscoperta scientifica tecnologia interiore , anche il tramonto è un portale spazio/temporale verso altre realtà…. Quindi ogni ispirativo poeta, attraverso questa porta infra dimensionale può veramente ritrovare la sua anima, . ma prima deve andare oltre le parole per riscoprire la scienza arcana che è stata celata alla conoscenza ordinaria per essere invece un vero libero strumento per ogni vero ricercatore d’anima

    Se subbiamo un attacco esterno , diciamo di natura batterica/virale o allergica che sia , il corpo biologico/istintivo reagisce mostrando da fuori quel calore febbrile necessario a combattere ogni male. Così si mostrano i sentimenti interiori ad ogni ispirativo poeta che contempla ogni cosa…. Così come la febbre spesso non viene capita e spesso anche mal curata (come per es. nelle fasi della crescita ), spesso e soprattutto le parole di ogni piccolo/grande poeta Sono messaggi dell’anima che ci vogliono dire qualcosa che oltrepassa le parole stesse. Bisogna solo focalizzarsi nel cuore per capirle solo con il cuore escludendo/azzittendo assolutamente la mente….

  2. Altrimenti per quanto belle/sublimi esse siano, rimangano solo sentimentali parole che parlano della superficie dell’essere e non dell’essere interiore

  3. Uso la stessa chiave con cui faccio la parafri del PARACELSO di Jung, del mio Neruda e del mio E.A. Poe.

    …Per esempio il tramonto delle proprie certezze, insieme alle forme e costruzioni che fino a quel momento sono valse come risposta ai grandi misteri: è quello il momento in cui la Storia individuale “bacia” la Storia dell’Umanità sull’orizzonte. E’ l’incontro con il Padre…
    E’ il momento propizio alla nascita di una nuova COSTELLAZIONE INTERIORE, per cui tutte le divinità spodestate ricadono sull’uomo, che non ha coscienza di un altro ordine: nella sua mente le Immagini originarie, gli Archetipi che raffigurano quelle divinità, appaiono in forma autoctona, fuori d’ogni rapporto di Tempo e di Spazio (“…e la notte che giunge, e l’amarezza della distanza…”).
    Il tramonto di tutte le certezze è soprattutto il momento in cui l’esperienza interiore diviene un aspetto vivente della natura e l’uomo “sente” se stesso e il suo dolore, che lo informa di cosa ha bisogno. (In questo momento di profonda trasformazione, la caduta nell’abisso gli sarà impedita dal suo profondo legame ai “beni tradizionali”; se sopravviverà al tramonto l’Uomo Interiore trasfigurerà con nuova luce anch’essi.)

  4. Non era “parafrii”, ma “parafrasi”.

  5. POETI

    Personaggi squilibrati,
    inutili cercatori di gloria e di consensi,
    cacciatori di pensieri,
    catalogatori di sensazioni,
    di perdizioni,
    di ansie,
    di sgomenti.
    Inseguitori instancabili
    d’una pace vanamente cercata,
    pugnalatori della violenza
    e della guerra.
    Falsi profeti di una umanità
    imperfetta,
    confusa e ammucchiata
    in luride cantine
    dove l’odor acre del fumo
    si confonde con il lezzo dei locali
    e con l’urlo sguaiato delle locandiere.
    Frequentatori squallidi di bordelli,
    collezionatori di blenarrogie e di lue,
    seminatori di inutili parole,
    affamati senza speranza,
    illusi senza futuro.
    Barboni arrotolati nei cartoni,
    con i manoscritti per cuscini,
    che nessun contemporaneo mai leggerà,
    che nessun critico mai commenterà,
    che nessun editore pubblicherà.
    Morti assiderati nella notte,
    nel disgusto collettivo,
    nell’oblio più profondo.
    E poi cent’anni dopo
    l’inutile enfasi dei vostri scritti,
    osannati,
    interpretati,
    riscoperti,
    che producono ricchezza
    agli eredi di chi vi ha ignorato,
    ai critici che non vi hanno commentato,
    agli editori che vi hanno snobbato,
    ai librai che vi hanno deriso
    e regalato solo miseria e disprezzo.

    Salvatore Armando Santoro
    (Boccheggiano 27.3.08 17:35)

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