Vi aspetto OGGI….

Carissimi, domani, giovedì 1 marzo,

vi aspetto alla presentazione del mio libro

“Tu chiamale se vuoi coincidenze” (Lepre edizioni)

ore 19.00 presso la libreria Assaggi, Via degli Etruschi n. 4 Roma (zona San Lorenzo)

Brindisi per tutti

Un genitore saggio

“Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. E’ bene che una volta ogni tanto si brucino le dita”.
 
Gandhi

In margine al sentiero un giorno ci sediamo.

 In margine al sentiero un giorno ci sediamo.
Tempo è la nostra vita, e nostro unico affanno
le pose disperate in cui per aspettare
ci atteggiamo… Ma Lei non mancherà al convegno.

Antonio Machado

L’inazione

“Come il ferro in disuso arrugginisce, così l’inazione sciupa l’intelletto”
 
Leonardo Da Vinci

La solitudine

La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta: Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole”.

Carl Gustav Jung

Nostalgia

 
Nazim Hikmet

Il sabato del Villaggio

 La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch’ebbe compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
Giù da’ colli e da’ tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s’affretta, e s’adopra
Di Fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che percorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio: stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vò; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi

Comico

“Non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano”.
 
Henri-Louis Bergson
 
 

Per Laura

… anche se tu non lo sai, te la dedica il tuo papà

Io sono qui…
ti aspetto qui

Oltre il buio mi vedrai
Saprò difenderti..
proteggerti e non stancarmi mai

 

Dormi e si vedrà
Ti sentirai accarezzar
Ti penso e cambia il mondo

Ma so che cambia il mondo se al mondo sto con te

 

Aspettando la primavera

(John William Waterhouse, Battuta dai venti, 1902)

Canzone d’aprile

 Fantasma tu giungi,
tu parti mistero.
Venisti, o di lungi?
Ché lega già il pero,
fiorisce il cotogno
laggiù.
Di cincie e fringuelli
risuona la ripa.
Sei tu tra gli ornelli,
sei tu tra la stipa?
Ombra! Anima! Sogno!
Sei tu…?
Ogni anno a te grido
con palpito nuovo.
Tu giungi: sorrido;
tu parti: mi trovo
due lagrime amare
di più.
Quest’anno… oh! Quest’anno,
la gioia vien teco:
già l’odo, o m’inganno,
quell’eco dell’eco;
già t’odo cantare
Cu… cu.

Giovanni Pascoli

Amore e possesso

“Si ama solo ciò che non si possiede del tutto”.
 
Marcel Proust

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto
.

Eugenio Montale

Amore impossibile

Sul lavoro

 
“Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi”.
 
Joseph Conrad

Memoria d’amore

Non c’è rondine

Non c’è rondine
ma la primavera è piena.
Un merlo frescheggia
nell’orto e dai campi
le allodole
riempiono di canti
l’aria. Ascoltare
è come se pregassi.

(Primo Mazzolari)

ringraziando Melusina che ce l’ha inviata…

Le cose migliori sono sotto gli occhi…

In quanti pezzi dobbiamo dividerci
prima di arrivare a non riconoscerci più?
Sai che le cose si possono trasformare anche senza doverle rovinare?
Ma non vuoi, ma tu non puoi
E ti cerco e non ci sei
Ti guasti e non lo sai
Le cose migliori son proprio sotto agli occhi ma tu non le vedi ti sposti e non le tocchi
Se non mi tieni scivolo via
E ti cerco e non ci sei
Ti guasti e non lo sai
Se non mi tieni scivolo via
E ti cerco e non ci sei
E mi guasto e tu lo sai

La Notte…


La notte

Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare perché mi porto un dolore che sale che sale
Si ferma sulle ginocchia che tremano e so perché
E non arresta la corsa lui non si vuole fermare perché è un dolore che sale che sale e fa male
Ora è allo stomaco fegato vomito fingo ma c’è
E quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci l’amore continuerà
Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare
Ma c’è il dolore che sale che sa e e fa male
Arriva al cuore lo picchiare più forte di me
Prosegue nella sua corsa si prende quello che resta
Ed in un attimo mi scoppia la testa
Vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è
E sale e accende gli occhi il sole adesso dov’è
Mentre il dolore sul foglio è seduto qui accanto a me
Che le parole nell’aria sono parole a metà
Ma queste sono già scritte e il tempo non passerà
Ma quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci l’amore continuerà
E quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci l’amore continuerà

Nebbia

 

Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
su l’alba, da’ lampi notturni e da’ crolli d’aeree frane.
Nascondi le cose lontane, nascondimi quello ch’è morto.
Ch’io veda soltanto la siepe dell’orto, la mura ch’ha piene le crepe di valeriane.
Nascondi le cose lontane: le cose son ebbre di pianto.
Ch’io veda i due peschi, i due meli, soltanto, che dànno i soavi lor mieli pel nero mio pane.
Nascondi le cose lontane che vogliono ch’ami e che vada.
Ch’io veda là solo quel bianco di strada, che un giorno ho da fare tra stanco don don di campane…
Nascondi le cose lontane, nascondile, involale al volo del cuore.
Ch’io veda il cipresso

“Orientata su di te”

Amiche e amici,

oggi ascoltiamo questa lirica del poeta Paul Celan. Nato nel 1920 a Czernowitz, in Bucovina (regione tra la Romania e l’Ucraina), morì suicida nel 1970 a Parigi dove, scampato all’Olocausto, si era stabilito nel 1948…

Orientata su di te

Orientata su di te
la mia anima
ti sente tumultuare
temporalesca,

nella fossetta del tuo collo
la mia stella apprende
come si sprofonda e ci s’invera,

io la ripesco con le dita –
vieni, spiegati con lei, oggi stesso.

Buona domenica a tutti voi

Demoni e meraviglie

 Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di gia’ si e’ ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di gia’ si e’ ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.

Jacques Prévert

Il giudizio

“Credendo a se stesso, l’uomo si espone sempre al giudizio della gente, credendo agli altri ha sempre l’approvazione di chi lo circonda”.
 
Lev Tolstoj

In memoria dell’eroico furore

Oggi è il 17 febbraio… non dimentichiamolo mai…

 

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
che desti la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud leva i tuoi occhi indelebili,
da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso o i tuoi passi,
non voglio che muoia la mia eredità d’allegria,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi in mia assenza come in una casa.

È una casa tanto grande l’assenza
che v’entrerai traverso i muri
e appenderai i quadri all’aria.

È una casa tanto trasparente l’assenza
che senza vita ti vedrò vivere
e se soffri, amor mio, morirò un’altra volta.

Pablo Neruda

Le donne di Giovanni Boldini

(Giovanni Boldini, Ritratto Mlle. Lantelme, 1907)

Follia

“Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale”.

Edgar Allan Poe

Chi vuol conoscer, donne, il mio signore

Chi vuol conoscer, donne, il mio signore,
miri un signor di vago e dolce aspetto,
giovane d’anni e vecchio d’intelletto,
imagin de la gloria e del valore:
di pelo biondo, e di vivo colore,
di persona alta e spazioso petto,
e finalmente in ogni opra perfetto,
fuor ch’un poco (oimè lassa! ) empio in amore.
E chi vuol poi conoscer me, rimiri
una donna in effetti ed in sembiante
imagin de la morte e dè martiri,
un albergo di fé salda e costante,
una, che, perché pianga, arda e sospiri,
non fa pietoso il suo crudel amante.

Gaspara Stampa

Dal diaro di Sylvia Plath

“Pensa. Ne sei capace. Sopratutto non devi fuggire nel sonno-dimenticare i dettagli – ignorare i problemi – costruire barriere fra te e il mondo e le allegre ragazze brillanti – ti prego, pensa, svegliati. Credi in qualche forza benefica al di fuori del tuo io limitato. Signore, signore, signore: dove sei? Ti voglio, ho bisogno di te: di credere in te e nell’amore e nell’umanità…”

Sylvia Plath

L’anima e la scatola

 
“Chiudere un’anima in uno scatolone buio non è giusto. E’ quello che accade quando muori, ma finché vivi, finché ti resta dentro un po’ di energia, hai l’obbligo verso te stesso e verso tutto quanto c’è di più sacro al mondo di non cedere a queste umiliazioni”.
 

Seminatore al tramonto

(Vincent Van Gogh, Seminatore al tramonto, 1888)

Porto dentro il mio cuore

 

Porto dentro il mio cuore,
come un cofanetto pieno che non si può chiudere,
tutti i luoghi dove sono stato,
tutti i porti a cui sono arrivato,
tutti i paesaggi che ho visto da finestre o da oblò,
o dai ponti di poppa delle navi, sognando,
e tutto questo, che è tanto, è poco per quello che voglio.

Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato…
Ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi…
Ho fatto esperienza di più sensazioni
di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, sempre qualcosa mi mancava,
e la vita sempre mi afflisse, sempre fu poco, e io infelice.

Non so se la vita è poco o è molto per me.
Non so se sento troppo o poco, non so
Se mi manca lo scrupolo spirituale, il punto di
Appoggio dell’intelligenza,
la consanguineità con il mistero delle cose, scossa
ai contatti, sangue sotto i colpi, fremito ai rumori,
o se un altro significato più comodo e felice c’è per questo.
Sia come si vuole, era meglio non essere nato,
perché , per quanto interessante in ogni momento,
la vita finisce per dolere, nauseare,
tagliare, radere, stridere,
a dar voglia di urlare, saltare, restare per terra, uscire
fuori da tutte le case, da tutte le logiche
e da tutte le pensiline,
e andare a essere selvaggi verso la morte fra alberi e oblii,
fra cadute, e pericoli e assenza del domani,
e tutto ciò dovrebbe essere un’altra cosa
più vicina a ciò che penso,
a ciò che penso o sento, che non so nemmeno
cosa sia, oh vita.

Fernando Pessoa

Amore e comodità

“Avevano appena festeggiato le nozze d’oro e non sapevano passare neppure un istante l’una senza l’altro, o senza pensare l’una all’altro, e più rincrudiva la vecchiaia meno lo sapevano. Né lui né lei potevano dire se questa servitù reciproca si fondasse sull’amore o sulla comodità, ma non se l’erano mai domandato con la mano sul cuore, perché entrambi preferivano da sempre ignorare la risposta”.

Gabriel Garcia Marquez da “L’amore ai tempi del colera” 

Lacrime

Chi ha da fare non ha tempo per le lacrime”.

Albert Einstein

 

Disperazione

(Kirill Vikentievitch Lemokh,  Morte di un padre in un isba, 1887)

Cade la neve

 

Sui campi e su le strade,
silenziosa e lieve,
volteggiando, la neve
cade.

 

Danza la falda bianca
ne l’ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa,
stanca.

 

In mille immote forme,
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini,
dorme.

 

Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblìo profondo,
indifferente il mondo
tace.

Ada Negri

 

 

Paesaggio innevato con corvi

(Charles-François Daubigny, La neve, 1873)

Il “popolo di sogni”

Sopra: Jacopo Tintoretto, “L’origine della Via Lattea”, 1575-80.

Per Pitagora le anime sono «popolo di sogni» che, egli dice, si riuniscono nella Via Lattea, cosi chiamata dalle anime che, quando cadono nella generazione, si nutrono di latte. Per questo chi evoca le anime offre loro libagioni di miele mescolato a latte: perche attratte dal piacere esse giungono alla generazione, e il latte compare naturalmente insieme al loro concepimento.

Da L’antro delle Ninfe di Porfirio

Edvard Munch, “Sera sul viale Karl Johan”, 1892