Omaggio a Michelangelo Antonioni

6 Risposte

  1. /da: Stefan Zweig “Novella degli scacchi”/.

    “Forse in segreto si chiedevano da quali fonti nascoste, dato che vedevano crollare tutti gli altri, io solo traessi la forza per una così impavida resistenza. Questo periodo felice, poiché giocavo le centocinquanta partite del libro sistematicamente ogni giorno, durò circa due mesi e mezzo o tre. Poi, inaspettatamente, arrivai ad un punto morto. All’improvviso ero di nuovo di fronte al nulla. Infatti, dopo aver giocato ogni partita venti o trenta volte, essa perdeva il fascino della novità, della sorpresa, la sua virtù prima così eccitante, così suggestiva si esauriva. Che senso aveva ripetere ancora e ancora delle partite che conoscevo a memoria da un pezzo, mossa per mossa? Appena fatta la prima apertura, il suo svolgimento si srotolava nella mia mente in modo quasi automatico, non c’era più nessuna sorpresa, nessuna tensione, nessun problema. Per occuparmi, per procurarmi l’esercizio e la distrazione che mi erano già diventati indispensabili, avrei avuto bisogno, veramente, di un altro libro con altre partite. Ma siccome questo era
    impossibile, c’era una sola strada in questo curioso itinerario di follia; dovevo escogitare, al posto delle vecchie, nuove partite. Dovevo cercare di giocare con m e stesso, o meglio
    contro me stesso. Ora non so fino a che punto lei abbia riflettuto sulla situazione psicologica che viene a crearsi in questo gioco fra i giochi.
    ..
    .
    .
    Ma già la riflessione più superficiale dovrebbe bastare a rendere evidente che negli scacchi, in quanto gioco mentale puro,indipendente dal caso, voler giocare contro se stessi è logicamente un’assurdità. L’attrattiva degli scacchi si basa in fondo solo sul fatto che la sua strategia si svolge in modo diverso in due cervelli diversi, che in questa guerra intellettuale il nero non conosce di volta in volta le manovre del bianco e cerca continuamente di indovinarle e d’intralciarle, mentre da parte sua il bianco si sforza di superare e parare le mire segrete del nero. Se bianco e nero formano una sola, stessa persona, si crea la situazione assurda per cui uno stesso cervello deve sapere e insieme non sapere una certa cosa, e funzionando come bianco deve a comando dimenticare completamente ciò che un minuto prima, come nero, aveva voluto e previsto. Un simile doppio pensiero presuppone in realtà una totale scissione della coscienza, una capacità d’accendere e spegnere a piacere la funzione intellettuale come in un apparecchio meccanico; voler giocare contro se stesso, costituisce quindi negli scacchi un paradosso, come voler saltare sopra la propria ombra. Insomma, a farla breve, per mesi ho cercato di realizzare quest’assurdità nella mia disperazione. ma non avevo altra scelta che questo controsenso, per non soccombere alla pura follia o ad un completo marasma spirituale. Ero costretto dalla mia terribile situazione a tentare per lo meno questa scissione fra un io nero ed un io bianco, per non essere soffocato dallo spaventevole nulla che mi circondava”.

    /Stefan Zweig,”Novella degli scacchi”/

  2. Perchè sci schtudiano le funzioni
    io penscio che è peggio pe llui
    si non schtudia le funscioni
    quando è cominciata la cultura umana
    quella seria, no fatta coi MOCCOLI…
    (a parte ciò interesciante davero)

  3. Un abraccio grande grande grande, Gabriele caro!

  4. Ciao, Luigi. Un abbraccio anche per te.

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