Natale

La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.
Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po’ tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di vetro.
Lungi nel tempo, e vicino
nel sogno (pianto e mistero)
c’è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.

Guido Gozzano

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8 Risposte

  1. Ho nel cuore un presepe globale, inteso come grembo psichico dell’Umanità…

    “Ho nel cuore un presepe
    senz’angeli a volo,
    con solo…con solo
    un vagito di bimbo.
    Non voglio pastori,
    né greggi sui monti,
    ma un mazzo di cuori e pupille
    di volti africani,
    cinesi ed indiani.
    Ho nel cuore
    un presepe da nulla;
    una culla
    un bimbo sconsolato,
    un pellirossa a lato
    che lo scalda col fiato,
    e poi, con aria tranquilla,
    un moretto lo ninna.
    E il bimbo Gesù
    non piange più.”

  2. x il prof e x tutti i viaggiatori del blog,

    A U G U R I !!!!!!!!!!!!

    cosa ne dce prof.postrei aspettare lla Nascita
    nel quadro di Hopperh che come una moderna “capanna ” nellla notte urbana ospita una coppia, e pure 2 “pastori”.
    Il tempo notturno mi pare sospeso iilluminato da un chiarore che forse le luci industriali non hanno…..
    insomma c’è un silenzio che prelude a qualcosa e…. visto che siamo alla viglilia di Natale.

    saluti e auguri di nuovo a tutti
    patrizia

    .

  3. Cara Patrizia, la tua idea di presepe urbano mi piace molto. Ed è vero, il quadro rimanda all’attesa che succeda qualcosa da un momento all’altro. Ciò che desiderano coloro che di notte, invece di dormire, si mettono “in viaggio”. Baci e auguri!

  4. Le ciaramelle

    di Giovanni Pascoli
    Tratto dalla raccolta di poesie
    I canti di Castelvecchio

    Udii tra il sonno le ciaramelle,
    ho udito un suono di ninne nanne.
    Ci sono in cielo tutte le stelle,
    ci sono i lumi nelle capanne.

    Sono venute dai monti oscuri
    le ciaramelle senza dir niente;
    hanno destata ne’ suoi tuguri
    tutta la buona povera gente.

    Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
    accende il lume sotto la trave;
    sanno quei lumi d’ombra e sbadiglio,
    di cauti passi, di voce grave.

    Le pie lucerne brillano intorno,
    là nella casa, qua su la siepe:
    sembra la terra, prima di giorno,
    un piccoletto grande presepe.

    Nel cielo azzurro tutte le stelle
    paion restare come in attesa;
    ed ecco alzare le ciaramelle
    il loro dolce suono di chiesa;

    suono di chiesa, suono di chiostro,
    suono di casa, suono di culla,
    suono di mamma, suono del nostro
    dolce e passato pianger di nulla.

    O ciaramelle degli anni primi,
    d’avanti il giorno, d’avanti il vero,
    or che le stelle son là sublimi,
    conscie del nostro breve mistero;

    che non ancora si pensa al pane,
    che non ancora s’accende il fuoco;
    prima del grido delle campane
    fateci dunque piangere un poco.

    Non più di nulla, sì di qualcosa,
    di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
    quel pianto grande che poi riposa,
    quel gran dolore che poi non duole;

    sopra le nuove pene sue vere
    vuol quei singulti senza ragione:
    sul suo martòro, sul suo piacere,
    vuol quelle antiche lagrime buone!

  5. Hai avuto delle belle parole per me.
    Per ora grazie, e tanti auguri.

  6. Racconto di Natale: “Amnesia: scivolare da me al sé senza barriere né interruzioni” di Valeria Luo D.A.

    – Cosa dire ancora… C’era una volta…? No, no… C’è, c’è… –
    E nel momento stesso diceva tra sé e sé che non ci sarebbe stata la guerra. – No,no, niente guerra se non è la guerra che risolve i prioblemi. –
    I bambini giocavcavano alla guerra ma non avrebbero avuto in questo modo niente di quello che avevano richiesto a Babbo Natale.
    Che tempi quelli! L’albero carico zeppo di luci, il presepe lì che sorrideva a chiunque gli si parasse davanti ed esclamava: – Che bello! –
    I bambini a fare le capriole, imbracciate le ciarbottane…no, no… erano fucili… Le loro voci si confondevano con gridolini e sputi.
    Cosa dire ancora…Erano già troppo veloci e vivevano di approvazioni; non poteva non essere così a quell’età, intorno gli undici appena Iniziati.
    Che tempi!
    Il fascino canaglia della gioventù che attira a sé come il male e a cui non puoi non offrire la gola per l’ultimo eccitante morso… E la vita acquista un senso in un battito di ciglia.
    Ma chi ha stabilito un’età per essere innocenti?
    Da quella parte loro, da questa tutte le colpe erano state espiate e si espiava un treno che tardava ad arrivare. Forse la paura di cadere in nuove tentazioni, che potessero imbrattare la candida veste, aveva riaperto il limbo.
    Viste attraverso l’insofferenza, tutte le emozioni apparivano diluite con il vetriolo. Anche il panettone inzuppato nello spumante sapeva di pastorella quotidiana.
    …Le ruote della sedia cigolavano, a spasso per la stanza; qualcuno si sarebbe ricordato di dare il lubrificante. Quando entrò in scena l’elettricista, tutto sembrò più reale; anche quel presepe sorridente poteva avere problemi per una lampadina che si fulminava…
    Per quei simpatici diavoletti, invece, bisognava aspettare l’ora della nanna. Poi tutto si sarebbe spento, silenzioso, quella stanza nella pace: anche il rimpianto e l’impotenza di non riuscire a trasmettere loro la calma interiore..
    Ma quando sarebbe arrivato?…Dai, Babbo Natale, forza, sbrigati, vieni a vederli!…
    La resa dell’ultimo piccolo guerriero che girava correndo intorno al tavolo non più imbandito con abbaglianti cristalli, dissolse l’attesa febbrile.
    Un torroncino masticato e lasciato cadere dalla bocca; domani qualcuno lo avrebbe raccolto con la paletta. Povero, piccolo guerriero! Domani imparerai… O no?
    Una briciola sulle ginocchia, poi, fu la parentesi lunga, che spostò i pensieri da un capo all’altro della terra, come soltanto “El Nigno” avrebbe potuto fare…Che fare? Ti inumidisci il dito con la saliva e tenti di calamitarlo… Fatto! Riesci a portarlo fino alle labbra… Era una briciola salata. Meglio così: non è tempo di illusioni.
    Si ricomponeva soddisfatto del suo senso pratico quando dal cigolio della sua sedia capì di essere lì, ancora presente. E finalmente solo.
    Passò sopra un tovagliolo, per evitare che le ruote passassero sopra un fucile lasciato incustodito. Con la coda dell’occhio, gli prestò l’attenzione che meritava avere la causa di tanto dolore fisico. Poi puntò dritto, con una vigorosa spinta, verso il presepe che gli sorrise.
    Virata a destra e con moderata partecipazione, già era in rivoluzione… intorno al tavolo…
    Dai, che non ti vede nessuno! Vieni ora, Babbo Natale, vieni a vedermi! Ora, ora che sono vivo!… Cielo, Babbo Natale!
    Nel tentativo di arrestare il moto impazzito di quella sedia, cappottò finendo in braccio ad un pastorello.
    E’ una vita che non uso le mie gambe e nemmeno lo farò adesso!
    Nemmeno lui credette di poter essere cambiato. Ma quell’altro…

  7. … Sei arrivato, finalmente! Sono sopravvissuto per poter assistere a questo momento soltanto! Svuota il sacco, ormai ti ho scoperto! Fammi vedere che mi hai portato! Cosa dici? Parla più forte che non ti sento… Cosa?… I…son…go…acca e …cosa? Alloca? Per l’oca? Dell’Oca? Ma che gioco mi hai portato, Babbo Natale! … Aspetta, non andare via! Guarda, posso venire con te! No, no,… Non mi trascinerò… Guarda sono in piedi!
    Credeva di esserlo, in piedi e che quell’altro lo fosse, Babbo Natale. Sul serio lo vide andargli incontro a braccia tese per sollevarlo…
    Iamme,… E lui si convinse che non serebbe più tornato indietro. Finalmente!
    Cercava un pretesto per smettere di credere, perché voleva tutto per sé quel Babbo Natale.
    Ecco, si può dire ancora che l’egoismo poteva essere stata la causa del disincanto, tenendo conto della facilità con cui era stata dimenticata la ragione… che accompagna molti i quali credono “dopo tutto” e sono capaci di donare la propria vita per migliorare quella degli altri.

    P.S. “Pastorella quotidiana”= pastarella (biscotto) quotidiana!
    “…e si espiava un treno che tardava…”= …e si aspettava un treno…

    BUON NATALE A TUTTI TUTTI!!! 🙂

  8. Ho letto ora questo post e anche se irrimediabilmente in ritardo, addirittura di un anno, mi viene in mente un racconto, che è di Natale, ma alla fine il Natale, non viene solo una vola l’ anno, il messaggio d’ amore è sempre valido:

    È la notte del 24 dicembre. Il vento fischia, trascinando con sé, per le strade del paese, un pulviscolo farinoso. Con dita di ghiaccio ha strappato dagli alberi le stelline d’argento che ora giacciono ammucchiate sui marciapiedi in gomitoli tremanti. Solo qualche lampadina fora l’oscurità, disegnando nel buio senza dimensioni, aloni gialli. Nella casa c’è un tepore dolce. Profumi antichi sfuggono borbottando dalle pentole sui fornelli. Gli abitanti sono usciti per la Messa e il silenzio avvolge, come un manto, le stanze.

    In un angolo del soggiorno s’allunga, con le sue casette di cartone, un Presepe. È un Presepe all’antica: verde di muschio, bianco di farina. Con un sognante cielo stellato contro il quale si stagliano le montagne violette. Una cascata precipita col suo getto di carta stagnola nel laghetto di vetro. C’è un’atmosfera irreale, come se il tempo si fosse arrestato e ogni persona bloccata nel suo andare. Le statuine di terracotta rimandano ad un mondo scomparso: la vecchia filatrice col suo fuso d’ovatta ingiallita; un pescatore coperto da una pelle d’agnello che tira su un pesciolino. E poi tanti pastori di terracotta. Assonnati, alla fioca luce dei lampioncini, si affollano lungo un sentiero, che attraversa il prato macchiato di neve. Un angelo vestito d’azzurro, poggiato su una sporgenza rocciosa, richiama tutti, suonando la tromba, alla grotta. Ogni pastore ha con sé il suo piccolo gregge di pecore.

    In un angolo, affondata nell’ombra, sola e triste, c’è una pecorina. È carina come le altre col suo vello d’ovatta ricciuta, e il musetto appuntito, ma, poverina, ha solo tre zampette. “Questa è brutta.” hanno sentenziato i bambini, “guasta il Presepe. Nascondiamola all’angolo, vicino ai cespugli.” E lei se ne sta lì, come in castigo. Sa di essere difettosa e non degna di avvicinare la grande stella che splende sopra il Mistero. Gesù, appena nato, nella mangiatoia, s’agita e vagisce: è vero che è il Figlio del Signore, ma è anche un bimbo che all’improvviso è passato dal caldo nido materno al freddo ostile della notte. L’Amore lo ha spinto a lasciare il suo mondo di luce per intraprendere un cammino che lo condurrà alla solitudine della Croce. Inutilmente il Bue e l’Asinello si affannano a scaldarlo col loro fiato. Ora, tutti gli antichi personaggi del Presepe gli sono attorno, solleciti. Qualcuno soffia nelle zampogne le note del «Tu scendi dalle stelle», e il Bimbo Santo s’acquieta. Gira sul paesaggio di cartone gli occhi ancora umidi e sotto quello sguardo divino i cuori di terracotta tremano d’emozione. Gesù, ad un tratto, scorge la pecorina, sola e triste, avvolta dall’ombra densa. La fissa stupito, poi le sue labbra si schiudono in un sorriso così tenero e dolce che, per qualche attimo, il velluto della notte s’accende d’un argenteo chiarore. “Perché quella pecorina è stata messa in disparte? Non sapete che io sono sceso al freddo e al buio soprattutto per stare vicino agli esseri come lei?” Alza la manina e un lampo di luce attraversa il paesaggio, mentre una musica soave avvolge le statuine in un caldo abbraccio.
    Quando i bambini,al ritorno dalla messa di Natale,accorrono al Presepio,scorgono stupiti, accanto al Bimbo appena nato, la pecorina zoppa.
    :mrgreen:

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