La città

Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

Costantino Kavafis

8 Risposte

  1. Si, si, eccome. Senz’altro. Ma io amo le città degli altri, grandi piene di gente, dove essere Anonima finalmente, in braccio alla folla parlante mi lascio trasportare come una foglia vagante o come la piuma di un cuscino caduta da in balcone o come una gomitata sbadata che mi svegli dal sonno e mi dica “ahjó” ma che maleducati in città..non ti guarda nessuno…eppure amo le città…i caffè all’aperto con le insalate di crostini minuscoli di Paris, o le mozzarelline ine ine di una Roma immensa, o quelle strane calze a rete di una donna indiana sulla metropolitana di London serissima ed esotica come il tè serissimo ed esotico, quei giovani erbivori scandinavi stesi al primo sole come se fossero lucertole di luce striati maglioncini educati piercings confusi negli educati tappi di birra tra il granito che affiora, amo le città catalane e la loro veemenza, sono catalano sono catalano cantano tutti ad ogni piccola seppia imbottita, non amo La Città dei Forni , creata per distruggere, andai cercando se vi fosse mai stato qualche mio parente, l’ho trovata, si chiamava M. , ma non Maria, un nome più particolare, guarda caso somiglia a “mappina” c’è anche una foto nel database, ecco lì l’anonimato era fabbrica di morte, dolce signora M. , se avessi avuto una figlia, l’avrei senz’altro chiamata col tuo nome, in tuo ricordo, non anonimo mai il ricordo, ma comunque amo la città, continuo ad amare le città, purchè sia una scelta.

  2. “Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.” (William Blake)

    …sono affari dei Bambini, dico io, dei Folli, dei Poeti, degli Esseri Cipolla, in una parola, del Femminile… che coltiva il Presente e lo impasta nel Pane: a chi ha perso il contatto con il presente rimane “l’idiozia della perfezione”, che cedo senza rimpianti, e la percezione distorta che un attimo di pace sia ricattabile. (Colgo l’occasione per salutare tutta la Banda Bassotti! Non è al completo, ma quando leggo Map, mi tranquillizzo 😀 )

  3. In lode di mia sorella (di W. S., che non è il William, ma è la Wislava!)

    Mia sorella non scrive poesie,
    né penso che si metterà a scrivere poesie.
    Ha preso dalla madre, che non scriveva poesie,
    e dal padre, che anche lui non scriveva poesie.
    Sotto il tetto di mia sorella mi sento sicura:
    suo marito mai e poi mai scriverebbe poesie.
    E anche se ciò suona ripetitivo come una litania,
    nessuno dei miei parenti scrive poesie.

    Nei suoi cassetti non ci sono vecchie poesie,
    né ce n’è di recenti nella sua borsetta.
    E quando mia sorella mi invita a pranzo,
    so che non ha intenzione di leggermi poesie.
    Fa minestre squisite senza secondi fini,
    e il suo caffè non si rovescia su manoscritti.

    In molte famiglie nessuno scrive poesie,
    ma se accade – è raro che sia uno solo.
    A volte la poesia scende a cascate per generazioni,
    creando gorghi pericolosi nel mutuo sentire (e qualche figlio si nasconde dietro ad una mamma!)

    Mia sorella pratica una discreta prosa orale,
    e tutta la sua opera scritta consiste in cartoline
    il cui testo promette la stessa cosa ogni anno:
    che al ritorno dalle vacanze
    tutto quanto
    tutto
    tutto racconterà.

  4. Cara Map,
    che parole commoventi e al tempo stesso colme di speranza gioiosa…

  5. Cara Valeria,
    ti invio abbracci circolari!

  6. A volte la poesia scende a cascate per generazioni,
    creando gorghi pericolosi nel mutuo sentire (e qualche figlio si nasconde dietro ad una mamma!)

    …hai proprio ragione, gorghi pericolosi e lampanti… come questi!

  7. “(e qualche figlio si nasconde dietro ad una mamma!)”: gorgo pericolosissimo!!! Ma è anche vero che quello stesso “mutuo sentire” può favorirne il sereno districarsi in un essere nuovo e autonomo dalle risorse materne… 😀

    Baci

  8. Come amo la mia piccola/grande arieggiata casetta di collina alle falde di una sempre fumante Etna. Come amo il mio prateo giardino ed i fiori le piante e gli alberi che ho piantato, ed ora sono maestosamente amorevolmente adornati anche dal dolce risvegliante cinguettio che all’unisono si fonde con quello delle mie assai produttive libere sazie galline. Un canto, quasi a ricordarmi e a scandire il tempo in cui si risveglieranno al sole del primo mattino le mie bellissime piccole, giovani ed anche vecchie tartarughe che insieme danzeranno con tanti animaletti; non amo nessuna città di questo mondo 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...