Temporale

È mezzodì. Rintomba.
Tacciono le cicale
nelle stridule seccie.
E chiaro un tuon rimbomba
dopo uno stanco, uguale, 
rotolare di breccie.
Rondini ad ali aperte
fanno echeggiar la loggia
de’ lor piccoli scoppi.
Già, dopo l’afa inerte, 
fanno rumor di pioggia
le fogline dei pioppi.
Un tuon sgretola l’aria.
Sembra venuto sera.
Picchia ogni anta su l’anta. 
Serrano. Solitaria
s’ode una capinera,
là, che canta . . . che canta . . .
E l’acqua cade, a grosse
goccie, poi giù a torrenti, 
sopra i fumidi campi.
S’è sfatto il cielo: a scosse
v’entrano urlando i venti
e vi sbisciano i lampi.
Cresce in un gran sussulto 
l’acqua, dopo ogni rotto
schianto ch’aspro diroccia;
mentre, col suo singulto
trepido, passa sotto
l’acquazzone una chioccia. 
Appena tace il tuono,
che quando al fin già pare,
fa tremare ogni vetro,
tra il vento e l’acqua, buono,
s’ode quel croccolare 
co’ suoi pigolìi dietro.

Giovanni Pascoli

(Giovanni Fattori, La libecciata, 1880)

5 Risposte

  1. Il temporale…il fuori
    nella torre il silenzio era già alto…il dentro

    Gabriele, saluti da Napoli!
    un abbraccio, Paolo

  2. Buongiorno, Gabriele carissimo. Possa anche oggi il Sole guidare i tuoi passi… 😉

  3. Ciao, Paolo. Un abbraccio anche da parte mia.

  4. Buongiorno a te, Luigi, solare amico mio.

  5. Un dono del Cielo, un dono per Tutti… ecco cos’è la tua Anima, Gabriele caro. Grazie di esistere e grazie della tua amicizia… la custodirò\difenderò sempre nel\col Cuore!

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